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Ignacio Lopez-Vicuña

la violenza della scrittura: letteratura e malcontento nei romanzi "cileni" di Roberto Bolaño :
•  1. Scrittura e barbarie   •  2. scrittura barbarica e fascismo   •  3.la letteratura spogliata   •  4. per una letteratura selvaggia

traduzione dall'inglese di Susanna Vancini link interno

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1. Scrittura e barbarie


‘Non esiste nessun documento di cultura che non sia
allo stesso tempo un documento di barbarie.’
(Walter Benjamín)
 
‘Così si fa letteratura in Cile, così si fa letteratura in occidente.’
(Roberto Bolaño)

1. Scrittura e barbarie


 
In 2666 link interno, Amalfitano link interno, mettendo in pratica un'idea di Duchamp link interno, appende il Testamento geometrico di Rafael Dieste ad uno stenditoio nel giardino dietro casa a Santa Teresa, lasciando che la brezza del deserto sfogli le pagine, per vedere come il libro resista alle intemperie. Questa idea è "lasciare un libro di geometria appeso alle intemperie, per vedere se impara quattro cose della vita reale" [p 247]. Amalfitano spiega che "l'ho appeso . . . per vedere come resiste alle intemperie, agli attacchi di questa natura desértica" [242]. L'immagine di un libro di geometria appeso ad uno stenditoio a Santa Teresa – immagine specchio di Ciudad Juarez – simboleggia la tensione e sovrapposizione negli scritti di Bolaño tra intelletto e vita selvaggia, tra la dimensione civilizzata e quella barbarica della cultura. L'immagine evoca anche Borges, in particolare il racconto ‘La morte e la bussola’, dove l'analisi geometrica della città è intrecciata con la violenza dell'omicidio. nota
 
E' possibile leggere romanzi come I detective selvaggi, 2666, Stella distante, e Notturno cileno come testi che fanno un viaggio dalla civilizzazione alla barbarie. Tutto inizia con seminari di poesia e letteratura e finisce con omicidi, torture e violenza, sia nel deserto a Nord del Messico sia nella foresta nel Sud del Cile. Nella stessa letteratura di Bolaño acquista una dimensione selvaggia o meglio opera come zona di contatto - limite - tra gli impulsi più raffinati e quelli più barbarici dei personaggi. Questo vale per i professionisti della ‘escritura bárbará (con echi neofascisti) in Stella distante o nel caso dei poeti ‘realvisceralisti’ nei Detective selvaggi, che cercano un modo di fare poesia in contatto con le realtà violente della vita quotidiana. nota
 
Queste indicazioni nelle opere di Bolaño suggeriscono un'affinità con Borges, per il quale l'uomo – potremmo dire, mutuando da Nietzsche – è una corda tesa tra il libro e la barbarie. nota La famosa distinzione di Sarmiento tra civiltà e barbarie, progetti fondamentali per la civiltà (e il genocidio) dello stato in America Latina nel diciannovesimo secolo e ancora centrale per le ideologie umanistiche e liberali del nostro tempo, è il cuore delle ideologie – sia di destra che di sinistra – che vedono la letteratura e la cultura letterarie come strumenti di progresso, civilizzazione e umanizzazione. I testi di Bolaño mirano a smontare tali ideologie: scrivere diventa un percorso per portare il lettore in un posto scomodo dove civiltà e barbarie siano indistinguibili e dove i confini tra violenza e arte e tra distruzione e salvezza siano confusi. In questo senso Bolaño, come Borges, si occupa di quello che potremmo chiamare il rovescio selvaggio - il doppio sinistro - della scrittura.
 
La visione anti umanistica di Bolaño della letteratura ha in comune elementi significativi con la tradizione letteraria francese in particolare con i 'poètes maudits' come Baudelaire e Rimbaud link interno nota. In questi autori la poesia non ci può rendere più umani, ma ci può costringere a guardare al lato oscuro o demoniaco della nostra cultura, portandoci a riconoscere la nostra complicità ipocrita, come suggerisce Baudelaire: ‘ipocrita lettore, - mio simile,- fratello!’. nota Il progetto narrativo di Bolaño condivide questo impulso di costringere il/la lettore/trice a riconoscersi come 'ipocrita o - come dice l'epigrafe a Notturno Cileno - a ‘togliere [la] parrucca’. Sebbene la letteratura in Bolaño non sia una forza civilizzatrice, essa può costituire una testimonianza del profondo malcontento o disagio della nostra civilizzazione. Come afferma l'autore in un'intervista, scrivere significa per lui ‘saber meter la cabeza en lo oscuro, saber saltar al vacío, saber que la literatura es básicamente un oficio peligroso’ (Herralde 2005, 101).
 
Il mio scopo in questo saggio è quello di analizzare la relazione tra scrittura e barbarie nei romanzi Stella distante (1996) e Notturno cileno (2000). Entrambi mostrano un disagio in letteratura che è sia generale che anche molto specificamente riferito al contesto del Cile durante e dopo la dittatura militare del generale Pinochet. Il disagio o il malcontento in questi romanzi opera su molti livelli, dimensioni che rimandano a esperienze storiche e affettive come il fallimento dei progetti rivoluzionari con il rovesciamento di Salvador Allende nel 1973, la dispersione della comunità nazionale e il clima di censura, silenzio e complicità che si sono protratti in Cile dal periodo del regime militare. In entrambi i romanzi Bolaño mostra le tracce della violenza politica nella scrittura, ma piuttosto che immaginare la letteratura come forma di resistenza (umanistica) contro la violenza, egli la vede come contrario intimo della violenza. Bolaño suggerisce che la scrittura – e la cultura in generale – sia profondamente segnata dalla barbarie del presente: non gli può sfuggire, né può staccarsi o costituirsi in un luogo privilegiato, sicuro o civilizzato.

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Ignacio Lopez-Vicuña:
•  1. Scrittura e barbarie   •  2. scrittura barbarica e fascismo   •  3.la letteratura spogliata   •  4. per una letteratura selvaggia

Ignacio López-Vicuña è ricercatore di spagnolo all’Università del Vermont. Ricevette il suo titolo accademico in Letteratura e Cultura Spagnola dall’Università di Pittsburgh e un Master Artistico in Letteratura Comparata dall’Università del Massachusetts, Amherst. Attualmente sta lavorando a un progetto per realizzare un libro sulle rappresentazioni dello spazio urbano nella recente letteratura e filmografia dell’America Latina. I suoi interessi di ricerca includono letteratura e filmografia moderna in America Latina, studi urbani, e bizzarra teoria. Recenti pubblicazioni includono articoli su Diamela Eltit, Adrián Caetano, Raúl Ruiz, e Roberto Bolaño.

NOTE DELL'AUTORE

Jorge Luis Borges "La morte e la bussola"torna su

Il ‘movimento realvisceralista' è un omaggio al movimento 'infrarealista link interno' al quale appartenne Bolaño in gioventù e, allo stesso tempo, mutua elementi dall'estridentismo e dall'avanguardia messicana. Vedi Idez e Baigorria, ‘La pandilla salvaje’.torna su

Oltre al già citato ‘La muerte y la brújula', testi chiave a questo proposito sono ‘El sur’ (OC I, 525–30), ‘Historia del guerrero y de la cautivá (OC I, 557–60) e ‘Deutsches Requiem’ (OC I, 576–81). In quest’ultimo, Borges racconta dal punto di vista dell’assassino nazista, cosa che in un certo senso prefigura i progetti narrativi di Bolaño ne La letteratura nazista in America, Stella distante e Notturno cileno.torna su

Jorge Herralde nota che Bolaño ‘estaba empapado de literatura francesa’ (Herralde 2005, 33), che può essere visto come devozione a Arthur Rimbaud, che gli fornì l’ispirazione per il nome del suo alter-ego, Arturo Belano. La intima relazione di Bolaño con la poesia francese diventa evidente anche nel suo saggio ‘Letteratura + malattia = malattia’ ne Il gaucho insostenibile, dove egli cita poeti come Rimbaud, Baudelaire e Mallarmé.torna su

‘Hypocrite lecteur, – mon semblable, – mon frere!’ Baudelaire, ‘Au lecteur’. Les fleurs du mal [1857]. Paris: Armand Colin, 1958. 3–4.torna su

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RIFERIMENTI

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