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  infrarealismo ?

  •  Roberto Bolaño       •      le testimonianze   •  Mario Santiago   •  

© traduzione di Carmelo Pinto

Mario Santiago

lettera di Bolaño a Mario Santiago

Sto con le finestre aperte, fuori piove, una tormenta d'estate, lampi, tuoni, queste cose che eccitano e impelen la malinconia
 
Come sta il Messico? come stanno le strade del Messico, il mio fantasma, gli amici invisibili? Continua ad esistere Al Este del Paraiso* o è già entrata nel sonno dei giusti?
 
Quando miglioreranno le mie finanze apparirò a casa tua una notte qualsiasi. E sennò fa lo stesso. Il tratto che abbiamo percorso insieme in qualche modo è storia e rimane. Voglio dire: sospetto, intuisco che è ancora vivo, in mezzo all'oscurità, ma vivo, e ancora, chi lo avrebbe detto, sfidante. Bene non diamoci troppe arie. Sto scrivendo un romanzo dove tu ti chiami Ulises Lima. Il romanzo si chiama I detective selvaggi.
 
Un forte abbraccio. R.

[lettera inviata da Barcellona poco prima che Santiago morisse in un incidente stradale il 10 gennaio 1998.]

*: casa editrice di Santiago fondata nel 1995

* * *

Mario Santiago link interno poeta messicano, fondò e animò insieme a Bolaño l'infrarealismo. Una notte del 1975, al Cafè La Habana ( "Cafè Quito" ne I detective selvaggi) Roberto Bolaño e Mario Santiago si incontrano per la prima volta. L'autore cileno evocherà ne La pista di ghiaccio link interno quella
"notte greve di nebbia.....Prima che me lo presentassero davanti al caffè La Habana, sentii la sua voce, profonda, come di velluto, l'unica cosa che non sia cambiata col passare degli anni. Disse: è una notte fatta su misura per Jack. si riferiva a Jack lo squartatore, ma la sua voce aveva un suono che evocava terre senza legge, dove qualunque cosa era possibile. Eravamo tutti adolescenti, adolescenti tosti, questo si, e poeti, e ce la ridevamo" [p. 11]
Prima di congedarsi Santiago gli lasciò un fascio di fogli con le sue poesie e Bolaño le lesse quella notte stessa, restando sveglio fino all'alba. Una mattina del 1975, Mario Santiago porta uno dei suoi amici, Ramón Méndez, al seminario di poesia della UNAM [l'università di Città del Messico] per presentarlo a Roberto Bolaño. In quell'incontro sorge l'idea di creare un nuovo movimento poetico. Ramón Méndez ricorda la riunione che si tenne a casa di Bolaño:
"quando Santiago ed io uscimmo dalla casa di Bolaño, lo avevamo convinto della nostra avversione vitale contro l'ufficialismo della cultura, ed egli ci aveva comparato ai beatniks: "tu sei Ginsberg - aveva detto a Santiago -, e questo è Corso: siete i beatnicks del Messico.".
La fondazione del movimento infrarealista, proposta da Bolano, viene inaugurata a fine '75 nella casa di Bruno Montanè (Felipe Mueller de I detective selvaggi). Il manifesto viene redatto e letto in pubblico nel 1976 in occasione della presentazione del gruppo nella libreria Gandhi
 
juan Villoro link interno cosi' descrive in un articolo link esterno Mario Santiago:
Ci conoscemmo nel 1973, nel leggendario "taller di racconti" Miguel Donoso Pareja. mario allora si chiamava José Alfredo Zendejas ed era l'alunno più brillante del taller di poesia di Juan Bañuelos [ che un seguito fue violentemente contestato dallo stesso Santiago]. Ogni due o tre mercoledi visitava i narratori in qualità di temibile turista. Criticava con poca pietà e molto humor [...] Discepolo di Breton e del suo Pesce solubile, Mario citava oggetti impossibili per appoggiare i suoi argomenti
A 18 anni già aveva letto tutti i libri, visto tutti i film, ascoltato tutti i dischi. Con Héctor Apolinar, Roberto Bolaño e altri iconoclasti fondò l'avanguardia infrarealista. ispirati al beat, al surrealismo, la patafisica e, soprattutto, alle ribellioni poetiche latinoamericane come il "nadaismo" ed il gruppo del "techo de la Ballena", gli infrarealisti presero d'assalto le letture pubbliche e i cocktails della nostra serenissima Repubblica delle lettere, ruppero bicchieri firmati, fecero happenings e corsero il rischio di bruciarsi in un ambiente dove, lo scrittore, e soprattutto il poeta, deve comportarsi come un getleman enciclopedico. A proposito di Mario Santiago, lo scrittore colombiano Eduardo García Aguilar [...] scrisse un testo dove si riflette sulla fobia che ci ispirano i pazzi letterari. In altri paesi latinoamericani, le esaltazioni di Mario sarebbero state normali; in Messico la sua provocazione e i suoi comportamenti sfacciati da clown lo condussero all'ostracismo. nonostante che scrivesse con furore grafomane, pubblico il suo primo libro nel 1995, il sottile volume "beso eterno" [...] il libro è un'epifania e, in un certo senso, l'inizio del suo commiato
[..] L'alcool e il rischio furono una parte inseparabile della sua esperienza estetica. Gli amici degli '70 compartimmo con lui la passione per le droghe ma non ci avventurammo a seguirlo nelle suo orbite cosmonaute psicadeliche [...]

* * *

Bolano nutriva una profonda ammirazione verso Santiago, oltre che amicizia. Carla Rippey può confermare questa specie di ossessione che Bolano sentiva per il cileno Santiago e che aumentò perfino, anche molto tempo dopo aver lasciato il Messico:
"(...) La sua dedizione a Mario Santiago era notoria e durò tutta la vita, e durò anche dopo la morte di Mario. Ricordo che quando arrivai a lamentarmi di Mario, in una delle sue lettere che gli inviai a Barcellona, Roberto mi rispose:
 

lettera di Bolaño a Carla Rippey

Sii buona e comprensiva con Mario, anche se ti chiamna alle tre del mattino, e ti interrompe una scopata. Butta giù il telefono ma amalo- Il giorno che mario muore un sacco di cose vanno a farsi fottere, che faranno più poveri quelli che vivono in Messico e quelli che abbiamo vissuto in Messico.

Barcelloma


 
In una intervista di Roberto Careaga, la moglie di mario Santiago, Rebeca López, parla della relazione che mantennero i due nel corso degli anni:
 

Era una relazione di amicizia che si conservò nel seme di una crescita condivisa, di un'avventura condotta con eguale passione, e il grande ponte che sempre è restato fu quello della poesia.
Certo, la distanza fisica e il silenzio ci furono (poichè poche volte Mario Santiago ebbe il telefono in casa e perchè non era il tipo da sedersi a scrivere lettere); ma c'era ormai un'intimità germinata in entrambi. Nel passare degli anni avevano notizie dell'altro tramite amici, soprattutto Roberto era chi riceveva notizie; più tardi, quando Roberto cominciò a pubblicare, gli faceva avere i suoi libri appena usciti o qualche lettera tramite amici comuni, Santiago ne era felice e li riceveva contento e non smetteva di parlare per giorni di ciò che gli raccontava Roberto nelle lettere. Ai tempi dell'editoriale Al este del paraiso, che fondò nel 1995, Santiago invitò Roberto a mandargli un libro. A sua volta, Roberto gli raccontò in una lettera che stava scrivendo I detective selvaggi e che lui era uno dei personaggi chiamato Ulises Lima, e mario Santiago sorrise.
[Rebeca López, la moglie di Mario Santiago]


 
Mi sarebbe piaciuto che lo leggesse. Questa era una delle mie intenzioni: che lui leggesse il romanzo [I detective selvaggi] e ridesse, che ridessimo insieme. Però Mario morì giusto un giorno dopo che finissi di correggere il romanzo, qualcosa che resta inquietante e che parla del destino e dell'inestricabile senso dello humor del destino
 
La letteratura e la vita sono piene di casualità stranissime. Una di quelle che più mi hanno fatto male è che giusto il giorno dopo che io terminassi di correggere I detective selvaggi , Mario morì e mi lasciò scioccato. Fu una morte infame. Lo investì un'auto e si diede alla fuga. Mario era un alcoolizzato terminale, però stava bene, avrebbe potuto continuare molto tempo ancora bevendo. beveva come una spugna. E un'alba, vai a sapere dove andava, con chi, non si è mai saputo, lo investì un'auto che lo lascia ferito a morte e si da alla fuga. Almeno questa è la versione uffciale. Lo raccoglie un'ambulanza dopo un po' di tempo, lo portano all'ospedale, muore nell'ospedale, nessuno sa chi sia e passa una settimana nella morgue senza che nessuno vada a cercarlo. Un casino terrorizzante. In messico, nel gennaio del '98. Una fottutissima storia. Ed è curioso, perchè ne I detective selvaggi quello che sembra che morirà è Belano e Lima sembra che sopravviva, e nella vita reale è successo il contrario.
[ Roberto Bolaño. ]

NOTE


 
 

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