|  home  ||  1° pagina ||  Interviste ||  critica ||  2 6 6 6 ||  I detective s. ||   la poesia ||  prosa ||  lettori ||  testi ||  autori citati ||  Hispanoamerica |

critica

  •indice   •R.Schenardi 1   •M.Rizzante   •M.Bono_2   •R.Campo   •R.Pinto   •M.G.Roca_1   •A.Estrada   •C.Franz   •E.Lago.1_2   •J.C.Moraga   •A.Neuman   •J.Cercas 2   •A.candia.1_2   •Bolaño insostenibile_Filba 1   •C.Bolognese   •M.Rizzante._.M.G.Roca   •M.Lagioia   •Dopo Bolaño_Filba 2   •Scenari_Filba 3   •L.E.Rivera 2   •C.Franz.2   •J.Riera   •I.L.Vicuña   •G. Williams   •L.E.Rivera.3   •S.Villalobos   •C.Andrews   •R.Fresan   •D.Voltolini   •M.Carreira   •S.Friera

Maurizio Bono -

'Il ciclone Bolaño e il successo degli scrittori postumi '

La Repubblica, 23 luglio 2009

©

E il successo degli scrittori postumi Intorno all'autore cileno scomparso nel 2003 è cresciuto l'interesse. I suoi libri inediti sono un'eredità letteraria che ha mobilitato l'editoria mondiale. Ma sono tanti i casi dei narratori che dopo la loro morte diventano un brand, un marchio per catturare il lettore

"Adesso muoio, ma ho ancora molte cose da dire. Ero in pace con me stesso. Muto e in pace. Ma d'improvviso sono emerse le cose".
Roberto Bolaño, l'autore postumo oggi più amato e riverito dell'editoria mondiale, nel 2000 lo faceva dire al prete cileno, membro dell'Opus Dei e potente critico letterario Sebastian Urrutia Lacroix, nel suo Notturno cileno link interno, uscito da Sellerio in italiano sei anni fa. Riletta adesso, però, la frase sembra parlare di lui. Bolaño, che se n'è andato a cinquant'anni il 15 luglio 2003 mentre aspettava un trapianto di fegato in un ospedale di Barcellona, è tra i protagonisti più vivi delle ultime stagioni letterarie e di quelle che verranno: qualche anno dopo la prima edizione in Spagna, nel 2007 e 2008 è uscito in italiano da Adelphi e in America e Inghilterra il suo 2666, decretato libro dell'anno dal Time e insignito di premi prestigiosissimi fino al National Book Critics Circle Award quattro mesi fa. Ora Sellerio ristampa da noi I detective selvaggi, importante quanto e più di 2666 per stabilirne la fortuna critica e il riconoscimento del genio (a sua volta vinse nel 1998 e '99 i due più grandi premi di letteratura in lingua spagnola). Ma soprattutto l'"eredità Bolaño", cioè un fittissimo archivio di carte, abbozzi, manoscritti, è al centro di un'alacre attività editoriale che sembra destinata a sfornare inediti per un lustro.

Passata l'anno scorso la gestione dei diritti dell'opera dalla regina degli agenti spagnoli Carmen Balcells al determinatissimo Andrei Wylei, per il gennaio 2010 è annunciato fin dalla scorsa Fiera di Francoforte il "nuovo" Bolaño (anche se in realtà scritto prima di 2666) Il Terzo Reich nota , romanzo su uno scrittore mancato ma abilissimo giocatore di videogame (il titolo allude a un gioco elettronico di ruolo) coinvolto in Costa Brava nella sparizione di un tedesco incontrato in albergo. E già si preparano (a marzo è stato uno scoop del quotidiano La Vanguardia) le redazioni di due racconti (Diorama e Assassini di Sonora) e di un romanzo incompiuto che potrebbe essere la sesta parte di 2666: molto più di un appendice, se come si dice svela un retroscena fondamentale dell'intricato affresco a più plot dell'opera.

Almeno un Bolaño postumo all'anno di qui al 2014? Al di là dell'ironia del ritmo imposto dalla macchina editoriale a un autore che fino a dopo i quarant'anni non pubblicò una riga di prosa (si considerava un poeta irregolare e senza mercato un po' come i suoi irriverenti e anarchici Detective selvaggi, versificatori "realvisceralisti" nemici dell'establishment culturale incarnato dal "nemico" Octavio Paz e si decise alla narrativa solo per mantenere moglie e figli), in America c'è chi ha cominciato a sollevare solide obiezioni morali e letterarie in proposito. Sul numero estivo del Quarterly Conversation, una rivista letteraria online molto letta e considerata dalla critica anche accademica, apre il fuoco l'editoriale intitolato "Sulla proliferazione delle pubblicazioni postume". Un andazzo, vi si legge, che andrebbe regolato da due norme: la prima permissiva, "Tutto ciò che non è bruciato va pubblicato". La seconda, però, restrittiva: "Ma va pubblicato esattamente come è stato lasciato". E il sospetto evidente è che gli scrupoli filologici non siano di casa presso agenti, editori e curatori, quando c'è in ballo un potenziale bestseller. Gli editori del Quarterly Conversation, tuttavia, non si limitano a bacchettare la disinvoltura editoriale. E la seconda bordata è nel merito: Bolaño, come Vladimir Nabokov e David Foster Wallace (gli autori di altri due clamorosi "ultimi libri" inediti e incompiuti annunciati rispettivamente in uscita il 17 novembre, The Original of Laura, e nel 2010, The Pale King), in questo modo smettono di essere i grandi scrittori che i lettori dei loro libri conoscono, per "diventare un brand".

L'unica medicina prescritta contro il rischio dello svilimento dell'autore famoso in una moda è peraltro scontata: continuare a leggerlo (o iniziare a farlo, perché più uno scrittore è celebrato e più si tende a parlarne per sentito dire) nei libri certi e licenziati in tempi non sospetti, possibilmente da vivo e senza interposti interessi di bottega. In questo senso, per Roberto Bolaño cade a perfetto proposito la riedizione Sellerio di I detective selvaggi, che da anni era introvabile in libreria. E che letta o riletta dopo 2066 non solo non perde nulla, ma completa e precisa retrospettivamente il suo percorso: è un'altra età e con una disperata allegria che cinque anni dopo avrebbe assunto i toni cupi e minacciosi degli omicidi seriali a Santa Teresa-Ciudad Juarez e della ricerca donchisciottesca del misterioso Benno von Arcimboldi, l'indagine dei giovani poeti visceralrealisti Arturo Belano e Ulises Lima sul destino della poetessa mai pubblicata Cesarea Tinejero ne è la premessa, una prova generale da applauso e insieme un'anticipazione profetica. Perché se anche Nabokov e forse Wallace hanno seminato in vita quanto basta a difendersi da soli dal diventare caricature di sé stessi da postumi, Bolaño ha un'arma in più, la preveggenza imparata da Borges sul destino delle storie: in 2666 un personaggio minore, in un monologo (quello stesso che ha talmente incantato anche Jonathan Lethem da farglielo citare l'anno scorso per esteso nella sua recensione del libro per il New York Times) riflette sulla durata delle stelle: una quindicina quelle dello sport, cinquant'anni se va bene quelle di Hollywood, invece una di quelle nel cielo visto dal deserto "poteva essere morta da milioni di anni e il viaggiatore che la contemplava non ne aveva il minimo sospetto… la questione era priva di importanza perché le stelle che uno vede di notte vivono nel regno dell'apparenza. Sono apparenza nello stesso modo in cui sono apparenza i sogni" nota

E naturalmente nello stesso modo della letteratura: come dire che la storia davvero romanzesca di uno scrittore morto che dall'aldilà sforna libri sempre "nuovi" capaci di rinnovare la propria leggenda è una di quelle che proprio Bolaño avrebbe potuto inventare.


NOTE

Il terzo Reich (El Tercer Reich), verra' pubblicato il 4 di febbraio, in 40.000 esemplari. Il romanzo è stato scrito nel 1989. Jorge Herralde editore di Anagrama, ha dichiarato:

“Aquí ya aparecen algunos de sus intereses, como son las formas y deformaciones del nazismo, los juegos, y temas como el sexo. Para resumir, diría que si este libro me hubiera llegado por correo de un autor anónimo, lo hubiera publicado de todos modos, con total seguridad”. torna su

il testo citato è tratto da "la parte di Fate di " 2666":

...Poteva trattarsi di una stella viva o poteva trattarsi di una stella morta. A volte, secondo come si guardava la cosa, disse, la questione era priva di importanza, perchè le stelle che uno vede di notte vivono nel regno dell'apparenza. Sono apparenza, nello stesso modo in cui sono apparenza i sogni. Perciò il viaggiatore della 80 a cui è appena scoppiato un pneumatico non sa se quello che contempla nell'immensità della notte sono stelle o, se al contrario, sono sogni. In qualche modo anche quel viaggiatore fermo è parte di un sogno, un sogno che si stacca da un altro sogno come una goccia d'acqua si stacca da una goccia più grande che chiamiamo onda. ....
"...In realtà, quando uno parla di stelle, lo fa in senso figurato. Si chiama metafora ....le metafore sono il nostro modo di perderci nelle apparenze o di restare immobili nel mare delle apparenze. In questo senso una metafora è come un salvagente. E non bisogna dimenticate che ci sono salvagenti che galleggiano e salvagenti che ti tirano a fondo verso il fondo. E' meglio non dimenticarlo mai." torna su


Testo liberamente riproducibile a condizione che ne venga rispettata l'integrità, venga indicato il sito di origine e infromato l'autore di questo sito mail

azulines