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3. Amuleto
R.B. lascia Lacroix soffrire nell’ignominia, ma c’è almeno un membro della generazione di genitori che B. ritrae come sofferente ma in maniera nobile – nel senso di essere purificato attraverso la sofferenza piuttosto che distrutto. Questa persona è Auxilio Lacouture, auto-proclamatasi
“madre della poesia messicana”. Senza aver mai pubblicato una poesia, Auxilio Lacouture non è madre in nessuno senso letterale del termine. In effetti, il suo impatto sulla poesia sembra essere così minimo che lei può entirsi madre solo nella sua mente. Tuttavia, messa a confronto con il terrore, mostra più coraggio di Lacroix, e in questo modo si guadagna il titolo che si era data da sé.
La scena è Città del Messico nel Settembre del 1968. Per mesi la città è stata distrutta da vaste proteste studentesche, e la rivoluzione sembra una possibilità concreta. Il governo alla fine risponde duramente alla minaccia: in Ottobre, la polizia federale commetterà il massacro più sanguinario nella storia post-rivoluzionaria del paese.
Nel mezzo di questo caos, Auxilio si barrica in un bagno dell’immensa università di Città del Messico, controllata dai militari. Tutti gli studenti già sono scappati, o sono stati picchiati ed arrestati, e lei è completamente sola e terrificata, ma giura che resisterà. E alla fine i soldati entrano nel bagno delle donne:
Mentre aspettavo che il soldato controllasse i cessi uno per unoe mi disponevo moralmente e fisicamente a non aprire, a difendere l'ultimo baluardo di autonomia dell'Università Nazionale Autonoma del Messico....mentre aspettavo, dicevo, cadde un silenzio particolare....e allora vidi me stessa e vidi il soldato che si guardava rapito nello specchio, le nostre due figure incassate in un rombo nero o immerse in un lago, ed ebbi un brivido...perchè capii...che a partire da qull'istante le nostre singolarità avrebbero costituito le due facce di una moneta atroce come la morte
[p. 32]
Auxilio descrive questo momento come ‘la nascita’, e, in effetti, accade che lei si alzi sul water
“come una ballerina di Renoir, come se stessi per partorire”[p.31]. Ecco quando Auxilio diventa la madre della poesia messicana, e nei dodici giorni che seguono (trascorsi nel bagno) Auxilio finirà per comprendere il suo ruolo “ricordando” il proprio passato, il futuro e eventi che non sono nemmeno accaduti.
Come Lacroix in fondo fallisce nel suo ruolo di padre schivando i colpi del terrore, Auxilio guadagna la maternità preparandosi a fronteggiarlo quando arriva il momento di difendere un luogo di illuminismo e Arte dagli elementi fascisti. La democrazia non può prosperare senza gente come Auxilio, e nemmeno la letteratura. Critici e scrittori come Lacroix che si prendono cura solo di se stessi, pronti a svilirsi pur di puntellare la loro reputazione sempre più in alto, sono artisti poveri che ricevono la completa condanna nei romanzi di RB. Alla fine sono dei genitori incapaci per le nuove generazioni di scrittori. Perfino qualcuno come Auxilio, una entusiasta che non riesce a scrivere poesia e non è mai stata pubblicata, offre un contributo migliore per la generazione di scrittori che le seguiranno per la sua volontà di opporsi al terrore.

Il suo opporsi impotente alla presa dell’Università Autonoma rivela il grado con cui RB giudicava il gesto individuale. In generale fa poca differenza che Auxilio resti nel bagno delle donne, e infatti visto che la polizia nemmeno sapeva che fosse lì poteva benissimo non esserci. Ma ad un livello personale il suo eroismo è immenso: diventa il momento centrale della sua vita, una ragione d’orgoglio e auto-consapevolezza da cui prenderà la forza per costruire la sua nuova identità.
Nonostante RB nei suoi romanzi intercetti sempre grandi momenti della storia dell’America Latina, egli lavora sempre al livello dell’individuo. A differenza degli scrittori del Boom, la storia rappresentata da RB è sempre subordinata alla reazione molto personale di un singolo individuo. Quello che interessa a RB è come gli individui reagiscono in momenti di difficoltà, e come questo li definisca attraverso la loro vita. Che questa reazione sia spesso qualcosa che porta con se grandi conseguenze per la loro identità personale, politica e artistica, unisce i tre regni nei libri di RB.
La sofferenza è essenziale nei momenti di difficoltà, e, giustamente, il tempo passato da Auxilio nel bagno delle donne non è piacevole. Costretta a bere dai lavandini. Soffrendo la fame, si decide a ingurgitare pezzetti di carta igienica (i risultati non sono buoni). Ad un certo punto descrive se stessa come
“mezzo morta o mezzo addormentata” [p. 51]. Ma per tutta questa sofferenza, Auxilio si definisce molto positivamente per quello che è. Come dice all’inizio della sua storia
“Questa sarà una storia del terrore. Sarà una storia poliziesca, un noir, un racconto dell'orrore. Ma non sembrerà. Non sembrerà perchè sono io quella che la racconta. Sono io a parlare e quindi non sembrerà. Ma in fondo è la storia di un crimine atroce".
[p.1]
Molto chiaramente, Auxilio soffre in maniera molto diversa da Lacroix.
È essenziale che RB descriva due tipi di sofferenza. Ci si potrebbe aspettare che i cattivi soffrano e i buoni no, ma in RB questo non accade. Tutti soffrono, buoni o cattivi, la differenza è il come. In un certo punto in Notturno Cileno, Lacroix si riferisce ad un gruppo di hippie come ‘porci’. Qualche momento dopo si rimprovera di questo – non per averli chiamati porci ma perché
“i porci soffrono... e il loro dolore li purifica e nobilita”. Ecco esattamente il tipo di sofferenza nobile che Auxlio patisce. Al contrario di Lacroix, che vive una vita di suppliche riconoscenti. Il suo soffrire è molto lontano dall’essere nobile. È un soffrire codardo, perpetuato dall’autore nella sua inabilità di riuscire a fare i conti con la verità.
In molto modi, i membri delle generazioni che lo seguiranno – la generazione di Arturo Belano e Ulises Lima – riescono difficilmente meglio che Lacroix. Lima spende molto tempo piangendosi addosso. Belano è esiliato dal Cile, la sua patria. Entrambi vivono a diversi gradi di povertà e decadimento fisico. In maniera più interessante, entrambi sono in esilio nel senso più profondo possibile: vagano perchè non c’è posto che sia per loro casa. Non hanno nemmeno nessuno che possono definire come un vero amico. Il loro dolore è palpabile, fanno tanti errori eppure ne I Detective Selvaggi ne escono come innegabilmente nobili.
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