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"conversazione con robert Amutio, traduttore di Bolano"
- di Marilyn Anquetil, Marie Berigaud e Maryam Medevielle, gennaio 2011
trad. Susanna Vancini 
Ha mai incontrato Roberto Bolaño?
Sì. Era la primavera del 2002, in occasione dell'apparizione di Stella distante
e di Notturno cileno
, che avevo tradotto per le edizioni Christian Bourgois. Poi l'ho incontrato ancora a Parigi l’anno seguente, e abbiamo parlato di fantascienza, degli scrittori che lui non amava – e di cui si prendeva gioco volentieri – e del libro che stava scrivendo, 2666
. Si parlava del fatto che io andassi a Blanes, la città vicino a Barcellona dove egli abitava, a fine luglio o inizio di agosto per raggiungerlo e potergli fare delle domande su I detective selvaggi
. E' morto in luglio 2003. Aveva cinquant'anni.
Come ha scoperto i libri di Roberto Bolaño? E che cosa ha provato durante queste letture?
Ho scoperto le opere di Bolaño nel 1997, un po' per caso – diciamo, poiché evidentemente, c'è del caso, della fortuna, della curiosità e degli altri ingredienti – in una libreria spagnola, a Elche, una città della provincia del Levante, vicino a Alicante.
Ciò che mi ha attirato in un primo momento, superficialmente, devo dire, è il titolo, un po' provocatorio, La Letteratura nazista in America
. Dopo averlo letto, mi è venuta l’idea di tradurlo – non leggo con la prospettiva di tradurre e, per dirla tutta, è l'opera di Bolaño che mi ha portato alla traduzione. Mi è sembrato che l’opera, con i suoi riferimenti veri e falsi e con le sue allusioni letterarie, enciclopediche, potesse essere letta in Francia, dai lettori francesi, e modificare, in un certo modo, il paesaggio letterario locale e quello della rappresentazione della letteratura latino-americana, per molti ancora intrappolata a Macondo.
Ciò che mi ha colpito, di primo acchito, ne La letteratura nazista in America è il suo rapporto con la fantascienza nord-americana, penso a Norman Spinrad per esempio, ma anche a Philip José Farmer. E naturalmente a Borges… Non so se lei conosca Storia universale dell’infamia, ma si assomigliano, l’erudizione vera o falsa, l’umorismo, il gioco – un gioco molto letterario. Questo mi riportava quindi a delle letture di gioventù (Le rêve de fer, Le fleuve de l’éternité), io non leggo più molto la fantascienza ora, tranne Philip K. Dick
che ho riletto recentemente. E, di fatto, quando ho incontrato Bolaño, una delle nostre conversazioni ha ruotato attorno alla fantascienza e a Philip K. Dick. D’altra parte, era una versione molto elaborata di una letteratura di genere, elevata a una specie di dignità letteraria, nello stesso momento in cui il quadro, in cui si inserivano quelle oscure biografie di scrittori mediocri e nazisti, cedeva sotto la pressione di questo genere non di razza, e sotto la pressione dell’umorismo.
In seguito, nella stessa settimana, ho letto Stella distante, e lì, ho trovato che c'era qualcosa, non so se posso dire di più interessante, ma qualcosa di diverso e che mi ha fatto percepire La letteratura nazista in America da un'altra prospettiva.
Stella distante è un testo politico, ciò che dice un cileno di un paese in cui un colpo di stato militare mette fine a un regime eletto democraticamente, mi poteva ricordare delle cose. E' un romanzo costruito in parte come un'inchiesta poliziesca: si tratta di un artista-psicopatico che mette in relazione l’arte e il crimine (come ne La letteratura nazista in America si trattava dell’ideologia e della letteratura). E' un romanzo poliziesco (è la ricerca di un criminale) ma sottomesso ad una specie di proliferazione ininterrotta di racconti, che minacciano continuamente di diventare autonomi, vale a dire che si potrebbe benissimo immaginare che una delle storie riferite in Stella distante prenda il sopravvento, e che infine, sia essa che occupi la maggior parte del racconto. D’altra parte Stella distante è l’ampliamento di uno dei racconti de La letteratura nazista in America – quest'ultima opera presentata d’altronde come «romanzo» – e da uno dei passaggi di Stella distante è uscita una novella, che Bolaño ha incluso in una raccolta. Questa tensione tra, diciamo, la novella e il romanzo, che all'epoca percepivo solo ma non avevo ancora messo a fuoco e i cambiamenti che l’autore faceva subire ai generi detti minori (il romanzo poliziesco, la fantascienza, la pornografia), si sono improvvisamente impadroniti di me e mi hanno invogliato a tradurre l’opera.
Ha avuto dei punti di disaccordo con Roberto Bolaño per quanto riguarda le sue traduzioni?
Veramente non abbiamo avuto il tempo di avere dei punti di disaccordo con Bolaño (risate). Bisogna sapere che sosteneva di non leggere le traduzioni delle sue opere. Tuttavia, per Stella distante, quando gli ho inviato la mia traduzione, prima di indirizzarla all'editore, mi ha risposto che avevo fatto un errore … No, non le dirò di che errore si trattava (risate), ma posso dirle che era una osservazione sulla letteratura e che io avevo sconsideratamente allargato, di modo che si veniva a sapere forse di più sulla concezione della letteratura del traduttore che su quella data dal narratore. Sa, in genere, non amo fare domande ad un autore sulle sue opere e a maggior ragione su testi che ha scritto talvolta anni e anni prima. Inoltre, in questo caso preciso, Bolaño era uno che scriveva molto.
Per le altre mie traduzioni, non ho mai avuto dei disaccordi degni di nota – tutt'al più delle richieste di precisione, quando l’autore ha delle conoscenze della lingua. La relazione tra l’autore e il traduttore è o deve essere una relazione di fiducia, la più «paritaria» possibile. Siccome, generalmente, scelgo le opere che voglio tradurre, non ho bisogno di convincere gli autori del mio interesse.
Nella fase successiva, quella della rilettura, tengo assolutamente conto delle osservazioni e dei suggerimenti che mi fanno i recensori uomini e donne, con i quali ho avuto la fortuna di lavorare e che mi hanno insegnato tanto.
Mi capita di ricevere delle lettere da lettori, che esprimono certi rimproveri, per esempio a proposito della forma narrativa (un monologo dalla prima all'ultima pagina, senza a capo) o dell'ortografia modificata del nome di una città in questo o quel romanzo. Ci sono a volte delle osservazioni che sono giuste, bisogna dirlo. Chi avrebbe la pretesa o l’incoscienza di dire che i testi (il testo originale e il testo tradotto) siano perfetti? Ma, indipendentemente dalla esattezza o dalla fantasia delle osservazioni, sono spesso colpito dal fatto che questi lettori siano stati spinti a scrivere. Ho anche ricevuto delle parole di ringraziamento da lettori che non conosco. Succede anche questo.
Ha letto Amuleto, di Roberto Bolaño, tradotto da Emile e Nicole Martel per Les Allusifs?
Ho letto Amuleto
ma in versione originale, poi ho dato un'occhiata alla versione francese. E' un libro di Bolaño che amo molto e che mi sarebbe piaciuto tradurre, è vero. D'altronde è in occasione della presentazione di questa traduzione, che ho incontrato Brigitte Bouchard, la fondatrice delle edizioni Les Allusifs, una casa editrice del Quebec. E' in seguito a questo incontro, che ella mi ha affidato la traduzione di un altro testo di Bolaño, Monsieur Pain, e che io le ho suggerito di pubblicare Le dégoût di Salvadorien Horacio Castellanos Moya.
Come è possibile che le edizioni Christian Bourgois non abbiano acquistato Amuleto?
Ci ho messo tanto tempo a trovare un editore per Bolaño, e penso che Jorge Herralde, l’editore spagnolo della maggior parte delle opere di questo scrittore, abbia valutato che questi brevi testi potessero proprio servire da introduzione all'opera o anche da stimolo per altre traduzioni – ciò prima, suppongo, che si manifestasse Christian Bourgois.
In che cosa consiste il suo lavoro per le edizioni les Allusifs?
Io non lavoro per Les Allusifs, se lei intende con questo che io sia stipendiato, per esempio. Ma a volte mi capita di consigliare questo o quel titolo. Leggo secondo l’ordine e il disordine del caso, degli incontri e dei miei gusti e, certe volte, ci sono delle opere che mi interessano e, conoscendo il catalogo delle edizioni Les Allusifs, propongo loro delle opere che, immagino, potrebbero comparirvi. Mi capita dunque di fare degli appunti di lettura. Ma lo faccio per piacere. Le opere che consiglio, lo dico perché non è scontato, non le traduco per forza. E' un modo per far leggere ciò che ho amato e di partecipare a mio modo alla letteratura.
Collaboro con le edizioni de L’Arbre vengeur, che hanno sede a Talence. Nicolas Etienne e David Vincent, gli editori, mi hanno affidato una collezione ispanofona, di fatto orientata verso la letteratura latino-americana, nella quale ho pubblicato una mezza dozzina di testi, un raccolta di novelle di uno scrittore ecuadoriano, una raccolta di testi di un giovane scrittore messicano, e tre opere di autori argentini. Non ho tradotto questi testi.
Ho fatto la conoscenza di Nadia Beugnet, che ha creato una casa editrice, Cataplum, sempre a Bordeaux, e per la quale ho tradotto delle micro-fictions – è il genere letterario che ella predilige – di due autori peruviani, di cui uno è un amico che abita qui, Ricardo Sumalavia. Credo che sia importante che esistano degli editori locali ambiziosi, e che ci sia, lo dico incidentalmente, un riconoscimento del loro lavoro (e di quello dei traduttori).
Ha dei metodi per tradurre delle opere? Se sì, quali? E quanto tempo le serve per tradurle in media?
Il metodo consiste nel leggere, rileggere e nel suddividere il testo, nel tradurre per unità che considero coerenti, omogenee – questo può essere rappresentato da dei capitoli, ma non sempre, e qualche volta questa suddivisione in capitoli non esiste nell'opera. Mi costringo quindi a tradurre quelle pagine in un lasso di tempo abbastanza breve. Ne I detective selvaggi che ha circa ottocento pagine, ci sono dei personaggi, il cui discorso è frammentato all'interno del romanzo: ho tradotto questi interventi in maniera sequenziale (come forse l’autore stesso li ha scritti), per mantenere una coerenza che si percepisca.
Faccio anche delle ricerche, biografiche, geografiche, storiche (per esempio sui fronti durante la Seconda Guerra Mondiale), letterarie (chi sono i poeti provenzali che sono citati nel tal passaggio di Notturno cileno?). Ne I detective selvaggi, ho cercato di tracciare nuovamente tutto il percorso dei personaggi a Città del Messico e nel nord del Messico – molti passeggiavano tanto – e anche questo ha richiesto molto tempo.
Queste ricerche non appaiono esplicitamente nella traduzione, ma mi sono necessarie.
Mi metto in contatto con delle persone che potrebbero aiutarmi a chiarire certi punti (qual è il vocabolario francese dei giochi di strategia, un ambito di cui ignoro quasi tutto, o il lessico della medicina legale).
Ci sono altri elementi che entrano in gioco nella traduzione: il fatto di voler far luce sul senso delle allusioni, delle citazioni che sono nascoste, sui nomi propri… D’altronde Bolaño si diverte molto con i nomi propri: ha infilato il nome del suo traduttore tedesco tra una lista di generali nazisti (risate). Alla fine, è una strizzata d'occhio, un omaggio, come quello che ha reso a uno dei suoi traduttori italiani in 2666.
Cerco di mettere meno note a piè di pagina possibile. Mi capita di ricordare ai lettori che si tratta di un’opera tradotta, lasciando delle parole in versione originale. D'altro canto, non adatto il testo per il pubblico francese. Per esempio, se un personaggio mangia une tartina di avocado alle 11 del mattino, non cambio con una tartina di marmellata. Diciamo che confido nei lettori, che devono rendersi conto che le abitudini alimentari cambiano da una regione all'altra.
Ho incontrato un certo numero di problemi nel corso della traduzione de I detective selvaggi dove Bolaño utilizza molti americanismi e dove il testo è «opaco» anche per dei lettori ispanofoni – non messicani per esempio. In un certo modo, ho portato a una traduzione più «chiara» della versione originale.
Quanto alla velocità, ciò dipende dai testi. Il testo del messicano Daniel Sada, che ho tradotto, ha circa centoventi pagine, ma mi ha preso del tempo: Sada ha scritto talvolta in ottosillabi o in decasillabi, fa dei riferimenti al «Siglo de Oro», il secolo d’oro della letteratura del XVII° secolo spagnolo, utilizza un vocabolario che non è usato in Spagna, né in Messico, ma che si trova presso il poeta Gongora… il tempo per cavarmela con tutto ciò, ha richiesto molto, molto tempo. Ci ho messo più di un anno a tradurre 2666 di Bolaño.
Anche in Bolaño ci sono ovviamente degli elementi più o meno facilmente traducibili… Ho incontrato qualche giorno fa i traduttori verso l’inglese e verso il tedesco di Bolaño e, se è vero quello che dicono, si riconosce il bolanian «style» sia che si legga Bolaño in una lingua o in un'altra (ma non sono in grado di leggere abbastanza bene l’inglese per assicurarglielo. Quanto al tedesco, malgrado le mie letture e il mio gusto per questa letteratura (tradotta), non posso dirne niente). Ciò non significa evidentemente che Bolaño sia un autore facile da tradurre!
Lì, ho finito la traduzione di Tra parentesi, una raccolta di cronache che Bolaño ha fatto per dei giornali, dei settimanali tra il 1998 e il 2003… Per esempio, egli ama molto un poeta dell'antichità greca, che credo sia molto poco conosciuto, Archiloco, e c'è stato bisogno che andassi a cercare delle traduzioni e delle spiegazioni nell'edizione del 1957 o del 1958 delle Belles Lettres per ritrovare le citazioni che faceva. Ciò ha comportato una mezza giornata di ricerca e in seguito il tempo di lettura per trovare la traduzione francese dei passaggi che cita Bolaño.
Ha un aneddoto o un esempio concreto di un testo che ha trovato difficile tradurre?
Ho fatto riferimento poco fa agli americanismi, la cui traduzione pone una quantità di domande, senza risposte pienamente soddisfacenti. In 2666
, c'è un passaggio di cui afferravo che era composto da termini volgari, e di cui mi sfuggiva il senso preciso, perché immaginavo che si trattasse di gergo del nord del Messico. Ma, prese le dovute informazioni, degli amici, degli scrittori messicani mi hanno assicurato che quei termini erano in gran parte invenzione di Bolaño.
Ci sono differenze nel tradurre delle novelle o dei romanzi?
Sì, ma il termine «differenze» è troppo forte. Per esempio, si può avere in testa la totalità di una novella, quasi frase per frase, nel momento in cui si incomincia a tradurla. La partita, se così si può dire, si gioca molto velocemente. In un romanzo, il traduttore può cercare di rimandare certi elementi (dei giochi di parole per esempio) del testo a più tardi in un altro passaggio, cosa che non è tanto possibile con un'opera breve. Una delle differenze, ma parlo qui di un'altra cosa, è che si vive in un certo modo nell'universo del romanzo a volte un bel po' di tempo dopo la fine della traduzione, ma ciò deve essere vero anche per delle raccolte di novelle.
Per lei, la traduzione può essere della stessa qualità letteraria dell'opera originale?
Se non penso alle traduzioni che ho fatto, sarei molto tentato di dire di sì. La questione del valore letterario, come può ben immaginare, è molto difficile. Si può credere che tutte le opere tradotte siano nella loro versione originale di una qualità letteraria eccezionale? Il traduttore è un autore e la traduzione è la sua opera letteraria, un'opera singolare, ma opera e letteraria – percepisco delle differenze tra uno scrittore e un traduttore ma è questione di qualità letteraria. D’altra parte, se si esamina la storia delle traduzioni dei classici stranieri, si può riconoscere che la qualità letteraria di queste traduzioni, più o meno discutibile, non ha impedito il riconoscimento dell'opera tradotta. Guardate ciò che dice Bolaño della traduzione, ciò che dice Borges della sua prima lettura del Quichotte in inglese. Questo dovrebbe indurre alla modestia, o almeno, a dare uno sguardo un po' distanziato. L’opera incomincia il suo viaggio con l'autore, con i suoi lettori, i suoi critici, i suoi traduttori. Poi, l’autore muore, e non restano che i lettori che l'accompagnano ancora un po', e più tardi ancora non c'è altro che l'opera che si allontana. Ciò che comincia talvolta con il riconoscimento finisce sempre con l’oblio.
Non abbiamo più domande, almeno non ne abbiamo più in rapporto con l’intervista o il mestiere del traduttore del signor Amutio. Decidiamo dunque di spegnere il registratore, di metterlo sulla tavola e di finire il nostro bicchiere, parlando di autori che abbiamo letto, o più in generale di letteratura, finché il freddo ci spinge a lasciare la trattoria Auguste.
- Madrid 22-27 novembre 2010, ha partecipato anche Robert Amutio. Frammento del video Bolano a tre voci
NOTE
Robert Amutio afferma in un'altra intervista:
Un giorno, ho scoperto uno scrittore cileno, Roberto Bolaño, attraverso due testi: La letteratura nazista in America e Stella distante. Mi sono detto che questo autore poteva interessare molto i lettori francesi e non mi sarebbe servito che qualche anno, prima di trovare un editore interessato. Per una felice concomitanza di circostanze avevo appena scritto a Christian Bourgois, allegandogli qualche pagina tradotta del romanzo Stella distante, proprio quando egli ha incontrato Herralde, l'editore di Bolaño in Spagna. Ne hanno parlato ed è stata presa la decisione di tradurlo. Bourgois mi ha contattato in seguito per affidarmi la traduzione di Notturno cileno e Stella distante. Così è nata la mia lunga collaborazione con lui: da due a tre libri di Bolaño all'anno... Nel 2002, questi due libri furono presentati alla Casa dell'America Latina a Parigi contemporaneamente ad un altro libro di Bolaño presso le edizioni Les Allusifs. In quei giorni, ho conosciuto sia Bolaño che Brigitte Bouchard, che ha fondato les Allusifs. Questa editrice mi ha proposto di tradurre un libriccino di Daniel Sada, L'Une est l'autre, un testo magnifico, che tuttavia non ha avuto i lettori che avrebbe meritato. Da allora, intrattengo una corrispondenza regolare con Brigitte Bouchard.
[intervista di CL, 3/1/2011]

nell'intervista citata alla domanda dell'intervistatore:
"Lei ha tradotto il romanzo postumo di Roberto Bolaño, 2666, apparso per le edizioni Bourgois in marzo 2008. Quali ricordi serba di questo imponente lavoro?", Robert Amutio risponde:
Il punto finale della traduzione non è la fine della relazione col testo. Una volta terminata la traduzione, ero allo stesso tempo contento e triste. Durante i due anni che ho impiegato per questa traduzione, sono stato totalmente immerso nell'universo mentale e intellettuale dell'autore. L'incontro con Roberto Bolaño, parlo qui dell'uomo e dei testi, è stato per me un momento eccezionale e commovente. Anche adesso che so che l'incontro del marzo 2003 era l'ultimo, non riesco a pensarci in termini di addio: tutto in lui era progetto, umorismo, calore. L'apparizione dei suoi libri in Francia ha sfortunatamente coinciso con la fine della sua vita. Ci siamo spesso confrontati sui testi – egli leggeva perfettamente il francese - su certe nozioni, espressioni o allusioni...
Conservo l'immagine di uno scrittore generoso, aperto, anche se i suoi testi possono essere molto duri nei confronti dei suoi contemporanei. Sentiva anche una grande riconoscenza per i suoi traduttori e credo che non potesse concepire le cose senza una certa affinità con essi. A questo proposito, condivido con il suo traduttore australiano, Chris Andrews, un grande privilegio: Bolaño ci ha dedicato uno dei suoi racconti.![]()
[intervista di CL, 3/1/2011]