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Nunca fui a Blanes pubblicato su Il Manifesto del 29 ottobre 2010, 1 e su la poesia e lo spirito
trad Carmelo P
La prima volta che lessi I detective selvaggi
di Roberto Bolaño avevo 22 anni, vivevo a Lima con uno stipendio miserabile e l’unica cosa che facevo con la mia vita, oltre a ubriacarmi fino all’insensatezza, era leggere e scrivere, imitare e fare prove e anche sbattere la testa contro la porta ogni volta che comprovavo che ciò che intuivo fosse lo stile letterario mio proprio non era altro che una volgare e pallida eco delle voci dei miei scrittori di formazione: qualcosa come un collage polifonico di Vargas Llosa con Ribeyro, e di Onetti con Puig.
L’edizione grigia di Anagrama costava esattamente 78 soles. Lo ricordo bene perché quella era l’epoca in cui andavo al Jiron Quilca, nel centro di Lima e, letteralmente, mi immergevo in una pila di libri popolari e di manuali di cucina peruviana, per recuperare libri di autori classici che non costavano più di 7 soles. Grazie a Oveja Negra e a Seix Barral, un giovane mal pagato e curisoso come me, a Lima poteva leggere Céline e Faulkner e Carson McCullers e García Márquez per 40 soles.
Infine: decisi di comprarlo e consumai quei 78 soles in un solo giorno e, poi, già non mi importò più niente: tornai a leggerlo, una e più volte, e lo commentai e lo raccomandai e scrissi una tesi di laurea sul romanzo e, andai perfino in Messico, cercando l’ombra diffusa di una poetessa libertina che assomigliasse a Maria Font
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29/5/2003
“Stimato Sig. Bolaño
Ho ricevuto un messaggio di Robert Amutio. Può scrivermi quando vuole, mi piacerebbe molto ricevere la sua risposta. Le ho inviato una lettera postale, perché lei fece allo stesso modo con Enrique Lihn, e beh, ho pensato che così era meglio. E’ stato un errore non aver incluso il mio indirizzo elettronico, mi dispiace.
Sarò a Barcellona in ottobre (anche se credo che questo già lo sappia).
Un cordiale saluto
D.”
30/5/2003
“Caro Diego,
Quando scrissi a Lihn non esisteva internet nè e-mail o come si chiama questo sistema di posta elettromagnetico, nè avevo soldi, nel caso fosse esistito, per permettermi una macchina simile. In ogni caso desidero ringraziarti per il tuo saggio su I detective selvaggi, molto generoso, che ho letto come se non fosse riferito a me. Di sicuro credo che hai indovinato nell’identificazione del poeta peruviano. Che fai in Too loose? E che è successo con il messicano e la nordamericana che ho conosciuto a Parigi? Ricevi un forte abbraccio.
Roberto”
31/5/2003
“Roberto.
Non vivo a Toulouse sebbene, sì, mi sento Too loose con regolarità. Sono venuto a Bordeaux per scrivere (magari suona ingenuo ma è la verità). Ho terminato il corso di laurea e ho deciso di postergare il dottorato di un anno per dedicarmi in pieno al mio romanzo due. Non c’e’ motivo di ringraziarmi per il saggio, al contrario, sono io che ti ringrazio per il romanzo. Non solo mi ha condotto in Messico (cercando qualcosa che non avrei mai trovato; aspettando invano una vaga ombra di qualche errante Maria Font) ma mi ha anche accompagnato fin là e ora mi segue ovunque vada. La mia permanenza in Europa è temporanea. voglio finire il mio dottorato, più in là del mio odio, confesso di abitare le desertiche arene del Texas. Ti racconto questo perché amplierò la mia tesi di laurea (su I detective selvaggi) nella tesi dottorale (che è già quasi un libro) includendo Monsieur pain e Notturno cileno
.
Poco tempo fà ho letto Fuoco pallido di Nabokov, un romanzo raro e stupendo che devi aver letto, l’idea del lettore come detective è nitida nel romanzo. L’atto di procedere saltando pagine e seguendo le indicazioni di un editore fittizio e il fatto che questi ti va dando pezzetti di informazione e ti deformi l’esistente secondo la sua personale convenienza, mi ha dato idee importanti per il mio romanzo. Mi piacerebbe parlarti di esso: Non l’ho mostrato a nessuno (nemmeno alla principessa basca) perché sono di quelli che il pudore soggioga. Non voglio nemmeno scriverti dieci pagine al riguardo, so quanto sei occupato e qualcosa mi ha riferito Robert del nuovo libro di racconti a cui stai lavorando. Di Oswaldo e Sarah so che ritorneranno ad Austin per continuare gli studi (sempre a cavallo tra i due paesi). Bene, Roberto, ti ringrazio molto per la tua risposta, è stato molto emozionante. Un abbraccio.
A presto
D.”
2/6/2003
“Caro Trelles:
Che invidia provo per la tua gioventù, l’abbondanza di energia, tutte le possibilità del mondo pronte per essere conquistate o morire nell’impegno. Parlami del tuo romanzo, però soprattutto scrivilo. Senza paura; però anche, e questo forse è importante, con una umiltà degna di San Francesco o almeno di Jacopone da Todi. Ogni giorno che passa sono sempre più convinto che l’atto di scrivere è un atto cosciente di umiltà. Bene, resto in attesa. Nel frattempo ricevi un forte abbraccio
Bolaño.”
Non sono mai andato a Blanes.
Diego Trelles Paz
dello stesso autore:
•
Il lettore come detective nella narrativa di Roberto Bolaño
•
Nunca fui a Blanes
•
La letteratura nazista in America
NOTE
In italia è stato pubblicato nel 2009, dall'editore romano Gaffi

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