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Gareth Williams,
Journal of Latin American Cultural Studies, dicembre 2009
traduzione dall'inglese di Susanna Vancini
1. Sovranità & bio-politica e la questione del riconoscimento del nemico
Le fissazioni di Roberto Bolaño sono ormai famose, tuttavia riesco a malapena a fare onore alla loro ingenuità. Giovani aspiranti poeti avanguardisti vagano per il deserto in cerca della natura e del significato della letteratura [ I detective selvaggi
] .
Critici letterari viaggiano in cerca del misterioso autore attorno al quale hanno costruito le loro carriere professionali, solo per condurci lentamente verso una frontiera, tra il Messico e gli Stati Uniti, consegnata ad una geografia culturale di morte e assassinio su scala enorme. [ 2666
]
Gruppi di giovani aspiranti poeti avanguardisti subiscono l’infiltrazione di poeti assassini nella rincorsa verso il colpo di stato cileno del 1973 e, di conseguenza, restano vittime di una violenza politica che non può essere separata dall’estetica del fascismo. Uno scrittore in esilio viene ingaggiato da un detective privato per investigare sul luogo in cui si trova uno di questi poeti assassini e attraverso le sua indagine scopre un intero canone sotterraneo di macabra letteratura nazista in America. [Stella distante
]
La madre della poesia messicana resta nascosta nei bagni di una università, nel momento in cui l’esercito prende il controllo dell’Università Nazionale del Messico al culmine del Movimento Studentesco del 1968. Un povero ragazzo aspira ad essere un poeta ma finisce per diventare un prete, un membro dell’Opus Dei e un critico letterario incaricato di insegnare al Generale Augusto Pinochet i principi basilari del marxismo [Amuleto
]
. . . la lista continua.
e Stella distante
, al fine di avvicinarmi all’idea del politico nelle opere di Bolaño. Uno dei suoi tanti assilli, sul quale ritornò in molte occasioni, era la questione del riconoscimento del nemico nel rapporto tra poetica e avanguardia, storia e politica. Di conseguenza, egli era preoccupato anche della situazione dell’amico nel contesto storico della brutalità dello stato contro i suoi nemici. Nelle pagine seguenti esamino le tensioni sottostanti la concezione moderna di sovranità, per chiarire ciò che Carl Schmitt definì la divisione amico/nemico, che egli riteneva la base della politica. Questo mi permetterà di esaminare come la sovranità e il conflitto amico/nemico si sviluppano in Bolaño. Mi consente anche di segnalare ciò che considero un limite fondamentale nell’approccio alla politica e nell’iscrizione della politica di Bolaño nella sua opera. Prima di affrontare alcune questioni emerse nella similitudine testuale in Bolaño, tuttavia, dovrei far luce sul confine tra sovranità e riconoscimento del nemico.
Nel Leviatano di Hobbes, che considero l’epitome della definizione classica di sovranità, la passione che fa tendere l’uomo verso la pace è la paura di morte (188). E’ la paura di, e il desiderio di protezione da, che la morte ha inflitto sia attraverso l’invasione di stranieri o di simili, che istituisce e mantiene il patto e l’autorità di un ordine sociale unificato sotto la volontà e il comando di un potere comune (cioè, condiviso) trascendente. Hobbes è molto chiaro. L’unico modo per costruire un potere comune capace di difendere gli uomini dall’invasione straniera e da
, 1998, 28)
’
[26]), è ora interna alla logica di comando sovrano tradizionale, come nella sovranità territoriale del monarca, ma anche onnipresente e coestensiva con la sfera sociale nel suo insieme. Tuttavia, tali zone sovrane di ostilità funzionano in modi differenti, in momenti differenti e per differenti ragioni.
’ è sempre una pratica performativa che, diversamente da quel che appare, porta alla luce/costruisce il ‘vero volto’ del nemico. Schmitt si riferisce in questo caso alla categoria kantiana della Einbildungskraft, il potere trascendentale dell'immaginazione: per poter riconoscere il nemico, non è sufficiente poterlo sussumere concettualmente entro categorie preesistenti; bisogna ‘schematizzare’ la figura logica del Nemico, dotandola di tratti sensibili concreti che ne facciano l'obiettivo appropriato di odio e lotta. (‘Homo sacer’, 100–1)
Note dell'autore
[1] La bio-politica tratta della popolazione intesa come problema politico, problema che è, al tempo stesso, specifico e politico, problema biologico e di potere. . . I meccanismi introdotti dalla bio-politica includono previsioni, stime statistiche e misure generali. . . Misure di sicurezza devono essere installate attorno all’elemento casuale proprio di una popolazione di esseri umani per ottimizzare uno stato di vita . . . è, in poche parole, questione di assumere il controllo della vita e dei processi biologici dell’uomo-specie e di assicurare che essi non siano disciplinati ma regolarizzati (243–7).
RIFERIMENTI
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Zurita, Raúl. 1991. Anteparaíso. Madrid: Visor.

Alessandro pandolfi: Progressismo e biopolitica
Nell’ultima lezione del corso del 1976, Foucault dice che per comprendere i punti di emergenza della
biopolitica occorre precisare il passaggio tra la sovranità in senso classico e la sovranità
moderna dal punto di vista della principale prerogativa della sovranità: il diritto di vita e di
morte sui viventi. Il diritto di vivere e il diritto di morire, dice Foucault, non sono attributi
del vivente, non si ha naturalmente alcun diritto di vivere o di morire: il vivente non ha
diritti naturali. Sciolto dal legame con la sovranità il vivente è al di fuori del linguaggio e
del diritto, così come, simmetricamente, il fondamento della sovranità non è che la
decisione sulla vita e la morte del singolo. Di fronte alla sovranità il soggetto è neutro,
“non è, con pieno diritto, né vivo né morto”
è solo grazie alla volontà del sovrano “che ha
il diritto a essere vivo o ha diritto, eventualmente, a essere morto”
(DS, pp. 206-207).
E tuttavia, il diritto di morte ha con il diritto di vita una relazione asimmetrica: si può lasciar
vivere qualcuno, dice Foucault, solo se lo si può far morire.
Nelle monarchie dell’età classica, il diritto di vita e di morte rappresenta l’apice
della pratica del prelievo che caratterizza la storia del potere sino alla modernità. Il sovrano
lascia vivere i sudditi in quanto tra la sovranità e le forme di vita delle moltitudini vige una
sorta di esteriorità costitutiva: i sudditi vivono, producono e si riproducono alla loro
maniera in una relativa autonomia regolarmente interrotta dagli atti con i quali la sovranità
irrompe per impadronirsi dei beni, del tempo e cioè dell’attività dei corpi sino al privilegio
esclusivo dell’appropriazione della vita. In età moderna, il diritto di prelevare la vita e di
esporla alla morte viene sottoposto a delle limitazioni. Il sovrano può esercitare
legittimamente il diritto di mettere in pericolo la vita dei sudditi per difendere lo stato in
guerra oppure quando punisce con la morte chi gli si solleva contro dall’interno (VS, p.
119) A questo riguardo, Foucault ricorda quanto sia stata problematica la tematizzazione
del diritto di vita e di morte nel pensiero politico moderno. Pufendorf la giustifica
sostenendo che si tratta di un attributo che nasce con l’istituzione del corpo morale dello
stato e che nessuna singolarità possiede naturalmente. Per Hobbes, è la trasposizione a
favore del sovrano del diritto di difendere la propria vita che ciascuno possiede nello stato
di natura( VS, pp. 119-120).
L’evento più decisivo della modernità, quello che secondo Foucault determina una
differenza radicale rispetto alle categorie filosofico politiche del mondo classico è
“l’ingresso della vita nella storia”
e la sua progressiva assunzione “nell’ordine del sapere
e del potere–nel campo delle tecniche politiche”
(Ivi, p, 125) Nell’età della biopolitica, la
posizione di volta in volta assunta dalla vita all’esterno della storia “come suo limite
biologico”
e “all’interno della storicità umana, penetrata dalle sue tecniche di sapere e di
potere”
viene decisa dalla politica nella misura in cui, contrariamente alla tesi di Aristotele
secondo la quale l’uomo è un animale vivente e inoltre capace di un’esistenza politica, la
vita è ormai totalmente in questione nella politica, un epifenomeno delle tecnologie e
dell’ordine dei saperi biopolitici. L’uomo moderno si costituisce in un universo di pratiche
in continua espansione corredate da nuovi significanti e referenti di verità: impara a
riconoscersi come membro di una specie, capisce cosa vuol dire avere un corpo in salute,
delle possibilità di vita, ecc. Quando emergerà, la sovranità biopolitica non cancellerà la
sovranità in senso classico, ma la penetrerà, la attraverserà, la modificherà profondamente
utilizzandola in funzione di un nuovo fondamento del potere che non sarà più il prelievo,
ma la produzione. La sovranità non avrà più bisogno di consumare periodicamente le forze,
suo compito sarà quello di “incitarle, controllarle, sorvegliarle e potenziarle”
(VS, p120)

Giorgio Agamben:

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