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   Gilda Zamora

'Le orme dei goliardi ne I detective selvaggi ' 2010

Rivista Pliego suelto link esterno , marzo 2011
© traduzione di Carmelo Pinto

Le orme dei goliardi ne I detective selvaggi

Parlare de I detective selvaggi vuol dire parlare di Arturo Belano e di Ulises Lima - i suoi due principali protagonisti -, del real visceralismo, del Messico apocalittico degli anni settanta, di poeti selvaggi che si lanciano nelle strade a impregnarsi di Vita - con la maiuscola -, di romanzo noir, di accostamento con romanzi come Rayuela link interno di Cortázar o con l' Ulisse di Joyce - come ha detto qualcuno e hanno ripetuto altri -, magari della sua possibile connessione con La strada di Kerouac, di avanguardie, di controcultura e, irresistibilmente e obbligatoriamente, di infrarealismo link interno, movimento che sorse dai cervelli e dalle viscere di Roberto Bolaño y di Mario Santiago Papasquiaro Però vuol dire parlare anche di goliardismo finestra, un movimento vitale e intellettuale che sorse nel secolo XII in Francia - soprattutto a Parigi e da lì si sparse nel resto d'Europa -, le cui orme, vedremo, è possibile avvertire in questo romanzo.

I tre ambiti della letteratura medievale

Il mondo medievale, come ci ricorda Luis Antonio de Villena en Dados, amor y clérigos, - e più concretamente nel secolo XII - conosce tre ambiti letterari: il cortigiano, il popolare e l'universitario o delle scuole.
  • Il primo è il mondo in cui si muovono nobili, cavalieri, trovatori link interno e dove fioriscono il roman courtois ( romanzo cortese link esterno ) o poemi cavallereschi e la lirica provenzale, basati antrambi sul cosiddetto amor cortese link interno.
  • Nel secondo, al contrario, si collocano i servitori, scudieri, contadini, piccoli commercianti; in altre parole: il popolo, "generatore e destinatario" - come afferma Villena - della poesia epica, diffusa questa dai giullari, che si accompagnavano con la musica, nelle piazze di citta o villaggi. A questa manifestazione letteraria sarebbero appartenuti le chanson de geste, poemi estesi dove si raccontavano i gesti eroici: Poema del mio Cid ( wikipedia link esterno ) o la Chanson de Roland ( wikipedia link esterno )
  • Il terzo e ultimo ambito è quello degli studenti, monaci, universitari e professori, i cui aambienti sono, innanzitutto, le scuole monacali e, dopo, le scuole cittadine, da cui sorgeranno le Università.

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    Nelle scuole, gli studenti link interno, che erano figli di piccoli commercianti e borghesi, si istruiscono nelle arti liberali (il trivium ed il quadrivium). leggono Omero, Virgilio, Ovidio, Lucano o Quintilliano (Institutio oratoria).E' così che dalle scuole sorgerà il goliardismo e la sua manifestazione letteraria: la poesia goliardica, i cui autori e recettori sono studenti e clerici, amanti del sapere e della libertà, che vanno di città in città, presentandosi nelle scuole, alla ricerca dei migliori maestri, frequentano taverne e bordelli. Così, questi studianti vagabondi e clerici viandanti, che scrivevano in latino, ricevono spregiativamente il nome di goliardus. nota

    I goliardi medievali

    Secondo Luis Antonio de villena, si ignora l'etimologia link interno esatta del termine goliardo. Per alcuni, il nome ha una relazione con gula , appetito disordinato di mangiare o di bere, ma anche, e per estensione, del piacere carnale. Per altri, il termine allude a Goliat (in latino Goliasae), personaggio bibblico orgoglioso che viene sconfitto dalla fionda del pastore David, di modo che goliardo è i lseguace di Golia, o che è lo stesso "seguace del vizio e del demonio personificato nel gigante biblico Golia" 5 come afferma il DRAE (dove si rileva, inoltre, che goliardo deriva dal francese antico gouliard che è quel "chierico o studente vagabondo che conduce vita irregolare" nel medio evo).
     
    Ciononostante, Villena segnala che il termine designa "lo studente o il chierico amico dei suoi saperi, dei libri e delle lettere e non ostile anche alla vita allegra, al paicere, al vino, al gioco o al divertimento..." [Villena, 1978]. E naturalmente questo amore per la vita dissoluta, questo spirito ribelle e critico faranno sì che fossero rifiutati da una società rigidamente divisa in classi, posto che i goliardi non appartengono a nessun ordine sociale medievale.
     
    I goliardi link interno, di diversa origine, presentano una duplice tipologia. Da un lato, ci sono i goliardi propriamente detti, vale a dire, studenti o docenti che uniscono al sapere e ai libri la mendicità e il vagabondaggio.[ finestra ] Visitano bordelli cercando il puro piacere carnale, frequentano taverne, mendicano nelle piazze, senza smettere di scrivere e di leggere per questo. Non abbandonano mai il sapere, perchè, tra tutti, difendono i valori dell'intelletto. Per questo disprezzano i contadini e i villani (paesani) che rappresentano l'incultura. Appartengono a questo gruppo il primate Hugo de Orleans link interno e l'Archipoeta di Colonia link interno. dall'altro lato, ci sono i goliardi strettamente intellettuali, o per meglio dire, quelli che condividono il sentire e lo spirito goliardico [. finestra .] ma senza seguire la vita errante dei primi. Gualtiero de Chatillon link interno sarebbe un esempio di questo secondo gruppo. Che si abbandonino o no a una vita dissipata, è certo che tutti i goliardi disdegnarono le norme, gli ordini stabiliti e il rigore ufficiale del momento. Da qui la loro ribellione.
     

    Carl Orff - Carmina Burana - Fortuna Imperatrix Mundi

    Attitudine e spirito goliardici nei realvisceralisti de I detective selvaggi.

    I detective selvaggi tratta, a grandi linee della ricostruzione del movimento poetico (fittizio) chiamato realvisceralismo ( o realismo viscerale), ovvero, i suoi precedenti, la sua nascita, i suoi fondatori, i suoi membri e il suo posteriore declino, attraverso le testimonianze dei suoi stessi appartenenti - anche se mai attraverso i fondatori Arturo Belano e Ulises Lima - e altri personaggi - vari di loro reali come Verónica Volkow o Manuel Maples Arce,padre dello stridentismo - appartenenti o no al gruppo, simpatizzanti o detrattori, che in qualche modo conobbero i real visceralisti.
     
    Il romanzo, diviso in tre parti, comincia con il diario di Garcia Madero, poeta di diciassette anni che Arturo e Lima invitano a far parte del già, quel momento costituito realismo viscerale. E' novembre del 1975 e García Madero conoscerà gli altri membri del gruppo. Condividerà avventure e letture con loro. Frequenterò bar, sarà iniziato al sesso e presto abbandonerà i suoi studi di Diritto e la casa dei suoi zii per dedicarsi alla letteratura - legge e scrive senza smettere - e vivere intensamente.
     
    La seconda parte inizia con la testimonianza di Amadeo Salvatierra, ex poeta che racconta in quali circostanze conosce belano e Lima, I detective selvaggi che sono dietro le orme della poeta Cesárea Tinajero, precursora del realismo viscerale negli anni 20 e da cui prendono il nome in omaggio a lei. Questa testimonianza si va alternando con quelle di Rafael Barrios. Jacinto Requena, Xóchitl. María Font, Quim Font... da diversi luoghi del mondo (Mexico, Tel-Aviv, Paris, Bareelona...) tra il 1976 e 1996. In questo modo, il lettore comincia a formare e ricostruire con questi racconti, e come se si trattasse di un puzzle, non solo la storia del real visceralismoma bensì anche le vite dei suoi fondatori. E Quello che in un primo momento si erige come la ricerca delle orme di Cesårea Tinajero, finirà per conventirsi nel ritratto dei poeti detective; ritratto che arma attivamente il lettore. La terza parte è la continuazione del diario di Juan Garcia Madero, che, a bordo di una Chevrolet Impala insieme con belano, Ulises e lupe, una prostituta pentita, continuano la ricerca di Cesårea mentre nello stesso tempo fuggono dal ruffiano ed fidanzato di Lupe.
     
    In qualche modo, Arturo Belano e Ulises Lima ricordano i goliardi del mondo medievale, perchè, come loro, sono poeti transumanti che si lanciano per le strade per impregnarsi della vita, con i suoi chiaroscuri. Allo stesso modo, come si è vsito prima, una tendenza caratteristica del goliardismo è, oltre che il vagabondaggio, del girovagare qui e là senza una dimora fissa, la mendicità. Ulises Lima, per esempio, quando si trova senza soldi, non si fa scrupoli a mendicare e perfino rubare. Così ne parla da Vienna e nel maggio 1980, Heimito Künst,, che conosce Ulises nel carcere di Beersheba in israele:
    Non avevamo soldi. Trovammo un vecchio nel parco Esterhazy. dava da mangiare ai colombi, ma i colombi ignoravano le sue briciole. Mi avvicinai da dietro e gli diedi un pugno in testa. Il buon Ulises gli frugò le tasche ma non trovò soldi, solo monete e briciole di panee un portafogli che ci prendemmo. Nel portafogli c'era una foto...Poi rimanemmo due giorni senza uscire di casa e alla fine non avevamo altro che bricciole di pane
    I detective selvaggi pag. 414 cap. 12
    Più avanti Veronica, poeta y bisnipote di Trotski, fa un ritratto di Arturo e di Ulises che è quasi impossibile disnguere dalla figura del goliarda medievale, che come loro i realvisceralisti provocavano il rifiuto lì dove andavano
     
    Per dire la verità sembvravano mendicanti, stonavano orribilmente lì davanti, all'ingresso del cinema, fra la gente ben vestita, tutta in ordine che salendo la scalinata si scansava per la paura che uno di loro allungasse una mano e gliela facesse scivolare tra le gambe. Almeno uno di loro mi parve sotto gli effetti di qualche droga. Credo fosse Belano. la'ltro, credo, Ulises Lima, leggeva e scriveva sui margini di un libro, e nello stesso tempo canticchiava
    I detective selvaggi pag. 414 cap. 13
    A questo punto occorre sottolineare, parafrasando Villena, che, per i goliardi della Età Media, la taverna, così come il vagabondaggio e la povertà rappresentano un simbolo, forse il simbolo della libertà. Arturo e ulises sarebbero, per ciò che si è visto, una specie di goliardi del XX secolo, perchè, essendo intellettuali, avendo un'ampia cultura, si abbandonano a una vita errabonda e perfino civettano con il mondo delinquenziale e della malavita. Rispetto agli altri real visceralisti, e anche se non necessariamente siano studenti universitari come, per esempio, Garcia Madero, ne facciano precisamente vida errante, si muovono dentro il circol odelle lettere.
     
    Così Xóchitl García che non finisce nemmeno la scuola preparatoria e conduce una vita più ordinata dei suoi compagni, partecipa, il suo fidanzato fa anche aprte del realismo viscerale, a tutti i seminari letterari che incontrano e leggono qualsisi libro cada nelle loro mani:
    Perchè studiare, quel che si dice studiare, non studiavamo, ma non ci fu seminario di poesia in cui non mettessimo il naso almeno una volta, fu come una febbre quella ci prese per i seminari, ci facevamo un paio di panini e ci presentavamo lì tutti giulivi, sentivamo leggere poesie, ascoltavamo le critiche, a volte criticavamo anche noi, Xóchitl più di me,e poi ce ne uscivamo che era già buio, e mentre ci incamminavamo verso la fermata dell'autobus o della metropolitana oppure andavamo a piedi fino a casa [...] notti fatte per passeggiare o per scopare, notti fatte per parlare senza fretta, che era quello che facevo con Xóchitl, parlare del figlio che avremmo avuto, dei poeti che avevamo sentito recitare, dei libri che stavamo leggendo. I detective selvaggi pag 239-240 cap. 3
    Arturo belano e Ulises Lima, pertanto, sono quelli che meglio incarnerebbero l ospirito goliardico: l'avere unito al vivere, un vivere legato alla marginilità, alla ribellione, alla trasgressione. Ecco le orme dei goliardi.
     
    Occorre dire che le testimonianze del resto dei personaggi del romanzo costituiscono, osiamo dire, una sorta di "cantar de gesta" dove non solo si allude alle avventure dei detective selvaggi ma anche, e soprattutto, alle loro disavventure. Così, dunque, e come si è anzidetto, formano un quadro del gruppo realvisceralista. Inoltre aiutano il lettore a completare i profili di Arturo Belano e di Ulises Lima, di cui si dice ad un certo punto che assomigliano ai beats. Piel Divina, altro real viceralista di vita mondana, definisce Belano "l'André Breton del terzo mondo". In effetti, per tutto il testo, il real visceralismo è imparentato a varie delle avanguardie europee e americane: il surrealismo, il postismo, lo stridentismo, Hora Zero link interno, tra gli altri, perchè come quei movimenti, il real viceralismo propugna la necessità di andare contro la cultura ufficiale per creare una nuova poesia, il che significherebbe il rinnovamento della poesia messicana. Vale la pena ricordare che la cultura ufficiale per i real visceralisti è rappresentata da Octavio Paz che pensano e tentano di sequestrare e perfino farlo sparire. Pensiamo all'infrarealismo il cui lemma era
    " far saltare le cervella alla cultura ufficiale"
    E pensiamo anche, naturalmente ai goliardi. perchè forse i golairdi inziarono ciò che oggi conosciamo come avangaurdia e controcultura.
     

    NOTE

    Seconfo Jacques Le Goff "sono prima di tutto dei vagabondi, tipici rappresentanti di un'epoca nella quale lo sviluppo demografico, il ridestarsi dei commercio, la costruzione delle città fanno scricchiolare ed esplodere le strutture feudali".

    Con la rinascita culturale del secolo XII, che si accompagnava ad un forte sviluppo demografico e alla ripresa in Europa dei viaggi e degli spostamenti di massa, fece la sua comparsa un nuovo tipo di intellettuale girovago, ostile all'ordine costituito ed alla moralità del tempo: il goliardo. Pur dipendendo, data la penuria di mezzi materiali, dalla munificità di signori e prelati, i goliardi si scagliarono con la loro poesia, spesso caustica e volgare, contro un mondo feudale in progressivo disfacimento. In epoca contemporanea, mentre il loro spirito è stentatamente sopravvissuto in ambito universitario, il loro nome è diventato sinonimo di buffonesco, scherzoso. In questo brano Jacques Le Goff prova a tratteggiarne le origini e a metterne a nudo l'ideologia, nonostante la scarsa documentazione, spesso di parte avversa, che li riguarda.
    [ Da: J. Le Goff link interno, Genio del Medioevo Mondadori, Milano, 1959; ] torna su

    in proposito dice Augusto Mastrantoni

    Nel XII secolo [....] chi amava dedicarsi alle arti liberali e amava i dibattiti di pensiero, se già non lo era, diventava chierico nel senso che, indipendentemente dall’abbracciare in futuro la carriera ecclesiastica, era pur sempre un “libero uomo di lettere” che, senza controllo e con disponibilità di documentazione, poteva dedicarsi allo studio dei classici.....
    Nelle corti ecclesiastiche oramai essi vengono qualificati, con epiteto diffamatorio, goliart o guliart (capaci di gola, voraci), essi allora, riallacciandosi alla definizione di “nuovo Golia” (ovvero “nemico di Dio” alla maniera di S. Agostino) che Bernardo da Chiaravalle aveva usato nell’invettiva contro Abelardo, accolgono a fanno proprio il nome di Golia quale loro patrono. Con arrogante sfrontatezza essi si dichiarano apertamente “pueri et discipuli Goliae”. Golia è l’episcopus, il pontifex della loro numerosa, variopinta sradicata familia.
    [ Augusto Mastrantoni - Sui Carmina Burana link interno ] torna su

    Armando Bisanti sottolinea la figura ambigua del goliarda:

    La figura del goliardo medievale è, in fondo, una figura paradossale. Anche se egli sembra voler cambiare la società che lo circonda, avvalendosi dell'unico mezzo a lui noto e congeniale, ossia l’arte della penna, in effetti però, alla resa dei conti, non tende a diventare altro che uno di coloro che egli stesso ha criticato, ad essere nuovamente beneficiario di quella società cittadina, di quell’ordine sociale all’interno del quale egli stesso si è formato e sopravvive.
    Ecco che così il goliardo, singolare figura di protestatario, è capace al contempo di comportarsi in maniera antitetica, unendo la più violenta e scommatica composizione satirica e ridanciana alla più smaccata ed adulatoria lode del potente. E così, se da un lato abbiamo un Ugo d’Orléans il quale, pur essendo insegnante universitario a Parigi, condusse una vita errabonda e randagia ai margini della società, mantenendo sempre inalterato il proprio orgoglio intellettuale (cfr. § 8), dall’altro abbiamo invece figure come l’Archipoeta di Colonia, che passò gran parte della sua vita alle spalle del potente prelato Rainaldo di Dassel, o come Serlone di Wilton che si schierò col partito della regina Matilde d’Inghilterra, ritirandosi poi in convento, o ancora come Gualtiero di Châtillon, che visse alla corte di re Enrico II Plantageneto, diventando poi, addirittura, arcivescovo di Reims (anche per questi autori cfr. § 8).
    [ © Armando Bisanti - Città, università, società e poesia “goliardica link interno"] torna su



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