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Miguel Gallego Roca -
'Le frontiere del romanzo del XXI secolo (estratto parte II ) '
rivista letteraria Nuova prosa’ (46), Greco&Greco, Milano
© traduzione di Luigi Grazioli
[ ... parte II ]
Alcune opere di Roberto Bolano sono costruite su cunicoli oscuri attraverso i quali l'orrore nazista comunica con le dittature dei paesi del Cono sud. La letteratura nazista in America
(1996), Stella distante
(1996), Notturno cileno
(2000) derivano direttamente da questi cunicoli.
Tuttavia, l'esempio supremo resta il suo romanzo postumo e totale, composto da cinque romanzi, intitolato 2666 (2004). L'ultimo dei romanzi - o, se si vuole la quinta parte - di 2666 è la biografia su scala europea del misterioso ed evasivo scrittore Benno von Archimboldi, nato Hans-Reiter, indirettamente legato al massacro delle ragazze di Santa Teresa, cittadina dietro al quale si nasconde Ciudad Juarez
, la città sulla frontiera tra Messico e Stati Uniti dove si verificano costantemente omicidi e sparizioni.
Lasciato da parte l'inizio rurale e fantastico della sua biografia, con scene che parodizzano o amplificano situazioni tipiche del realismo magico, e accantonate le scene della bohème berlinese degli anni Trenta, il periodo di formazione di Archimboldi è segnato dalla sua esperienza come soldato tedesco nella Seconda Guerra mondiale. Suo padre - figura che appartiene alla Heimat fantastica della montagna e del bosco, luogo nel quale il piccolo Archimboldi immagina di essere un' alga -è un veterano, un eroe della Grande Guerra, orgoglioso della sua grandezza di narratore: "Un tipo che raccontava storie sulla guerra che facevano venire la pelle d'oca, storie che aveva vissuto, su questo gli abitanti del villaggio insistevano con forza, quelle storie lui le aveva vissute, erano vere, non solo erano vere ma in più colui che le raccontava le aveva vissute". La biografia inventata di Archimboldi è un racconto frattale di La letteratura nazista in America e spiega le letture di un certo personaggio de I detectives selvaggi
(1998), l'altro romanzo composto da più romanzi di Bolaño. Si tratta di un modello che si fonda sulle classiche biografie europee, costruite sul modello del "Discorso delle Armi e delle Lettere" di Cervantes. Il problema, tuttavia, è che non ha nessun senso, che non c'è nessun telos, che non si tratta né dello sviluppo di una personalità né del dispiegamento di una volontà. In guerra come in letteratura, Archimboldi è un intruso, un impostore, qualcuno che è giunto ad avere tutto per caso. La sua fonnazione letteraria ha inizio un giorno con la scelta casuale di un libro. Un altro giorno, nel 1939, eccolo arruolato nell'esercito. Poco dopo si ritrova immerso negli orrori della guerra. Alla fine del conflitto diventerà romanziere, cambiando nome da Reiter in Archimboldi. Il nome stesso è frutto del caso: Arcimboldo è il pittore ammirato da un ebreo di cui ha letto il diario in un'isba abbandonata sul fronte russo. La biografia di Ansky, l'ebreo, è parallela a quella di Reiter: avanguardismo, bohème, politica. È tanto simile che, terminando di leggere il diario, Reiter-Archimboldi ha degli incubi. Pensa di essere colui che ha sparato all'ebreo russo, e, allo stesso tempo, di aver sparato allo specchio della propria biografia. Archimboldi, tuttavia, è un suicida passivo, che durante tutti gli anni trascorsi al fronte "non ha fatto altro che cercare una pallottola capace di portargli la pace nel Cuore ".
Allorché è soldato tedesco sui campi di battaglia europei, lo ritroviamo immerso in un teatro di ombre e di incontri raccontato ad alta voce. Un soldato gli racconta il labirinto misterioso che si trova nei sotterranei della Linea Maginot come se si trattasse di una nuova caverna di Montesinos. In un castello dei Carpazi, un vero castello fiabesco, assiste a una riunione delle alte gerarchie tedesche e rumene accompagnate da un'aristocratica tedesca degna di un ritratto di Tamara de Lempicka. In un' atmosfera gotica qualcuno racconta la storia di un matematico rumeno " votato alla ricerca di numeri misteriosi, nascosti da qualche parte nel vasto paesaggio visibile dall'uomo " . Il matematico rumeno, naturalmente, diventa pazzo. La sua storia illustra in modo esemplare le conseguenze dell'oscenità scientifica. La follia deriva dal fatto che egli " ha visto ciò che non doveva vedere ". Apparentemente guarito dalla demenza, il matematico decide di restare in manicomio. Quando qualcuno gli chiede di spiegare meglio la sua visione - quel mondo misterioso di combinaziom infmite - risponde che gli è impossibile spiegarlo meglio perché "se lo facesse, ricadrebbe nella follia e probabilmente morirebbe".
Finita la guerra, il vicedirettore di un organismo incaricato di fornire lavoratori al Reich in un villaggio polacco, Leo Sammer, gli racconta che in modo del tutto casuale era stato incaricato di sbarazzarsi di un treno di ebrei, missione che aveva portato a termine un po' alla volta con l'aiuto di un gruppo di bambini ubriachi. Concluso l'episodio, Archimboldi comincia a scrivere tutti i giorni cosciente del vuoto provocato dalla scrittura: "La lettura è piacere e gioia di vivere o tristezza di vivere, e soprattutto è conoscenza e interrogazione. La scrittura, al contrario, è di norma il vuoto". Ma, malgrado tutto, scrive, scrive, con passione, con disciplina, e comincia a percepire che la scrittura può dare forma al nonsenso: questa è la sua utopia.
Un giorno, una piccola casa editrice accetta di pubblicare il suo primo romanzo. L'editore, che ha l'aria di un gangster, aveva militato nell'unità paracadutisti e, in occasione del suo primo incontro con Archimboldi, si ostina a spiegare gli effetti psicologici di un "bombardamento a tappeto" come se si trattasse di un exploit personale. In quell'istante Archimbldi è già fuori dalla Storia: è il soldato che continua a fuggire, il disertore. Il Kundera del Sipario lo paragonerebbe al soldato Sveyk del romanzo di Hasek: colui che non prende la guerra sul serio, "perché ciò che non ha senso non può essere preso sul serio".
Dall'esterno egli considera l'editore come un povero diavolo che è convinto di avere partecipato a un momento chiave della Storia: "la storia, che è una semplicissima puttana -pensa Archimboldi -, non ha momenti determinanti, è una proliferazione di istanti, di brevi momenti che rivaleggiano in mostruosità tra di loro" . Questa definizione della Storia manifesta curiosamente una certa coincidenza con le storie in contrappunto del romanzo precedente (il quarto dei cinque che formano, come abbiamo detto, il romanzo 2666), intitolato "La parte dei crimini", racconto di centinaia di omicidi di donne avvenuti nella cittadine di SantaTeresa. La saturazione del male che viene narrata in questo romanzo è un po' come il mormorio della Storia, il rumore di fondo del nostro tempo.
Bolaño non lascia nulla di intentato quando si tratta di immaginare le forme del crimine. Noi lettori siamo costretti a seguire a un ritmo delirante - il ritmo di una fuga - ogni singolo caso di donna violentata e uccisa. Bolaño non distoglie lo sguardo dalla sua immaginazione. Trova un linguaggio, una forma per esplorare il male, una forma che giunge perfino a neutralizzarlo per estenuazione. È molto probabile che 2666 sia il primo romanzo rivelatore del XXI secolo. L'orrore e il riso.
NOTE
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estratto - parte I - tratto dalla rivista letteraria Nuova prosa’ (46), Greco&Greco, Milano, dal titolo:
America Latina: dalle derive del realismo magico alla realtà del romanzo. Inediti, testimonianze, saggi"
la prima parte puoi leggerla nella sezione "critica"
© Luigi Grazioli (che ha tradotto questo saggio), è nato nel 1951 a Fara Gera d'Adda (Bg), dove vive. Ha pubblicato "Cosa dicono i morti" (1991)
; "Racconti immobili
" (1997); "Lampi orizzontali
" (finalista al premio Bergamo, 2003). Collabora a quotidiani e riviste, dal 1999 dirige la nuova serie della rivista "Nuova Prosa" della Greco&Greco editori
.

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