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Intervista a Raúl Zurita

Roberto Bolano e Raúl Zurita, riferimenti incrociati

di Chiara Bolognese link interno
ANALES DE LITERATURA CHILENA, nr 11 dicembre 2010

Come bisogna leggere Quaderni di guerra all'interno del suo corpus poetico?

Quaderni di guerra come Las ciudades de agua, Sueños a Kurosawa, Los países muertos o In Memoriam sono pagine che ho estratto da qualcosa che ho appena concluso, un libro che sfiora le 800 pagine, che si chiama Zurita. Si chiama così non perchè credo che io o ciò che è la mia vita abbia qualcosa di speciale, al contrario, bensì perchè è il mio dato concreto; il fatto concreto di essere vivo, se puoi arrivare al fondo di questo dato concreto qual è la tua vita, senza autocompassione né falsa solidarietà, starai forse descrivendo il fondo di tutte le vite; noi esseri umani non siamo molto di più che diverse metafore della stessa cosa e tutti, più o meno, ci assomigliamo nelle nostre angosce e paure, nelle nostre necessità d'amore, nelle nostre perplessità di fronte alla morte. Ma sono andato fuori tema, ti dicevo che Quaderni di guerra l'ho estratto da queste ottocento pagine allo stesso modo degli altri libri. Per ognuno di essi non ho impiegato più di venti minuti a prepararli, diciamo il tempo che ho impiegato per copiare, trasferire e mettere insieme parti molto parziali di una totalità molto maggiore e che era in gran parte già scritta. E li ho preparati perchè mi divertiva farlo, perchè è divertente giocare venti minuti, non di più, ad essere Dio. Disponi dei materiali puoi montare e smontare come vuoi. Perchè effettivamente ognuno di questi libri è autosufficiente, però in questo Zurita non c'è nessun libro che si chiama quaderni di guerra, per esempio, la sua struttura è completamente diversa. E' assolutamente diverso.

Perchè menziona Bolaño? è uno scherzo? una vendetta? una parodia/omaggio?

In realtà in ciò che ho pubblicato e nella totalità del libro appaiono molti personaggi, centinaia in realtà, personaggi concreti con i loro nomi reali: ex coppie, figli, parenti, personaggi letterari che esistono in questo momento, infine altri già morti; e Bolaño è uno di essi. Intendo che può risultare offensivo per alcuni riferirmi a lui in alcune parti come "Rip Bolaño" nota e in altre come l'epatico Bolaño come faccio, se non mi sbaglio ne Los países muertos e ne los Cuadernos, considerato il fatto che, 1. è morto, e 2. che la sua morte è stata causata da un'infermità epatica. Guarda: la morte è egualitaria e profondamente democratica e naturalmente presto mi darà ciò che mi merito. Se facessimo l'esercizio tanto banale come gratuito di dare parola all'impossibile, Arturo Belano, avrebbe riso tanto quanto ho riso io quando mi sono venuti in mente quei soprannomi. Però se la morte è democratica ogni infermità è cruda e chiamare me stesso parkinson Zurita, in quei passaggi, alludendo alla mia stessa malattia non è meno comico nè meno graffiante che dare dell'epatico a Bolaño.
E' senza tregua dunque, senza bandiere bianche; e ridere dei morti è un atto elementare di rivitalizzazione dei vivi, ma più fondamentalmente è un atto d'amore, d'amore per questa fragilità che siamo, per questa malattia che siamo, per questa inevitabile posterità che siamo. Bolaño lanciò la pluricitata: Letteratura + malattia = malattia link interno, bello, come tante cose che ha scritto, l'unico peccato è che è una formula sbagliata: letteratura + malattia = morte, come lo stesso Bolaño al di là dell'ironia, non potrebbe ora che confermarlo.

Per quale motivo se non conobbe Bolaño personalmente, - è vero? - in una intervista dichiara che le sarebbe piaciuto litigare con lui, averlo come nemico, può spiegarci meglio cosa voleva dire?

Si certo, […] ecco come stanno le cose: io ho studiato in un liceo pubblico, e molte volte mi sono trovato in litigi, a fare a pugni con i miei coetanei, dove il più delle volte ne uscivo abbastanza male, ma non mi tiravo indietro mai. Litigavi con un ragazzo alle 8:15 del mattino e continuavi all'uscita delle lezioni, sei ore dopo, in un parco che si trovava di fronte al liceo. La voce si spargeva e all'uscita c'era una vera folla che veniva ad assistere alla lotta. Sapevi già dall'iniziale scaramuccia del mattino che le cose si sarebbero messe male, che l'altro ti avrebbe picchiato, e passavi sei ore abbastanza angosciato, ma c'era una sola cosa che non potevi fare; non andare, scappare, perchè ciò ti avrebbe condannato alle burle e alle umiliazioni di 2500 studenti. Bolaño aveva detto su di me un paio di stupidaggini senza importanza, tanto gli elogi quanto gli attacchi, ma che mi hanno colto di sorpresa, in un momento in cui non ero in condizioni di rispondergli, la mia vita era a pezzi e infine non non avevo nè lo spirito nè la forza di replicare alcunchè, riuscivo a malapena a stare in piedi, Ed io venivo da un liceo feroce di Santiago, capisci? e allora quando il cattivo momento passò, pensai che allora si, che mi sarebbe piaciuto rispondergli, ma come in una contesa sportiva o, se si vuole, per l'antico onore infantile. Lui era un gran lottatore; rapido, originale, tagliente, captava in due secondi il punto debole di chi attaccava e siccome era un lettore vorace, veniva tra l'altro con un bagaglio di duemila anni di polemiche letterarie alle spalle, da Marziale in avanti, ovvero, si trattava di un tipo che aveva "pasta" di nemico, talento per questo. Allora con uno così, sì che valeva la pena lottare, non era il tipico risentito, e sai? sono quasi sicuro che lo avrei sconfitto. ma lui era morto. Porca vita. non riuscimmo a parlare.

E aveva letto Bolaño prima della pubblicazione di Stella distante? Quale opinione ha della sua letteratura? E' cambiato qualcosa dopo che è stato usato come personaggio?

No, seppi alla fine degli anni '90 di Bolaño link interno, perchè Carlos Olivares, uno scrittore cileno che morì alcuni anni fà, mi parlò di questo romanzo, e me lo commentò precisamente perchè c'era un personaggio che scriveva poesie nel cielo. Mi sembrò fantastico, e una volta che mi domandarono al riguardo risposi che un artista aveva il diritto di prendere ciò che voleva, dove voleva, senza chiedere il permesso a nessuno, e che se le scritture su New York gli erano servite per modellare il suo personaggio, beh stupendo!. Il romanzo non l'ho mai letto per intero, voglio dire letto dal principio alla fine, perchè chiaro, cio' che risvegliò la mia curiosità era di sapere come diavolo poteva venire in mente a un altro di scrivere nel cielo. Fu una delusione. Sentii che lui faceva scrivere al suo personaggio tutto quello che io avevo scartato in due secondi, ovvietà come frasi in latino e cose così, fu come vedere le mie brutte copie. No, l'autore del romanzo non aveva capito niente di niente, quei versi erano ovvi e brutti, inoltre tecnicamente impossibili. Con un aeroplano non puoi scrivere quelle frasi, Wieder, avrebbe finito col vomitare le budella con tutte quelle giravolte. Ci sarebbero voluti 5 aeroplani volando in linea retta. Ci sarebbe voluta una squadriglia.

Lei e Bolaño rappresentate due forme diverse di suscitare e stare dentro le polemiche del mondo culturale cileno. Mi riferisco a quell'universo che Bolaño criticava sempre e agitava per puntare contro il Cile e che anche a lei trattò molto male vero? Non ci può raccontare un po' al riguardo?

Un poeta non può porsi dei limiti, è idiota porseli, perchè già verranno gli altri che te li porranno, e non passerebbero cinque minuti e correrebbero a dirti che questo non si può fare, che questo non è poesia, o che sei pazzo da manicomio. Credo di saperne qualcosa, è molto cileno. Ma io rimasi lì, abbiamo costruito sotto la dittatura, abbiamo fatto le azioni artistiche sotto la dittatura ,non facevamo cose chic come proclamarci poeti maledetti interrompendo una lettura di Octavio Paz. Immaginare una poesia scritta nel cielo o tracciata sul deserto di Atacama fu la mia intima forma di resistenza, di non rassegnarmi, di non morire nella notte feroce del Cile. Inventai le azioni d'arte che facemmo con il CADA link interno, come lanciare dagli aerei quttrocentomila panphlet su Santiago nel 1980, in piena dittatura perchè ci giocavamo tutta la vita, tutta la nostra gioventù, la nostra paura e la nostra bellezza. I mondi che ci toccò vivere a me e a Bolaño, furono troppo diversi e le cose che attaccavamo sotto la parola Cile, erano due cose diametralmente opposte,che mai si unirono e che hanno in comune solo la parola dolore. Gli amici di Bolaño erano ragazzi che facevano marachelle, piccole cattiverie, nel DF. Noi abbiamo dovuto imparare in due secondi a vivere sotto la barba di Pinochet, non avevamo tempo per questo passatempo innocente di inventarci una marginalità ad hoc, non eravamo infrarealisti. Personalmente avrei scambiato volentieri il peggiore lavoro che ebbe Bolaño per il migliore che io riuscii ad avere in quegli anni. Io rubavo libri nelle librerie non per leggerli ma per venderli e mangaire. Tutto ciò non toglie niente all'importanza de I detective selvaggi che lessi, immagino, con la stessa devozione con cui lui lesse Anteparadiso da dove prese le scritture nel cielo.

Wieder annuncia la poesia visuale in Stella distante, lei annunciò i suoi versi nel cielo di New York?

Si, una delle parti dove parlo di ciò è un testo intitolato "Mein Kampf", pubblicato nella rivista CAL, in Santiago nel 1979. Credo che il tema del nazismo in Bolaño nasce anche lì, da un testo che evidentemente conosceva, il che, di nuovo, è stupendo perchè nella scrittura non esiste la proprietà, tutto è di tutti, e da parte mia, mi affascinò appropriarmi di un titolo tanto forte, enigmatico e geniale come 2666, non risolvevo niente a invidiarglielo, se ti piace tanto, vai e prenditelo, mi sono detto, e l'ho messo a mo' di archivio ne Los paises muertos dove vanno a finire una serie di scritti.

Come risposero l'opinione pubblica e la gente di strada ai suoi versi nel cielo? Capirono il valore e l'obiettivo di questa azione artistica?

Le scritture uscirono nei notiziari del pomeriggio, noi restammo all'aeroporto e tornammo in Cile il giorno dopo, presto. Non registrammo le reazioni della gente, e per dire il vero in quegli attimi non era nemmeno tanto cruciale la ricezione perchè ciò che mi interessava veramente era la poesia, quello che stava effettivamente occupando l'azzurro del cielo come pagina, frasi lunghe nove kilometri tracciate a 4.500 metri di altezza, niente, nessuna fotografia, nè il video possono registrare la bellezza di ciò, inoltre erano frasi che per sette anni vissero dentro di me (lo pensai nel maggio 1975, lo realizzai il 2 di giugno del 1982). Al contrario di ciò che si può credere per la loro dimensione e la loro visibilità, quelle frasi sul cielo di Nuova York, o la scrittura nel deserto di Atacama, sono le mie poesie più intime, le più segrete. Quanto alla seconda parte della domanda, io credo che il valore di quelle scritture risiede nel fatto che si sono realizzate, che hanno occupatolo spazio del reale. In un computer lo avrei fatto in due minuti, però no. la sfida per me è incidere sul reale, non la finzione, non l'arte, o non solamente quello, bensì il reale. Le frasi nel cielo come nel deserto sono per me qualcosa come l'ultima resistenza del reale contro il virtuale.

In queste pagine si sono delineate analogie e differenze tra la tua visione del Cile e della dittatura e la visione di Bolaño. Che pensa della poetica di Bolaño. In cosa è d'accordo e in cosa no? Crede che il Bolaño poeta sopravviverà?

La poesia di Bolaño, mi riferisco a quella che lui o i suoi editori o i suoi eredi hanno qualificato come tale, è insopportabile, però non peggiori delle poesie di William Faulkner, e Faulkner arrivò ad essere Faulkner come Bolaño arrivò ad essere Bolaño. Ciò che voglio dire è che per chi ne è consapevole, non riuscire a scrivere una poesia minimamente passabile e rendersi conto di essere un pessimo poeta, produce un sentimento tale di frustrazione, di fallimento, di vacuità, di inutilità, che solamente ti restano due possibilità, o entri a far parte dell'esercito dei risentiti, di quelli di cui il mondo è pieno e di fronte ai quali la cosa migliore è fare cio' che Virgilio dice a Dante all'inizio del terzo canto dell'Inferno: "guarda e passa", oppure scrivi The sound and the fury. Dunque è stato provvidenziale che William Faulkner, che Julio Cortázar, che Roberto Bolaño, siano stati pessimi poeti, come sono riusciti a compensare! Le garndi opere che crearono condividono una condizione paradossale: furono straordinari scrittori grazie al fatto che furono orripilanti poeti.

Ha detto, all'inzio di questa intervista che ha appena finito la sua opera totale intitolata Zurita. Mi fa pensare al fatto che, fin ora, è stata pubblicata in parti, come sarebbe piaciuto a Bolaño che facessero con 2666, ciò che tutta via cominciarono a fare dopo. Pubblicare per parti non interrompe il fil odella lettura?

Si, l'opera è finita, e ciò che ho pubblicato fin ora non dice quasi niente di essa

che opinione ha delle opere totali?

Sono le uniche opere che mi interessano. Opere totali com'è la vita stessa, incluse le esistenze in apparenza più anodine e spoglie: nasci, commetti gli errori che ti corrispondono, ti crocifiggono e in un istante dirai, allo stesso modo di tutti gli esseri umani che hanno pestato la faccia della terra; "padre padre perchè mi hai abbandonato", hai le tue tre notti nel sepolcro e per un'unica volta conosci la resurrezione e finalmente ti succederà qualcosa così assolutamente allucinante come è morire. Un'opera o è il correlato di ciò o non è


 


NOTE

La poesia è tratta da Los países muertos

MI GORDI BISAMA (DJ) MIRA EL BASURAL DE LOS PAÍSES
 
   Y más atrás venía Rip Bolaño,
      el basural Chile, el lector
Squella y otros muertos que lloraban
 
            - 2666 (Barcelona: Editorial
              Anagrama, 2004). Pg. 1126
 
   Y seguía mi tontín Bisama (Dj),
       la turca Richard,
Badilla y los más fiambres del barrio
 
            - Op.cit. 1127
 
       Y todos lloraban pasando
 
            - Op.cit. 1128. En el medio
            del paso del mar.
 
Entonces .. como si fueran dos montañas recortándose en el medio del desfiladero del mar .. vimos los galpones de los países
 
Uno al lado del otro .. allá donde todos íbamos pasando y el asesinato nos reventaba como las rompientes contra los muros de esas cordilleras
 
Cuando se tendieron los galpones que los mismos Andes parecían trazar hundidos en el medio del océano .. altos abruptos .. allá donde amontonados los países escriben sus nombres y son sólo sus lápidas las cordilleras de escombros que miramos .. en el centro del desfiladero del mar .. enormes .. absolutas .. cortando en dos el Pacífico
Raul Zurita torna su

In proposito Zurita afferma in una intervita su los cuadernos de guerra:

    "Ah sí, nei Quaderni... appare un tipo l'epatico Bolaño, che scrive poesie nel cielo. Però la Stella distante link interno non mi molestò assolutamente, sono cose che non hanno nessuna correlazione, appartengono a due universi, questo sì, troppo distanti...Ciò che Bolaño scrive è tuttalpiù un romanzo minore con tutti i convenzionalismi del genere, e le scritture nel cielo sono qualcosa di assolutamente inedito, che amplia il campo di ciò che intendiamo per scrittura, per arte, per sguardo".
Raul Zurita torna su

Bolano ha parlato più volte di Zurita:

M.S.: In Cile si è fatta la lettura del personaggio Wieder, di Stella distante, che scrive versi nell'aria,come una parodia di Raúl Zurita, che fece qualcosa di simile a Nuova York. E' un'ironia?

No, forse inconsciamente....quando scrivi, non sai mai fino a dove vuoi arrivare. Evidentemente, Zurita non è mai salito a pilotare un aereo. So quello che fece nel cielo di New York, ma lui pagò perchè lo facessero. La differenza fondamentale con Wieder è che Wieder è pilota e inoltre è un pilota molto bravo.

Ma al momento di scrivere, pensò o no a Zurita ?

Io sapevo che Zurita aveva fatto quella cosa. Ma c'è da dire che il sogno del pilota che scrive versi della Bibbia nel cielo, è un sogno che ebbi moltissim otempo fa, però se dico che ho visto Wieder scrivere versetti nell'aria prima che Zurita contrattasse glia aerei newyorkesi per scrivere quelel frasi, nessuno mi crederebbe e nemmeno ciò ha importanza, perchè non credo che il mio romanzo si sostiene in ciò. Il mio discorso non ha assolutamente niente a che vedere con i ldiscorso di Zurita. Non sono una perosna messianica

- ¿Zurita le pare messianico?

Zurita mi pare assolutamente messianico. Nei suoi riferimenti a Dio, alla resurezione del Cile; lui nella sua poesia cerca la salvazione del Cile, che suppone arriverà mediante chiavi mistiche o non razionali. Zurita da Zurita volge le spalle all'illuminismo e cerca, formalmente, di arrivare alla radice primigenia dell'uomo.

[intervista di marcelo Soto link interno]
 
zurita crea un'opera magnifica, che svetta su quelle della sua generazione e segna un punto di non ritorno rispetto alla poetica della generazione precedente, ma la sua escatologia, il messianesimo, sono anche i sostegni di un mausoleo o di una pira funeraria verso la quale si avviarono, negli anni Ottanta, quasi tutti i poeti cileni. Quel dolce stil novo volle essere innovatore ed epico e sotto certi aspetti lo fu, anche se le sue frange furono amare e patetiche.
[Roberto bolano, Tra parentesi, pag. 96] torna su

In una intervista, alla domanda se i versi scritti nel deserto di Atacama, siano ancora attuali, R.Zurita risponde:

    In un mondo dove ciò che è più presente è la pena e la paura, questa farse credo, è l'unico desiderio attuale. In ogni caso è incredibile, il deserto dov'è scritta la farse,si è incaricato di cancellare tutte le parole salvo la parola paura. Ciò è per me troppo eloquente.

http://maps.google.com/maps?hl=en&t=k&ll=-24.05657486651858,-70.44695377349854&z=15

Ni pena ni miedo (nè pena nè paura)
frase lunga tre kilometri, scritta nel 1993 da Zurita nel deserto di Atacama. Dal satellite si legge ancora la parola miedo torna su


 



 

 

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