E repentinamente, in meno tempo di quanto ce ne voglia per dire "alterità", eravamo già ubriachi e Ulises Lima recitava una poesia in francese, chissà cosa c'entrava, non so, ma il fatto è che la recitava, io ignoravo che sapesse il francese, l'inglese, può darsi, mi pare di aver visto da qualche parte una sua traduzione di Richard Brautigan, pessimo poeta, o di John Giorno, che va' a sapere chi è, forse uno pseudonimo dello stesso Lima; ma il francese, insomma, mi stupì un pochettino, buona dizione, pronuncia passabile, e la poesia, come dire, mi suonava, mi ricordava, forse per l'ebbrezza nascente, certi implacabili boleri, non riuscivo a identificarla. Penai a Claudel, ma nè io nè voi potremmo mai immaginare Lima recitare Claudel, vero? pensai a Baudelaire, pensai a catulle Mendes (alcuni testi del quale furono da me tradotti per una rivista universitaria), pensai a nerval. Mi vergogno un po' a riconoscerlo, ma questi furono i nomi dell'alcol, mi domandai cosa c'entrasse Nerval con Mendes, certo, e poi pensai a Mallarmè. Alberto, che a quanto pare stava giocando allo stesso gioco, disse:Baudelaire. Naturalmente, non era Baudelaire. questi erano i versi, vediamo se riuscite a indovinare......
.....La poesia è di Rimbaud
[I detective selvaggi, pag. 201-203]

Monsieur Georges Izambard
27, rue de l'Abbaye-des-Champs
À Douai (Nord).
Charleville, [13] maggio 1871.
Caro Signore!
Rieccola professore. Noi dobbiamo noi stessi alla Società, mi aveva detto; lei fa parte del corpo insegnante; lei cammina per la retta via. - Anch'io seguo un principio: mi faccio cinicamente mantenere; riesumo i vecchi imbecilli del collegio: tutto quel che posso inventare di cretino, di sporco, di malvagio, in parole e in azioni, glielo concedo: e loro mi pagano in boccali di birra e bicchieri di vino. Stat mater dolorosa, dum pendet filius. - Io devo me stesso alla Società, è giusto, - e ho ragione -. Anche lei ha ragione, per oggi. In fondo lei non vede nel suo principio che poesia soggettiva: la sua ostinazione ad aggrapparsi alla mangiatoia universitaria - pardon! - lo prova. Ma lei finirà sempre come un soddisfatto che non ha fatto nulla, non avendo voluto far nulla. Senza contare che la sua poesia soggettiva sarà sempre orribilmente scialba. Un giorno, spero, - molti altri sperano la stessa cosa, - io vedrò nel vostro principio la poesia oggettiva, la vedrò più sinceramente di quanto lei possa fare! - Sarò un lavoratore: questa è l'idea che mi trattiene quando la folle rabbia mi spinge verso la battaglia di Parigi, - dove pure tanti lavoratori muoiono mentre io le scrivo! Lavorare adesso, mai, mai: sono in sciopero.
Intanto, m'imbastardisco il più possibile. Perché? Voglio essere poeta, e lavoro a rendermi Veggente: lei non ci capirà un bel niente, ed io non sarei quasi capace di spiegarle. Si tratta di raggiungere l'ignoto tramite lo sregolamento di tutti i sensi. Le sofferenze sono enormi, ma bisogna esser forti, essere nati poeti, ed io mi sono riconosciuto poeta. Non è affatto colpa mia. È falso dire: Io penso. Si dovrebbe dire: mi si pensa. Mi scusi il gioco di parole.
IO è un altro. Tanto peggio per il pezzo di legno che si ritrova violino, e dannazione agli incoscienti, che argomentano su quello che ignorano del tutto!
Lei non è un insegnante per me. Le regalo questo: è della satira, come direbbe lei? È forse poesia? È fantasia, comunque.
- Ma, la supplico, non sottolinei nulla con la matita, né troppo col pensiero:
LE COEUR SUPPLICIÉ
Mon triste coeur bave á la poupe,
Mon coeur couvert de caporal:
ils y lancent des jets de soupe,
Mon triste coeur bave a la poupe:
Sous les quolibets de la trouppe
Qui pousse un rire general,
Mon triste coeur bave a la poupe,
Mon coeur couvert de caporal!
Ithyphalliques et pioupiesques
Leurs quolibets I'on deprave!
Au gouvernail on voit des fresques
Ithyphalliques et pioupiesques.
Ó flots abracadabrantesques,
Preñez mon coeur, qu'ilsoit lavé!
Ithyphalliques et pioupiesques
Leurs quolibets Ion depravé
Quand ils auront tari leurs chiques,
Comment agir, ó coeur volé?
Ce seront des hoquets bachiques
Quand ils auront tari leurs chiques:
J'aurai des sursauts stomachiques,
Moi, si mon coeur est ravalé:
Quand ils auront tari leurs chiques
Comment agir, ó coeur volé? |
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IL CUORE TRAFUGATO
Il mio triste cuore sbava alla poppa,
il mio cuore ricoperto di trinciato:
gli gettano addosso schizzi di zuppa,
il mio triste cuore sbava alla poppa:
tra i lazzi mordaci della truppa
che erompe in un riso generale,
il mio triste cuore sbava alla poppa,
il mio cuore ricoperto di trinciato.
Itifallici e militareschi 
i loro versi l´hanno depravato!
Negli affreschi vedo al timone
Itifallici e militareschi.
O flutti d´abracadabra,
prendete il mio cuore, che sia nettato!
Itifallici e militareschi
i loro versi l´hanno depravato!
Quando avranno buttato le loro cicche,
come agire, o cuore trafugato?
Saranno singulti bacchici
quando avranno buttato le loro cicche:
avrò lo stomaco sottosopra,
io, se il mio cuore è ricacciato:
Quando avranno buttato le loro cicche,
come agire, o cuore trafugato?
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Non è che non voglia dire niente. MI RISPONDA: presso il sig. Deverrière, per A. R.
Cordiali saluti,
A. R. RIMBAUD
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