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4. I detective selvaggi
Se
Notturno Cileno 
e
Amuleto 
sono versioni di di una storia raccontate dalla prospettiva dei genitori, allora I Detective Selvaggi è la medesima storia raccontata dalla prospettiva dei figli. In quanto tale, il libro verte molto sul tema della ricerca dei genitori. In Notturno Cileno a Lacroix viene dato un buon consiglio proprio al riguardo all’inizio della sua carriera: “Amare e bene. Essere impressionabili è male”. Il significato è chiaro: i giovani artisti devono sì onorare i loro predecessori, ma non devono cercare di essere come loro.

Questo è un buon consiglio, che si basa sulla famosa direttiva di Eztra Pound, “fallo nuovo”, e tuttavia può essere un consiglio difficile da seguire. I Detective Selvaggi è una storia di due giovani uomini che imparano proprio quanto sia difficile. Potremmo definirla la storia della ricerca di una madre che finisce in maniera terribile.
Arturo e Ulises sono nelle parole di RB “Messicani perduti in Messico”, ma il loro senso di confusione migliora quando scoprono la scuola del realismo viscerale. Come spesso capita coi giovani artisti, essi si consacrano al realismo viscerale, rimpiazzando la loro devozione che avrebbero offerto ad una figura genitoriale. Un giorno Arturo e Ulises partono per deserto del profondo nord del Messico per cercare la sedicente fondatatrice del movimento di avanguardia, Cesárea Tinajero. La ricerca appare molto faticosa, tale da sviluppare una vita a sé. Quando la trovano qualcosa di terribile accade, e non c’è bisogno di dire che essi si ritrovano orfani di nuovo. Forse la ricerca di Tinajero era dannata dall’inizio. Come testimonia uno degli osservatori di Arturo e Ulises:
Tutti i poeti, perfino i più avanguardisti, hanno bisogno di un padre. Ma questi erano orfani per vocazione.[p.231-232]
Il grosso dei Detective Selvaggi – circa 400 pagine – descrive il loro vagare alla ricerca di trascendere il loro status di orfani. Il loro vagare senza genitori è il terrore che devono affrontare, ma, come per Auxilio, la loro sofferenza è sicuramente nobile. Alla fine Belano sembra arrivare ad accettare il suo orribile errore, finalmente riesce a capire come onorare i suoi avi senza essere dominato da loro. Attraverso la resistenza al dolore negli anni del suo vagare lui è arrivato a trascendere il suo status di orfano.
In maniera molto diversa anche Notturno Cileno è una ricerca di un padre. In diversi punti Lacroix cita il padre come “l’ombra di una donnola” che striscia negli angoli. È chiaro che questo è un uomo con problemi di paternità. Col padre di sangue che sembra un fallito, Lacroix si aggrappa al critico letterario Farewell come figura paterna. È nel podere di Farewell che ad esempio Lacroix riceve il suo “battesimo letterario”, e inoltre quando Lacroix insegna a Marxismo alla Junta, lo confessa a Farewell. L’unico momento in cui Lacroix dubita di se stesso di fronte ad un’altra persona in tutto il libro accade proprio in questo momento.
“Farewell, sussurrai, Ho fatto la cosa giusta o no?”
Ad un certo punto prima del colpo di stato, Lacroix e Farewell stanno cenando in un ristorante quando due ombre cominciano a muoversi freneticamente sui muri del ristorante. Sembra una visione del caos che sta per invadere il Cile. Farewell resta ipnotizzato da quest’episodio surreale, ma le ombre fanno male agli occhi di Lacroix. Ciononostante, Farewell lo costringe a guardare:
..il dolore rimase solo negli occhi, il che era difficile da ovviare, perchè chiudenndoli la faccenda era liquidata, cosa che avrei dovuto e potuto fare, ma che non feci, perchè l'espressione di Farewell allora infranta solo da un lieve movimento oculare, acquistò per me connotazioni di terrore infinito o di terrore proiettato verso l'infinito, che è, del resto, il destino del terrore, crescere e crescere e non finire mai e di lì la nostra angoscia, di lì il nostro sconforto.....
[ Notturno cileno, p.59]
Ovviamente questa lezione non basta, infatti quando il terrore arriva in Cile e giunge il momento per Lacroix di guardare la realtà, egli invece sceglie di chiudere gli occhi. Notturno Cileno è pieno di momenti come questo, momenti tra Farewelll e Lacroix quando sembra che il vecchio cerca di spiegare al giovane, di fargli capire, di pensare. A differenza di Belano e Lima, Lacroix ha la fortuna di avere una figura paterna; ma non basta, egli non riesce a recepire il messaggio.
Forse alla fine del libro, quando il senso di colpa costringe Lacroix a soffrire per tutta la notte, che egli forse arriva a vederlo chiaramente. Mentre Lacroix offre scuse dopo scuse, sentiamo dei brontolii della “gioventù rinsavita” che ha sparso le “voci calunniose” che disturbano la pace di Lacroix. La gioventù vuole che Lacroix prenda le proprie responsabilità per le scelte fatte, che inizi a seguire la vita che avrebbe dovuto seguire anni fa. Questo il messaggio che Lacroix non ha colto da Farewell. Troppo tardi, Lacroix si domanda:
sono io il giovanotto invecchiato? Questo è il vero, il grande terrore, essere io il giovanotto invecchiato che grida senza che nessuno lo ascolti? E se il povero giovanotto invecchiato fossi davvero io ?
[Notturno cileno, p. 144]
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