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Maurizio Garreffa il concetto di "perturbante" è citato da Alex Candia
Palinsesto totale nella opera di Roberto Bolaño
1. Il perturbante
Primo passo: il perturbante.
Qualche tempo fa mi sono chiesto: terrore o orrore?Ho cominciato a raccogliere alcune informazioni, soprattutto nei libri che avevo letto e nei manuali che avevo sfogliato, trovando in quelle pagine spunti interessanti. Alla fine, quella che vi propongo è una mia personale disamina dei due termini attraverso i tortuosi sentieri della letteratura, della psicologia e della filosofia. Questa vuol essere soltanto una chiacchierata: forse un po' noiosa, ma necessaria.
Un essere mostruoso coperto di peli, bagnato di bava filamentosa e gelatinosa e con un odore di mare in putrefazione, si stampa sulla finestra del nostro studio. Il rumore che manda è uno squasc molle e vibrante. Dalle mani spuntano unghie giallognole e rosicchiate che rigano il vetro con un assordante raschiare. Dalla sua bocca esce un urlo che è la somma di tutte le grida del mondo.
Terrore o orrore?
Facciamo un passo indietro e torniamo a parlare di paura. Quest’ultima nasce da un incontro inaspettato con qualcosa che è altro da noi, con un qualcosa che viene concepito come minaccioso dal nostro equilibrio e dunque inteso come pericoloso per la nostra esistenza. L'altro-da-noi è, quasi sempre, l'ignoto nelle sue varie forme (fisiche o psicologiche). In questo senso ci viene incontro Sigmund Freud con il suo celebre articolo "Das Unheimlich" pubblicato nel 1919, dove tratta per la prima volta il termine perturbante. Il significato che Freud conferisce alla parola "perturbante" è da rilevarsi nella paura di un elemento ben noto e radicato da tempo nella psiche e che per svariati motivi riemerge alla luce dopo che il processo di rimozione lo aveva preso e messo in un angolino nascosto della testa (spesso dovuto alla presenza di residui infantili nella psicologia dell'adulto. L'elemento infantile è infatti un frammento importante della teoria di Freud).
"È detto unheimlich tutto ciò che potrebbe restare segreto, nascosto, e che è invece affiorato" ci conferma Schelling. Freud lavora su questo termine perché insoddisfatto del precedente significato di unheimlich, da lui considerato limitativo: un certo Jentsch, infatti, concludeva il suo saggio sull'unheimlich affermando che era sinonimo di "inconsueto". Freud, invece, elabora una teoria completamente diversa e più complessa. La contrapposizione di base che propone è tra gli aggettivi heimlich o heimisch (familiare, confortevole e nativo, dalla particella heim = casa) e unheimlich (per l'appunto il perturbante che ci fa spavento perché non è familiare). È una parola strana e unica nel suo genere, per via della sua ambiguità semantica e le diverse sfumature di significato, tanto che in nessun altro vocabolario europeo si trova un termine simile da potergli accostare. Addirittura, nel vocabolario tedesco (per la cronaca, Freud fa riferimento al dizionario di lingua tedesca di Daniel Sanders), alla voce heimlich compaiono due significati principali:
Si capisce così che il termine ha una doppia accezione, quella dell'agio e quella del nascondere.
Riassumendo, è una parola ambivalente, ambigua. Ed ecco l'affascinante sfumatura: il significato di heimlich arriva a coincidere e a sovrapporsi con il suo contrario e negazione, unheimlich, quando appunto lo si intende come "tutto ciò che dovrebbe restar segreto, nascosto e che invece è affiorato" come dice il già citato Schelling. Spaventoso e familiare sono due termini ossimorici e il perturbante scaturirebbe dal loro incontro: perturbante, però, non è equivalente a spaventoso e neppure il contrario di familiare. Pertanto: il perturbante, ciò che porta angoscia, è un non-familiare, qualcosa che assomiglia al nostro ambiente domestico ma che in realtà cela in sé un che di straniero, sconosciuto, enigmatico. Parlare di questi termini nel nostro caso è importante se ci riferiamo a storie di paura: tra i principali fenomeni che secondo Freud hanno un effetto perturbante ci sono infatti le tematiche della morte; le forme del doppio (vale a dire il bifrontismo. Freud fa sua la teoria di Otto Rank, presente in "Der Doppelgänger", secondo la quale il duplice è qualcosa che sovrasta l'io portando angoscia: di fronte ad un sosia riemerge con violenza ciò che era stato rimosso); la malattia psichica (mi vengono in mente i racconti di Edgar Allan Poe). Oppure, il perturbante sorge di fronte ad un'incertezza intellettuale, vale a dire quando ci troviamo di fronte a fenomeni per i quali in passato abbiamo avuto dubbi sulla loro natura e che avevamo risolto con spiegazioni razionalistiche, le quali in questo momento non ci danno più garanzie (Freud, 1919). Il perturbante è dunque quel qualcosa di nuovo che ci suscita diffidenza e dunque paura, appunto perché è altro da noi e da ciò che conosciamo.
È quel particolare in più che stona nel quadro generale.
Renato Barucco, che ha dedicato una tesi sul perturbante, lo descrive come "il segreto violato", con questa spiegazione: "l'unheimlich è stato in passato qualcosa di familiare (prima accezione di heimlich), poi la rimozione lo ha reso nascosto (heimlich, seconda accezione). La sua attualizzazione nell'hic et nunc genera l'effetto perturbante, l'unheimlich, il segreto violato." ("Il perturbante delle trasformazioni corporee nel cinema", R. Barucco, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, 2003). Per catturare l'attenzione del lettore di oggi, in ogni caso, lo scrittore non può più ricorrere come in passato alla descrizione di luoghi orrorifici, apparizioni apocalittiche e altre mostruosità ma, come dice Henri James nel 1865, "deve giocare il suo gioco sapiente di seduzione introducendo una nuova alchimia: 'i misteri che si trovano alle nostre porte'". Più realtà dunque, più familiarità a tinte chiaroscuranti: il successo di una storia si avrà quanto più è collegata con gli oggetti quotidiani della nostra normale esistenza. D'altra parte, rendere il concetto del perturbante nella narrativa di oggi non è semplice, dipende dalla bravura dell'autore e dalla capacità (o dall'interesse) del lettore di farsi coinvolgere nell'opera: se il contesto della storia è credibile, nel momento in cui caratterizziamo un evento perturbante creeremmo un effetto paura davvero realistico (a differenza, come precisa Barucco, di ciò che accade nelle favole).
Il cinema, in questo campo, è molto vicino alla letteratura. Nel mondo del cinema esiste il cosiddetto effetto tecnico della "sutura" (Gabbard, 1999), ossia il montaggio chirurgico delle immagini del film:
Pertanto, il regista sa come creare un effetto perturbante nello spettatore. E parlando di storie di paura e di cinema, non posso non pensare a Stephen King e a Kubrick. Il film "The Shining" (1980) lascia sperduto il proprio spettatore senza alcuna possibilità di difesa: tutto grazie ad una serie di errori o sviste che invece errori e sviste non sono, sono scelte volute, create dal regista per smarrire il pubblico in maniera progressiva. In "Cause di errori", una tesi di Simone Parnetti, si ha un quadro generale di come si possa perturbare in maniera sapiente e di come lo abbia fatto Stanley Kubrick. E dal momento che ho visto il film (uno dei primi che ho visto del regista), posso confermare quanto segue. Nella pellicola ci sono molte inquadrature "sbagliate".
Questo mi piace: e si crea terrore. Soprattutto, si produce mistero.
La prova della riuscita del regista, sta nel fatto che la paura si sperimenta soprattutto di fronte all'incomprensione, alla perdita di se stessi nel labirinto del racconto. Ho citato questo capolavoro di Kubrick, proprio perché nella sua tesi, Simone Parnetti scrive che uno dei punti di partenza nella stesura della sceneggiatura è stato il saggio sul perturbante di Freud: gli errori del film dovevano restare nascosti (dice, con un velo di ironia), invece sono apparsi con sempre maggiore evidenza, provocando smarrimento e dando vita al perturbante. Un altro motivo per cui ho voluto parlare di questo film, sta nel fatto che Kubrick (a mia avviso) ha svolto un vero e proprio lavoro di seduzione. Cioè, The Shining mette in pratica le parole di Henri James sopra citate: "(l'autore) deve giocare il suo gioco sapiente di seduzione introducendo una nuova alchimia". In fondo Kubrick non mette in scena niente di particolarmente orribile o terrificante, eppure il senso di disagio che provoca è esemplare (un po' come ne "Le iene" di Tarantino: la scena del taglio dell'orecchio non si vede eppure si percepisce così tanto che è come se si vedesse il sangue colare e la cartilagine venire via).
Tuttavia, ci sono altri esempi di cinematografia dove potremmo trovare un effetto perturbante: per esempio "Eyes Wide Shut" (dove, tra l'altro, troviamo ancora il ribaltamento speculare dell'immagine), collegato al film più recente di Marco Bellocchio dal titolo "L'ora di religione". In Eyes Wide Shut, il dottore dalla faccia da bambino William Harford (interpretato da Tom Cruise) si trova di fronte a sua moglie Alice (Nicole Kidman) che gli confessa che lo avrebbe lasciato per un altro, che avrebbe lasciato la figlia e tutto il resto. Nella sequenza con il volto cristallizzato di Bill, l'angoscia è muta: lui, infatti, non riesce a rispondere, anche perché gli squilla il cellulare; risponde invece il pittore Ernesto Picciafuoco (interpretato da Sergio Castellitto) dopo che l'enigmatico cardinale gli ha appena annunciato la canonizzazione della madre: "Lei mi ha dato una notizia incredibile, del tutto estranea alla mia vita". Da quel momento, Cruise/Bill e Castellitto/Ernesto saranno costretti a fare un viaggio nel loro inconscio: il collante, ancora una volta, è proprio Sigmund Freud.
Mi pare che l'interessante questione del perturbante sia chiara. Il passo successivo, ossia quello a cui volevo arrivare, è: qual è la reazione di fronte al perturbante?
Per l'appunto: terrore o orrore?
Fonti e letture consigliate:
S.
Freud, Il perturbante (trad. it. di Das
Unheimlich a cura di Cesare L. Musatti), ed. Theoria,
Roma-Napoli 1984, p.16.
G. Dello Buono, Una nota su
terrore e orrore come tecniche narrative e fatti sociali,
Dismisura - versione aperiodica on line, Fantasmatico, anno XXVIII,
n°120.
R. Ceserani, Ernst Jentsch, La narrazione
fantastica (in appendice: Sulla psicologia
dell'Unheimliche, trad. di Zur Psychologie das
Unheimlichen), Collez. "La porta di corno", ed.
Nistri-Lischi, Pisa 1983.
D. Hendel Sanders, Handworterbuch
des deutschen Sprache, Leipzig-Wigand 1878 (o cfr. dizionario
Muret-Sanders).
O.
Rank, Il doppio: il significato del sosia nella letteratura e
nel folklore (trad. it. di Der Doppelgänger),
Collez. Tasco, Carnago (Va) - Sugarco 1994.
R. Barucco, Un
corpo altro - Il perturbante delle trasformazioni corporee nel cinema,
tesi di laurea, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano,
corso
di Psicologia, 2003.
H. James, Giro di vite,
ed. Newton&Compton, Roma 2004.
G. O. Gabbard, K.
Gabbard, P. Pancheri, Cinema
e psichiatria, Raffaello Cortina Editore, Milano 1999.
S.
Parnetti, The Shining e
la sua organizzazione spazio temporale, tesi di laurea,
Università degli studi di Siena, corso di laurea in Lettere
Moderne,
2003.S.
Ciaruffoli.
Stanley Kubrik - Eyes Wide Shut,
ed. Falsopiano,
Collez. Light, Alessandria 2003.
Maurizio Gareffa
Nasce a Genova nel 1981. Ha svolto studi artistici ottenendo il diploma di Rilievo e Catalogazione dei Beni Culturali, e studi letterari, laureandosi a Genova nella facoltà di Lettere Moderne con una tesi in storia medievale incentrata sul ramo della microstoria. Titolo della tesi: "Società e vita quotidiana a Chiavari nel Medioevo". Attualmente vive a Chiavari dove lavora come giornalista presso l'emittente televisiva TeleRadioPace, dopo aver collaborato con diversi giornali locali.
Nel 2000 ha conseguito il diploma triennale della Scuola Chiavarese del Fumetto e ha collaborato con lo studio Giorgetti-Mazza, specializzato in illustrazioni per la scolastica elementare, apprendendo la conoscenza dei maggiori programmi di grafica per computer.
La passione letteraria e la voglia di scrivere arrivano all'età di quindici anni. Nel 2001 riceve il premio di segnalazione al concorso Marengo d'Oro di Sestri Levante per il racconto "Helen, la storia insegna".
Nell'ambito della narrativa, ha pubblicato il romanzo " Anime Maledette
" (De Ferrari editore, aprile 2005), che è stato ristampato nel mese di ottobre dello scorso anno. Nell'aprile del 2006 è stato pubblicato il suo racconto "L'enigma della cripta", inserito nell'antologia ligure del giallo "Liguria in giallo e nero" a cura di Anselmo Roveda (Fratelli Frilli editori, aprile 2006). Il racconto è l'apertura di una saga ambientata tra il medioevo parigino e quello ligure: per il primo libro della serie è prevista l'uscita tra il 2006 e il 2007. Sempre nel 2006, è uscito il racconto "E fu di gioia", nella raccolta pubblicata dall'Associazione chiavarese "L'Agave".
Dal 1996 è membro del Corpo Bandistico Città di Lavagna, dove suona il clarinetto al secondo livello. Dal 2003 è consigliere attivo nell'organico amministrativo della F.I.D.A.S. di Chiavari, associazione per i volontari di sangue. Dal 2005 è membro dell'Associazione culturale "La Torre" di Leivi e sempre dal 2005 è fondatore e organizzatore dell'Associazione "Sei nell'Arte", dedicato all'arte in tutte le sue forme e in particolare ai giovani che la praticano. Dal 2006 si occupa dell'organizzazione e dell'ufficio stampa.
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