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Miguel Gallego Roca -

'Le frontiere del romanzo del XXI secolo (estratto parte I ) '

rivista letteraria “Nuova prosa’ (46), Greco&Greco, Milano

© traduzione di Luigi Grazioli

| parte I || parte II |

parte I

[...]

La frontiera tra due secoli:

non si può negare che le tensioni tra futuro e passato sono sempre state eccellenti levatrici del romanzo moderno. Le epoche in cui vivono a stretto contatto il misticismo e il nichilismo, il decoroso e lo spudorato, la TV satellitare e i racconti della nonna, 1'elmo e il bacile sono epoche propizie ai grandi romanzi.

L'America Latina è oggi uno di quei tempi geografici in cui si può ancora avvertire la pulsione storica della contraddizione, una pulsione bifronte, utopica e distopica, che germoglia nel romanzo. Gli impedimenti a riconoscerlo sono l'accademismo e il "politicamente corretto", sempre così ben intenzionati e così spesso ciechi rispetto al potere illuminante dell'arte.

Diversi studi sociologici affermano che il futuro potrebbe avere i contorni di un mondo fatto di crimini e impunità, come quello che si estende lungo la frontiera tra il Messico e gli Stati Uniti

Tuttavia, non si può far finta di non rilevare che in qualsiasi paese situato a sud del Rio Grande, persiste la tentazione del terzomondismo, il quale concepisce il sistema culturale e politico di una nazione in simbiosi con le tecnologie più avanzate, cosa che suppone un autentico filone per le analisi neomarxiste e postmoderne (che parola triste!). La crisi argentina dell'inizio del XXI secolo, l'ombra del generale Pinochet sulla paradossale solidità della democrazia cilena. il neocaudillismo di Hugo Chavez in Venezuela, la simpatica coppia di amici formata da Chavez e Castro, i labirinti giapponesi dell'era di Fujimori in Perù, il linguaggio delicato e severo del subcomandante Marcos, l'arrivo dell'indigeno Evo Morales alla presidenza della Bolivia e, per finire, la sfida alle istituzioni di L6pez Obrador in occasione delle ultime elezioni presidenziali in Messico: tutto ciò assomiglia troppo all'immagine del nostro tempo, come gli assomiglia Bush stesso.

Diversi studi sociologici affermano che il futuro potrebbe avere i contorni di un mondo fatto di crimini e impunità, come quello che si estende lungo la frontiera tra il Messico e gli Stati Uniti. Migliaia di donne vi sono uccise senza che gli assassini vengano puniti. Una valanga di impunità che, iniziate nel 1994, sono giunte sino ai nostri giorni. Ma poco importa il luogo, ciò che è certo è che il futuro assomiglierà a una frontiera. Alcuni romanzieri latinoamericani della nostra epoca provengono dalla frontiera storica che divide il territorio delle utopie e degli orrori del troppo umano :xx secolo da quello delle incertezze di questo XXI secolo postumano.

egli non rinuncia all'oscenità perché, tra lo humour e l'orrore, c'è un'altra uscita di sicurezza: la fuga, l'esilio, la diserzione dalla contemporaneità

L'opera più potente di questa frontiera è certamente quella del cileno Roberto Bolano, l'esule, che non ha soltanto aperto le frontiere magiche del ronianzo latinoamericano, ma ha aperto soprattutto, al di là di ogni geografia, la scatola romanzesca del XXI secolo. È lui che, a pieno diritto, costituisce il primo capitolo della storia del romanzo del secolo che viviamo.

La frontiera del futuro nel romanzo postumo di Roberto Bolaño

Bolano procede come un funambolo tra il comico e l'orrore. Assume l'oscenità del nostro tempo per mostrare il volto assurdo del male, il ridicolo e la mediocrità di chi si sforza, anche ricorrendo alle armi dell'arte, di essere crudele o miserabile. Senza smettere mai di pensare che la banalizzazione del male ci condurrà in un futuro prossimo a vivere in un mondo da incubo, e consapevole che l'umanesimo è un sistema di perdenti, egli non rinuncia all'oscenità perché, tra lo humour e l'orrore, c'è un'altra uscita di sicurezza: la fuga, l'esilio, la diserzione dalla contemporaneità

La sua posizione gode di una lunga tradizione tra gli umoristi e i romanzieri


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NOTE

estratto - parte I - tratto dalla rivista letteraria “Nuova prosa’ (46), Greco&Greco, Milano, dal titolo:
America Latina: dalle derive del realismo magico alla realtà del romanzo. Inediti, testimonianze, saggi"
la seconda parte puoi leggerla nella sezione 2 6 6 6
© Luigi Grazioli (che ha tradotto questo saggio), è nato nel 1951 a Fara Gera d'Adda (Bg), dove vive. Ha pubblicato "Cosa dicono i morti" (1991) ; "Racconti immobili " (1997); "Lampi orizzontali " (finalista al premio Bergamo, 2003). Collabora a quotidiani e riviste, dal 1999 dirige la nuova serie della rivista "Nuova Prosa" della Greco&Greco editori link esterno .



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