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Alexis Candia - Pontificia Universidad Católica de Chile - 2005
Tres: Arturo Belano, Santa Teresa e Sión - Palinsesto totale nella opera di Roberto Bolaño
© traduzione di Carmelo P.
4. Sion
Per ultimo, mi interessa analizare la poesia "Sión", che appare ne I detective selvaggi e che è l'unica poesia di Cesárea Tinajero e della poesia real visceralista che viene mostrata nel romanzo:
"Sión", parola che nasconde il concetto di navigazione, intende, secondo la spiegazione di Belano e Lima ne I detective selvaggi, mostrare una barca sopra il mare calmo, una barca sul mare mosso e una barca sul mare in tempesta. In tal modo, la navigazione che, certamente è un simbolo della vita, evidenzia i movimenti che può offrire la realtà: tranquillità, spostamenti moderati e rottura. Uno dei punti più interessanti della spiegazione di Belano e Lima è che uno di loro (non sappiamo chi) aveva visto le tre linee nei suoi sogni infantili. Se la linea retta gli produceva pace e perfino piacere, la linea ondulata gli genera nausea, calore e perdita del senso delle cose; la linea spezzata provoca, invece, una lacerazione "che cominciava nel ventre ma che presto provavo anche dentro la testa e in gola e al cui dolore potevo sfuggire solo svegliandomi" [
I detective selvaggi, p. 532]. Le risonanze oniriche della poesia indicano che non si tratta solo di un movimento spazio-temporale ma anche mentale o spirituale
Ebbene, il punto più interessante di questo testo è che costituisce una citazione di Anversa
(1980), vale a dire, l'unica poesia real visceralista è stata creata 18 anni prima della pubblicazione de I detective selvaggi:
I detective selvaggi rispettano il senso della poesia - malgrado questo non abbia un titolo -, alludendo, naturalmente alle ricorrenze della realtà: " la linea retta mi infondeva calma. Quella ondulata mi inquietava, intuivo il pèericolo ma piaceva la sua morbidezza:salire e scendere. L'ultima linea era la contrazione" [
Anversa
, p.50]. Anversa prefigura. quindi, un pezzo chiave de I detective selvaggi, realizzando una connessione tra uno dei suoi passaggi chiave e il romanzo che consolida Bolaño come uno dei migliori scrittori della sua generazione. In tal modo, siamo una volta ancora di fronte a un gioco di risonanze che chiarisce ancora meglio la produzione letteraria di Bolaño.
Così, abbiamo tre elementi che evidenziano le relazioni della produziona bolaniana.
Riprendendo la questione iniziale del perchè Bolaño crea ponti che ordinano la sua opera letteraria, e' rilevante il commento di Enrique Vila-Matas: " Io direi che l'autore de I detective selvaggi vede il mondo come un complicato sistema di relazioni, che è prodotto a sua volta di molteplici sistemi interconnesi. In altri termini vede il mondo in un modo più o meno simile a - per citare un grande scrittore che di sicuro Bolaño ammira - come lo vede Carlo Emilio Gadda
". [v. articolo di E.Vila-Matas]
. E credo che Vila-Matas sia nel giusto. Bolaño cerca di stabilire una serie di piste - Arcimboldi, Belano, Santa Teresa, tra le altre - che artcolino e diano senso alla scena elvaggia del crimine che commise, nel suo transito per le lettere ispanoamericane. Credo che ci sia stata l'intenzione di costruire un'opera in marcia
che, in definitiva, si è andata espandendo in modo continuo fino da I detective selvaggi, una specie di Big Bang diegetico che si proietta su tutto l'universo di Bolaño.
Nonostante sia stato pubblicato nel 1998, sotto il profilo della storia bolaniana, il romanzo fa riferimento al principio di tutto, alla nascita di leit motiv (sesso, letteratura e morte), spai rilevanti (Santa Teresa), personaggi centrali (Belano, Auxilio, Arcimboldi), le cui storie si espandono in diversi testi di Bolaño. Ma, soprattutto, perchè allo stesso modo della genesi biblica dove anche quando include il male e finali tragici - ma non lo sono a caso tutti i finali - impera la magia, e la magiua è epica e sesso e bruma dionisiaca e gioco. I detective selvaggi possono essere il racconto di una generazione che soccombe, ma che, tuttavia, desidera, ama, sogna e scommette con la propria vita. 2666 rappresenta, al contrario, l'entropia. Non solo perchè finalizza alcuni fili tematici - quali quelli di Belano, Arcimboldi - e ne consuma altri - come l'irruzione della città di santa Teresa - bensì perchè in 2666 belano, come Virgilio, tende la mano al suo narratore per portarlo per condurlo nel viaggio attraverso l'inferno.
Con tutto ciò, resta tuttavia da fare un importante lavoro di decifrazione delle risonanze e le trasparenze tra i testi bolaniani. Così, mi pare che Bolaño cerca di costruire un palinsesto totale, uno sforzo per dissolvere i confini tra i suoi testi e così guadgnare la totalità - paradossalmente a partire dal frammento - per tessere una trama di magia he costruisca un universo chiuso: il pianeta Bolaño.
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NOTE

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