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Maurizio Garreffa il concetto di "perturbante" è citato da Alex Candia
Palinsesto totale nella opera di Roberto Bolaño
3. La percezione della paura
Terzo passo: come cambia la paura nelle persone?
A questo punto, spero d'aver chiarito alcuni passaggi:
Questi punti, interessanti per quanto riguarda l'aspetto teorico, ci hanno permesso soprattutto di riflettere sulla maniera di scrivere horror, con la particolarità di essere realistici. Prima di passare agli argomenti successivi, dunque, mi piacerebbe citare qualche esempio conclusivo. Il primo che mi viene in mente è tratto dall'opera di Stevenson, "Dr. Jekyll and Mr. Hyde". Il diverso, Hyde, crea un certo orrore per la sua bruttezza e per il carattere sfuggente dei dati che la determinano, ossia per l'impossibilità a fissarla entro una serie di aggettivi precisi e qualificanti. Dunque, aggiungiamo questo particolare: l'orrore (come vedremo anche tra qualche riga) è dato dalla sua sostanziale ineffabilità. Ecco alcune descrizioni di Hyde:
Ecco, per tutti e tre i protagonisti non ci sono argomentazioni plausibili e razionali per spiegare la propria paura, meccanismo che provoca un sentimento d'orrore. La visione di Hyde, infatti, esce dalla cognizione del mondo propria di Enfield, Utterson e Lanyon e dalle loro conoscenze sul soprannaturale e sulle tipologie umane a loro note. E' una sensazione che dunque crea orrore e lascia inermi (mi bagnò come dopo una corsa; notevole affievolirsi del polso; senso di irrigidimento). Dato che tutti e tre non hanno reazione, ma sbigottimento incline all'annichilimento, Stevenson ci conferma che l'orrore può essere davvero accostato alla paura secondaria.
Vorrei fare ancora un esempio del passaggio da terrore a orrore, questa volta prendendo come riferimento il testo di John Fowles, "The French Lieutenant's Woman". In questo appassionante romanzo, il filo rosso è una sottile e psicologica storia d'amore tra due persone appartenenti a sfere sociali diverse. In breve, il ricco e borghese Charles si innamora (flirta, potremmo dire) di Sarah, una ragazza outcast, disorientante e passionale. Sarah è l'elemento perturbante di Charles: lui, nonostante sia pazzo di lei, è allo stesso tempo spaventato. Cedere alle ragioni del cuore, infatti, significherebbe andare contro i canoni della propria cultura e della propria dottrina sociale. A metà narrazione, tuttavia, Sarah gli confessa il proprio innamoramento. Charles ha la prima reazione:
Ma è solo un istante. Charles respinge Sarah con violenza e si precipita alla porta. D'accordo, siamo di fronte al terrore, alla paura primaria, irrazionale e psicologica. Si possono trovare mille spiegazioni plausibili e razionali per la confessione di lei e per la reazione di lui, che dapprima risponde al bacio e poi scappa in preda ai sensi di colpa. Fino a quel momento, quindi, il perturbante è ben spiegato dalla razionalità di Charles: il bacio è normale, ricusarlo è altrettanto possibile. Poi il narratore aggiunge:
Ossia, Charles scappa per piombare in un orrore ancora peggiore. Charles, infatti, vivrà con orrore e scoramento infinito l'idea di staccarsi per sempre dal solido ancoraggio della tradizione nobiliare per avventurarsi nel mare infido e umiliante di una attività lavorativa. In questo caso la dicotomia orrore/terrore non emerge in un'azione, ma in un comportamento psicologico di ampio respiro, che si legge tra le righe di un intero romanzo. Charles non è preparato al cambiamento sociale che subisce, non è preparato al rifiuto dei familiari, non è preparato alla perdita dei propri privilegi. Charles, dopo la reazione primaria, annichilisce: è, come è scritto, rassegnato.
Questi esempi ci introducono al passo successivo.
Cosa succede quando due persone di diversa cultura si trovano di fronte allo stesso fenomeno pauroso?
Se è vero, come abbiamo detto, che la paura nasce nel momento in cui ciò che vediamo supera le cognizioni del nostro mondo, la variabile in questo assunto sono proprio le nostre conoscenze. Un identico evento pauroso può dunque ingenerare terrore o orrore solo in base al rapporto che l'evento viene a creare con lo spazio simbolico della persona, con le sue cognizioni e il suo sapere. Pertanto, la risposta al perturbante sarà diversa da persona a persona. Di questo bisogna tenere conto se vogliamo rappresentare in maniera realistica una storia di paura. Giulio Dello Buono prende come riferimento un racconto di Hoffmann, "Il Maggiorasco": il castello dove il vecchio prozio e suo nipote risiedono temporaneamente è infestato da uno spettro, conseguenza di un fatto di sangue avvenuto nel passato.
In questo caso, l'uomo tenta di giustificare gli eventi a cui è costretto ad assistere; sono tentativi di autocontrollo, sforzi per non cedere all'orrore. Cosa che non accade: "Il sangue nelle vene mi si era fermato. Sudore freddo mi imperlava la fronte, rimasi seduto, immobile, nella mia poltrona, incapace di alzarmi e ancor meno di chiamare." Le difese del personaggio sono crollate, come da teoria sull'orrore. Il giorno dopo si manifesta lo stesso evento, questa volta in presenza sia del nipote sia del prozio.
Nipote e prozio rispondono diversamente. Il primo resta passivo, il secondo ha una reazione.
Nel caso del giovane, l'evento soprannaturale è qualcosa che supera le proprie barriere dell'immaginazione. Il prozio, invece, conosce il fatto di sangue avvenuto nel castello, è un evento che non gli è nuovo. Dunque, il suo spazio simbolico e la sua cognizione più ampia gli permettono di non accedere all'orrore. Esaminiamo un altro esempio: L'incubo di Hill House di Shirley Jackson. Avevo in mente un paio di storie di Stephen King, ma ho preferito toccare qualcosa di meno noto. Come già si evince dalla copertina del libro, la cosiddetta "Casa" è un trionfo di angosciante architettura in una landa buia e desolata. Alcuni personaggi, riuniti dal professor Montague, laureato in antropologia ed esperto di fenomeni paranormali, cercheranno di abitarla nel tentativo di capire quali segreti nasconde. Quando ognuno di loro entra per la prima volta a contatto con la "Casa", le reazioni si rivelano differenti (uno dei punti più importanti nello scrivere una storia di paura (e non solo), è proprio quello di tener conto dei diversi caratteri dei personaggi).
Eleanor sceglierà di andare avanti, insomma, sceglierà la "Casa" (anche se alla fine della storia si scoprirà quanto sia vero il contrario, ossia che è la Casa a scegliere la giovane protagonista). E' orrore? Credo di sì, perché la costruzione (Era una casa disumana, non certo concepita per essere abitata) supera qualsiasi concezione sulle case che la donna si è fatta fino a quel momento. Di più: quella casa, chiaramente disumana, ha addirittura qualcosa di umano che è spregevole: la facciata sembrava sveglia, con le finestre vuote e vigili a un tempo e un tocco di esultanza nel sopracciglio di un cornicione. Poi si legge:
Se riprendessimo in mano l'esempio tratto da Stevenson ci accorgeremmo di alcune somiglianze. Secondo Enfield, infatti, Hyde non è: facile a descriversi. C'è qualcosa che non va nel suo aspetto, qualcosa di sgradevole, anzi di ripugnante. Non ho mai visto un uomo che mi disgustasse tanto e non so dire perché. Eleonor e la sua paura ci confermano quanto detto prima: l'orrore nasce dall'incontro con qualcosa che è sfuggente, perché sfuggenti sono i dati che determinano quel qualcosa, ed è impossibile fissarlo entro aggettivi chiari e precisi. L'orrore è dato dalla sua ineffabilità. Ma questa è Eleanor.
Theodora reagisce diversamente all'incontro con la Casa. Ha paura (Io sono Theodora. Theodora e basta. Che schifo di casa...), ma è una paura diversa, più isterica, più divertita, della serie "che ci faccio qui? Perché non ho dato retta al mio oroscopo?". Insomma, il suo somiglia più a un terrore dilagante, ma non all'orrore disarmante e disorientante di Eleanor. Eppure la Casa è la stessa, guardate la copertina ok?
E questo è Luke Sanderson. La sua reazione è esageratamente divertita, una tacca in più di Theodora. E' sprezzante, direi, e per buona parte della storia non cambia (E' dentro, a godersi la sua casa stregata; Insomma, sono sicuro che in questa casa noi ci staremo da re). Lui non prova nemmeno terrore, ma una singolare paura che è quasi un fastidio: d'altra parte è figlio di uno dei proprietari della casa. Ne ha sentite di cotte e di crude, è a conoscenza di tutti i retroscena inquietanti e ha avuto certamente modo di valutarli. Ha più di una spiegazione razionale da dare ai misteri di quell'orribile immobile, garantito. Luke ha lo stesso bagaglio culturale del prozio che abbiamo trovato nel racconto di Hoffmann. E adesso veniamo a questa scena, che ci dice quanto può essere diversa una reazione di fronte al perturbante:
La reazione delle due donne è diversa, soltanto che qualcosa è cambiato: il terrore isterico tenuto a freno dalle convinzioni sul paranormale di Theodora è esploso dopo alcuni giorni di vita nella Casa. Lei scherzava sulle stranezze di Hill House, metteva le sue paure da parte con una risata e via. Semplicemente, Theodora non regge a quella visione, ora non ha spiegazioni razionali da darsi e non riesce più a scherzare, persino il suo linguaggio cambia registro. Eleanor invece è strana, forse un'outcast come la Sarah di John Fowles, chi lo sa. D'altra parte, ci spiega il professor Montague, è una donna che ha avuto a che fare con fenomeni (veri o presunti) di poltergeist. Crede, in un certo modo, di essere l'eletta, una sorta di predestinata a qualcosa (io sono l'eletta, pensò dissennatamente, sono fuori dal gruppo). Insomma, il paranormale può esistere, per lei è una spiegazione plausibile, inoltre ha già avuto modo di essere protagonista di una scena simile poche pagine di libro prima. All'orrore iniziale, Eleanor ha dato una spiegazione (questa volta sono pronta, si disse Eleanor): ora, quel sangue non le fa paura. E' cresciuta, si può dire. Theodora ha fatto un percorso inverso, ed ecco che di fronte allo stesso evento le due ragazze reagiscono in modo differente e rovesciato (è possibile che non sia del tutto in me in questo momento?, pensa Eleanor).
Inoltre, le protagoniste di questa storia come i protagonisti delle altre storie citate, hanno avuto un motivo diverso per reagire alla paura. E' questo che mi interessa: come e perché rispondiamo alla paura?, mi chiedo.
Sarà da queste parole del prof. Montague che tenteremo di dare una risposta alla mia domanda.
Fonti e letture consigliate:
R. Rutelli, Semiotica (e)semplificata,
Edizioni dell'Orso, coll. Mythos/Logos, Torino 2000.
R. Rutelli, Quell'oscura innocenza della seduzione - discorsi e
percorsi della passione, Liguori Editore, Coll. Strumenti, Napoli
2001.
R. Rutelli, Il desiderio del diverso - saggio sul doppio,
Liguori Editore, Coll. Strumenti, Napoli 1990.
S. Jackson, L'incubo di Hill House, Adelphi Edizioni, Milano
2004.
R. L. Stevenson, Lo strano caso del dottor Jeckyll e Mr. Hyde,
Fabbri Editore, Coll. I Delfini, Milano 2004.
J. Fowles, La donna del tenente francese, ed. A. Mondadori,
Milano 1994.
E.T.A. Hoffmann, Il maggiorasco e altre novelle, a cura di B.
Allason, UTET, Coll. I grandi scrittori stranieri, Torino 1941.
Giulio Dello Buono, Una nota su terrore e orrore come tecniche
narrative e fatti sociali, Dismisura - versione aperiodica on line,
Fantasmatico, anno XXVIII, n°120.
Maurizio Gareffa
Nasce a Genova nel 1981. Ha svolto studi artistici ottenendo il diploma di Rilievo e Catalogazione dei Beni Culturali, e studi letterari, laureandosi a Genova nella facoltà di Lettere Moderne con una tesi in storia medievale incentrata sul ramo della microstoria. Titolo della tesi: "Società e vita quotidiana a Chiavari nel Medioevo". Attualmente vive a Chiavari dove lavora come giornalista presso l'emittente televisiva TeleRadioPace, dopo aver collaborato con diversi giornali locali.
Nel 2000 ha conseguito il diploma triennale della Scuola Chiavarese del Fumetto e ha collaborato con lo studio Giorgetti-Mazza, specializzato in illustrazioni per la scolastica elementare, apprendendo la conoscenza dei maggiori programmi di grafica per computer.
La passione letteraria e la voglia di scrivere arrivano all'età di quindici anni. Nel 2001 riceve il premio di segnalazione al concorso Marengo d'Oro di Sestri Levante per il racconto "Helen, la storia insegna".
Nell'ambito della narrativa, ha pubblicato il romanzo " Anime Maledette
" (De Ferrari editore, aprile 2005), che è stato ristampato nel mese di ottobre dello scorso anno. Nell'aprile del 2006 è stato pubblicato il suo racconto "L'enigma della cripta", inserito nell'antologia ligure del giallo "Liguria in giallo e nero" a cura di Anselmo Roveda (Fratelli Frilli editori, aprile 2006). Il racconto è l'apertura di una saga ambientata tra il medioevo parigino e quello ligure: per il primo libro della serie è prevista l'uscita tra il 2006 e il 2007. Sempre nel 2006, è uscito il racconto "E fu di gioia", nella raccolta pubblicata dall'Associazione chiavarese "L'Agave".
Dal 1996 è membro del Corpo Bandistico Città di Lavagna, dove suona il clarinetto al secondo livello. Dal 2003 è consigliere attivo nell'organico amministrativo della F.I.D.A.S. di Chiavari, associazione per i volontari di sangue. Dal 2005 è membro dell'Associazione culturale "La Torre" di Leivi e sempre dal 2005 è fondatore e organizzatore dell'Associazione "Sei nell'Arte", dedicato all'arte in tutte le sue forme e in particolare ai giovani che la praticano. Dal 2006 si occupa dell'organizzazione e dell'ufficio stampa.
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