|  home  ||  1° pagina ||  Interviste ||  critica ||  2 6 6 6 ||  I detective s. ||   la poesia ||  prosa ||  lettori ||  testi ||  autori citati ||  Hispanoamerica |

2666

  •introduzione   •indice   •T.Giannotti   •M.Bono   •B.Arpaia   •P.Collo   •E.Di Mauro   •M.Dotti   •J.Riera   •D.Brogi   •A.Castaldo   •R.Fresan   •M.G.Roca 2   •F.Goldman   •D.Voltolini   •E.Lago 3-4   •S.G.Rodriguez   •E.Trevi   •P.Espinosa   •R.Schenardi 2   •A.Candia iii/iv   •N.Wimmer 2   •M.Valdes   •J.Lethem   •A.Pauls   •P.Smith   •P.Di Marca   •B. Levinson   •R.Zurita   •C.Walker

   Rodrigo Fresan

'L’ultimo caso del detective selvaggio'

Página 12, 16 de Noviembre 2004

El último caso del detective salvaje link esterno

Š traduzione di carmelo P.

UNO

Questo non č ciō che volevo scrivere. L'idea era un'altra, il piano era diverso. Ciō che mi ero proposto era di tenere un giornale di bordo su 2666, un diario di lettura del megaromanzo postumo di Roberto Bolaņo. nota Per annotare e raccogliere - come se fosse un pič di pagina o di commenti a margine - impressioni, idee, echi e perfino ricordi. Una sorta di autobiografia di un lettore la cui vita avesse la stessa durata del libro e, per fortuna, era un libro lungo. MOLTO lungo. Perō le cose non sono andate come pensavo e ciō che ho da dire qui occuperā molto meno tempo e spazio. Perché , sia detta la veritā: ricevetti le bozze rilegate di 2666 e cominciai a leggerle. Lessi "la prima volta che Jean-Claude Pellettier lesse Benno Von Archimboldi…." E giā qui mi trattenni dall'annotare qualcosa fino a pagina 287; fino al finale della seconda parte/romanzo 2666. A quel punto ciō che annotai - in rotonde maiuscole . fu: "NIENTE DA ANNOTARE, NIENTE DA DIRE, DIFFICILE SCRIVERE QUALCOSA SUL TUTTO". Dopo aver scritto ciō, non scrissi pių niente fino all'ultima pagina dove si legge che: "poco dopo uscė dal parco e la mattina seguente partė per il Messico".

Dopo - senza fiato, e abbagliato - mi misi a scrivere queste cose che non sono ciō che io volevo scrivere, ma e' tutto ciō che ho scritto. Sia detta la veritā: non ha molto senso leggere su 2666; bisogna leggere 2666

Non importa che ora sia; quando si legge 2666 uno non tarda ad arrendersi a una specie di stato di trance, tra il sonnambulo e l'insonne.

DUE

E mi pare di notare che la lettura di 2666 č conseguenza della scrittura di 2666. Mi spiego: la scrittura notturna e lanciata verso l'abisso di 2666 - Bolaņo che si lancia in una corsa contro tutto, notte dopo notte, per terminare l'ultima pagina del suo romanzo prima dell'ultima alba della sua vita - opera nel lettore producendo un effetto identico. Non importa che ora sia; quando si legge 2666 uno non tarda ad arrendersi a una specie di stato di trance, tra il sonnambulo e l'insonne. In 2666, la prosa di Bolaņo cattura come in nessun altro dei suoi libri perché ciō di cui si tratta qui, č di ottenere una sorta di summa artistica, di un tutto armonico e nello stesso tempo disfunzionale dove - per mezzo di rivelazioni di lunga distanza sospese nello spazio, o aspre accelerazioni nel tempo inquadrate in un modello di romanzo aperto, di romanzo esteriore o interiore nello stesso tempo-, ciō che si persegue e si raggiunge altro non č che una teoria del mondo, di tutto il mondo.

TRE

A pagina 260 di 2666 (edizione italiana), il cileno errante Amalfitano riceve la visita di una voce notturna e spettrale che gli parla di qualcosa che Amalfitano non capisce e che la voce definisce come "storia scomposta" o "storia smontata e rimontata" e che - comprende Amalfitano malgrado non comprenda - č quello che succede quando

"la storia una volta rimontata diventava qualcos'altro, un commento ai margini, una nota sapiente, una risata che tardava a spegnersi e rimbalzava da una roccia di andesite a una di riolite e poi al tufo, e da quell'insieme di rocce preistoriche usciva una specie di mercurio, lo specchio americano, diceva la voce, il triste specchio americano della ricchezza e della povertā e delle continue metamorfosi inutili, lo specchio che naviga e ha per vele il dolore."
[2666, la parte di amalfitano, vol.1, pag 260]
Questa voce che non sta definendo altro che 2666 ben potrebbe essere - cosė fanno pensare varie associazioni a cui allude il critico ed esecutore testamentario Ignacio Echeverria nella nota che chiude il romanzo - quella di Arturo Belano, protagonista de I Detective selvaggi e presunto alter ego di Bolaņo. In alcune conversazioni, en passant, Bolaņo confessō di essere stato tentato di far finire Belano come una sorta di eternauta che viaggia nel tempo e trasmette dal futuro. E dico presunto alter ego, mi pare che con Belano, Bolaņo ha ottenuto qualcosa di pių interessante che il solito mascheramento che utilizza lo scrittore per tramutarsi in personaggio. Mi viene in mente che, forse, Belano sarebbe uguale a Bolaņo se Bolaņo avesse scelto di essere Belano e non di essere Bolaņo che finė con lo scrivere a Belano. Qualcosa del genere. E' chiaro? Si? Credo di no. Beh, mi dispiace.

"Per Bolaņo, il futuro era l'esilio definitivo e l'esilio, possibilmente e' IL TEMA dell'opera di Bolaņo; perō non fraintendiamo, per favore: l'esilio, non č MAI stata la strategia di Bolaņo come scrittore (...) Come la schiva Cesarea Tinajero ne I detective selvaggi e come lo scivoloso Benno von Archimboldi in 2666, Bolaņo si faceva mito scomparendo. Trovatelo se siete bravi"

QUATTRO

In ogni caso - altro punto che mi sembra interessante - , Belano č piu' che altro un protagonista/specchio. In Belano sogliono proiettarsi, secondi e terzi personaggi e moltitudini e generazioni. Con ciō voglio anche dire che Bolaņo e' stato lo scrittore meno autoaffabulatore che abbia mai conosciuto (senza considerare che poteva contare su un ampia e convulsa autobiografia per costruire in vita la sua leggenda, nel caso che cio' lo avesse interessato). Non ce ne sono molti cosė: Bolaņo era un personaggio in tutto; perō parlava poco e niente della sua storia, del suo passato, di quello che aveva vissuto e per cui era quasi morto. A volte, gli sfuggiva qualcosa in qualche intervista e io, dopo averla letta, lo chiamavo per fargli domande al riguardo e Bolaņo cambiava tema e parlava d'altro. A Bolaņo lo divertiva molto di pių parlare degli altri.nota

Inventarsi storie, ipotesi, teorie cospirative, che spaziavano dai concorrenti del grande fratello alla possibilitā che Bin Laden fosse un ologramma generato nei laboratori di un'agenzia di sicurezza nordamericana molto pių potente della CIA e del Pentagono. Questa vocazione per la congiura e' chiaramente confermata in tutti i suoi libri, nella sua visione di una realtā alternativa, di un presente che a volte sospettava che fosse come scritto dal futuro: dall'impossibile anno/cimitero 2666 dove giā non tutti saranno famosi per 15 minuti, ma 15 minuti saranno tutto cio' si avrā a disposizione per giustificarsi, per ottenere una lapide nobile o un mausoleo duraturo. Per Bolaņo, il futuro era l'esilio definitivo e l'esilio, possibilmente e' IL TEMA dell'opera di Bolaņo; perō non fraintendiamo, per favore: l'esilio, non č MAI stata la strategia di Bolaņo come scrittore. E ciō non solo gli fa onore ma lo rende molto diverso dai troppi autoaffabulatori. Come la schiva Cesarea Tinajero ne I detective selvaggi e come lo scivoloso Benno von Archimboldi in 2666, Bolaņo si faceva mito scomparendo. Trovatelo se siete bravi

Un megaromanzo scomposto e ricomposto. Una spiaggia dove passeggiano altri cinque romanzi

CINQUE

In "2666" ci viene anche detto che "leggere č come pensare, come pregare, come parlare con un amico, come esporre le tue idee, come ascoltare musica (si, si), come contemplare un paesaggio, come uscire per fare una passeggiata nella spiaggia". Ecco qui "queste sono - le possibili istruzioni per immergersi senza affogarsi in questo ultimo romanzo di Bolaņo. Un megaromanzo scomposto e ricomposto. Una spiaggia dove passeggiano altri cinque romanzi - La parte dei critici (un vaudeville accademico), La parte di Amalfitano (una storia di fantasmi dove tutti i vivi sembrano morti), la parte di Fate (il transito esistenzialista di un giornalista sportivo), La parte dei delitti (il censimento tanto clinico quanto lirico di centinaia di cadaveri di donne assassinate), La parte di Archimboldi (la cronaca della deformazione del soldato Hans Reiter perché si formi lo scrittore Benno von Archimboldi) - che si relazionano non come scatole cinesi o bambole russe, ma che sembrano fondersi l'una con le altre proponendo una sorta di storia alternativa del secolo XX. E che - come suo fratello siamese I detective selvaggi link interno, perō' con differente polaritā - č un'altra cronaca di vincoli di sangue, sudore e lacrime che uniscono e separano Europa e America. -
Lė leggiamo che "la storia č una puttana modesta, non ha momenti determinanti ma č una proliferazione di istanti, di brevitā, che competono tra loro per mostruositā" e, si, anche di questo tratta "2666"

SEI

Se I detective selvaggi poteva leggersi come un viaggio di andata - come la traiettoria in migliaia di direzioni da questo punto concentrato di energia che era una visione e una revisione della rivoluzione latinoamericana passata dal filtro di un ars poetica dove l'unico credo possibile era il verso -, allora 2666 si propone come lo Yang di quel Ying: parte da molteplici cittā d'Europa alla ricerca della rivelazione di un mistero messicano vivendo e morendo ed essendo assassinato in una cittā di frontiera con il nome di una santa. E ciō che qui si discute non č l'arte della poesia neomondista, realista e viscerale, ma bensė l'arte del romanzo come uno dei tratti distintivi e nobili del vecchio mondo. Cosė ne I detective selvaggi si andava dietro la pista inframondista della poeta Cesarea Tinajero, mentre in "2666" ciō che si investiga č la prosa europea di Benno von Archimboldi. Cosė nell'uno e nell'altro romanzo finiscono in un deserto. Uno di quei passaggi ampli - spiagge, cieli, oceani, cordigliere - che Bolaņo scrive sempre in cinemascope e super 8 nello stesso tempo. Il meglio di entrambi i mondi.

la meraviglia dei dettagli microscopici di 2666 si puō apprezzare solo con modalitā macro: lasciandosi andare dal torrente di pagine e situazioni e personaggi dove il lettore si perde dapprima, per incontrarsi subito dopo.

SETTE

E nel testo del frontespizio del libro si menziona il concetto di "buco nero" che divora le luci dei molti personaggi che vivono e muoiono in 2666; perō si puō anche intendere nell'inconfondibile stile di Bolaņo - capace di saper coniugare la risata e lo spavento in una sola e serpentina frase - come buco bianco: un fenomeno innovativo spaziale che irradia tutta questa luce che ha divorato per anni e che finisce abbagliando a furia di genio e sentimento. E' chiaro che qui le intenzioni di Bolaņo erano formidabili. E che il risultato č magnifico. Cio' che ottiene qui č il Romanzo Totale, collocando l'autore di 2666 nello stesso gruppo di Cervantes, Sterne, Melville, Proust, Musil, Pynchon, Vollmann y Stephenson: uomini anch'essi impegnati nella ricerca, scoperta e scrittura di ciō che il cileno definisce qui come "centro occulto" o "il segreto del mondo" mentre - come il miniaturista Borges - va citando scrittori e opere dentro la propria opera di scrittore. Un'altra volta il meglio di entrambi i mondi: l'ampiezza della saga, la concentrazione dell'aneddoto.

Pensare in 2666 come un colossale motore romanzesco di movimento perpetuo alimentato con il combustibile di inenarrabili racconti. Un inesauribile murale metā El Bosco e metā Diego Rivera: tutto e tutti si muovono e vanno e vengono e si incrociano nella terra e nell'aria imparentati da tratti artistici (come l'ossessione quasi patologica per lo scrittore tedesco Benno von Archimboldi); mostruosi (la montagna crescente dei cadaveri di donne assassinate nella cittā messicana di Santa Teresa, trasparente maschera di Ciudad Juarez e la cui maggiore discarica clandestina, mi sembra pertinente rilevarlo, si chiama "El Chile", che č un peperoncino piccante ma anche un paese); o culinari (molteplici variazioni quando č ora di preparare costolette di maiale.

Cosė come succedeva con I detective selvaggi - l'altro grande romanzo corale e polifonico e sismico di Bolaņo -, ogni tentativo di sinossi č tanto inutile quanto, finalmente, innecessario. Perchč la meraviglia dei dettagli microscopici di 2666 si puō apprezzare solo con modalitā macro: lasciandosi andare dal torrente di pagine e situazioni e personaggi dove il lettore si perde dapprima, per incontrarsi subito dopo.

Pensare a 2666 come con la scena finale di Citizen kane: un lungo ed elevato travelling sulle proprietā accumulate da un magnate, nelle viscere del suo palazzo, durante tutta la sua vita. Solo che qui non c'e' Rosebud mentre brucia al finale dell'itinerario fornendo la spiegazione. Il centro occulto e il segreto del mondo rimangono invisibili e inviolabili, perchč i romanzi e le vite non godranno mai dell'ordine imposto dai primi studi e dagli ultimi magnati al momento di chiudere una storia.

E' un viaggio lungo, perō come succede nelle migliori traversie, avvistato il porto di destinazione, scopriamo che abbiamo guadagnato tempo invece di perderlo.

OTTO

Quasi al finale di Stella distante link interno - il primo libro di Bolaņo che lessi - trovai una farse che mi impressionō e segue impressionandomi. Li si legge: "Questa č la mia ultima trasmissione dal pianeta dei mostri" . Ricordo che allora non potei evitare di immaginare Bolaņo come una sorta di disc-jockey in orbita, senza ottimismo nč speranza - come in Doctor Bloodmoney, questo romanzo di Philip K. Dick che Bolaņo enumerava tra i suo preferiti -, che trasmette per i mostri che si trascinano sulla faccia della terra. Semplicemente mostri. Mostri mostruosi che conducono battaglie che abbracciavano generazioni e continenti e che massacrarono migliaia di giovani che "Auxilio Lacouture" invoca con prosa da spiritista nel finale de Amuleto. Bolaņo non come il Kurtz di Conrad ma come il Kurtz di Coppola o, per meglio dire, come il Kurtz di Brando. Qualcuno che ordina che lancino le bombe e che sterminino tutti per preservare cosė la memoria corale di queste giovani moltitudini epiche e scomparse che vengono battezzate nei libri di Bolaņo con differenti nomi: los sudacas voladores", "los niņos más lindos de Latinoamérica", "los jķvenes envejecidos", "los perros románticos", "los veteranos de las guerras floridas", "los monstruos", "los detectives", "los detectives helados", "los detectives latinoamericanos", "los detectives perdidos", "los detectives abrumados" e , infine, il definitivo "los detectives salvajes".

2666 č - ora sė - l'ultima e assordante perō intonata trasmissione de quel pianeta che sta qui e dove, invisibile perō onnipresente, morto perō qui vivo nella sua opera, Bolaņo si trasforma ora in una specie di Cesárea Tinajero o di Benno von Archimboldi e converte i suoi lettori in nuovi realisti viscerali, in fiammanti archimboldiani. Perchč tutti i libri di Bolaņo - in un modo o nell'altro, con amore o con spavento sempre mirano e sparano e raggiungono lo stesso bersaglio: nell'ora della veritā lo scrittore č sempre il vero eroe e l'unico destino possibile di ogni peregrinazione santa o sacrilega.

2666 č il luogo dove e' giunto Bolaņo e dove invita ora i suoi lettori a seguirlo. E' un viaggio lungo, perō come succede nelle migliori traversie, avvistato il porto di destinazione, scopriamo che abbiamo guadagnato tempo invece di perderlo. poche volte si č pubblicato un romanzo postumo tanto vitale; da molto non esce in spagnolo qualcosa di tanto trascendente e stupefacente come 2666; e poco e niente importa - salvo che una pagina ancora di Bolaņo sarā motivo di allegria - il profilo inconcluso del suo aspetto.

2666 č uno di quei monumenti che sono venuti per restare, per permanere. Bolaņo, per al nostra felicitā, e con modi da farone onnipotente perō mortale e ateo, ha eretto una piramide che gli sopravvive e l'onorerā per sempre. Piramide di fronte alla quale noi, testimoni fortunati, turisti privilegiati - coem di solito succede con le piramidi -, non smetteremo mai di domandarci, una volta ancora, in che cavolo di modo lo ha fatto.


indice link interno dei testi di Rodrigo Fresan sull'Archivio Bolaņo

NOTE

Rodrigo Fresan, scrittore argentino, era molto amico di Bolaņo. I due si stimavano anche come scrittori. Etra le tante dichiarazioni ecco cosa dice Fresan in una intervista link esterno:
mi interessa molto Bolaņo, ma ciō che significa Bolaņo nel contesto latinoamericano, ciō che significo io mi lascia indifferente. Si, mi pare che, al di lā del personale, e dell'amicizia e dell'ammirazione come lettore e come scrittore, la morte di Bolaņo ha un side-effect doloroso. E' morto a 50 anni Roberto no? Il fatto č che con Bolaņo mi era sembrato che, per al prima volta, era apparso tra i papi della letteratura latinoamericana dei García Márquez, Fuentes, Vargas Llosa, etcétera, un tipo che era a metā del cammino con la mia generazione.
 Ovvero: era al centro di questo immenso abisso, perō pių vicino alla mia generazione e della generazione di qualcuno di 20 o 25 anni. Allora mi pare che Roberto avesse prodotto un effetto interessante perchč con tre anni ancora, con Bolaņo che avesse pubblicato 2666 in vita, e consocendolo oltretutto com'era... sarebbe stato interessante, avrebbe generato qualche forma di attivitā sismica, soprattutto negli strati superiori. Sarebbe apparso qualcun altro riconosciuto nel contesto internazionale, cosa che sta succedendo ora con Roberto. Avrebbe mosso il terreno per la prima volta, il che sarebbe stato molto salutare anche per i papi del boom (gli scrittori menzionati prima), che avrebbero detto "cavoli, dobbiamo metterci a lavorare e con rinnovate energie perchč con forza sta arrivando qualcuno dietro di noi".
torna su

A proposito del rapporto con Bolaņo dice R.Fresan in una intervista:
Arrivai a Barcellona e dopo due giorni eravamo giā come amici intimi. E' successo cosi', una cosa rara.....Perō parlavamo pių del "Grande Fratello" che di letteratura. La veritā č questa. Bisogna chiarirlo perchč la gente pensa che si incontrano due scrittori e stanno nella spiaggia, al mare con i capelli al vento, allora uno dice “Baudelaire” e No, non č cosė, la veritā č che parlavamo molto del cinema trash; a entrambi ci piaceva il cinema trash, vedere brutti film, quelli che danno alla TV...a me piaceva molto, anche la letteraura The best sellers cospirativi.....io sono un grande affezionato al genere del "Il Codice Da Vinci" per esempio. Il codice Da Vinci č molto brutto, pessimo, ci sono libri infinitamente superiori. Allora parlavamo molto di queste cose - beh lui lo diceva - "ci dividiamo" le letture - lui leggeva moltissimo -. Cosė molte volte ci raccontavamo libri che l'altro non avrebbe letto. Ci dividevamo le "zone": lui leggeva l'Europa Orientalelink interno e io gli Stati Uniti.
Ma ervamo molto amici, davvero. Lo stesso che con Enrique (Vila-Matas), sono scrittori con i quali mi identifico molto, perchč mi pare che sono quello che ti dico, fondamentalmente lettori, le cui radici non sono poste sul terreno ma sopra la biblioteca, no? credo che cio' venga da Borges, nel senso di ciō che la mancanza di tradizione sia una froma di tradizione, alla fine, e che passi la cosa della biblioteca per le letture. Questa del lettore che scrive, č anch'essa una cosa molto argentina: c'č in Ricardo Piglia, c'č in Julio Cortazarlink interno. Non č niente di nuovo . torna su

libri di R.fresan pubblicati in Italia: link esterno
Giardini di Kensington
Fresán Rodrigo, 2006, Mondadori
Esperanto
Fresán Rodrigo, 2000, Einaudi
Nel numero monografico di “Nuova prosa’ (46), dedicato all´America Latina dal titolo:
America Latina: dalle derive del realismo magico alla realtā del romanzo. Inediti, testimonianze, saggi"
č contenuto un saggio di Rodrigo Fresan:
Appunti a pič di pagina per una teoria dello stigma





Testo liberamente riproducibile a condizione che ne venga rispettata l'integritā, venga indicato il sito di origine e infromato l'autore di questo sito mail


 
 
azulines