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'“2666: la linea spezzata della tempesta” '
spettacolo con la Regia di Pippo Di Marca
© Atelier Meta-Teatro di Roma, dal 22 al 27 febbraio 2009
Un concerto ‘selvaggio’ per Roberto Bolaño
Pubblichiamo le note di regia dello spettacolo “2666: la linea spezzata della tempesta”, uno studio scenico ispirato all’ultimo, fluviale romanzo, uscito postumo, dello scrittore cileno morto nel 2003 a soli cinquant’anni. Un autore di culto che mescidava un rinnovato ‘realismo magico’ di matrice latino-americana con una visione poetica radicale ed eretica tra Rimbaud
e Joyce. È opportuno precisare che si tratta della prima trasposizione scenica in assoluto di Bolaño in Italia.
“Non era Rimbaud era solo un ragazzo indio.
....e in un certo senso cercammo di disinteressarci
del lento naufragio delle nostre vite,
del lento naufragio dell’estetica, dell’etica,
del Messico e dei nostri sogni del cazzo”
(Roberto Bolaño, Il dentista, Puttane assassine, pag.220 e 235 )
siano stati pubblicati da Sellerio, che di fatto l’ha ‘scoperto’ e introdotto da noi. Recentemente un suo monumentale romanzo postumo
, e ultimo, è stato pubblicato da Adelphi, e c’è da augurarsi che ciò finalmente possa facilitare anche da noi la sua consacrazione come uno dei più autentici casi letterari degli ultimi decenni.
. Una sorta di romanzo di formazione che restituisce nel vortice di una scrittura visionaria e al tempo stesso determinata e sicura fino al virtuosismo, il senso rinnovato, ‘contemporaneo’ del cosiddetto “realismo magico” latino-americano che l’usura e certi arbitrari ‘abusi’ avevano ormai reso pressoché irriconoscibile. In un sol colpo Bolaño lo reinveste e, per così dire, lo vira in nero, dipingendo una generazione senza passato né futuro alla mercè di se stessa e di tutto, una massa di spostati e disperati alla ricerca di una ‘mitica’ poetessa semisconosciuta, di una chimerica idea di poesia che non troveranno mai, o che, più semplicemente, gli parrà coincidere con la vita: ossia anche con la morte, con il suicidio, con il lento naufragio di tutti i sogni, le attese, gli ideali, più o meno, del cazzo.
di questo viaggio-odissea sono legittimi e quasi dichiarati epigoni dell’epica joyciana dell’Ulisse e della fuga dal mondo del ‘ragazzo’ Rimbaud: e infatti si chiamano Ulises Lima e Arturo Belano (che con ogni evidenza è l’alter ego di Roberto Bolaño e naturalmente di Arturo Rimbaud). E inoltre sono gli ‘inventori’, gli adepti di un’improbabile ed estrema avanguardia, il ‘realvisceralismo’ (nella realtà, ‘infrarealismo
’), un movimento poetico che vuole essere un nostalgico, patetico e in-definito aggiornamento della dimensione poetica surrealista, e di cui la poetessa che ‘cercano’ con accanimento ribaldo e ‘idiota’ sarebbe stata la fondatrice. E per di più uno dei loro poeti preferiti è nientemeno Lautréamont. A quel punto, per me, è stato facile, naturale, direi ‘necessario’, accostarmi e riconoscer-mi: ritrovare buona parte del mio peregrino ‘viaggio’.
, un grafico che traccia, come metafora della vita e del viaggio stesso, una barchetta in un mare ondoso: una traiettoria malcerta che altro non è se non ‘la linea spezzata della tempesta’
e si conclude con il silenzio, con la morte, per sparizione, per suicidio, per qualche altro diavolo di accidenti. E si può concludere anche per ‘consunzione’, che è una sorta di compendio di tutte le possibili morti, quella che è toccata come un destino artistico, peraltro cercato e/o accettato e quasi crudelmente autoprogrammato, a Bolaño. Che visse gran parte della sua vita attiva di scrittore, sicuramente gli ultimi dieci, quindici anni, come malato terminale di fegato e in quei pochi anni produsse praticamente quasi tutta la sua notevole mole di libri (una ventina negli ultimi venti anni di vita) buttandosi a corpo morto, senza riserve, sulla scrittura e in essa ‘consumandosi’. Esaurita la sua scrittura, morì. E il paradosso di questo straordinario, inesausto narratore è che si tratta in essenza, in radice, di un ‘poeta’, di un grande poeta: la sua scrittura infatti è idealmente e moralmente ‘poetica’, ancorché sia quasi per intero travasata, espressa in forma di racconto o di romanzo.
Un'immagine dello spettacolo 2666: la linea spezzata della tempesta,
regia di P. Di Marca, 2009 (ph. Ruggero Passeri)
teorica, appeso perennemente, e comunque a tempo indeterminato, ad una corda di bucato, affinché “impari” (secondo i modi di una raccomandazione surreale di Duchamp che cambia di ‘segno’ gli oggetti ordinari, i ‘ready-made’) “qualcosa della vita”.
che fotografa e restituisce in poche parole tutta la consapevole, dissennata statura di quel grande. Dice, e sembra scritto in nome anche dei futuri Lautréamont, dei futuri Bolaño, ove e quando si manifestino: “Tutta l’acqua del mare non basterebbe a lavare una macchia di sangue intellettuale”.
, e raramente, e forse mai, è andato a teatro – comunque in tutti i suoi scritti non c’è nessun riferimento ad esso – ma la sua opera è un grandissimo teatro immaginario e una tremenda, folle, fantasmatica favola nera, pieni di libri e di storie da essi partorite. Questo ho cercato di rendere, per frammenti sparsi, per tracce schizoidi, magari profili laterali, ‘obliqui’, con l’aiuto dei miei attori giovani e meno giovani. L’insieme è strutturato in forma di ‘concerto’ per voci, gesti e movimento che si sviluppa entro una scena-installazione spaziale disseminata di ‘libri’ piuttosto che dentro una scenografia canonica. Si tratta di un primo ‘studio’… La materia è incandescente e tanta: è di quelle che non tollerano un’opera chiusa, conclusa. Dunque richiederà altre tappe e passaggi di studio. Comunque sia, mi sembra giusto e legittimo sottolinearlo, si tratta della prima trasposizione scenica in assoluto di Bolaño in Italia.I testi/video di Pippo Di Marca sull'Archivio Bolaño:
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saggio critico
l'ultima conferenza. La linea spezzata della tempesta
performance basata sul testo di Bolaño :
"Letteratura + malattia = malattia"
Sion
frammento della pèerformance di Di Marca ispirata a un episodio de I detective selvaggi )
nota sullo spettacolo
nota sullo spettacoloNOTE
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Il disegno è riprodotto nel romanzo I detective selvaggi, pag.532 (leggi brano del romanzo
) :
Abbiamo una linea spezzata, Amadeo, che può essere molte cose. I denti di uno squalo, ragazzi? Un orizzonte di montagne? La Sierra Madre occidentale? Be', molte cose. E allora uno dei due disse: quand'ero piccolo, non avrò avuto più di sei anni, sognavo sempre queste tre linee, la linea retta, quella ondulata e quella spezzata. A quel tempo dormivo, non so perché, nel sottoscala, o almeno in una stanza molto bassa, vicino alle scale. Forse non era casa mia, forse eravamo lì solo di passaggio, forse era la casa dei miei nonni. E ogni sera, dopo che mi ero addormentato, compariva la linea retta. Fin lì tutto bene. Il sogno era perfino piacevole. Ma a poco a poco il panorama cominciava a cambiare e la linea retta si trasformava in linea ondulata. Allora cominciavo ad avere la nausea e a sentirmi sempre più caldo e a perdere il senso delle cose, la stabilità, e l'unica cosa che desideravo era tornare alla linea retta. Eppure, nove volte su dieci alla linea ondulata seguiva la linea spezzata, e quando arrivavo lì, la cosa più simile a quel che sentivo dentro il mio corpo era una lacerazione, non da fuori ma da dentro, una lacerazione che cominciava nel ventre ma che presto provavo anche dentro la testa e in gola e al cui dolore potevo sfuggire solo svegliandomi, anche se il risveglio non era precisamente facile. Che strano, no? dissi io. In effetti sì, dissero loro, è strano. Veramente strano, dissi io. A volte facevo la pipì a letto, disse uno dei due. Ma guarda un po', dissi io. Hai capito? dissero loro. Se devo dire la verità no, ragazzi, dissi io. La poesia è uno scherzo, dissero loro, è molto facile da capire, Amadeo, guarda: aggiungi a ogni rettangolino di ogni segmento una vela, così.....
[I detective selvaggi, pag.532-533]

Al riguardo Patrcia Espinosa afferma:
Bolaño vuole decostruire il concetto di opera e di lettore, aprire le possibilità di ricezione e di interpretazione. Quando Rosa domanda al padre Amalfitano "Che esperimento è?" [p 247], lui risponde "Non è un esperimento, nel senso stretto del termine… è un'idea di Duchamp, lasciare un libro di geometria appeso alle intemperie, per vedere se impara quattro cose della vita reale" [p 247] La relazione di Amalfitano con il libro è la stessa che Bolaño ha con la letteratura. La geometria, o la razionalità, che impara dalla vita, o dalla finzione necessariamente correlata con l'esperienza vitale, a rischio anche della morte.....
[Patricia espinosa: Segreto e simulacro in 2666 di Roberto Bolaño
]

in realtà Bolano quando era ventennee viveva a Città del Messico, si cimentò all'inizio cominciando a scrivere opere teatrali. Dice Bruno montanè
:
