| home || 1° pagina || Interviste || critica || 2 6 6 6 || I detective s. || la poesia || prosa || lettori || testi || autori citati || Hispanoamerica |
Revista de Libros nē 100, aprile 2005
Š traduzione di Carmelo P.
In questa meditazione di tono sublime e maiuscole allegorie riguardo il destino dell'opera letteraria manca l'autore, perō soprattutto si sente la mancanza del coro di personaggi che, insieme ai critici, lettori e scrittori, popolano abitualmente l'universo di Bolaņo, una corte dei miracoli, composta da puttane, gobbi, ruffiani, assassini, zoppi, storti, stupratori, ladri, detective, alcolizzati, torturatori, malati, suicidi, sognatori, pazzi, drogati, carcerati, politici corrotti, narcotrafficanti .Nella versione bolaņesca della biblioteca di Babele, il mondo della malavita č inseparabile da quello delle lettere, e negli interstizi tra l'uno e l'altro si consumano relazioni dove c'e' posto anche - perō meno - per il pių comune dei mortali. Indipendentemente dal loro segno e inclinazione, questa caterva di personaggi si vede travolta da passioni torrenziali che alla fine li catapultano nei pių profondi abissi del male, della solitudine e della pazzia.
Il paragrafo contiene un'altra riga che recita: "Tutto quel che inizia come commedia finisce in tragedia" Il contesto indica che l'intenzione č parodistica, perō il fatto che Bolaņo sia morto a cinquanta anni, nella piena esplosione del suo genio creativo, lasciando inconcluso un romanzo di pių di mille e cento pagine, conferisce un'aria malauguratamente profetica alla sua meditazione semi-giocosa sul destino della letteratura. Tutto quel che inizia come commedia finisce in tragedia
In pių di un'occasione Bolaņo affermō che avrebbe preferito essere un investigatore di omicidi ancor prima che scrittore. Disse anche che non c'era niente di pių vicino alla prostituzione del mestiere della letteratura. Questi tre mestieri (l'investigazione poliziesca, la prostituzione e la scrittura) sono quelli che con maggior frequenza disimpegnano i suoi personaggi: Messico, Distretto Federale, 31 di dicembre 1975. Un poeta adolescente, una puttana e due scrittori (i detective selvaggi) fuggono a bordo di una Impala
a gran velocitā, inseguiti da una Camaro
, con dentro due scagnozzi, un poliziotto corrotto e il magnaccia della prostituta. Parla il poeta in erba:
Il quartetto si dirige verso lo stato del Sonora, alla ricerca di una poetessa di mitica memoria, scomparsa nel deserto intorno agli anni venti. Il tema della ricerca che ha per protagonisti professionisti della letteratura (critici e scrittori) che cercano di capire, seguendo le piste di uno scrittore perduto, in cosa consiste l'enigma del mondo e dell'esistenza, appare con variazioni in Stella distante
(1996), Notturno cileno
(2000) e, in modo sconcertante, ne I detective selvaggi (1998) e 2666 (2004), assi portanti della produzione narrativa di Roberto Bolaņo
Il FATTORE BORGES
Nato in Cile da cui dovette esiliarsi e dove tornō fugacemente in un paio di occasioni, la maggior parte della vita adulta di Bolaņo č trascorsa tra Messico e Spagna. I tre paesi hanno svolto un ruolo un ruolo determinante nella sua formazione di scrittore, anche se quando, in prossimitā della fine della sua vita, gli domandarono se si sentiva cileno, messicano o spagnolo, si dichiarō inequivocabilmente latinoamericano. Politicamente e intellettualmente Bolaņo apparteneva a una generazione che si formō negli ideali della "liberta e rivoluzione". Fedele tutta la vita al sogno bolivariano di una Latinoamerica non spezzata , nella sua opera c'e' profonda coscienza della dolorosa e conflittuale storia che colpė in modo tragico il suo paese e tutto il sub continente
Bolaņo si sentiva erede del "grande teatro di Lezama, Bioy, Rulfo, Cortázar, García Márquez, Vargas Llosa, Sábato, [Benet,] Puig, Arenas" e, anche se non lo cita qui, soprattutto di Borges "che non devi mai smettere di leggere" . Essendo cio' la veritā, la sua opera si colloca alle soglie di un nuovo paradigma, dove lui non sta solo, ma senza dubbio č colui che si distanzia di pių.
E' stato un catalano, Enrique Vila-Matas che ha affermato che certamente I detective selvaggi Bolaņo rappresentano un'archiviazione storica e geniale di Rayuela. Sicuramente c'e' stato di pių: Bolano (inteso come punta di un iceberg di un nutrito gruppo di narratori un po' o molto pių giovani di lui che comprende nomi come Alan Pauls, Rodrigo Fresán, Fernando Iwasaki, Leonardo Valencia, Jorge Volpi, Andrés Neuman, Jaime Bayly, Rodrigo Rey Rosa, Juan Villoro, Ignacio Padilla, Alberto Fuguet, Pedro Lemebel) č la punta di lancia dell'alto modernismo latinoamericano. Ryuela č una delle "bibbie" che sono cadute. Bolaņo rispetta Doloso, ma ha poco a che vedere con lui, ammira devotamente Rulfo, pero la dismisura della sua prosa č agli antipodi del contenimento del messicano , vicina al silenzio. Il suo debito con Borges č incalcolabile, perō č difficile immaginare qualcosa di piu' lontano dalle lambiccate finzioni intellettuali dell'argentino
Bolaņo č metā farsa insanguinata e metā agonia esistenziale: nelle pagine dei suoi libri ci sono schizzi di sangue, pus, vomiti e sperma. I detective che popolano le sue narrazioni assomigliano poco a quelli di Honorio Bustos Domecq. I crimini che investigano sono di una brutalitā molto lontana dall'asepsi geometrica descritta ne "la morte e la bussola" . Bolaņo rappresenta la punta di lancia di una nuova estetica, che si allontana a marce forzate da voci magistrali che con l'andare del tempo hanno finito per stancare.
Non č consigliabile prenderlo troppo sul serio: Bolaņo se la ride perfino della sua ombra. E tuttavia quando si spegne l'eco delle risate, si fa sentire un gelido palpito che ci fa drizzare i peli. Quando in Stella distante, si scopre che il protagonista, un critico letterario di riconosciuto prestigio, era responsabile della tortura e scomparsa di numerosi scrittori, un personaggio dice: "Nessuno merita di morire per scrivere male" , sfoggio di humor nero di stile bolaņesco, che indusse un recensore a domandarsi se l'autore non stesse giocando con l'idea di una critica letteraria portata alle estreme conseguenze. O č il contrario? Forse il meglio che si puo' fare con la critica letteraria e' di prenderla in giro. Bolaņo colloca il paragrafo sul destino della letteratura con cui e' stato aperto questo saggio, nella bocca di un critico letterario di Barcellona conosciuto e temuto per la sua ferocia e istinto sanguinario, un tal Iņaki Echavarne
Quando Arturo Belano, copia dell'autore nella pagina scritta, ha notizia che hanno incaricato a Echavarne di scrivere la critica del suo ultimo romanzo, s'impossessa di lui un terrore incontrollabile. La questione viene risolta con Belano ed Echavarne uno di fronte all'altro, sulla spiaggia del mediterranea, decisi a risolvere i loro contrasti in duello, con la spada. Tutto questo succede nel capitolo 23 de I detective selvaggi, con la fiera di Madrid come scenario di sottofondo. Dandogli, come nel caso di Echavarne, nomi che appena nascondono la loro identitā reale, Bolaņo fa parlare importanti membri della comunitā letteraria. Alla fine di ogni intervento, c'e' una coda riguardo al punto possibile di arrivo di ciō che inizia spinto dalla vis comica. Se mettiamo insieme le otto code viene fuori un poema-riassunto che lancia una luce sulle strategie testuali dell'autore:
NOTE

Testo liberamente riproducibile a condizione che ne venga rispettata l'integritā, venga indicato il sito di origine e infromato l'autore di questo sito