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The Departed

Jonathan Lethem

The New York Timeslink esterno 12 novembre 2008
Š traduzione di Paolo Castronovo

' The Departed '

Jonathan Lethem

Nel racconto "La macchina conservatrice" (1953) di Philip K. Dick, un appassionato inventore crea un dispositivo per "preservare" i classici della musica classica - la sacra e, come egli teme, peritura bellezza di Schubert, Chopin, Beethoven e cosė via - inserendoli in un macchinario che trasforma i componimenti in creature viventi: uccelli, scarafaggi e animali che somigliano a armadilli e porcospini. Riadattati in questo modo i pezzi classici e poi messi in libertā, l'inventore intende garantirne la persistenza ben oltre la fragile memoria umana, dotandoli di una serie di difese adeguati al loro valore. Ma, ahimé, gli animali musicali divengono irascibili e violenti, mutando uno dopo l'altro, e quando l'inventore tenta di invertire il processo per dimostrare che la musica č sopravvissuta, essi si rivelano come un'irriconoscibile cacofonia, lontana dagli originali. Oppure che la macchina conservatrice non abbia rivelato la reale essenza - ferocia, irregolaritā - nascosta nei classici dai quali tutto era iniziato?

La parabola di P.K. Dick rievoca l'assurda bramosia radicata nella nostra riverenza nei confronti dell'arte e il tragicomico paradosso di "capolavoro" incarnato nel regno umano che lo porta avanti e ne fornisce il suo unico valore. Se consideriamo noi stessi indegni del sublime intravisto all'apice dell'arte, che rilevanza puō avere tale sublime materia nelle nostre misere vite? Viceversa, se analizzando tali capolavori, e i loro autori, essi si rivelano tanto ordinari, tanto soggetti alle stesse predisposizioni e agli stessi difetti quanto qualsiasi altra cosa piombata sul pianeta - cittā, nazioni, lingue, storie - allora perché elevarle al primo posto? Perfetta o, meglio, imperfetta, possiamo considerare l'arte inutile in entrambi i casi.

La letteratura č pių suscettibile a questi dubbi rispetto alla musica o alle arti visive, che almeno possono muoversi nel campo dell'astratto. Romanzi e racconti, persino le poesie, sono irrimediabilmente creati da materia imperfetta: linguaggio, storia, banali avvenimenti e sogni umani. Una volta che in cosė tanti accettano come inevitabile soggetto la lunga serie di probabilitā che l'universo dā alle aspirazioni della nostra specie, avvilita dallo scoprirsi tra la brutalitā dell'istinto animale e lo spietato strumento del tempo, i libri sembrano declassare questi dalla grazia: come potrebbero tali perdenti raffazzonare qualcosa di sublime?

Il poeta cileno esiliato Roberto Bolaņo, nato nel 1953, visse in Messico, Francia e Spagna, prima della sua morte nel 2003, a 50 anni, a causa di affezione epatica riconducibile all'uso di eroina degli anni precedenti.nota In un'eruzione creativa ormai leggendaria nella letteratura in lingua spagnola contemporanea, diventata rapidamente internazionale, nell'ultima decade della sua vita Bolaņo ha costruito, scrivendo con l'urgenza della povertā e della sua cagionevole salute, uno straordinario corpo di racconti e romanzi intrisi di tali dubbi: che la letteratura, da lui riverita come un penitente che ama un inafferrabile dio (pur inveendogli contro), possa distintamente articolare le profonde veritā che egli [Bolaņo] conobbe da ribelle, da esule, da tossicodipendente;nota che la vita possa, in tutto il suo macabro splendore, individuare la letteratura che cosė disperatamente desidera. Un'intera vita spesa ad amare la poesia in un mondo decaduto č solo uno stupido gioco? Bolaņo si getta tra le fauci del suo enigma, violando una delle principali regole da scuola di scrittura, contraria allo scrittore come protagonista (di fatto, Bolaņo sembra praticare lo sport di violazione di tutte le principali regole da scuola di scrittura, con le sue sequenze oniriche, con gli specchi come simboli, con gli appena dissimulati cenni ai suoi conoscenti e cosė via).

Ancora e ancora Bolaņo popola le sue storie di romanzieri e poeti, sia aspiranti tali che giā affermati, sia dotati che irrecuperabili, sia politicamente disinteressati che estremisti impegnati, destra o sinistra che sia. Con un meraviglioso gioco di prestigio gli scrittori sono onnipresenti nel mondo di Bolaņo, calcando il palcoscenico come eroi romantici e temuti come arroganti "cattivi", persino assassini esteti - eppure essi sono anche tenacemente marginali, scivolando tra le crepe dello spazio e del tempo, solitari, scomparsi, cancellati per sempre. L'urgenza di Bolaņo fonde la letteratura con il peso di tutta una vita: la sofferenza di un aspirante scrittore puō incarnare desiderio sessuale, oppure sogni di libertā politica dall'oppressione, persino l'utopica fantasia dello sradicamento della violenza, mentre i dubbi di un grande romanziere circa le sue chance nel gioco della posteritā possono rappresentare tutto il rimorso per il fardello di una vita, oppure la consapevolezza dei fardelli della storia.

Nella cultura letteraria degli Stati Uniti Bolaņo č diventato una figura magica apparentemente improvvisa. Ciō č il risultato della compressa sequenza di traduzione e pubblicazione dei suoi libri in inglese, coronata dalla galvanica apparizione, lo scorso anno, de "I Detective selavaggi link interno", un romanzo eccentricamente contornato, tipico dello stile di Bolaņo, e incredibilmente lungo, che conferisce ai racconti e ai romanzi che l'hanno preceduto una nuova e sensazionale luce.

Trasportando gli aromi di una cultura latinoamericana pių sbandata e sveglia di quella a cui successe, Bolaņo č stato considerato come una specie di bottone di reset per il nostro deplorabile e sporadico appetito di letteratura internazionale, situandosi in relazione alla generazione di Garcėa Marquez, Vargas Llosa e Fuentes, cosė come David Foster Wallace si pone in relazione a Mailer, Updike e Roth. Come in "Infinite Jest" di Wallace, ne "I Detective selvaggi" di Bolaņo viene a costituirsi un'epica genuina, inculcata con ironia contro la fastositā, con arguzia vernacolare e un pizzico di nichilismo punk-rock. Ogni dubbio che la cultura letteraria fosse precipitata a fare del sentimentalismo su una figura di pseudo-martire "esotico" viene seppellito dall'intimitā e dallo humour di una voce che si guadagna la propria ampiezza riga dopo riga, sfidando gli schemi tradizionali con torrenziale nonchalance.

Tenetevi stretti i vostri cappelli.

2666 vol 1    “The Librarian,” by Arcimboldo (1566).

"2666" č il titolo, perennemente misterioso, del manoscritto di Bolaņo recuperato dai cassetti dopo la sua scomparsa, il suo sforzo principale negli ultimi cinque anni della sua vita. Il libro č stato pubblicato postumo in spagnolo nel 2004, con un incredibile successo, dopo qualche incertezza circa le ultime volontā di dell'autore - un modesto risultato delle quali ha fatto sė che nella sua traduzione inglese link interno (ad opera di Natasha Wimmer, l'infaticabile traduttrice de "I Detective selvaggi" link interno) fosse supportato da due timide e difensive dichiarazioni per giustificarne la forma finale.

Nessun bisogno di commentare. "2666" link interno č un'opera completa, come si spererebbe possa essere ogni romanzo di 900 pagine: Bolaņo ha vinto la gara in dirittura d'arrivo scrivendo ciō che aveva chiaramente progettato come, alla sua maniera auto-inquisitoria, il suo testamento finale. Cosicché, ha concepito non solo l'apice della sua illimitata ambizione, ma una pietra miliare riguardo le possibilitā del romanzo nel nostro mondo sempre pių spaventosamente post-nazionale.

"2666" č composto da cinque sezioni, ognuna con vita e forma autonome; Bolaņo ha, infatti, evidentemente flirtato con l'idea di una pubblicazione separata per ognuna delle cinque parti. Di fatto, due o tre di queste potrebbero essere all'altezza dei suoi capolavori "Notturno cileno" link interno e "Stella distante" link interno. Bolaņo invita apertamente (il romanzo contiene una serie di difese della sua strategia e della sua grandezza formale, del tutto inutili ma assolutamente affascinanti) a collegare queste cinque lunghe sequenze come un abbacinante tutto, nello stesso modo in cui frutti, vegetali, carni, fiori o libri si fondono negli indimenticabili dipinti di Giuseppe Arcimboldo per formare un volto umano.

Come i dipinti di Arcimboldo , i singoli elementi di "2666" sono facilmente catalogabili, mentre il risultato complessivo, sebbene inequivocabile, rimane minacciosamente implicito, trasmettendo una forza ineguagliabile attraverso strategie pių dirette. La prima e l'ultima sezione, inizio e fine del libro - "La parte dei critici" e "La parte di Archimboldi" - saranno le pių familiari per chi ha giā letto altre opere di Bolaņo. I critici sono un gruppo di quattro accademici europei, pedantemente frenetici per ciō riguarda il loro scrittore preferito, il misterioso romanziere Benno von Archimboldi. I quattro vengono visti di sfuggita ad una serie di conferenze continentali sulla letteratura tedesca; Bolaņo non si stanca mai di notare quanto la passione per la letteratura cammini sul filo della lama tra catastrofica irrilevanza e ispirazione sublime. Quando i quattro rimangono coinvolti sessualmente ed emotivamente, il puzzle della loro devozione nei confronti di uno scrittore che rifiuta il loro interesse - infatti non appare mai - avanza lentamente come una grande ombra lovecraftiana nelle loro vite.

Seguendo dubbi indizi, tre dei quattro inseguono l'eco della presenza di Archimboldi in Messico, a Santa Teresa link interno, uno squallido agglomerato urbano di confine, una terra di nessuno della globalizzazione, nel deserto del Sonora. La fine della sezione, brusca in maniera quasi sconcertante, sarā familiare ai lettori degli altri romanzi: gli studiosi non trovano il romanziere tedesco e, non comprendendo neanche perché mai il tedesco si sia ritirato in quel luogo deprimente, si ritrovano sull'orlo di un baratro metafisico. Cosa vi giace nel fondo? Servono altre voci per poter proseguire. Incontriamo, nella seconda parte, Amalfitano, un altro accademico d'oltreoceano naufragato anche lui nelle secche della cittadina messicana, un professore universitario con una splendida figlia e una moglie che ha abbandonato entrambi. Sembra sul procinto di perdere la testa.

Il genio di Bolaņo ricama una schietta recita dei fatti della vita - il romanzo chiama in causa di volta in volta biografie, indagini poliziesche e casi politici o governativi - con scoppi digressivi di un lirismo pungente, come nelle disgiunzioni di autori come Denis Johnson, David Goodis o, sė, anche Philip K. Dick, come anche il regista David Lynch. Amalfitano ripensa ad una lettera della moglie scappata:

"Lola gli diceva che lavorava come donna delle pulizie in grandi uffici. Un lavoro notturno che iniziava alle dieci di sera e finiva alle quattro o alle cinque o alle sei del mattino. [...] Per un secondo pensō che fosse tutto una bugia, che Lola lavorasse nell'amministrazione o come segretaria in qualche grande azienda. Poi la vide chiaramente. Vide l'aspirapolvere parcheggiato tra due file di tavoli, vide la lucidatrice che era come un incrocio fra un mastino e un maiale vicino ad una pianta da appartamento, vide un'enorme vetrata oltre la quale tremolavano le luci di Parigi, vide Lola con il camice da lavoro dell'impresa di pulizie, un logoro camice azzurro, seduta a scrivere la lettera e forse a fumare con suprema lentezza una sigaretta, vide le dita di Lola, i polsi di Lola, gli occhi inespressivi di Lola, vide un'altra Lola riflessa nel mercurio della vetrata che fluttuava lieve nel cielo di Parigi, come una fotografia che č truccata ma non č truccata, un'altra Lola che fluttuava e fluttuava pensierosa nel cielo di Parigi, stanca, e mandava messaggi dalla zona pių fredda, pių gelida, della passione".
[La parte di amalfitano p.230-231 ]

Bolaņo č stato paragonato, per la sua ossessione per i libri, a Jorge Luis Borges. Ma, con l'evidenza lampante di una prosa immediata, sobria, frenetica e scorrevole, cosmopolita e affascinante, il boom di Bolaņo va riconsiderato anche in base alla rivalutazione del maestro dimenticato Julio Cortāzar (il nome di Cortāzar appare infatti in "2666", sebbene sembri che ogni nome umano vi appaia e che il libro legga la vostra mente mentre voi lo leggete).

Alla fine della parte di Amalfitano il lettore rimane, come i critici della prima parte, in possesso di pochi veri indizi per mettere a fuoco la "storia" del romanzo, seppur soffusi da terribili implicazioni. La figlia di Amalfitano sembra essere in pericolo, e se si č prestata attenzione si comprende il riferimento agli accenni di una serie di omicidi e di stupri tra le baracche e i sobborghi di Santa Teresa. In pių (per chi si č ritrovato a leggere qualche recensione o rivista) si sarā notato che Santa Teresa altro non č che un sottile travestimento della cittā reale di Ciudad Juārez link interno, luogo di una spaventosa e pressoché non documentata serie di crimini irrisolti contro donne, con picchi di mortalitā arrivati a centinaia di vittime negli anni '90. Alla maniera di James Ellroy, ma con maggiore controllo dei toni e della scabrositā, Bolaņo ha immerso la capitale del suo grande libro in un baratro senza fondo di tragedia ed ingiustizia reali.

Nella terza sezione - "La parte di Fate " - viene a galla questo materiale del mondo reale, attraverso lo schietto e riflessivo ritratto di un giornalista nordamericano di colore, arrivato a Santa Teresa per quello che scoprirā essere soltanto un patetico e sbilanciato incontro di boxe tra un pugile americano e uno sfidante messicano. Prima di arrivare in Messico, il giornalista visita Detroit per intervistare Barry Seeman, un ex Black Panther diventato predicatore, il quale regala un monologo in forma di arringa simile a quello di Lenny Bruce in "Underworld" di Don DeLillo. Eccone un assaggio:

"Parlō delle stelle che si vedono la notte, per esempio, quando uno va da Des Moines a Lincoln sulla 80 e l'automobile si rompe, niente di grave, l'olio o il radiatore, forse una gomma bucata, e uno scende e tira fuori il cric e la ruota di scorta dal bagagliaio e cambia la gomma, mezz'ora nel peggiore dei casi, e quando ha finito guarda verso l'alto e vede il cielo pieno di stelle. La Via Lattea. Parlō delle stelle dello sport. Quelle sono un altro tipo di stelle, disse, e le confrontō con le stelle del cinema, precisando perō che la vita di una stella dello sport di solito era parecchio pių breve della vita di una stella del cinema. Quella di una stella dello sport, nel migliore dei casi, durava quindici anni, mentre la vita di una stella del cinema, di nuovo nel migliore dei casi, poteva durare quaranta o cinquant'anni se la carriera era iniziata in gioventų. Al contrario, la vita di una qualunque delle stelle che si potevano contemplare sul ciglio della 80, [...] poteva essere morta da milioni di anni e il viaggiatore che la contemplava non ne aveva il minimo sospetto. Poteva trattarsi di una stella viva o poteva trattarsi di una stella morta. A volte, secondo come si guardava la cosa, disse, la questione era priva di importanza, perché le stelle che uno vede di notte vivono nel regno dell'apparenza. Sono apparenza, nello stesso modo in cui sono apparenza i sogni."
[la parte di Fate, p. 316 ]

Infine, con la forza prorompente di un documentario, arriva la quarta parte, "La parte dei crimini". La massiccia struttura elaborata da Bolaņo ora puō essere intesa come una specie di opera di misericordia: "2666" č stato concepito come una camera di risonanza, un ricettacolo adeguato alla gravitā, al peso e all'intensitā dell'angoscia che cerca di commemorare. (Forse 2666 č l'anno in cui la memoria umana riuscirā a sopportare gli eventi di "2666"). Se la parola "inarretrante" (unflinching) non esistesse la inventerei per descrivere queste trecento pagine; eppure Bolaņo non abbandona mai quelle riserve di lirismo ed ironia che rendono la sequenza tanto esaltante quanto estenuante. Il paragone pių prossimo potrebbe essere con la frammentaria toccata e fuga sulle atrocitā delle milizie giapponesi in Mongolia, ad opera di Haruki Murakami, in "The Wind-up bird Chronicle". La tecnica di Bolaņo, al pari di Murakami, incapsula e rigetta sogno e fantasia, a nessun costo di penetrazione del suo realismo.

Torniamo pian piano ad occuparci di letteratura, ed incontriamo Archimboldi, un veterano tedesco della seconda Guerra Mondiale e un tipico testimone "colpevole" del ventesimo secolo, la cui ambiguitā sembra offuscare i delitti del Sonora; ci ritroviamo catapultati in un mondo cosė lontano da come l'avevano immaginato i critici della prima parte che si rimane col dubbio di compiangerli o invidiarli. Sebbene la carriera letteraria di Archimboldi sia disegnata sulla falsariga degli abituali eccessi di Bolaņo, "2666" non presenta mai pių di un frammento dell'autore. Al contrario i titoli dei libri di Archimboldi ricorrono con un ritmo implicito, come se il teorico potere di una letteratura sconosciuta ci opprima come un morbo, un morbo che ci abbatte con la ferocia di un assassino che agisce in un deserto senza luna.

Un romanzo come "2666" č la sua stessa macchina conservatrice, che consegna se stessa ai nostri cuori; č una macchina che conserva vite e personaggi di finzione, gli io segreti nascosti dietro di essi e in essi custoditi, sopra i quali le parole cadono come una pioggia indulgente: critici accademici ed un pugile messicano senza speranze, corpi mai rivendicati abbandonati in scarne sepolture. Scrivendo immerso nei suoi dubbi circa quello che la letteratura č capace di fare, di scoprire, o fino a che punto essa puō osare pronunciare i nomi delle sventure di questo mondo, Bolaņo dimostra che essa puō tutto, e che, per un istante almeno, puō anche dare un nome all'innominabile.

Ora lanciate pure in aria i vostri cappelli.


 
 

NOTE

La notizia circolata negli USA, circa la presunta tossicodipendenza di Bolaņo e che la morte per insufficienza epatica fosse causata dalluso smodato di droghe negli anni precedenti, č palesemnte falsa (leggi l'articolo link interno).
Ancor prima di vendere l'opera di Bolaņo, negli USA e' stato venduta la leggenda - e per certi fersi perfino la mistificazione - di Bolaņo, una sorta di ibrido beatnik-Rimbaudlink interno-Che Guevara, costruito ad arte, ad uso e consumo del pubblico.
Il pretesto perchč l'equivoco prendesse corpo e' stato dato dal racconto "Spiaggia" incluso nel libro Tra parentesi. Spiaggia fu pubblicato per la prima volta sul quotidiano El mundo nel 2000 e fu scritto da Bolaņo in seguto alla richiesta dell'editore fatta a 30 autori ispanici, di scrivere un racconto sulla peggiore estate della loro vita. Il racconto (che come Ignacio Echeverria, afferma nel prologo "appartiene pienamente all'ambito della finzione") inizia cosi':

Smisi con l'eroina e tornai al mio paese e cominciai la terapia di metadone che mi somministravano all'ambulatorio e non avevo molto altro da fare se non alzarmi tutte le mattine e guardare la televisione e cercare di dormire la notte, ma non ci riuscivo, qualcosa mi impediva di chiudere gli occhi e riposare, e questa era la mia routine finchč un giorno non ce la feci pių e mi ocmprai un costume da bagno nero in un negozio del centro e me ne andai in spiaggia, con il costume indosso e un asciugamano e una rivista, e stesi l'asciugamano non troppo vicino all'acqua e mi sdraiai per un po' pensando se fare il bagno o non farlo, mi venivano in mente molte molte ragioni per farlo ma anche alcune ragioni per non farlo (i bambini che facevano il bagno ariva, per esempio), e cosė alla fine il tempo era passato e tornai a casa, e il mattinoi dopo mi comprai una crema solare e scesi di nuovo in spiaggia .....

L'opera di mistificazione di Bolaņo, trattato alla stregua dei personaggi delo spettacolo che abitano le pagine dei giornali spazzatura specializzati nel gossip (lucroso quanto demenziale) e' arrivata fino al punto di negare che Bolaņo fosse mai stato incarcerato in Cile o, peggio ancora, insinuare che Bolaņo fosse una spia. Queste false notizie sono state pubblicate da riviste e giornali prestigiosi, nonostante le smentite di autorevol icritici e scrittori latinoamericani, dove e' stata messa in atto la duplice opera di mistificazione e mitizzazione link interno di Bolano, una leggenda link interno ad uso e consumo del pubblico USA.



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