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2666

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Alan pauls

'2666 - il romanzo che viene dal futuro '

© traduzione di Carmelo P.

Per me ci sono due Bolano: uno è quello che chiude, in qualche modo, il ciclo del grande romanzo latinoamericano, e in questo senso, I detective selvaggi è un po' il romanzo che chiude; e dopo c'e' l'altro Bolano, che è quello di 2666, che secondo me è qualcuno che apre qualcosa. qualcosa che fino ad oggi, per tutti quelli che hanno letto questo romanzo, continua ad essere un enigma completamente sconosciuto. Diciamo che uno non sa cosa poteva venire dopo di questo romanzo, nell'opera di bolano. 3666, a differenza de I detective selvaggi, che è un romanzo che chiude, è un romanzo che apre, non sappiamo cosa. Ed è un romanzo - non un romanzo postumo, il cui completamento fu interrotto dalla morte - praticamente scritto dall'oltretomba, un romanzo scritto dall'al di là
Alan Pauls, Filba 2008 - Omaggio a Bolaño - 1 - buenos Aires:
Verso Roberto Bolaño: lo scrittore insostenibilelink interno

Roberto Bolaño disse una volta “Ci sono libri che ispirano paura. Paura veramente. Più che libri sembrano bombe ad orologeria o animali falsamente disseccati disposti a saltarti sul collo appena ti distrai". La categoria - libri temibili- sembra pensata a misura di 2666. Come tutte le grandi finzioni di bolano - penso a Stella distante, per esempio-, 2666 fa paura. Provoca paura e riso allo stesso tempo. Leggerlo è come avere i brividi, una convulsione fisica. Non è un libro che si rivolge al lettore, non pretende parlargli né accattivarselo. Vuole toccarlo, marcarlo, attraversarlo con il vento gelato della morte e la brezza ardente della sghignazzata.

E’ lo strano potere che hanno i libri che hanno decifrato il mistero del limite della letteratura: come fare perché la letteratura esca da se, dai suoi cardini, e raggiunga un al di là. Il che ci porta alla questione centrale di 2666: la questione del postumo. Perché diremmo che 2666 è il romanzo postumo di Roberto Bolaño ? Solo perchè apparso dopo la morte del suo autore? Non lo credo. Ho l’impressione che 2666 fosse postumo prima, molto prima che Bolano morisse. E’ ciò che succede con le grandi opere postmortem: L’uomo senza qualità di Musil, Salò di Pasolini, Querelle di Fassbinder. Non sono opere di ricapitolazione, di bilancio, né tantomeno summas. Sono opere che inventano mondi e forme che solo può inventare chi ormai non è di questo mondo né si riconosce in queste forme. Opere ferite, malate, inconsolabili, che non si incastrano del tutto nel mondo in cui appaiono. Opere-zombie alle quali manca sempre qualcosa, o che hanno sempre qualcosa di più, un extra, un supplemento che impedisce loro di adattarsi.

Ecco allora la stranezza che pervade tutto il libro – il libro come Tutto – la sua poderosa fragilità, la sua monumentalità scombinata, piena di buchi. Ecco allora il tono che lo attraversa dall'inizio alla fine: questa modulazione distante, come velata, allo stesso tempo funebre e felice, vicina e impossibile. Il che ci porta al titolo, a questo misterioso 2666. Di cosa si tratta? Una chiave numerologica? Un tocco di millenarismo satanico? A volte mi piace pensare che si tratta di un anno e, in un certo senso, di una singolare operazione di fantascienza. Una fantascienza alla Philip Dick, però anche alla Edgar Allan Poe: quella fantascienza dove i morti parlano. Perché 2666 è l’anno del romanzo: l’anno in cui il romanzo e’ stato scritto, l’anno dal quale arriva fino a noi. In questo senso, 2666 non è un romanzo sul futuro. E’ un romanzo che viene dal futuro, di quell’al di là dove la letteratura sembra nascere di nuovo

i testi di Alan Pauls sull'Archivio Bolaño :

 •  no hay obra! link interno estratto del saggio "La soluciòn Bolaño"
 •  2666 - il romanzo che viene dal futurolink interno
 •  lo scrittore insostenibile link interno tavola rotonda con Juan Villoro e Horacio Castellanos Moya
 •  intervista di Gabriella Saba link interno
 •  Sulla poesia di Bolaño link interno frammento di un'intervista con Vivi Tellas, giugno 2009


 

NOTE



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