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Journal of Latin American Cultural Studies, Vol. 18, Nos. 2–3 December 2009, pp. 177-191
© trad Manuela Vittorelli
1. la forma mostruosa
, Messico (ribattezzata nel testo Santa Teresa
e collocata nel Sonora anziché nel Chihuahua). Bolaño ricava i dettagli dei delitti, iniziati nel 1993, dalla ricerca condotta dal giornalista messicano Sergio González Rodríguez (ora pubblicata con il titolo Huesos en el desierto). La resa narrativa di ciascun cadavere violato non si allinea però al resoconto di González Rodríguez
ma si snoda come un rapporto di polizia. L'autore elenca, con distacco monotono, l'ora e la data del ritrovamento, i nomi delle vittime, le condizioni in cui sono rinvenuti i corpi, gli abiti indossati, gli indirizzi delle vittime e le specifiche azioni della polizia per trovare gli assassini o coprire i loro misfatti. Lo stesso González Rodríguez si materializza come personaggio coinvolto nella vicenda. Concedendo ben poco al sentimentalismo, Bolaño non esclude nessuno dalla lista dei sospetti, nemmeno chi come González Rodríguez lo ha aiutato generosamente, rischiando la vita per seguire i delitti. Anzi, le finte indagini di 2666 non solo sono incapaci di individuare i colpevoli, ma non riescono neanche a limitare il numero dei possibili assassini: anzi, lo moltiplicano. Ciò nonostante, alla fine di ciascuna descrizione leggiamo: se cerró el caso. Il caso fu chiuso, chiusero il caso, si chiuse il caso, fu chiuso. Questa dichiarazione, come conto di dimostrare, non solo rivela l'essenza dei "casi" di Juárez presentati in 2666. Ci permette anche di dare una risposta a un altro mistero: qual è la posta in gioco di questo enorme e celebratissimo 2666?
98). Tanto che a volte sembra che qualsiasi contenuto possa andargli bene. La storia di un'ex Pantera Nera che torna alla ribalta negli anni Novanta per dispensare consigli sulla cottura delle costolette di maiale; un professore di filosofia sull'orlo della pazzia che appende alla corda del bucato un libro di filosofia; lo sterminio di un numero imprecisato di ebrei greci durante l'Olocausto – liquidati perché ebrei ma anche perché l'esercito tedesco non sa che farsene – in 2666 sono posti fianco a fianco e sono ugualmente importanti. Comunque, se la narrativa di Bolaño sembra a volte indifferente all'azione che ospita (ci si chiede anzi se l'elenco di cadaveri deliberatamente inventato di 2666 rimandi davvero a Ciudad Juárez; dopo tutto Bolaño aveva creato simili elenchi di corpi femminili violati in La letteratura nazista jn América
e in Stella distante
), non è perché l'autore raccoglie fatti a caso. Succede perché situa gli episodi in una forma che li separa e li divide, così che la continuità non risulta sempre riconoscibile. Il problema non è che i fatti sono collocati arbitrariamente, ma che la relazione tra quei fatti non è facilmente leggibile.
Brett Levinson 'Caso chiuso: Pazzia e dissociazione in 2666 '
Riferimenti bibliografici
Bolaño, Roberto, 2666, Barcelona, Anagrama, 2004.
Bolaño, Roberto, 2666, Translated by Natasha Wimmer. New York, Farrar, Straus,
and Giroux, 2008.
Braithwaite, Andrés, Bolaño por sí mismo: entrevistas escogidas, Santiago, Chile,
Ediciones Universidad de Diego Portales, 2006.
González Rodríguez, Sergio, Huesos en el desierto, Barcelona, Anagrama, 2002.
Ossa ne deserto, Adelphi
Brett Levinson è professore di Letteratura Comparata alla Binghamton University, State
University of New York. I suoi campi di ricerca comprendono la letteratura latinoamericana e gli studi culturali, gli studi postcoloniali, la filosofia continentale, la psicanalisi, la teoria letteraria e il Terzo Cinema. Ha recentemente pubblicato Market and Thought: Meditations on the Political and Biopolitical (Fordham UP, 2004) e The Ends of Literature: Post-transition and Neoliberalism in the Wake of the Boom
NOTE
