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2666

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Francisco Goldman -

'Su 2666 di Bolaño '

words without borders (4 dicembre 2008)

On Roberto Bolan?o’s “2666” link esterno

© traduzione di Gianni Errera

Il seguente saggio è stato pubblicato per la prima volta all'interno del libretto di introduzione all'incontro pubblico di Francisco Goldman e Natasha Wimmer tenuto il 4 dicember del 2008 presso la libreria Idlewild di New York City. Il saggio di Wimmer si può trovare qui link interno

Il primo romanzo di Bolaño che lessi fu Stella distante link interno . Era la copia di Aura,nota noi eravamo sulla spiaggia a Mazunite, ed io lo lessi in una sola sessione, con poche pause per fare un tuffo. Lei era una grande ammiratrice di Bolaño. Bolaño era morto circa sei mesi prima. In breve tempo cominciammo ad uscire insieme, e ricordo che lei mi raccontò che il giorno in cui egli morì, tutti i bar della Condesa erano pieni di gente in lacrime, ma quello che voleva dire era che anche lei aveva pianto insieme al suo amico Senén, che aveva studiato letteratura con lei alla Universidad Nacional Autonoma de Mexico, e che adesso faceva il barista. Egli gestiva il bar nello stesso posto, pensate, dove l'amico di Bolaño e in certo senso la sua anima gemella, Horacio Castellanos Moya, nota era solito andare a bere. A Senén, come ad Aura, piaceva sempre parlare di letteratura, e di romanzi specialmente. Anche io andai in quel bar e diventai amico sia del giovane Senén che del non più giovane Horacio, che a loro volta erano diventati buoni amici tra di loro, molto prima che conoscessi Aura. Horacio, specialmente quando era ubriaco, era solito alzarsi in piedi dentro il bar raccontando storie sconvolgenti sulla guerra a San Salvador; ne ricordo una su un gioco piuttosto volgare ma macabramente divertente che i guerriglieri praticarono con un cadavere. Senén ed Horacio parlavano spesso di Bolaño ed anche dei suoi libri.

Ma, a parte alcuni racconti, non mi era mai capitato di leggere qualcosa di Bolaño fino a quel giorno a Mazunite. Sulla stessa spiaggia dove, quattro anni dopo, Aura si ruppe il collo tra le onde; morì ventiquattro ore più tardi nel Distrito Federal [citta del Messico]. Ancora adesso scrivere queste parole è per me più difficile di quanto pensassi sarebbe stato. Durante la nostra luna di miele, nell'estate del 2005, su un'altra spiaggia messicana, io ho letto 2666. Ora Bolaño e la sua opera nella mia mente e nel mio cuore sono intrecciati indissolubilmente con la morte, ed Aura, e la morte di lei, e probabilmente sarà sempre così.

Bolaño per noi ha significato molto più di questo: egli scriveva del mondo in cui noi vivevamo. Per Aura, si trattava della Universidad Autonoma de Mexico (soprattutto, naturalmente, nella parte iniziale di I Detective selvaggi , e in Amuleto)e di Città del Messico della nostra giovinezza, splendidamente assurda, inesauribile, turbolenta, e della passione per la letteratura, della intelligentia della classe media, specialmente della generazione dei genitori di Aura, che erano giovani durante il lungo periodo di fervore rivoluzionario, violenza e disillusione in America Latina. "La violenza, la vera violenza, è inevitabile, almeno per quelli di noi nati in America latina durante gli anni '50 e che avevano all'incirca vent'anni al momento della morte di Salvador Allende" nota, dice il personaggio narrante all'interno di un racconto di Bolaño, Mauricio Silva detto "l'occhio".

Anche per me, più vecchio di vent'anni di Aura, solo un po' più giovane dei suoi genitori, tutta quella violenza e disillusione era stata una esperienza personale; non mi riferisco al sommovimento degli anni '60 e '70 in Cile ed Argentina, ma alla deprimente seconda parte dell'epoca rivoluzionaria, quella delle ancora più brutali e spesse volte psicotiche guerre dell'America centrale negli anni '80, in cui ho consumato per lo più i miei venti anni ed i miei trent'anni.

Bolaño nella sua narrativa prendeva spunto dalla realtà, eppure la sua narrativa non era realista. La sua narrativa puntava lontano dalla realtà, certamente lontano da interpretazioni della realtà prosaiche, politiche o morali, ma puntava alla poesia, al finale aperto, ad una specie di esplosione filosofica e tragicomica allo stesso tempo ; la sua narrativa dischiude ogni volta "strade nuove" , come Bolaño disse dell'opera di Borges. In parte è questa misteriosa, radicale essenza, alle volte anche una essenza di parabola epica (qualcuno, forse Amalfitano, in 2666 dice qualcosa del tipo di "Se tu fossi in grado risolvere il mistero degli omicidi di donne a Santa Teresa, avresti compreso anche il significato del male nella nostra epoca") che rende la sua scrittura più vicina allo spirito di Borges ed anche di Kafka che agli altri scrittori americani che peraltro ammirava, come Lezama, Onetti, Cortazar link interno e Bioy. Aura scrisse un saggio su Bolaño e Borges che è stato pubblicato in Words without borders, e cominciava così:


Jorge Luis Borges e Roberto Bolaño per tutta la vita hanno combattuto la vanità ed ogni forma di compiacimento, banalità, ed indulgenza. Il loro è un caso non comune nel mondo letterario, dello stesso tipo di quelli che l'industria letteraria stessa sembra voler mettere ai margini. Non avevano un grande successo di vendite. Durante un periodo consistente delle loro vite hanno vissuto o nell'ombra del rifiuto, o nella clandestinità della violazione estetica. Il rapporto che ebbero con la loro epoca e con gli scrittori a loro contemporanei è stato complesso e non privo di attriti. Certo, quello che entrambi intendevano come letteratura aveva poco a che vedere con il desiderio di essere conciliante con qualunque estetica(che fosse sociale, etica, politica o filosofica) diversa dalla propria. Il loro rapporto con la letteratura era quasi sacrale. Credevano in poche altre cose, ed erano consacrati soltanto ad essa, quasi che la letteratura fosse(e forse lo è veramente) una questione di vita o di morte.
[ leggi articolo intero link interno ]

Aura e i suoi amici della UNAM, in particolar modo, erano gelosi di Bolaño: egli era il loro scrittore. L'amico di lei Jorge Volpi arrivò a conoscere Bolaño, e una volta gli disse, pensando in maniera particolare ad Aura, di quanti lettori appassionati avesse a Città del Messico; Bolaño scoppio in una risata amara, dicendo: "Questo è tutto quello di cui ho bisogno, diventare uno scrittore di culto alla UNAM" . Mentre Bolaño stava cominciano a diventare uno scrittore internazionale, mentre (accettiamolo come egli stesso accettò la cosa) egli stava diventando lo scrittore del momento nell'ambiente letterario di New York, indipendentemente da quanto questo fatto fosse straordinario, fu come se qualcosa dentro di Aura si rompesse. Era bello, in qualche maniera, osservare il suo disorientamento. Lei addirittura provò a far finta, per un po' di tempo, che veramente Bolaño non le piacesse più, ma ovviamente non era vero, tanto che una delle ultime cose da lei pubblicata fu una recensione di Amuleto, insieme ad un'altra di Come sono diventata una suora di Aira.

Per alcuni mesi dopo la morte di Aura, non sono stato in grado di leggere narrativa, ma poi, quando alla fine lo fui nuovamente, la prima cosa che ho voluto leggere è stata il brano della morte di Ingerborg, l'amante di Arcimboldi nell'ultimo libro di 2666, La parte di Arcimboldi. Come ho raccontato precedentemente, avevo letto il romanzo durante la nostra luna di miele di una settimana sull'oceano Pacifico. Quasi lo terminai; lo leggevo furiosamente, tra stupore e meraviglia, ed io di solito sono lento nella lettura (per leggere I detective selvaggi link interno impiegai circa un mese). Aura si era portata dietro due romanzi, Il dono di Humboldt e Madame Bovary in francese, e li finì entrambi molto velocemente. Probabilmente tutto questo potrebbe far sembrare come se l'unica cosa che facemmo durante la nostra luna di miele fu leggere, il che non è proprio vero, ma anche se lo fosse che ci sarebbe di male? Era una specie di villaggio turistico immerso nella natura, dove c'era molto tempo per fare cose...per andare a guardare l'incubatrice per i piccoli di tartaruga, per un giro in canoa nella laguna, e non c'era elettricità, così dovevi leggere per forza alla luce del giorno. Di notte, al ristorante illuminato con dei lumini, bevevamo margaritas e giocavamo a Scarabeo, e lei vinceva sempre. Lei terminò i suoi due romanzi molto velocemente e in seguito, ogni volta che poggiavo 2666 per entrare in acqua o andare in bagno, al mio ritorno la ritrovavo mentre lo leggeva, ed io dicevo " Ridammelo" , e lei implorava "Per favore, almeno lasciami finire questo capitolo!" .

Durante i mesi in cui non leggevo narrativa (mi tuffai dentro una serie di libri incentrati sul lutto, e della poesia), continuavo a ripensare alla scena della morte di Ingerborg in 2666, sebbene il mio ricordo della scena fosse in verità poco accurato, io immaginassi che fosse lungo di un numero di pagine maggiore, e la sua simbologia come più esplicitamente mistica, e molto meno rivelata casualmente, di quanto fosse in realtà. La ricordavo come se fosse stata un poema di Rilke. Naturalmente 2666 è uno dei romanzi più tanato-centrici di tutti i tempi(ed anche, ne sono convinto, uno dei più grandi, punto). Il critico e narratore spagnolo Eduardo Lago in una recensione link interno lo ha descritto come un libro scritto in una corsa contro la morte, in cui puoi sentire la morte che incoraggia lo scrittore. È un grande libro di lutto, di lutti multipli, allo stesso tempo enciclopedico, ed una delle vite che lo scrittore sta piangendo, quella che contiene dentro di sé tutte le vite rifulgenti nel libro, è la sua, perché egli sapeva di stare per morire, e che questo sarebbe stato il suo ultimo libro, ed egli sapeva che questo lo avrebbe ucciso, ed in quasi ogni pagina del libro lo vediamo prendere dei rischi narrativi che sconfiggono la morte.

Lo psicoanalista Darien Leader si chiede, sulla letteratura, sul cinema e sulle altre arti, potrebbe la loro esistenza essere intrinsecamente collegata alla necessità umana di piangere i propri morti?...hanno creato qualcosa "fuori dal caos e dalla distruzione" ...ed aiutare a portare alla luce la natura universale di ciò che sente chi porta un lutto. Ingerborg sa che sta per morire. Questa è la scena che nella memoria si era tanto dilatata nella mia memoria, e che, quando alla fine fui nuovamente desideroso di leggere narrativa, sapevo che dovevo rileggere, più e più volte. Durante una fredda notte invernale, tossendo sangue, Ingerborg sparisce dalla sua capanna sulle montagne, diretta verso le gole dove lei ed il suo rustico affittacamere [NdE, Goldman ricorda male, in realtà Ingeborg non aveva partecipato all'occultamento del cadavere anzi chiede al contadino se è vero cio' che si dice in paese] avevano tempo addietro nascosto il cadavere della moglie di lui assassinata. Alla fine Arcimboldi la trova:

Il volto di Ingeborg era freddo come un pezzo di ghiaccio. La baciò sulle guancie finché lei non si sciolse dall’abbraccio...
il cielo era pieno di stelle, molte di più di quelle che si vedevano nelle notti di Kempten e infinitamente di più di quelle che era possibile vedere nelle notti più limpide di Colonia. È un cielo bellissimo , tesoro, disse Arcimboldi e poi cercò di prenderla per mano e trascinarla al villaggio, ma Ingeborg si attaccò al ramo di un albero come se stessero giocando e non volesse andare.
"Ti rendi conto di dove siamo, Hans? Disse ridendo con una risata che ad Arcimboldi parve una cascata di ghiaccio....
"Siamo n montagna," disse Ingeborg "ma siamo anche in un posto circondato dal passato. Tutte quelle stelle....
"guarda le stelle". ...
“Tutta quella luce è morta “ disse Ingeborg – " Tutta quella luce è stata emessa migliaia, milioni di anni fa. È’ il passato, capisci? Quando è stata emessa la luce di quelle stelle, noi non esistevamo, e non c’era la vita sulla terra, e non c’era nemmeno la terra. Quella luce è stata emessa molto tempo fa capisci? È il passato, siamo circondati dal passato, quello che non esiste più, o esiste solo nel ricordo o nelle congetture adesso è lì, sopra di noi, e illumina le montagne e la neve, e non possiamo far niente per evitarlo”.
[ La parte di Arcimboldi, p.598 ]

Dopo la morte di Ingeborg, Arcimboldi scompare dalla scena per molto tempo.

Bolaño amava dire, e scrivere, che il romanzo era in grado di contenere dentro di sé tutti i tipi di poema. La scena di Ingenborg e le stelle è, insieme con “Exequy on his wife” di Henry King, il canto funebre che rileggo più spesso. E penso che rimarrà tale.



NOTE

Goldman si riferisce alla sua compagna e critica letteraria Aura Estrada (di cui è presente qui link interno il suo saggio su Bolaño), morta in un incidente torna su

Horacio Castellanos Moya (El Salvador, 1957) ha pubblicato otto romanzi, alcuni tradotti in farncese, tedescoe e italiano link esterno . Ha alvorato come giornalista in vari paesi dell'America Latina, Spagna e dal 2004 al 2006 in Germania.
Su Bolaño, in una intervsita ha detto:
Il romanzo "2666" è un lavoro formidabile. Poteva essere scritto solamente da un genio che aveva presagito che la morte gli stava ai talloni, che non ci sarebbe stata un'altra opportunità, che egli egli doveva bruciare le navi e giocarsi il tutto per tutto. Da tutto questo viene l'intensità, la forza, ilo desiderio di essere omnicompensivo...
MJC: Tu hai mantenuto rapporti epistolari con Bolaño ( " una corrispondenza irregolare e malinconica" come scrisse lo stesso Bolaño)...
HCM Sì, è vero: una corrispondenza irregolare, che a lui sembrava malinconica. Una volta egli mi invitò ad andare a Blanes e trascorremmo un pomeriggio assieme: mangiammo con sua moglie ed il figlio Lautaro in un ristorante, più tardi lo accompagnai sulla spiaggia dove alcuni giornalisti arrivati da Madrid gli scattarono delle fotografie, ed alla fine restammo a parlare ed a bere tè nella sala da pranzo del suo appartamento, sicuramente per molte ore, perché quando tornai in treno a Barcellona era ormai notte tarda. La sua morte mi ha rattristato come non avrei mai potuto immaginare.

Si tratta del racconto "Silva detto l'Occhio" contenuto in Puttane assassine pag 25


 

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