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Ignacio Lopez-Vicuña

la violenza della scrittura: letteratura e malcontento nei romanzi "cileni" di Roberto Bolaño :
•  1. Scrittura e barbarie   •  2. scrittura barbarica e fascismo   •  3.la letteratura spogliata   •  4. per una letteratura selvaggia

traduzione dall'inglese di Susanna Vancini link interno

3. Notturno cileno:la letteratura spogliata

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3. Notturno cileno:la letteratura spogliata


In Notturno cileno (2000), Bolaño porta lo sconforto o il disagio in letteratura un passo avanti, narrando, per così dire, dall'interno del fascismo. Paula Aguilar sostiene che il romanzo formula chiaramente due zone problematiche: ’il problema della memoria/amnesia y la posizione dello scrittore di fronte agli eventi, come e da dove narrare l'orrore’ . Bolaño risolve la questione che riguarda da dove narrare usando come sua voce narrante un personaggio sgradevole e detestabile, il prete dell'Opus Dei e critico letterario Sebastián Urrutia Lacroix, politicamente conservatore ed esteticamente classicista. E' come se, solo da questa prospettiva, Bolaño potesse mostrare un'immagine autentica del Cile contemporaneo, un'immagine del radicale trionfo di un progetto storico di estrema destra.
 
Come nel caso di altri suoi romanzi, Notturno cileno è composto da storie intrecciate tra loro, la maggior parte delle quali sono ampiamente basate su fatti e persone reali, così tanto che potrebbe essere persino possibile leggere Notturno come un roman à clef . I personaggi principali corrispondono a figure facilmente riconoscibili della recente storia culturale del Cile; persino la forma e la sintassi dei loro nomi (Urrutia Lacroix, Ibacache, Farewell, María Canales) mostrano un sorprendente parallelismo con i nomi delle loro controparti realmente viventi. nota Il romanzo scorre come un fiume torbido, una sorta di flusso di coscienza ‘mare di merda’ o ‘tempesta di merda’, come dice Bolaño, frasi che potremmo interpretare come riferimenti alla salita in superficie dell'inconscio: di tutte la perversione, malafede e male latente nella recente storia cilena.
 
La visione della letteratura di Urrutia Lacroix è eurocentrica e classicista, sebbene non priva di patriottismo: insieme ai classici Greco-Romani e ai grandi scrittori francesi, egli legge e ammira poeti cileni come Neruda, Parra, e Díaz Casanueva. Non appena egli comincia a ricordare la sua gioventù, in un tentativo di giustificare la sua vita durante una lunga notte di febbre, Sebastián ricostruisce il mondo elitario dell'intellighenzia letteraria cilena, ben distinto dalla vita quotidiana, un mondo al quale egli appartiene in qualche misura, sebbene prevalentemente come osservatore e critico, una sorta di curatore di un museo the sta gradualmente svanendo. Il giovane Sebastián diventa amico di Farewell, il grande critico letterario – proprietario di un latifondo (fundo) chiamato Là-bas, e grand seigneur della cultura letteraria in Cile – che diventa il mentore di Sebastián e lo introduce ai grandi nomi della letteratura cilena.
 
Quando Sebastián dice a Farewell del suo desiderio di diventare un critico letterario, questi risponde con un sorriso, mettendolo in guardia: 'che la via non era facile. In questo paese di brabari, disse, non è una via cosparsa di rose. In questo paese di proprietari terrieri, disse, la letteratura è una stravaganza e non ha importanza saper leggere' [p. 12]    Sia per Farewell che per Urrutia, la letteratura è un affare da gentiluomini, qualcosa che si estende ai poeti comunisti come Neruda – a suo modo anch'egli un grand seigneur – così come agli scrittori aristocratici come don Salvador Reyes (che è sempre indicato come don). Per Urrutia, la letteratura trascende le differenze politiche, creando uno spazio privilegiato che permette agli intellettuali letterati di fuggire dalla volgarità del mondo. La prima volta che visita il fundo di Farewell, Urrutia si perde durante una passeggiata e si imbatte in alcuni contadini, cosa che suscita orrore e repulsione:
’ in realtà, tutti erano brutti. le contadine erano brutte e le loro parole incoerenti. Il contadino fermo era brutto e la sua immobilità incoerente. I contadini che si allontanavanoerano brutti e il loro camminare a zigzag incoerente. Che Dio mi perdoni e li perdoni. Anime smarrite nel deserto’ [p. 30]
Qui Bolaño non si limita semplicemente a parodiare la paura e il disprezzo degli aristocratici per la gente comune ma scrive anche in uno stile pretenzioso, zeppo di frasi pseudo poetiche o trite (come ‘singladura en zigzag incoherente’ e ‘almas perdidas en el desierto’) che prendono in giro lo stile in cui scrive un prete conservatore e critico letterario con velleità poetiche.
 
Se la letteratura è l'affare dei ‘grandi uomini’ che si tengono appartati dalla volgarità e dall'orrore del mondo, niente lo racconta meglio dell'episodio che riguarda Salvador Reyes. Reyes dice ad Urrutia come, durante il suo periodo in qualità di diplomatico cileno a Parigi, incontrò il tanto celebrato scrittore tedesco Ernst Jünger link interno. La citazione di Jünger è significativa, perché egli era uno scrittore che, nonostante le idee conservative, si oppose al regime nazista e, durante il periodo in cui visse a Parigi sotto il regime di Vichy, protesse artisti dell'ala sinistra come Picasso. Jünger incarna così l'idea dello scrittore aristocratico che può innalzarsi al di sopra delle circostanze contingenti, così come il modello dello scrittore eroico che celebra il coraggio e le virtù militari.
 
L'incontro tra Jünger e Reyes si svolge quando entrambi visitano un poeta guatemalteco che soffre di malinconia e che si sta lasciando morire di fame in un attico a Parigi, nonostante le provviste che lo scrittore gli porta. Lo scrittore cileno e quello tedesco parlano di letteratura, arte e filosofia. Il fatto che siano entrambi capaci di metter l'arte al di sopra della dolorosa realtà della guerra e che fuggano, anche se per poche ore, da un contesto oppressivo e violento illustra eloquentemente il concetto aristocratico dell'uomo di lettere. Commosso dallo spirito sensibile di Jünger, Reyes lo invita a visitare qualche volta per un ‘once Chilená (spuntino alla cilena): ‘affinchè Junger sapesse come stavano le cose, bè, affinchè Junger non si facesse l'idea che qui giravamo ancora con le penne in testa' [p. 36]. . Questo scambio racchiude l'insicurezza culturale latino americana ed evoca una visione reazionaria della letteratura cilena, del tipo che cerca un dialogo diretto tra lo nuestro e il mondo dei classici, lasciando da parte qualsiasi solidarietà tra nazioni latino americane, o con culture indigene (‘non . . . giravamo ancora con le penne in testa’) e ignorando la condizione culturalmente subordinata dell'America Latina.
 
La storia autobiografica di Urrutia Lacroix rappresenta la graduale scomparsa del mondo patrizio della letteratura che egli aveva conosciuto e amato. Coerentemente con la visione conservatrice del prete, qualsiasi cambiamento storico rappresenta decadenza, perdita dell'età d'oro dei grandi eroi, come vengono idealizzati nella famosa storia della ‘Collina degli Eroi’ [p.48-60], alla fine della quale gli eroi finiscono dimenticati e abbandonati. Per Urrutia il tempo è il grande distruttore, come nella successione di Garcilaso de la Vega, ‘todo lo mudará la edad ligerá' [il tempo instabile cambierà tutto]; così, la storia contemporanea del Cile può solo rappresentare l'erosione progressiva della ‘buona società’. Da questa prospettiva, il regime militare di Pinochet può essere compreso solo come un tentativo di ripristinare un ordine minacciato di estinzione. In questo senso, Urrutia Lacroix non è, come Carlos Wieder, un rivoluzionario fascista, ma piuttosto un conservatore, uno che è interessato a conservare valori tradizionali politici, sociali ed estetici – e tra questi, una visione aristocratica della letteratura.
 
Perciò è perfettamente sensato che durante il periodo più conflittuale della storia cilena, Urrutia sia in Europa a visitare chiese europee, per imparare come preservarle dalla distruzione del tempo. Quando apprende che cosa sta succedendo in Cile con Allende, si domanda,  'Cile, Cile. Come hai potuto cambiare tanto? [....] I cileni sono diventati matti?’ [p.91].      Al suo ritorno trova il paese cambiato e, dato che il conflitto politico cresce, egli si segrega per leggere i classici. Dopo una sorta di elenco caotico che riassume gli eventi che hanno condotto al bombardamento di La Moneda e la morte di Allende, Urrutia dice: ‘ e tutto finì. Allora io me ne rimasi fermo, con un dito sulla pagina che stavo leggendo, e pensai: quale silenzio! ’ [p.94].     . Il resto del romanzo racconta del coinvolgimento di Urrutia con la dittatura, le sue lezioni di teoria marxista alla giunta militare e il suo incontro col generale Pinochet. Durante questa conversazione, Pinochet gli spiega che di tutti i capi politici del Cile degli ultimi recenti decenni, egli è il più letterato, l’unico che abbia veramente letto e scritto libri:
E lei che cosa crede che leggesse Allende? . . . Giornaletti. . . . Riassunti di libri. Artícoli che i suoi seguaci gli ritagliavano. Lo so da buona fonte, mi creda. . . . E lei cosa crede che leggesse Frei? . . . Niente. Non leggeva niente. . . . Lei ricorda qualche artícolo di Alessandri, qualcosa che abbia scritto lui da solo e non uno dei suoi negri? . . . quanti libri crede che abbia scritto io? . . . Tre, disse il generale. . . . Be' sono libri militari, di storia militare, de geopolítica, cose che non interesano a nessuno che sia profano in merito. [p.110 - 112].
L’episodio culminante del libro, tuttavia, è la soirée letteraria a casa di María Canales fuori Santiago. Uno degli ospiti, ‘un teorico della scena d'avanguardia' [p.134].,  si perde tra i corridoi della cantina e accidentalmente scopre una stanza dove c’è un uomo legato con gli occhi coperti, con evidenti segni di tortura. Sopraffatto dalla paura, l’ospite ritorna alla festa e non dice niente. Anni dopo, a passaggio alla democrazia avvenuto, viene rivelato che il marito di Maríás, James Thompson, era un ex agente della CIA e torturava per il regime militare. Questo racconto straziante è basato su una storia vera, di cui riferisce anche Pedro Lemebel in una delle cronache di De perlas y cicatrices. nota
 
Il lungo monologo interiore del romanzo culmina con la protagonista che lotta con un conflitto di coscienza, domandandosi ‘Tutto questo ha una soluzione?’, e rispondendo, ‘Così si fa la letteratura in Cile, così si fa la grande letteratura dell' Occidente’ [p.142].,  . Questa frase, ripetuta attraverso le pagine finali del libro, è enigmatica. Potrebbe essere interpretata come mera auto giustificazione del prete invecchiato, un tentativo per alleviare il senso di colpa in risposta alle accuse (immaginate?) del ‘giovane invecchiato’ (che potrebbe rappresentare Bolaño o Urrutias stesso più giovane). Ma potremmo anche vedere la frase ‘così si fa la letteratura' come affermazione di un problema più generale, che esprime un urlo di impotenza di fronte all'incapacità della letteratura di cambiare, giustificare o redimere la catastrofe della recente storia moderna. La frase può allora essere letta come eco dell'idea di Benjamin che ‘non esiste nessun documento di cultura che non sia allo stesso tempo un documento di barbarie’ , o la frase di Adorno che scrivere poesia dopo Auschwitz è un atto di barbarie.
 
L'epigrafe del romanzo, 'Toglietevi la parrucca' ‘Take off your wig,’ è significativa a questo riguardo. Presa da un racconto di G. K. Chesterton, questa citazione invita il lettore a mettere in discussione tutte le pretese letterarie di nobiltà, imparzialità e superiorità, riconoscendo che, in tutta la letteratura, c'è anche ipocrisia, malafede e tradimento. Vale la pena soffermarsi un momento sull'epigrafe di Chesterton. Proviene da uno dei racconti di Padre Brown, ‘La parrucca viola’ . Lì, la parrucca viola è indossata da un impostore che si spaccia per duca. La parrucca è usata per coprire le orecchie che si suppone siano deformate, cosa che indicherebbe la discendenza aristocratica del duca. Quando padre Brown costringe l'impostore a togliersi la parrucca, ciò che scopre è che sotto la parrucca non c'è niente di speciale, niente distingue quest'uomo da qualsiasi altro. Perciò togliersi la parrucca implica rinunciare a tutte le pretese di distinzione, di appartenere a un gruppo eletto, di mantenere una certa ‘aura', cui i letterati – indipendentemente dal loro orientamento politico – ancora si aggrappano. In "Sevilla me mata", Bolaño spiega che
’la nuova letteratura latinoamericana . . . Viene dalla paura. Viene dall'orribile (e in un certo senso abbastanza comprensibile) paura di essere costretti a lavorare in un ufficio o a vendere paccottiglia sul Paseo Ahumada. Viene dal desiderio di rispettabilità, che nasconde soltanto la paura ’ [Tra parentesi link interno, pag 318-319]

Il giudizio apparentemente severo di Bolaño sul silenzio e sulla complicità degli intellettuali cileni – che si estende non solo agli intellettuali ‘organici’ di destra come quelli rappresentati da Urrutia Lacroix, ma anche ai membri della 'nueva escena de vanguardia' – può essere inteso come rifiuto dell'intera scena intellettuale, dominata da paura e auto censura. Nell'introduzione al volume di saggi su Bolaño, Territorios en fuga , Patricia Espinosa link interno descrive la difficoltà di aprire un dibattito nella scena intellettuale cilena, poiché gli intellettuali hanno ereditato i vizi del periodo della dittatura: ‘ In Cile ci siamo abituati al monologo e al silenzio, le più consolidate forma di emarginazione....il terrore per il confronto, oltre al discorso deviato, il silenzio diffidente di fronte a ciò che ci spiazza: eredità della dittatura che l'intelligentsia cilena ha interiorizzato in forma atroce’ . Per Espinosa gli intellettuali colti e in particolare gli accademici, conducono ‘una vita intellettuale ritirata dai rumori mondani’ . Se durante la dittatura militare gli intellettuali vissero nella paura, frammentati in piccoli gruppi, emarginati dalla vita politica, il vero orrore è che quelle tendenze, acquisite attraverso la violenza e la censura del governo militare, continuano fino ad oggi.
 
Suggerendo il rovescio barbarico della cultura dotta, Bolaño spoglia la letteratura della sua aura di luogo privilegiato, di riparo dalla violenza della storia – che è il modo in cui la concepisce Urrutia Lacroix. Notturno cileno infatti suggerisce che sono proprio tali reificazioni dell'ambito letterario, tali concezioni della letteratura come oggetto trascendente che esiste al di sopra delle differenze politiche, che permettono alla cultura elitaria di diventare uno strumento (e una giustificazione) della barbarie. Come sottolinea Álvaro Bisama, Notturno cileno può essere letto come ‘una poética del mal . . . de la envidia . . . de la peor clase de antihéroes’, ma anche come ‘una poética de la burocracia de la cultura’ (88). Spogliata della sua aura di civiltà, d'altra parte, la letteratura può servire a costringerci ad analizzare quelle dimensioni oscure e selvagge al cuore di ogni cultura, indicando il punto di fuga dove i confini tra civiltà e barbarie sembrano convergere.

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Ignacio Lopez-Vicuña:
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Ignacio López-Vicuña è ricercatore di spagnolo all’Università del Vermont. Ricevette il suo titolo accademico in Letteratura e Cultura Spagnola dall’Università di Pittsburgh e un Master Artistico in Letteratura Comparata dall’Università del Massachusetts, Amherst. Attualmente sta lavorando a un progetto per realizzare un libro sulle rappresentazioni dello spazio urbano nella recente letteratura e filmografia dell’America Latina. I suoi interessi di ricerca includono letteratura e filmografia moderna in America Latina, studi urbani, e bizzarra teoria. Recenti pubblicazioni includono articoli su Diamela Eltit, Adrián Caetano, Raúl Ruiz, e Roberto Bolaño.

NOTE DELL'AUTORE

Rispettivamente, José Miguel Ibáñez Langlois, prete cattolico e critico letterario di El Mercurio, che scrisse sotto lo pseudonimo di Ignacio Valente; Alone, pseudonimo di Hernán Díaz Arrieta, uno dei maggiori critici letterari della metà del ventesimo secolo in Cile; Mariana Callejas, scrittrice e moglie dell’agente DINA e torturatore Michael Townley. torna su

Pedro Lemebel, ‘Las orquídeas negras de Mariana Callejas’. De perlas y cicatrices. torna su


RIFERIMENTI

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