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Intervista a Edna Lieberman nota

"lettere al mio fantasma

- intervista de El clarin 28 aprile 2010

trad. Pinto Carmelo

Edna Lieberman (Messico 1958), la musa e personaggio nella narrativa di Roberto Bolaño, in questa intervista parla del romanzo "cartas a mi fantasma" (Editorial Terracota, 2009), titolo che gioca con la poesia "El fantasma de Edna Lieberman" pubblicato nella raccolta "Los perros romanticos"
 
Edna viene evocata nelle poesie Musa link interno e Il fantasma di Edna Lieberman (Los perros romanticos link interno); in Chiamate telefoniche dove Edna è "La messicana"; Ne I detective selvaggi link interno con lo pseudonimo di Edith Oster; in Tres link interno è descritta come "la sconosciuta che scompare nella sua atlandide"; in Anversa torna a essere "la messicana, ebrea, bianca e lentigginosa e aveva i capelli color mogano" [pag 41]; appare anche in altri versi de La Univeridad desconocida link interno come "Edna; e nel romanzo postumo 2666 link interno, Bolaño la chiama Edna Miller"
 
Edna Lieberman immagina gli scenari se avesse letto in tempo la poesia e la narrativa di Bolaño, erano trascorsi 30 anni senza che i due si parlassero, dopo l'intenso romance che vissero a Barcellona; ciò che cominciò come un intimo epistolario e catarsi, è finito trasformato in un romanzo autobiografico: Cartas a mi fantasma (2009). la trama si svolge durante un viaggio in Spagna, Edna visita gli amici che condivise con Roberto nel 1979, da Bruno Montané link interno a Victoria Ávalos [la madre di Bolaño] ; senza pretendere di scrivere a 4 mani. Edna ricorre alla poesia e intercala paragrafi di Bolaño dove lei si riconosce e risponde. Questo 28 di aprile il poeta infrarealista e narratore avrebbe compiuto 57 anni.
 
MC. - Edna quando ti sei riconosciuta musa e personaggio nei libri di Roberto Bolaño? Che impressione ti ha fatto leggere i manoscritti di Bolaño ?
EL. - ho cominciato a leggere i libri di Bolañograzie a una casualità, più precisamente lo chiamerei destino. Verso gennaio 2006, passeggiando dentro una libreria del distretto federale, mi imbattei con il frontespizio del libro che Jorge Herralde dedica a Roberto. Nel vedere la fotografia di Bolaño, mi è quasi venuto un colpo perchè da quasi 30 anni non avevo più visto una sua immagine.
 
Tra parentesi, Roberto ed io, siamo stati insieme a Barcellona nel 1979, non per molto tempo, però fu una relazione molto intensa e passionale. Negli anni successivi mi arrivarono notizie che Roberto pubblicava e vinceva premi, tuttavia mai nacque in me l'interesse di leggere la sua letteratura. In poche parole; lo avevo sotterrato nell'oscuro cassetto del non ricordo. Nel 2003 venni a sapere della morte di Roberto, quella notte piansi, e tornai a dimenticarmi della storia.
 
Quel giorno nella libreria, comprai vari libri di Roberto e cominciai a leggere la sua poesia e narrativa. Effettivamente mi sono ritrovata nominata ed evocata nella sua letteratura, sia sotto pseudonomi sia con nome e cognome. Da lì è nato il mio profondo dolore atemporale, off-time, erano passati tre anni dalla morte di Roberto. Mi sentii disperata per non poter domandare, rispondere, ringraziare o semplicemente ristabilire la conversazione interrotta tra noi due. Impossibile chiudere il cerchio o tornare ad aprirlo. Mi sentii terribilmente impotente e frustrata: Roberto Bolaño, morto!
 
Trascorsi un periodo di vero lutto da cui l'unica via di uscita la trovai nella scrittura. Cominciai a scrivere ciò che originariamente si intitolava "lettere a un morto". All'inizio scrivere fu fondamentalmente un atto catartico, individuale, una revisione personale dei fatti, dei miei sentimenti. Mentre risolvevo o cercavo di risolvere i miei conflitti interiori, sorse anche il coraggio, la rabbia per non averlo letto quando era vivo.
 
MC. - In Chiamate telefoniche (1997) sei "la messicana"; ne I detective selvaggi (1998) ti seduce con lo pseudonimo di "Edith Oster"; in Tres (2000) ti narra come "la sconosciuta che scompare nella sua Atlandide"; in Anversa (2002) torni a essere "la messicana, ebrea, lentigginosa, dalle gambe lunghe e capelli color mogano; appari in varie poesie di "La universidad desconocida" (2007) come "Edna"; e, nel romanzo postumo 2666, ti chiama Edna Miller. Bolaño ti descriveva e ricordava senza che tu lo notassi? Solo ora gli corrispondi l'amore e le citazioni testuali?
EL. - Voglio supporre che Bolaño mi chiamava attraverso la sua letteratura. mi invocava e forse desiderava che prima o poi lo leggessi e stabilissi un contatto con lui. Tuttavia non è andata così; sono andata a dissotterrarlo e a spolverarlo quando lui ormai era già morto. A volte l'essere umano blocca episodi del suo passato a ragione, per la capacità formativa che hanno nrlla sua estinza. Qualcosa di simile mi è successa in relazione a Bolaño
 
Lo scrivo nel romanzo: lui mi parlava indirettamente, io mi muovevo negli atti diretti della vita; ero mamma per la prima volta, mettevo su un'impresa, etcetera. A partre dalla lettura delle sue opere, tornai - effettivamente - di innamorarmi di Roberto r a rispondergli con la scrittura, dato che non avevo altra possibilità: essermi ritrovata nella sua letteratura, tenendo conto dell'enorme forza che ha la parola scritta, comincia a spogliarmi delle barricate e barriere alzate nel corso degli anni. Mi sono sentita chiamata in causa in carne e ossa e ho scoperto la forza che sempre avuto dentro di me i lsentimento dell'amore, lo considero il più forte che no iesseri umani possiamo sperimentare, ci muove fisicamente ed emozionalmente ed è que poco che ci porteremo nella tomba: l'amore profigato e quello ricevuto.
 
Non avendo un limite corporeo, date le circostanze della storia, questo amore si è trasformato in un infinito: Non essendoci contrapposizione, non c'è posto per la delusione. Io, un'anima fusa con la sua, fuori dal tempo. Forse io, in relazione alla mia interiorità, al mio ying-yang. Qualunque fosse il motivo, mi ha indotto a riscattare il valore dell'amore in tutta la gamma del suo spettro.
 
MC. - Nel romanzo Cartas a mi fantasma (2009) citi le poesie e frammenti di narrativa che scrisse Bolaño ispirati dalla sua relazione amorosa con te; senza pretendere di scrivere un libro a quattro mani - come "Consigli di un discepolo di Morrison a un fanatico di Joyce", scritto da Bolaño e Porta-, reinterpreti ogni passaggio e lo intercali con la tua narrativa; Che cosa successe tra aprile 2007 e novembre 2009? Come si è sviluppata la struttura del tuo romanzo fino ad arrivare a Cartas a mi fantasma? [ Lettere al mio fantasma]
EL.- E' corretto caro Mario; in nessun modo ho preteso di scrivere nello stesso stile di Bolaño con porta. Mi sarebbe piaciuta la sfida in tutti i sensi, già immagino le possibili discussioni e ripercussioni. Ho cercato di fare un intreccio, tra quello che disse lui - che è già pubblicato - e che io desideravo dirgli. nel romanzo dialogo con lui, gli domando, gli racconto delle cose e rispondo ad alcune che scrisse su di me.
 
Quando tornai dal viaggio a Barcellona, nell'Aprile 2007, avevo la certezza dell'amore di Roberto. Ormai non fantasticavo con le mie supposizioni, la cosa si era chiarita nell'incontro con Victoria Avalos - la mamma di Roberto - con la quale stabilii una relazione molto stretta fino al giorno che entrò in ospedale, dove tristemente morì. Al ritorno da questo viaggio, decisi di plasmare nella scrittura quello che sentivo e che sorgeva da una intensa esperienza personale e molta frustrazione, Cominciai a isolarmi nel mondo dell'immaginazione - ingrediente fondamentale per condurre a termine il romanzo -, cercando di trovare una via d'uscita che mi potesse consolare rispetto a cio' che sarebbe potuto succedere e mai successe, e che a quel punto desideravo intensamente. Così "Cartas a mi fantasma" cominciò a prendere la forma di romanzo.
 
Presi alcune lezioni di struttura letteraria e seguii i saggi consigli della mia sempre amata Victoria Avalos: "L'illusione è la prima pietra". Mi misi a lavorare duro. A volte mi sembrava un gioco divertente fare incursioni nel mondo della fantasia, e a volte passai momenti difficili, ma sempre con la prospettiva di creare qualcosa. Scoprii che la letteratura ha la magia e il potere di trasportarci in luoghi sconosciuti, cambiai il titolo da "Cartas a un morto" - dato che non piaceva a Victoria, troppo forte trattandosi di suo figlio -, a “Cartas a mi fanatsma", stabilendo un gioco con il titolo di una poesia che Roberto mi dedicò ne Los perros romanticos che si intitola "Il fanatsmna di edna Lieberman"
 
MC. - I personaggi Victoria Avalos e Bruno Montanè sono assolutamente reali, Victoria la mamma di Roberto e Bruno il poeta infrarealista che ti mise in contatto con la Barcellona contemporanea. So che avevi chiesto a Victoria che ti scrivesse il prologo ma morì; chiederai a Bruno il prologo per la seconda edizione? A Ignacio Echavarria? o resterai con la critica immaginaria che ti "dettò" Bolaño nell'epilogo?
EL. - E' successo proprio così, Victoria si era offerta di scrivere il prologo, sfortunatamente come dici, la vita non gli ha dato il tempo. Sì, ho la fortuna di una seconda edizione, forse chiederei a Ignacio Echavarría di scrivere il prologo. In ogni caso sarebbe l'unico candidato a cui mi rivolgerei se lui fosse interessato. Bruno sembra essere offeso per averlo nominato nel romanzo, ancora non capisco perchè, lui aveva letto i primi capitoli dove è nominato, molti mesi prima della pubblicazione, quando tutto era solo una illusione.
 
Definitivamente preferisco l'epilogo. Da quando è cominciato questo tourbillon nel 2006 ho sentito la presenza di Bolaño, che mi incoraggiava in qualche modo. A volte, apparendo indirettamente nei momenti in cui io avevo una scrittura debole. In altre occasioni sono arrivata a sentire che metteva e appoggiava il suo dito sulla mia spalla spingendomi verso il difficile lavoro di scrivere. Sempre come coincidenze quotidiane. Chiaro, non ho mai visto fantasmi, non pensare che sia pazza. Me ne sto con la critica immaginaria che mi dettò Bolaño, forse simbolizza un desiderio del mio inconscio o conscio, però molto radicato: apprendere molto da coloro che possano o vogliano insegnare
 
MC. - Nella pagina 215 ti domandi: per chi scrivo? per i tuoi editori che nemmeno mi fanno caso?" Edna, perchè non hai cercato Jorge Herralde nel tuo viaggio a Barcellona? volevi solo contattare i vecchi amici del 79?
EL: - Durante quel viaggio non ho cercato Jorge Herralde perchè gli avevo inviato una cartella con "Cartas a un muerto" - nell'aprile del 2006 - durante l'omaggio a Roberto, A Belle Arti (Messico DF). Cartella che non aveva nessun valore letterario, unicamente disperazione totale. Glielo consegnai a Ignacio Echavarría e non ottenni risposta dall'editore Herralde. Stabilii un contatto indiretto con lui, tempo dopo gli spedii il romanzo nel 2009, ricevendo la fredda risposta che "gli era impossibile pubblicare quell'anno per la quantità di contratti già fatti"
 
Ebbi il piacere di incontrare Jorge Herralde nella “Fiera del libro di Guadalajara, 2009 e gli regalai un esemplare, appena pubblicato del mio libro. Sarò molto felice di ricevere quando sarà il momento un commento da parte sua, positivo o negativo. Considero l'editore Herralde una grande figura del mondo letterario dal quale mi piacerebbe apprendere.
 
MC. - Ho letto che hai consegnato a Juan Villoro alcune lettere che avevi scritto a Bolaño; gli regalerai un esemplare del tuo libro?, che cosa ti piacerebbe domandare a Villoro, Rodrigo Fresan, Andres Neuman e Jorge Boccanera?
EL. - Effettivamente consegnai a Juan Villoro - in quella manifestazione omaggio a Roberto - una cartella, una identica a quello che consegnai a Ignacio Echavarría per l'editore Jorge Herralde. Come ti dicevo le lettere erano scritte abbastanza male e disconnesse in quel 2006. Mi farebbe piacere regalare a Juan Villoro un esemplare del libro e gli domanderei: se quel giorno che mi presentai da lui aveva idea di chi fossi io, in relazione a Roberto.
 
Agli altri suoi amici e colleghi, come Rodrigo Fresán, Andrés Neuman e Jorge Boccanera mi piacerebbe domandare se qualche volta Bolaño disse qualcosa su di me. Sapere se confidava questo episodio amoroso della sua vita con i suoi amici. Chiederei loro che non mi lascino sola in questa nuova avventura, che mi critichino, commentino, qualsiasi cosa.
 
MC. -E' curioso che perfino tua madre venga citata da Bolaño come "Zajdman" in Chiamate telefoniche (1997), e perfino che lei ammettesse il suo talento, quando invece nel 1979 lo considerava un hippie senza futuro; Lì, simbolizzi il cambio di atteggiamento di molte persone che criticarono Bolaño e che ora lo ammirano?
EL. - In qualche modo ha a che vedere con quello che dici, ma soprattutto è stata una circostanza fortunata. Mia madre ha avuto l'interesse di leggere alcuni libri di Roberto, il che ha implicato l'accettazione di quell'epoca in cui ci separano differenze di ogni tipo. il mio desiderio è che si senta orgogliosa di avermi educato e sempre appoggiato.
 
MC. - Com'era Bolaño – l'uomo e lo scrittore - NEL 1979 ?
EL. - Roberto era Bolaño...geniale e a volte insopportabile. Lo godevo e a momenti lo soffrivo. mai potrei separare l'uomo dallo scrittore, perchè lui era un'artista nella sua vita quotidiana. Roberto era molto riflessivo e grande ascoltatore, leggeva moltissimo, scriveva moltissimo, era molto brillante nei suoi giudizi, anche se a volte passava per egocentrico e autoritario, allora io mi dedicavo a distruggere le sue "frasi in libertà" come scrive nel frammento intitolato "Un ospedale" in Anversa. pag 75. Era un perfetto toro e io mi considero un ariete ben definito, il che a volte ci faceva scontrare.
 
Era molto fermo nelle sue opinioni e nello stesso tempo era dolce quando se lo permetteva. Simpatico, seduttore, dispettoso, giocoso, solitario, avventuriero, fedele ai suoi principi. Ho condiviso con lui anni molto formativi. malgrado le difficoltà economiche andavamo sempre avanti in nome dell'amore. facevamo pazzie, conoscevamo l'anima intima dell'altro. Convivere con lui mi appariva come un universo privilegiato e forse invidiato da qualcun altro. La sua nevrosi personale, sapevo che non aveva niente a che vedere con me, era frutto di esperienze passate; rispetto alla mia nevrosi personale, lui riusciva a vedere più in là di quello che potevo immaginare. Passeggiavamo sempre nel quartiere Gotico, lui appoggiava la mano sul mio collo e così mi guidava. Rideva molto di tutti e di tutto, a cominciare da se stesso. Sempre autentico, nel suo pensiero e nel suo comportamento.
 
MC. _Tenendo conto della tua formazione alla facoltà di Filosofia e lettere alla UNAM [università di città del Messico] e la lettura privilegiata di Bolaño che hai fatto, per quale libro scriveresti una recensione critica? O tutto quello che avevi da dire si trova nel tuo romanzo?
EL. - Mi piacerebbe unicamente commentare che in 2666, trovo uno scrittore perfettamente formato, maturo e molto ammirato. Un erudito. Occorre dire che il mio romanzo non si è mai addentrato nella sua letteratura in quanto tale, non faccio nè recensioni nè critica. Semplicemente parlo di un ex-fidanzato,
 
MC. - per finire, leggerai Il terzo reich?, ordinerai le carte disperse e inedite? sfoglierai i diari personali?, scriverai ancora o sei riuscita riconciliarti con il tuo fantasma ?
EL.-Ho letto Il terzo reich e tutto quello che è stato pubblicato dopo la sua morte: El secreto del mal, la Universidad desconocida (raccolta da tres, Anversa, Los perros romanticos e la poesia non pubblicata fino al 2007). Non credo di poter avere accesso ai suoi diari personali, ne a carte inedite e nemmeno ne sento la mancanza. Ho fatto la pace con lui; io fui un fantasma durante la sua vita; lui è il mio fantasma a distanza della sua morte.
 




 

[ tratto da un articolo di Roberto Careaga C., La tercera, 11 dicembre 2011 ]

Bisognava attraversare barcellona per arrivare a quella cabina telefonica, ma ne valeva la pena: se muovevi i cavi giuti, potevi chiamare all'estero e non pagare una lira. Roberto Bolaño sapeva farlo e camminò per un'ora per raggiungere la cabina. Lo accompagnò Antoni García Porta e durante il tragitto parlarono di un progetto di un romanzo che anni dopo pubblicarono con il titolo Consigli di un discepolo di Morrison a un fanatico di Joyce. Era il 1979, il cileno era da due anni in Spagna, aveva appena da mangiare, sapeva che il suo destino era essere uno uno scrittore; lavorava come guardiano notturno in un camping e si era invaghito di una messicana. Per quello era diretto alla cabina: a chiamare Edna Lieberman in Messico e chiederle di tornare in Spagna.
 
Edna tornò pochi giorni dopo, per vivere con Bolaño in via Talleres. Mesi dopo, la relazione era un inferno. Un giorno lei se ne andò. Bolaño la rimpianse per un pò. Non la dimenticò mai: Edna Lieberman, a volte con il suo nome, altre con uno simile, appare in quasi tutta la sua opera. La loro storia insieme è ne I detective selvaggi; in un racconto di Chiamate telefoniche è "pura dinamica": ne Los sinsabores del verdadero policia è "la donna più bella e più carina dell'Emisfero sud" e, qualche volta, come annotò lo scrittore in una poesia de I cani romantici, Bolaño vide la sua musa negli "occhi terribili di Edna Lieberman"
 
Così come racconta lo scrittore ne I detective selvaggi, con la voce narrante Edith Oster, Lei giunse a Barcellona nel 1978, fidanzanzata con un pittore. Aveva 20 anni e veniva da una famiglia agiata messicana. Si trascinava un'anoressia. Le proposero di conoscere "un giovane che desiderava diventare poeta",
...Passarono parecchi anni prima che rivedessi Arturo belano. la prima volta fu nel 1976, la seconda fu nel 1979? 1980? Le date non sono il mio forte. Fu a barcellona, questo non posso dimenticarlo, ero andata a vivere lì con il mio compagno, col mio fidanzato, col mi oamico, col mio promesso sposo il pittore Abraham Manzur. Prima avevo vissuto in Italia, a Londra, a Tel Aviv. Un giorno Abraham mi telefonò dal DF e mi dise che mi amava, che andava a vivere a barcellona e che voleva che i oandassi a vivere con lui. Io allora ero a roma e non stavo bene. Gli dissi di sì. [...]
Un giorno capitò a Barcellona Daniel Grossman. Lui apeva dove stava Arturo Belano e andava a trovarlo tutti i giorni. un pomeriggio ci andai con lui. Parlammo. Lui si ricordava perfettamente di me. Il giorno dopo tornai a casa sua, ma questa volta ci andai da sola. Uscimmo a mangiare in una trattoria., offrì lui, e rimanemmo a parlare per ore. Credo che gli raccontai tutta la mia vita. Anche lui parlò e mi raccontò cose che ormai ho dimenticato, in ogni caso fui io a parlare di più.
[I detective selvaggi, Ed Sellerio, pag 536 e 538]
e conobbe Bolaño, che aveva 25 anni. poco tempo dopo Edna ruppe con il pittore e tornò in Messico. Quando tornò in Spagna, si stabilì direttamente al piano di Via Tallers. Racconta Edna:
La nostra situazione era molto precaria- Lui era vigilante notturno in un camping ed io davo lezioni di ebraico....
Roberto era affettuoso, ma era molto impositivo. scriveva molto, tutto era poesia. Non facevamo molta vita sociale. Andavamo a casa della madre nella periferia di Barcellona, e lì si tranquillizava
Secondo García Porta, la storia con Lieberman non durò più di alcune settimane- lei dice che durò poco meno di un anno. Dal messico la sua famiglia si lamentava: un poeta senza soldi non era cosa per lei. Anche il carattere di Bolaño causò la rottura. Lei cominciò a vomitare e il 13 di ottobre del 1979 tornò in Messico. non si videro mai più...
 
[ tratto da un articolo di Roberto Careaga C., La tercera, 11 dicembre 2011 ]
 

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video ritratti di
: H. C. Moya Juan Villoro Vargas Llosa Rodrigo Fresangli amici
i traduttoriH.C. Moya & C. FranzR.Medina, A.Zambra



NOTE

Edna Lieberman è nata a Città del Messico nel 1958. Ha studiato nella facoltà di filosofia e Lettere della UNAM. Ha vissuto vari anni a barcellona e Roma. Ha fatto degli studi a los Angeles. Ha lavorato per l'emittente Televisa nella divisione cinema. E' manager e imprenditore da 10 anni torna su






 
 
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