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Le testimonianze
Bruno Montané
(anche lui cileno) e Roberto vennero a casa mia a reclutarmi per un progetto che poche settimane dopo conobbi come il Movimento infrarealista. Io allora avevo 15 anni, scrivevo poesie e studiavo al liceo Luis Vives. Si accorsero che scrivevo perchè mia madre mi sequestrò le poesie e li consegnò a Helga krebs, mamma di Bruno, di cui era grande amica. Mi diedero appuntamento per il giorno seguente a un seminario che consisteva in un coordinatore, e alcuni poeti mezzi proletari che leggevano a turno le loro poesie. Dopo si faceva un giro di critiche e le poetesse cominciavano a piangere e i poeti offesi offrivano crackers e insulti, prendevano i loro scritti e se ne andavano. Roberto mi adottò, m ispiegava le regole e il codice dell'etica infrarealista, m idava libri da leggere e controllava i miei progressi, facendomi leggere nuove poesie, di cui a volte approvava uno o due versi. In queste prime settimane della tribù, i membri consistevano in una decina di poeti fissi, più altri che antravano e uscivano dal gruppo secondo l'umore del giorno. Ci furono molti poeti che diventarono e smisero di essere infrarealisti svariate volte
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di quegli anni e di Bolaño, ha detto in una intervista del 2007:
Negli anni 70 in Messico, tutti volevamo essere poeti. Così come i giovani di oggi, tutti voglio fare cinema, noi sognavamo di diventare poeti. Per la verità conducevamo un'intensa vita letteraria, facevamo un sacco di letture, andavamo negli stessi caffè, andavamo ad acoltare gli scrittori che parlavano, Octavio Paz parlava di Sor juana Ines de la Cruz; Tomás Elodia commentava altri testi e leggeva le sue poesie; tutti andavamo dove andavano gli altri. Eravamo tutti uguali, ci vestivamo allo stesso modo, eravamo come una specie laureata di hippie, eravamo tutti come una massa di poeti, tutti uguali, però credevamo di essere divisi in due bande: definivamo stalinisti a quelli dell'altra parte e adoravamo Octavio Paz; quelli dell'altro lato adoravano Efraín Huerta. Io stavo dal lato di Octavio Paz, credevamo di essere molto raffinati, in realtà tutti usavamo i sandali tipici messicani e le camicie di Oaxaca. Quelli dell'altro lato credevano che eravamo dei borghesi perchè tutti usavamo le stesse cose. Allora conobbi Bolaño, lessi il poema che aveva pubblicato Juan Pascoe
, il suo primo poema; Juan pascoe pubblicò anche un mio poema. Conobbi Bolaño e il suo, ma li temevo molto perchè si comportavano male: intervenivano nelle letture di poesia, davano fastidio e insultavano la gente, facevano guerre. Lo vidi di nuovo 20 anni dopo, quando lo incontrai a Vienna, eravam ostati invitati per parlare dell'esilio, non so perchè accettai, in realtà non parlai dell'esilio ma del fatto che ora chiunque è forestiero. Nemmeno lui parlò dell'esilio, lesse un testo sul romanzo, e fu così che diventammo amici. Questo successe nel 98 o 99.
[l'infrarealismo] Avrebbe cessato di esistere per voi, però nella nostra memoria restò molto vivo. Eravate il terrore del mondo letterario. Io allora facevo parte dei solenni ( il mio mondo era così disarticolato e senza colonna che mi era imprescindibile aggrapparmi a qualcosa di rigido), mi piacevano gli incontri di lettura di poesia, i cocktailes, queste cose assurde piene di codici che in qualche modo mi assoggettavano, e voi eravate i terroristi anche di quegli incontri. Prima di cominciare la mia prima lettura di poesie, nella libreria Gandhi, nel remoto anno 1974, mi raccomandai a Dio - a cui io di norma non credevo, però a qualcuno dovevo dovevo raccomandarmi - che per favore non apparissero gli infras. Trascorsi la notte anteriore con l'orticaria nella faccia, una dermatite nervosa, che mi convinze che non potevo dare la lettura: mi guardai nello specchio, verso le 4 del mattino, e avevo intorno alla mia bocca delle labbra false enormi, rosse, rosse, da pagliaccio. Mi provocava orrore leggere in pubblico - mi sembrava che ciò fosse veramente da pagliacci -, ma al timore della timida si aggiungeva il panico del ridicolo: gli infras potevano apparire, irrompere nel mezzo della sessione e chiamarmi tonta (che andiamo, lo ero non ero riuscita allora costruire una poesia decente, per quanto le "sentissi" profondamente, o che le elaboraqssi copme una pazza, non riuscivo ancora a trovare la chiave giusta). Voi eravate lì, per convincere l'ambiente letterario che non potevamo prenderci sul erio - contraddicendo il detto cileno - che si trattava precisamente di avventurarsi nel precipizio.
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ricorda:
eravamo una banda di amici molto intimi. Il ricordo confonde la visone di amici riuniti al caffè La Habana - che Roberto rinominò il café Quito -, e anche di un'erranzia per le strade che non fu tutto quell'atteggiamento sucida che in quel momento credevamo, salvo Mario Santiago che era un instancabile camminatore di strade urbane. Però credo che, a parte Roberto, già a quel tempo l'unico gran poeta che c'era nel Gruppo era Mario Santiago. Il metodo di scrittura di quelle poesie era semplice: uno o due versi a testa e poi facevamo il montaggio” .
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nel novembre 2010,
afferma:
L'infrarealismo è un movimento che riunisce delle persone che cercano di fare poesie e assumere un ruolo, a partire da una posizione etica di opposizione alle forme dominanti in cui si fa poesia, ma soprattutto ai gruppi di potere, gruppi che detengono o stanno imponendo un certo modo di vedere la letteratura, la scrittura e la posizione dello scrittore. Dunque questi giovani non hanno un'estetica specifica ma piu' che altro propongono un ricerca di nuove forme di espressione, di comunicazione, di intendere la poesia, connesse a quella che sarebbe la relazione Arte-Vita, riprendendo un po' certe posizioni dell'avanguardia, un'avanguardia che finì per essere cooptata e che questi giovani vogliono in qualche modo tornare a sperimentare.
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Ricordo che nella prima riunione elaborai un'idea degli infrarealisti come un gruppo di scrittori e artisti visivi, con coscienza politica, ma roberto mi informò che per alcuni di loro non era ben visto che una gringa fosse intervenuta. Non furono nè molto politici nè panamericani verso il Nord [gli USA]. erano semplicemente i giovani molto presi e letterati che si aggruppavano attorno a Bolaño.
Aveva il dono di trasformare qualsiasi situazione drammatica, che diventava alla fine, affascinate. In tal modo, per definizione, uno non si poteva annoiare in sua presenza. Tutto sucitava in lui una reazione. Viveva con una intensità insolita che era contagiosa, e forse, a forti dosi, estenuante...
Ho l'impressione che Roberto si innamorava dei suoi amici. Il suo entusiasmo verso di noi era così evidente che ci ispirava, e questo ci portava a fare cose più geniali di quanto saremmo stati capaci senza di lui
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....Di esso non s'era salvato nulla fino a che uno dei suoi membri non scrisse un libro sul gruppo. Oggigiorno si può sostenere che l'infrarealismo
deve la sua esistenza al real visceralismo ( o realismo viscerale )
de I detectives selvaggi, più che all'opera poetica di Mario Santiago, Roberto Bolaño e degli altri membri. L'infrarealismo è più letterario che reale, o, meglio, diventò reale nella misura in cui fu romanzato nel I detectives selvaggi...
Già c'eravate voi due. come comincia formarsi il gruppo?
Ci vedevamo al caffè La Habana, che Roberto ribattezza caffè Quito, sì, era in
via Bucarelli. Eravamo tutti innocenti, adolescenti relativamente preparati in
alcune cose e ignoranti in molte altre. In quelle riunioni conoscemmo a Mario
Santiago
che ricordo come amico di amici di Roberto. 
Di quell'epoca però, nel 1975 è "Gorriones cogiendo altura"
Era di 150 200 pagine, però non si pubblicò mai. Lo inviammo al concorso Casa
de las Americas in Avana. Fu tra le opere preselezionate. Tuttavia, non arrivò
ad essere finalista.
Si trattava di un'opera in collaborazione?
Era composta da due lunghi poemi. Quello di Roberto aveva il titolo "Venas
de sarga americana o, Visión pornográfica del capitalismo" e il mio "Sobre
los largos puentes del mundo", più rimbombante non poteva essere.
Hai un esemplare?
A quel tempo non c'erano fotocopiatrici e quindi bisognerebbe recuperare la
copia a calco
Che cosa leggevi?
Saint-John
Perse
e, di fatto, per il rifacimento dei miei scritti si suppone che io fossi
saintjohnpersiano così come altri sono nerudiani e in quel forno si bruciano.
Grazie a Mario Santiago conoscemmo il movimento Hora Zero
dei poeti peruviani
(Jorge Pimentel, Enrique Berástegui, Juan Ramírez Ruiz), e quelle letture
cambiarono un poì il modo di scrivere. Cercai di essere più obiettivo, più
visuale. Allora scrivevo in modo eccessivamente soggettivo. Roberto, che
ammirava molto Ernesto Cardenal in quel momento diceva "guarda, così bisogna
scrivere, con oggettività, mostrando le cose, cercando di essere più chiari"
Leggevate molta poesia, niente narrativa?
Sì, però dopo mi resi conto che già allora Roberto era un gran lettore di
romanzi noir e di fantascienza, attività che non abbandonò mai. Di fatto, già
allora la modulazione della sua frase è molto chiara, già è visuale, scenica,
come un annunci o della sua deriva creativa verso la narrativa. Ciò che allora
mostrava alla gente erano le sue opere di teatro. Delle opere immense che
facevano parte delle prime cose che cominciò a scrivere.
Queste opere di teatro si sono perse?
Beh. mi invitò, quasi mi obbligò, a un atto di sadomasochismo mutuo, a
bruciare quelle opere. Già lo aveva fatto prima da solo. In quel momento
mi impressionò in lui la capacità di disfarsi di un lavoro. Quelle opere già
erano state battute a macchina, preparate perchè le mettesse in scena un
gruppo o per farle pubblicare.
Come giustificava quegli atti ?
Semplicemente affermava che erano molto brutte, molto brutte, molto brutte, e
che in qualche modo sentiva che doveva scrivere poesia e non teatro.
In questo universo di letture occupava un posto
Nicanor Parra ? 
Ah però! era uno dei libri di testa di Roberto, La grande opera,
Ma lo leggeva solo lui o lo compartiva con il gruppo?
Io avevo già letto qualcosa in Cile. per me Parra è stato Dio, un dio
letterario nel senso che è un paradigma di un tipo di chiarezza e personalità
e ironia, che mantiene con lucidità a novantanni
Tu credi che Bolaño si basò in Parra per sviluppare la sua ironia o già era
parte della sua personalità questa caratteristica che si riflette nella sua
opera?
Lui l'aveva già. La cosa interessante e illuminante di Parra e anche di ciò
che ha fatto Bolaño posteriormente, è che riescono a esprimere un discorso
poetico, quasi pedagocico, con chiarezza, un invito alla riflessione
sarcastica e più umana.
NOTE

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