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Juan Pascoe
“Reinventar el amor", primo libro di Roberto Bolaño
inviato dall'autore
© traduzione di Carmelo P.
Juan Pascoe, da noi contattato per una breve intervista riguardo al periodo infrarealista di Bolaño, ha inviato il testo che abbiamo tradotto, preceduto da questa breve nota:
Ho conosciuto Bolaño in Messico tramite mio fratello Ricardo e la sua donna, Carla Rippey
. Loro militavano nell'effervescenza dell'Unità Popolare in Cile e quando ci fu il golpe, Ricardo si rifugiò nell'ambasciata del Messico; Carla, grazie a suo suocero, mio padre, rappresentante dell'ONU a La Paz, Bolivia, fuggì con una certa comodità attraverso l'omologa istituzione a Santiago. Arrivarono in Messico con diverse settimane di differenza, e come tutti, in uno stato di shock: per la violenza, per le perdite dei compagni, di Allende, di Neruda, di Victor Jara, per il fallimento dell'ambizioso esperimento di Unidad Popular. Si installarono in alcune stanze di metà casa dei miei genitori a Mixcoac dove io vivevo ( l'altra parte era affittata), e trascorsero i primi momenti riunendosi con persone arrivavano dal Cile.
Mia cognata Carla si mise, appena installata in Messico, di nuovo a creare opere grafiche, così come faceva in Cile (manifesti rivoluzionari di diffusione di massa, in disprezzo alla pittura da cavalletto e altri generi borghesi). Una delle attività di tutta la vita di mio fratello Ricardo era, a parte di assistere a riunioni sindacali e politiche, giocare a scacchi. successivamente giocò con i suoi figli, e poi con i suoi nipoti, però a quei tempi uno dei suoi compagni di tavolo era il figlio di uno di quelli arrivati di recente, un agile adolescente che si chiamava Esteban Harrington
. I tre, Carla, Ricardo, Esteban, parlavano lo stesso linguaggio marxista sudamericano, erano intensi, veloci e forti nelle loro opinioni, abili con la parola. Dicevano: "chiaro", per farti sapere che le tue mediocri conoscenze messicane erano cose risapute, e magari passate di moda nel cono sud. ricardo era un giocatore aggressivo e portato a voli di inventiva strategica; suppongo che esteban compartiva queste qualità.
Le differenze di esperienza, di mete, di linguaggio tra i "cileni" appena arrivati, e il tipografo/musicista "messicano" creò un'amara divisione insondabile nella casa condivisa (li consideravo fanatici, mi consideravano frivolo). Ricardo e Carla passavano molto tempo fuori di casa, forse in riunioni di analisi politica, forse in sezioni fredde e oscure, marcati come esiliati. Da li le partite di scacchi con Harrington, e da li fu dove lui gli presentò come un giovane scrittore cileno amico suo, Roberto Bolaño.
Non mi ricordo quando venne per la prima volta nella casa di Mixcoac, ma sarà stato nel 1974 o 1975; arrivava all'improvviso; incantato dalla stampatrice tipografica e dalle sue possibilità. veniva con frequenza. Non era così giovane come Esteban, forse aveva 21 o 22 anni, anche lui maneggiava il linguaggio marxista, solo che non era tanto attratto dalla politica ma dalla poetica: ammirava Whitman, Rimbaud
, Ezra Pound, i grupppi di poeti ribelli in Francia, in Perú, un poco i “beats” nordamericani; detestava a Octavio Paz e tutta la poesía “cerebrale”. l'importante, diceva, era formare gruppi intorno a riviste; che i libri individuali erano antiquati e borghesi: non valevano la pena (questa una delle ragione per cui andava d'accordo con Carla); però le antologie si. Quando parlava cantinellava, allargava le vocali finali, specialmente quando declamava versi, cosa per lui molto comune come per un evangelico recitare versi biblici. si meravigliava con facilità: per una poesia, per un personaggio, "guarda quella ragazza nei suoi pantaloni di cotone così stretti, tanto giovane e tanto brutta!". Era uno sciame di osservazioni ed esclamazioni. Sempre urbane. Musicalizzate dal rock e dal jazz. Non era di una bellezza notabile - Esteban si lo era - ma emanava autorità e intelligenza. Era un liede, anche se fino a quel momento, senza seguaci. fumava tabacco senza posa; mai lo vidi bere alcool, nè ingerire altre sostanze. Usava un giaccone di tela, molto di moda, ma più che altro, perchè le sue grandi tasche interne facilitavano il furto di libri, e i giovani poeti poveri avevano il diritto culturale di fornirsi di quanti libri fossero necessari per lo sviluppo della loro lirica.
Bolaño era severo nei suoi giudizi ("i tuoi libri sono una merda"
, mi disse in una lettera) ma non divideva il mondo così nettamente in due come lo facevo gli altri compagni, per la semplice ragione che lui non arrivò in Messico come esiliato politico (suo padre lavorava in un'azienda messicana): lui si trovava già in Messico. Forse per questa ragione gli veniva facile andare d'accordo con me (malgrado il violino e i rumori del suono). Quando mi portò il manoscritto di Reinventare l'amore, disse: "Un giorno ti sentirai orgoglioso di aver stampato questo poema"
. "Si" dissi, esattamente allo stesso modo con cui l'avrei detto a qualsiasi giovane poeta al suo primo libro; speravo e sentivo orgoglio per tutti. Roberto non voleva dire quello; voleva dire che lui sarebbe diventato uno dei grandi.
Durante la stampa del libro, veniva a visitarmi solo i fine settimana, perchè nei giorni feriali lavorava in in camion di trasporto, nella distribuzione di bibite per i locali di Morelos. Che io ricordi, mai si intromise nella composizione nè nella stampa della sua opera: per lui, così come esistevano poeti ammirabili e quelli inconsistenti, i poeti erano una cosa, i tipografi un'altra cosa. Quando terminai la stampa, mi fece conoscere Efraín Huerta, per fargli dono di un paio di esemplari. il poema ricevette una dozzina di note nei supplementi letterari, ma si vendette poco. Anzi, Roberto passava a volte portandosene dieci alla volta per regalarli. Poi partì per la Spagna. Non si puo' dire che l'edizione si sia mai esaurita; alcuni anni fa, già famoso, mandò a dire tramite Carla (suppongo che non mi rivolse più la parola perchè una volta pubblicai un libro di Octavio Paz) se potevo dargli altri esemplari; gli mandai le venti e rotti polverose copie che mi restavano. Me ne ero tenuti una mezza decina, per finanziare la mia vecchiaia.
NOTE
Di padre messicano e madre nordamericana Juan Pascoe dopo aver completato gli studi rimase un anno alla Cummington Press e West Branch, nello Iowa, dove imparò la stampa con il torchio da Harry Duncan. Subito dopo ritornò in Messico per stabilirvi una stamperia. Nel 1972 cominciò a stampare sul torchio WashingtonImperial 'R.Hoe' (1839) e inizio a pubblicare inizialmente sotto l'insegna Imprenta Rascuache. Piu' tardi, dietro suggerimento di roberto Bolaño Pascoe le diede un nuovo nome Taller Martin Pescador.
La casa editrice di Pascoe divenne un punto di riferimento di giovani artisti e poeti, tra cui Bolaño e Carmen Boullosa. Successivamente pubblicherà autori importanti, quali Octavio Paz, Efrain Huerta, Alfonso D'aquino, Jose Luis rivas etc.
Da Mixcoac, Mexico City, si è trasferito dopo il 1981 in una piccola fattoria di canna da zucchero della fine Seicento, vicina a Tacambaro, Michoacan.
Carla rippey, artista visiva nordamericana
, che ispirò il personaggio di catalina O'Hara ne I detective selvaggi e fu molto amica di Bolaño e sua corrispondente fino a poco prima della morte descrive così Bolaño: (in "Para Roberto Bolaño"
di Jorge Herralde
Secondo carla Rippey la sua partenza dal messico e' connessa a una confusa vicenda di polizia
la sua partenza era connessa a un'ostilità ingiusta da parte delle autorità verso la famiglia, perchè un ex-fidanzato della sorella fu accusato di rapina in un fast food
In un'altra intervista
ha detto:
Ho l'impressione che Roberto si innamorava dei suoi amici. Il suo entusiasmo verso di noi era così evidente che ci ispirava, e questo ci portava a fare cose più geniali di quanto saremmo stati capaci senza di lui
Carla fece parte del infrarrealismo sólo all'inizio: "Ricordo che nella prima riunione elaborai un'idea degli infrarealisti come un gruppo di scrittori e artisti visivi, con coscienza politica, ma roberto mi informò che per alcuni di loro non era ben visto che una gringa fosse intervenuta. Non furono nè molto politici nè panamericani verso il Nord. erano semplicemente i giovani molto presi e letterati che si aggruppavano attorno a Bolaño.
Harington, che qualcuno ha voluto accostare al personaggio di de I detective selvaggi, Juan garcia Madero (sebbene lui e lo stesso Bolaño lo neghino) racconta:

Anche Carmen Boullosa pubblicherà il primo poema con Juan Pascoe. Di quegli anni e di Bolaño, ha detto in una intervista del 2007:

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