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Scott Esposito '"Educating Bolaño's orphans"

Scott Esposito: Educating Bolaño's orphans
•  1. prologo   •  2. notturno cileno   •  3.amuleto   •  4. i detective selvaggi   •  5. epilogo

traduzione dall'inglese Andrea Firrincieli link interno

2. Notturno cileno

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2. Notturno cileno


Notturno Cileno è un libro pieno di confusioni tra padri e figli. Nella seconda pagina, il narratore, Sebastian Urrutia Lacroix, descrive il momento quando divenne prete:
“mia madre mi baciò la mano e mi chiamò padre o a me parve di capire che mi chiamasse padre e dinanzi al mio tupore e alle mie proteste (non mi chiami padre, madre, io sono suo figlio, le dissi, o forse non le dissi suo figlio bensì il figlio) lei si mise a piangere...”.
[p.11]
In diversi punti del libro Lacroix si domanda se debba vestire la sottana o andare vesitto in borghese – si presenterà come “padre” o no? (di solito si presenta come padre ma ogni volta ha dubbi su questa scelta.)
 
Lacroix non è nemmeno sicuro se lui è il giudice o il giudicato: acquista una buona reputazione come critico sotto le pseudonimo H. Ibacache, ma scrive poesia usando il suo nome:
“Urrutia lacroix aveva in progetto un'opera poetica per il futuro....E quella purezza.....perchè Ibacache era sicuramente, fra le righe o considerato nel suo complesso, un esercizio vivo di privazione e di razionalità, ossia di valore civico, sarebbe stata capace di illuminare con una forza di gran lunga maggiore di qualsiasi altro stratagemma l'opera di Urrutia lacroix che era in gestazione verso per verso, nell'adamantina purezza del suo doppio"
[p. 34 ]
Questa personalità schizoide rivela a che livello Lacroix non conosce se stesso: è il padre razionale la cui responsabilità è di istruire le future generazioni, o il poeta-bambino irrazionale che sta ancora scoprendo la propria personalità?
La genuina confusione di Lacroix è la chiave. Privo di questa auto-conoscenza, lui è mal adatto a comportarsi responsabilmente – come un adulto – in momenti di estremo conflitto personale. Diventa un obiettivo maturo per gli opportunisti.
 
Il primo confronto di Lacroix col terrore è di tipo letterario. Mentre è ancora giovane, attraversa un periodo di “noia monumentale ed esaurimento” e inizia a scrivere una poesia diversa da quella che aveva scritto prima:
"poesie piene di insulti e di blasfemie e cose anche peggiori che avevo il buon senso di distruggere non appena faceva giorno, senza farle vedere a nessuno, anche se allora molti si sarebbero sentiti onorati da una simile prerogativa, poesie il cui senso ultimo, mi faceva sprofondare in uno stato di perplessità e di commozione che durava tutto il giorno"
[p. 68]
Qui Lacroix comincia a mettere in discussione i suoi presupposti; i suoi insulti e blasfemie, perplessità e angoscia sono i colpi che ogni buon artista subisce nella lotta per creare il proprio stile. Questo è un momento cruciale per Lacroix – forse sta per raggiungere qualcosa, ma le necessità della creazione lo lasciano in uno stato di angoscia.

 
Prima che Lacroix riesca a completare questo difficile ma necessario processo, gli viene offerta una possibilità di scappare, e lui la coglie. Lacroix viene avvicinato da membri dell’organizzazione ultraconservatrice Opus Dei, cattolici che operano a fianco di Franco in Spagna. Gli si chiede di viaggiare in Europa e di studiare il modo in cui i preti da quelle parti affrontano il problema del decadimento naturale delle chiese e cattedrali. In maniera superba, loro vogliono riprodurre la soluzione europea in Cile.
 
 
In Europa Lacroix scopre che il problema principale sono gli escrementi di piccioni e che gli europei usano falchi per “difendere dal trascorrere del tempo” gli "edifici ecclesiastici" e i "monumenti civili" [p. 81] Dopo aver viaggiato attraverso l’Europa e osservago i falconieri, Lacroix ha un sogno interessante in cui vede “ migliaia di falchi che volavano altissimi sopra l’Oceano Atlantico, in direzione delll’America”. [p. 90] Al ritorno in Cile, Lacroix trova che “La situazione in patria non era buona” [p. 91]. Le migliglia di falchi si sono appollaiati in Cile e hanno dato vita al fascismo. Come i falchi che uccidono i piccioni, il fascismo è una maniera frettolosa di difendere la società dal decadimento dovuto al passare del tempo/al progresso, ma è anche un modo di operare che si preoccupa poco delle persone che si frappongono come tra il falco e il piccione.
 
É questo il secondo momento di terrore per Lacroix, questa volta non letterario ma politico. Lacroix capisce, in teoria, cosa dovrebbe fare:
“Bisogna essere logici, non sognare, m idicevo.Bisogna essere patrioti, non perdersi dietro una chimera, mi dicevo. In Cile le cose non andavano bene. per me le cose andavano bene, ma non per la patria".
[p. 91]
Eppure invece di cominciare ad agire in questo momento di grande bisogno nazionale, si rifugia nei classici greci nota , sospirando alla fine quando Pinochet porta la pace in Cile. In seguito, quando è chiamato ad insegnare Marxismo alla Giunta (per meglio “comprendere il nemico” ), obbedisce senza combattere.
 
Il fallimento politico di Lacroix parte da quello letterario. Nel momento cruciale in cui l’Opus Dei lo co-opta per studiare il fascismo in Europa, sarebbe potuto restare onesto rispetto al suo spirito di ricerca poetica che lo stava mettendo alla prova. Avrebbe potuto fare domande a questi uomini, avrebbe potuto colpire con la sua poesia. Ma non lo fece. Come farà successivamente con Pinochet, egli si adegua ai desideri degli uomini che possono liberarlo dal suo tormento interiore, e così facendo viene inoculato col virus del fascismo.
 
Notturno Cileno è, dunque, una tragedia, i deliri di un prete disgraziato, critico e poeta che, troppo tardi, viene tormentato dalla colpa per una vita passata ad adeguarsi, a girare alla larga dalle difficoltà. È una storia di padri e figli raccontata dalla prospettiva di un padre che ha fallito nel suo compito. Con un padre così, uno che era un critico influente ed importante, come poteva sperare la futura generazione di autori cileni in una guida saggia?

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NOTE

Quando fui rincasato mi misi a leggere i greci. Sia quello che Dio vuole, mi dissi. Io mi rileggo i greci. [p. 92] torna su

Pedro Lemebel, ‘Las orquídeas negras de Mariana Callejas’. De perlas y cicatrices. torna su





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