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Gareth Williams,

Sovranità e paralisi malinconica in Roberto Bolaño :
•  1. Sovranità & bio-politica   •  2. Lett.nazista, la paralisi malinconica   •  3.Stella distante, l'eccezione sovrana   •  4. conclusione

Journal of Latin American Cultural Studies, dicembre 2009
traduzione dall'inglese di Susanna Vancini link interno

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2. La letteratura nazista in America e la paralisi malinconica

        Il romanzo pseudo-enciclopedico di Roberto Bolaño, La letteratura nazista in America, si presenta come un'antologia di una genealogia letteraria americana: ‘letteratura nazista’. Proprio il titolo del romanzo suggerisce che il libro intende far la luce sul vero volto di un nemico politico ed estetico, operando al cuore del canone letterario. La finta antologia di Bolaño si propone perciò come una esplorazione delle procedure narrative e delle forme estetiche che sutura la fraternizzazione reazionaria ad un legame simbolico forgiato attraverso la produzione di lignaggio letterario, eredità, e genesi. La letteratura nazista in America è la schematizzazione di una genealogia di ostilità, la messa a nudo di un corpo clandestino di cosiddetta letteratura nazista, che infesta l'assioma letterario del continente. E' anche un comico elogio funebre per una fratellanza sinistra, che travalica le frontiere nazionali e i periodi storici.
 
        Ma il romanzo non esplora veramente le procedure narrative e le forme estetiche della letteratura nazista. La letteratura nazista in America fornisce al lettore un catalogo spassoso ma apparentemente interminabile di nomi propri, luoghi di nascita, date di nascita e di morte – in altre parole, con un accumulo di origini e di vincoli fraterni, che si estendono dal periodo di svolta del secolo scorso (con le sue innegabili sensibilità moderniste e avanguardiste) attraverso il presente e oltre (coprendo fantascienza, narrativa cibernetica e gli spettri dell'ultra violenza degli hooligan del 2014). In tal modo insinua che la fratellanza americana della letteratura nazista è sia storica che in corso.
 
        Tuttavia il romanzo recupera un corpus letterario profondamente mediocre, dimenticato, ignorato e, ovviamente, non-esistente. Come tale, la letteratura nazista resta sempre al di là di ogni misura reale, poiché esiste nel romanzo come qualcosa di incombente o di imminente che non viene mai veramente prodotto. I linguaggi specifici della letteratura nazista non hanno posto nel romanzo né per il narratore/critico letterario/detective che si sforza di recuperarli attraverso la cultura enciclopedica umanistica, né, a maggior ragione, per il lettore, che li affronta senza effettivamente essere in grado di leggerli. La letteratura nazista per se non ha né linguaggio, né presenza e né sostanza nel romanzo. Come tale, il romanzo non è altro che l’epigrafe del proprio sistema improduttivo di catalogazione:
la vita e l'opera di jesus Fernandez-Gomez rimasero nell'anonimato finchè, trent'anni dopo la sua morte, la casa editrice El Cuarto Reich Argentino non fece conoscere una parte dei suoi scritti
[pag. 45]
 
Silvio Salvático (Buenos Aires, 1901 – Buenos Aires, 1994)...morì nell'ospizio dei poveri vecchi di Villa Luro... murió en el asilo de ancianos de Villa Luro . . . Isuoi libri non vennero mai stampati. Gli inediti furono probabilmente buttati nella spazzatura o dati alle fiamme dai custodi dell'ospizio
[pag. 54]
 
Segundo José Heredia (Caracas, 1927 – Caracas, 2004)... Nel 1970 pubblica il quarto e ultimo romanzo.... Il romanzo è costellato di stupri, scene di sadismo sessuale e lavorativo, incesti, impalamenti, sacrifici umani in carceri dove l'affollamento ha raggiunto il limite, complicatissimi assassinii sullo stile Conan Doyle,descrizioni colorite e realistiche di ogni quartiere di Parigi, oltre uno dei ritratti femminili, quello di Elisenda,l'antagonista dei due giovani, più riusciti e commoventi della narrativa venezuelana della seconda metà del secolo XX
[pag. 120]
        Le forme di schematizzazione del romanzo sono apparentemente infinite. Ma la letteratura nazista per sé importa solo nella misura in cui non importa realmente. Invece, ciò che il romanzo fa, è proprio mettere in primo piano l'impulso filologico per il recupero genealogico, la catalogazione e l'ordinamento. In realtà, il romanzo è la presentazione dei suoi propri meccanismi umanistici (bio-politici) e della sua propria organizzazione genealogica. E' la schematizzazione dell'autorevole impulso, dei tentativi dell'intellettuale letterato di catalogare, ordinare e razionalizzare le vite e i lavori caratteristici degli esseri umani, formati da una popolazione ostile che sembra un fantasma.
 
        La letteratura nazista è la città letteraria aperta al nichilismo, che costituisce il fondamento dei suoi modelli epistemologici e dei suoi meccanismi bio-politici di produzione. Presenta se stessa come fornitrice di un orizzonte di riconoscimento dato – uno schema regolativo di produzione letteraria – progettato per dare al lettore gli strumenti per imparare a conoscere il tratto di affinità che costituisce un canone (letteratura nazista). Ma, dato che questo schema regolativo di critica rivela meramente che il canone di per sé non ha un linguaggio dato e non ha un'ideologia (precise serie di idee) specifica di esso, anche il romanzo esaurisce la possibilità di qualsiasi orizzonte di riconoscimento, o di qualsiasi legame fraterno, di prossimità, di presenza, di produzione o di responso critico. Gli elenchi e i nomi propri del romanzo rivendicano di poter rappresentare un orizzonte di riconoscimento dato, però siccome l'orizzonte di riconoscimento che esso presenta rimane invisibile, è messa a repentaglio anche la possibilità di tutti gli orizzonti di riconoscimento dati. Il romanzo si propone come rivelazione di una segreta, sconosciuta, misconosciuta, non attraente, sotterranea, mediocre, senza valore, folle società letteraria o una sorta di setta non organizzata e lo fa come se fosse un laboratorio di congiura filologica, o la connivente condivisione di una verità poetica. Ma dato che non ci può essere verità senza presenza, il romanzo è, molto semplicemente, la sospensione del suo stesso progetto. Come tale, siamo lasciati con nemici dappertutto ma senza il riconoscimento né del nemico o dell'amico e perciò senza un oggetto da amare o odiare o su cui riflettere.
 
        La letteratura nazista è presentata attraverso il romanzo come avente particolare valore. Tuttavia, attraverso l'opera del narratore/detective e attraverso la rivelazione dei dettagli biografici della letteratura nazista, vediamo che non ha valore; che nel (e forse grazie al) romanzo leggiamo sulla scia del valore. Anzi, apparirebbe che il desiderio dichiarato del romanzo – fornirci una base coerente dalla quale riconoscere un nazista, e perciò, un nemico – ha già dovuto soccombere a quella scia che genera il romanzo. Si può un po' dubitare che La letteratura nazista si basi sulla ricerca del concetto di nemico. Come già menzionato, la filologia rivela quella genealogia del nemico, catalogando i suoi nomi propri, i suoi anni e luoghi di nascita e morte; persino i suoi testi scritti e pubblicati o dimenticati per sempre. Perciò il romanzo accusa una specifica forma di fraternizzazione e si sforza di ordinare e regolare quella fraternizzazione attraverso la cultura enciclopedica umanistica. Appare quindi come un omaggio sconfortante alla, e una critica della, sovradeterminazione. Proprio nella sua forma figurativa è un elogio funebre e un'affermazione consciamente ridicola dell'ordine bio-politico che ha la pretesa di esporre come nemico. Il romanzo è, in questo senso, un epitaffio a – un'orazione funebre o epitaphios in onore di – entrambi ostilità e amicizia. Attraverso La letteratura nazista in America siamo esposti, in altre parole, al dilemma del riconoscimento sia del nemico che dell'amico al cuore della regolarizzazione di bio-politica.
 
        A questo proposito, il capitolo finale de La letteratura nazista, insieme al suo collegamento col romanzo più recente, Stella distante, è centrale per comprendere la relazione di Bolaño con la storia e la politica. Il capitolo finale de La letteratura nazista rivela che il romanzo è il risultato della ricerca letteraria del narratore dell'identità e dei luoghi di una nemesi politica e poetica, o gemello siamese (e perciò una specie di fratello), Carlos Ramírez Hoffman (’la figura cada vez más borrosa de un asesino múltiple desaparecido hace mucho tiempo’ [196]), anche conosciuto come Emilio Stevens.
 
        Di Ramírez Hoffman, così ci informa il narratore nelle ultime venti pagine de La letteratura nazista, si pensa che si sia spacciato per poeta, per infiltrarsi nei circoli letterari, per identificare ed eliminare la potenziale opposizione nei giorni precedenti e seguenti il colpo di stato militare cileno del settembre 1973. Si pensa che abbia assassinato due sorelle (las hermanas Garmendia) che, a quell'epoca, erano amiche del narratore e colleghe poetesse. Si pensa anche che abbia organizzato una serie di eventi poetici neo avanguardisti sponsorizzati dallo stato – come scrivere poesia nel cielo con il fumo di un aereo da combattimento Messerschmitt, o come trasformare la propria casa in una macabra galleria d'arte, per mostrare agli amici e ai giornalisti le sue fotografie dei torturati e dei dispersi – prima di eventualmente cadere in disgrazia e infine sparire dalla vista.
 
        Il narratore, un ‘Bolaño’ in esilio, è ingaggiato da un detective per condurre una indagine letteraria sui luoghi in cui potrebbe trovarsi questo poeta nemico/collega e l'indagine è il punto di partenza per l'impresa filologica chiamata La letteratura nazista in America. Tuttavia, nel capitolo finale, il carattere enciclopedico del romanzo finisce e lascia il posto ad una scena di riconoscimento in un caffé spagnolo, dove Bolaño identifica lo sparito (ma non scomparso) Ramírez Hoffman per il detective:
E' lui?, domandò Romero. Sì gli dissi...Romero fece un gesto che non riuscii a vedere. Mi aspetti qui o se ne vada alla stazione di blanes e prenda il primo treno, Ci vedremo più tardi a barcellona. E' meglio che non lo ammazzi, dissi. Una faccenda così ci può rovinare, lei e me, e inoltre non è necessario, quel tipo non farà più male a nessuno. Me non mi rovinerà, disse Romero, al contrario, mi frutterà un bel capitale.Quanto al fatto che non può fare male a nessuno, cosa vuole che le dica?, non lo sappiamo, non lo possiamo sapere, nè lei nè io siamo Dio, facciamo solo quello che possiamo......Non ne vale la pena, insistetti, è tutto finito....
Accesi una sigaretta e mi misi a pensare a cose senza importanza. Il tempo, per esempio. La temperatura della Terra. Le stelle sempre più distanti....
...questa faccenda è stata particolarmente spaventosa. Spaventosa, ripetè Romero come se assaporasse la parola....Romero guardava il cielo, le luci degli edifici, le luci delle automobili, le pubbblicità luminose e sembrava piccolo e stanco. Mancava pochissimo, pensai, perchè compisse sessant'anni. Io avevo passato i quaranta. Un taxi si fermò accanto a noi. Abbia cura di sè, mio caro, disse infine e se ne andò
[p. 199-204]
        Il romanzo finisce, in maniera innegabilmente melanconica, in riferimento ad un ‘asunto de chilenos’ – a una consapevolezza condivisa di una eredità nazionale collettiva – nella quale l'esplicito riconoscimento dell'odio produce un orizzonte di giustizia punitiva, che è un po' più di una vendetta calcolata, colpa malinconica e ansia, o una combinazione di entrambi. Il romanzo finisce con un senso di paralisi, che deriva dall'incapacità di valutare correttamente una punizione per le azioni passate, in un contesto nel quale l'orizzonte democratico/rivoluzionario del politico collettivo è stato ridotto all'individualismo estremo di identificazione del proprio ex nemico e nient'altro.
 
        Ma la storia non finisce lì. Dopo tutto, per il malinconico, una storia di perdita non può mai essere veramente persa. La perdita non è mai persa abbastanza, perché, per definizione, il malinconico non può rinunciare all’oggetto e, di conseguenza, trattarlo come perdita, ma deve tornare costantemente all’oggetto perso, più e più volte e deve farlo prima che l’oggetto sia veramente perso. Stella distante è il nome di quel ritorno alla stessa scena. Ma è anche il nome del malinconico imbarazzo che prepara a nient’altro che al suo stesso nichilismo. La domanda è come e perché?

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Sovranità e paralisi malinconica in Roberto Bolaño :
•  1. Sovranità & bio-politica   •  2. Lett.nazista, la paralisi malinconica   •  3.Stella distante, l'eccezione sovrana   •  4. conclusione

RIFERIMENTI

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Derrida, Jacques . 1997. Politics of Friendship. Translated by George Collins. New York: Verso.
Foucault, Michel . 2003. ‘Society Must Be Defended´: Lectures at the Colle`ge de France 1975– 1976. New York: Picador.
Hobbes, Thomas . 1985. Leviathan, edited by C. B. Macpherson. London: Penguin Books. Richard, Nelly. 1994. La insubordinación de los signos. Santiago de Chile: Cuarto Propio.
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Zizek, Slavoj . 2001. Did Somebody Say Totalitarianism? Five Interventions in the (Mis)Use of a Notion. New York: Verso.
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Zurita, Raúl. 1991. Anteparaíso. Madrid: Visor.


 
Gareth Williams ha insegnato Letteratura Latino Americana e studi culturali all’Università del Michigan, Ann Arbor, dal 2002. Egli è l’autore di The Other Side of the Popular: Neoliberalism and Subalternity in Latin America (Duke University Press, 2002) insieme a vari articoli sulla relazione tra filosofia politica, cultura e formazione dello stato nell’America Latina moderna e contemporanea. Ha recentemente completato un libro manoscritto intitolato The Mexican Exception: Sovereignty, Police, Democracy, che è un’analisi di ampio spettro della relazione tra cultura, democrazia e politica dalla rivoluzione messicana alle elezioni presidenziali del 2006.

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