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Roland Spiller

'Roberto Bolano: fallire con successo o navigare necessum est' :
•  0. introduzione   •  1. Il fallimento delle utopie   •  2. Roberto Bolano   •  3. I detective selvaggi, molteplicita, estetica, etica

estratto del saggio: Roberto Bolano: fracasar con èxito o navigare necessum est - 2009

© traduzione di Carmelo P.

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[...] nota

I detective selvaggi:molteplicità, estetica ed etica

Italo Calvino espone nel capitolo citato da Vila-Matas link interno che la progressività lineare e l'utopia del modernismo ormai non servono più per pensare l'arte e la storia. Lo scrittore italiano propone sei qualità per sviluppare i modelli del nuovo millennio: leggerezza link interno, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità link interno e coerenza. Tra questi criteri, destinati a definire la letteratura del futuro, ce ne sono due (oltre la molteplicità), non menzionati da Vila-Matas, che caratterizzano il progetto estetico di Bolaño: l'esattezza e la vcisibilità. <1>
L'esattezza si manifesta in una infinità di dettagli topografici. Se consideriamo i movimenti di fuga che si producono negli spazi concretizzati topografimente, la denominazione di luoghi, vie e persone realmente esistenti e verificabili, la denominazione eccessiva dei luoghi sovverte il desiderio apparente di fissarsi in qualcosa. Questo effet de reèl esagerato, quasi esacerbato, produce un nominalismo vertiginoso. Lo spazio urbano e lo spazio narrativo de I detective selvaggi condividono alcune caratteristiche essenziali come la sovrapposizione, la giustapposizione. il conflitto di valori, codici culturali e modi di appropriazionie dello spazio. <2>
 
Per poter meglio esporre gli aspetti della molteplicità vorrei riassumere il contenuto e la struttura di questo romanzo. Il tratto distintivo che caratterizza la storia e la narrazione è la dismisura, posta in scena con una struttura trittica: <3>
 
La prima parte intitolata «messicani perduti in Messico (1975)», è narrata in forma di diario da Juan Garcia Madero, un neofito del realvisceralismo. Il tema principale è il movimento neoavanguardista, evanescente ed effimero dei realvisceralisti e i suoi protagonisti principali Ulises Lima e Arturo Belano. Un motivo onnipresente è costituito dalla perdizione con tutte le sue connotazioni. <4>

La perdita e la perdizione sono segnali del fallimento che sono intimamente connessi con la sparizione

Y fue entonces cuando de golpe se me vino encima todo el horror de […] nuestra condición de metecos, de nuestra triste e irremediable condición de sudamericanos perdidos en Europa, perdidos en el mundo.
[R.B.: I detective selvaggi]
Nella seconda parte «I detective selvaggi (1976-1996)» domina la molteplicità menzionata da Vila-Matas. Lungo i 26 capitoli costituiti da unità lunghe da mezza a 25 pagine, si presentano i protagonisti, i poeti realvisceralisti Arturo Belano e Ulises Lima, visti da una molteplicità esuberante di prospettive.
 
Nella terza parte intitolata «I deserti del Sonora (1976)» si riprende il filo conduttore del romanzo, la ricerca di Cesàrea Tinajero le cui orme sono state seguite nella seconda parte. Cesàrea, la fondatrice di una rivista letteraria, di un solo numero, Caborca, e autrice di un'unica poesia (Sion), è un referente quasi interamente assente. L'estridentista fallito, Amadeo Salvatierra custodisce la sua memoria. Belano e Lima gli promettono «“Amadeo, nosotros le vamos a encontrar a Cesárea aunque tengamos que levantar todas las piedras del norte.” (553)». Questa promessa smisurata indica l'ambivalenza interna di una ricerca esistenziale e piena di fisuras di autoironia. perfino comicità. Nel finale, Belano sparisce in Liberia dove fa il guerrigliero. Lima si perde in Messico, in qualche parte del DF.
 
Dal punto di vista narrativo, la struttura trittica implica una forma di parentisi: la prima e la terza parte sono raccontate da Garcia Madero. La coerenza tematica con la seconda parte si stabilisce attraverso la ricerca, che indica il titolo in chiave poliziesca.
 
Nella molteplicità di itinerari ed erranze, il fatto di nominare luoghi stabilisce un sistema di punti di riferimento fissi. l'evocazione di vie, piazze e luoghi è legata alla visibilità, il secondo vcriterio di Calvino. Ma, è anche un atto di rimembranza? E' possibile che il nominara sia uno sforzo mnemonico; dal punto di vista della poetica del fallimento si tratta piuttosto di un'esibizione della contingenza del mondo esteriore e della sua rappresentazione letteraria. L'iscrizione nella memoria colletiva nel segno dell'esattezza, si unisce alla visibilità del nominato. E' per questo legame della visualità con la memoria che l'opera di Bolaño assume un interesse speciale per gli studi interdisciplinari e multimediali. Nel capitolo sulla molteplicità, Calvino considera il romanzo link interno «come enciclopedia, come metodo di conoscenza, e soprattutto come rete di connessione tra i fatti, tra le persone, tra le cose del mondo.»
 
In effetti, le strutture discorsive di Bolaño lavorano con una forza di connessione che mette in relazione, accumula, sovrappone, trasforma e combina fatti, personaggi, cose e strutture. Questa rete tessuta intorno a realtà veridiche e immaginate implica anche la sua stessa genesi. Un leitmotiv di Bolaño è la scrittura stessa, tanto la sua come quella di altri scrittori. Ne I detective selvaggi la preoccupazione per la letteratura si unisce con le molteplicità delle voci che appaiono nel testo. Pertanto la molteplicità svolge anche una funzione cognitiva, è uno strumento della conoscenza che interpreta il mondo come una rete di reti connesse tra di loro. La molteplicità serve a Bolaño per integrare e sovrapporre esperienze e personaggi reali e inventati all'interno della finzione. Un procedimento chiave è la conversione di legioni di scrittori reali in esseri romanzeschi. Così gli autori ritornano al testo, la scrittura si morde la coda in molteplici figure e costellazioni. Secondo Calvino «ogni vita è un'enciclopedia, una biblioteca, una mostra di stili dove tutto si può mischiare continuamente e riordinare in tutte le forme possibili». nelle 609 pagine de I detective selvaggi, incontriamo Octavio Paz, Carlos Monsivais e una quantità considerevole di altri scrittori, soprattutto poeti, la maggioranza dei quali sconosciuta, e tutti gurano intorno a Cesàrea Tinajero e la coppia Ulisses Lima/Arturo Belano, quest'ultimo, finzione autobiografica [autoficcion] di Bolaño.
 
Bolaño costruisce un universo letterario nel quale si incrociano intertestualità interna ed esterna. Questi palinsesti dispiegano un grande senso dello humor, sono pieni di ghigni verso il lettore che viene invitato a riempire le lacune, cercare gli indizi e a divertirsi con le diverse versioni della stessa storia. Nella seconda parte di questo romanzo enciclopedico, dietro le voci individuali, non sembra esistere una narratore superiore; esiste, tuttavia, una istanza che ordina il discorso. La polifonia delle voci apparentemente disordinata, non sintetizzata, unicamente pare essere un coro selvaggio. L'istanza nascosta dietro la polifonia, fin ora appena avvertita dalla critica, condensa i tratti distintivi del romanzo. Il fatto di essere quasi invisibile la unisce all'azione principale: Anche Cesarea Tinajero resta nascosta fino al finale. La fascinazione della lettura de I detective risiede in questa domanda: Chi c'è dietro i molteplici narratori? diciamo che si tratta di una istanza senza altri attributi per il momento, che dispone di numerose figure, e che finge la contingenza del caso. Questo, tuttavia, è un caos ordinato, determinato dagli incontri che si realizzano surrettiziamente tra i personaggi e le rispettive percezioni dei tre protagonisti. Le voci che si dispiegano e si connettano senza fine. L'intercambio indiretto produce l'effetto caratteristico di questo romanzo, nel quale non c'e' una tabella di marcia ma molteplici letture possibili.
 
La molteplictà, a livello dell'azione se si indirizza nella ricerca di Cesarea Tinajero che non appena finalmente trovata. muore assassinata. Però fino al momento in cui avviene questo annichilimento del soggetto desiderato, si ha dispiegato una polifonia di voci che redime la necessità di un incontro finale e felice.
 
Vila-Matas invece, mette in relazione la molteplicità con la prolissità della scrittura. Bolaño non è solamente un romanziere prolisso in quantità, ma anche nella gestione del plot e del linguaggio. Vila-Matas osserva che I detective selvaggi sono costituiti da una
quantità di differenti registri di voce che Bolaño va accumulando....È così superbo il lavoro sul linguaggio di Bolaño che questo scrittore mi sembra un chiaro scrittore extraterritoriale dotato di punti di vista convincenti rispetto al disordine dell'Universo e al modo di trasformarlo in materia narrativa.
[ E. Vila-Matas, Bolaño nella distanza ]

 
La citazione contiene due asserzioni: la prima concerne il carattere extraterritoriale, un tema da approfondire sotto l'aspetto transculturale; la seconda concerne il principio strutturale e creativo della scrittura di Bolaño. Basandosi sulla domanda su come si trasforma il caos del mondo in ordine narrativo nel mondo della finzione, Vila-Matas sottolinea come Bolaño riprenda la questione della mimesis letteraria di fronte al caos del mondo, dopo l'eclisse di senso prodotta dalla storia violenta del secolo XX. Di fatto Bolaño attualizza le due domande chiave di Ricardo Piglia espresse nel suo romanzo Respirazione artificiale di fronte e durante la dittatura militare in Argentina:"come narrare i fatti reali?" e con riferimento all'Ulisse di James Joyce "Come svegliarsi dall'incubo che è la storia?". Nelle parole di Vila-Matas I detective selvaggi commentano come la catastrofe si è instaurata nel centro di gravità della storia di una generazione stravagante. E' il tema della possibilità di restituire con la pratica della finzione un'etica distrutta dalla storia. Questo concerne la molteplicità delle storie raccontate. La narrazione eccessiva, in Bolaño, non è il risultato del puro piacere di affabulare. Nel dimostrare la dismisura di storie possibili e narrabili, si mostra che ogni verità narrata in quanto costruzione linguistica, è decostruibile. Ogni storia costruita con mezzi narrativi può essere annichilata da uno sguardo analitico. Bolaño racconta la storia del fallimento della storia e della narrazione.
  Una questione che decide sul successo o il fallimento del progetto estetico di Bolaño è come si relaziona la sua scrittura transculturale con la modernità. Le basi poetologiche si trovano nel manifesto infrarealista pubblicato in Messico nel 1976. Questo manifesto redatto da Bolaño si situa nel contesto delle avanguardie latinoamericane degli anni '70 e può essere messo in relazione con altri movimenti della cosiddetta controcultura dell'epoca, come per esempio la generazione beat negli USA. <5> Nel romanzo, Bolaño ricorre a Easy Rider (1969). <6> Il film che fondò il genere del road movie riflette il sentimento di ricerca e di viaggio inerente entrambi i romanzi. Dennis Hopper, il protagonista a lato di Peter Fonda, è servito da modello per i protagonisti e per estensione per tutto il gruppo poetico
 
¿Ustedes han visto Easy Rider? Sí, la película de Dennis Hopper, Peter Fonda y Jack Nicholson. Más o menos así éramos nosotros entonces. Pero sobre todo más o menos así eran Ulises Lima y Arturo Belano antes de que se marcharan a Europa. Como Dennis Hopper y su reflejo: dos sombras llenas de energía y velocidad. […] Un Dennis Hopper repetido caminando por las calles de México. Un Mr. Hopper que se desplegaba geométricamente desde el este hacia el oeste, como una doble nube negra, hasta desaparecer sin dejar rastro (eso era inevitable) por el otro lado de la ciudad, por el lado donde no existían salidas. Y yo a veces los miraba y pese al cariño que sentía por ellos pensaba ¿qué clase de teatro es éste?, ¿qué clase de fraude o de suicidio colectivo es éste? ( 321)
I protagonisti di Easy Rider vengono assassinati nel finale, ma per questo sono anche loro dei falliti?
 
Il testo di Bolaño si basa su altre due fonti: Andres Breton e Georgij Gurevic. L'autore russo pubblicò nel 1959 un racconto intitolaTO "La infra del dragone", la cui traduzione uscì nell'antologia " Il meglio della fantascienza russa" (1968). Bolaño comincia il suo manifesto con una lunga citazione di questo racconto. <7> nella storia di Gurevic, sei cosmonauti del XXI secolo cercano i soli negri o infrasoli che sono invisibili per il mondo esteriore. Pertanto non si trovano in nessuna mappa stellare. Questi pianeti conducono una propria vita interiore, sono riscaldati dal loro interno per questo si chiamano anche INFRA. Strutturalmente costituiscono il mondo al rovescio. La missione consiste nel trovare un INFRA. Bolaño compara gli infrasoli con i poeti infrarealisti che all'interno della vita culturale messicana sono invisibili e la cui energia interiore porterà alla rivoluzione del mondo esteriore. <8>
 
Il desiderio di unire arte e vita caratterizza le avanguardie che formano parte del moderno. Il moderno è il nuovo che si costituisce a partire dalla rottura con la tradizione che ha imposto un canone di valori e dall'intento di captare l'istante fugace che sempre svanisce. La modernità è la tradizione del desiderio di non essere come gli antecedenti e l'inizio di un cammino nuovo. Una poesia di Breton serve da parentesi al manifesto e gli fornisce il titolo e l'ultmia frase: "Abbandonate tutto, nuovamente" e "partite sulle strade". Già Breton non poteva sfuggire al paradosso relativo al riconoscere l'impeto rinnovatore come ripetizione. Cito la parte decisiva della poesia di Breton: <9>
[..]

Lâchez tout. Lâchez Dada
Lâchez votre femme, lâchez votre maîtresse
Lâchez vos espérances et vos craintes.
Semez vos enfants au coin d'un bois.
Lâchez la proie pour l'ombre.
Lâchez au besoin une vie aisée,
ce qu'on vous donne pour une situation d'avenir.
Partez sur les routes
 
Abbandonate tutto.Abbandonate Dada.
Abbandonate la vostra sposa, abbandonate la vostra amante.
Abbandonate le vostre speranze e i vostri timori.
Seminate i figli ai margini di un bosco.
Abbandonate il certo per l'incerto.
Abbandonate una vita confortevole,
ciò che vi viene spacciato per avvenire pieno di possibilità.
Partite sulle strade.


 
Insomma, in che cosa si distinguono il movimento avanguardista Infrarealista messicano dalle avanguardie europee di inizio del XX secolo? Innanzitutto entrambi hanno in comune l'intenzione di abolire le separazioni tra arte e vita; entrambi eliminano la concezione tradizionale del sublime come fondamento estetico dell'arte. Il movimento infrarealista fondato da Roberto Bolaño in Messico fu un rotondo fallimento. I detective selvaggi raccontano la storia di questo fallimento esponendo le molteplici facce e anche le percezioni divergenti del movimento.
 
Il fallimento del gruppo avanguardistra reale, tuttavia, non significa il fallimento del programma estetico. Giustamente, un'analisi storica delle differenze con i surrealisti può far venire alla luce gli elementi che non solo non fallirono ma bensì sono sopravvissuti in forma trasformata nei testi che Bolaño scrisse dopo. Il fallimento dell'infrarealismo fu il presupposto per il successo che ebbe la storia di quel fallimento.
 
La storia romanzata del visceralismo reale trasmette le intenzioni avanguardiste manifeste che non si differenziano molto da quelle dei surrealisti però si dalle loro credenze soggiacenti. Il surrealismo credeva ancora nel subcosciente, nel mondo dei sogni come mezzo verso una vita autentica e integrale. Anche Bolaño utilizza il sogno come motivo, nel doppio senso della parola, come tema e come molla della scrittura, ormai non lo concepisce come promessa di redenzione o meta speciale. L'unione di arte e vita, non solo fa ameno del sublime ma anche dell'inconscio come orizzonte utopico. Tuttavia, anche Bolaño mantiene reidui dell'effetto liberatorio dell'arte che come forma destrutturata e principio aperto, è molto forte
 
Di fronte alla mercificazione della letteratura nella quarta fase della globalizzazione, Bolaño preconizza un cambio dello status dell'esperienza estetica che trasgredisce i giudizi del buon e del cattivo gusto. E' un'esperienza che esplora una situazione storica della vita basata sull'esistenza quotidiana. per questo, la coscienza della ripetizione "Mollate tutto di nuovo". contiene anche una coscienza della ripetizione di un presupposto antropologico dell'arte: la trasgressione sempre nuova delle frontiere, la capacità e la necessità umana di andare e vedere più in la dell'orizzonte prestabilito. Quelli che non si lanciano nel cammino ["partite sulle strade"] non possono nemmeno fallire. Per un'analisi tematica del fallimento ne "I detective selvaggi" si bisognerebbe approfondire il concetto specifico dell'anti-eroe bolaniano. I suoi protagonisti selvaggi sono bohemien di fine secolo XX. Bolaño modifica i modelli del secolo XIX che cercano una vita indipendente, l'autonomia di una professione e l'autonomia dell'arte. Belano e Lima condividono questi tratti e altri ancora, però nello stesso tempo tradiscono gli ideali: sono trafficanti di droga, senza domicilio fisso, i loro atti criminali aumentano, assassinano due persone perfino. I bohemien selvaggi di Bolaño vivono fuori dalla legge, fuori dalle norme morali, però la loro amoralità persegue un'etica diversa da quella dei partiti politici. Sono molto più radicali che i membri del club del serpente in Rayuela [ Il gioco del mondo di Cortazar]. La loro vocazione è la perdizione e la sparizione. La sparizione come movimento ultimativo è un fenomeno onnipresente. Per questo sarebbe molto suggestivo uno studio dettagliato dei tipi di movimenti caratteristici. Se tutto tende a scomparire, scompaiono anche il senso e i sistemi di produzione di senso.
 
Nell'intero romanzo non si trova un solo verso di Cesarea, la poeta cercata con fervore. Al posto del testo perduto, si trova l'interpretazione di una "poesia" pittografica, di Belano e Lima. E' uno scherzo che come tale si può prendere sul serio; esplora le frontiere della serietà che si basa nella distinzione di ciò che è importante (serio) da ciò che non lo è. Amadeo Salvatierra che conserva la memoria di Cesarea chiede ai due detective una interpretazione:
“A ver si me explican de una vez por todas el poema, que llevo más de cincuenta años, en cifras redondas, soñando con él. Y los muchachos se frotaron las manos de pura excitación, [...]“. (398)
La satira meta-ermeneutica di Bolaño continua i procedimenti di analisi del testo. Facendo il pelo ai filologi cominciano con il titolo: "Sion". Prima ricorrono al monte Sion di Gerusalemme, dopo alla città svizzera con lo stesso nome, in tedesco Sitten, nel cantone di valais, senza essere molto convinti; dopo osservano la struttura di tre disegni: una linea retta, una linea ondulata e una linea spezzata; in terzo luogo indagano i livelli nascosti, includendo gli aspetti onirici. Alla fine si arriva alla conclusione che "La poesia è uno scherzo"
[...] el título, Sión, en realidad esconde la palabra Navegación. Y eso es todo, Amadeo, sencillísimo, no hay más misterio. (400).
Il naufragio, senza essere menzionato, è incluso nell'immagine della barca nella tormenta. La parola chiave, se ne esistesse una, sarebbe la navigazione. In perfetta corrispondenza con lo stile di vita praticato dai due poeti, qui convertiti in lettori e interpreti di testo, il movimento è il messaggio:

navigare necessum est; vivere non necesse.

La comicità di questa scena nasconde una riflessione meta-ermeneutica. Lopez de Abiada propone "un'interpretazione realista", sottolineando gli aspetti lucidi. Di fatto possiamo metterla in relazione con un'affermazione di Belano "tutti abbiamo paura di naufragare", quasi alla fine della seconda parte, in un capitolo che tematizza le intenzioni suicide di Belano in Africa. Ma aggiungerei che giò non sminuisce la visione decostruttivista e autoriflessiva non solo della lettura come sistema di senso ma dell'ermeneutica in generale. IL concetto avanguardista della poesia si dissolve in tre immagini riprodotte nel mare di lettere che costituiscono il romanzo. Il salto mediale verso l'immagine costituisce una struttura che si accentua nel finale dell'ultima parte. Il romanzo termina con la domanda Che cosa c'è dietro la finestra ? accompagnata da tre varianti grafiche. la domanda, accompagnata dai disegni rimanda all'investigazione liminale di Bolaño: Che cosa c'e' dietro la frontiera?, potremmo leggere qui. La finestra è una frontiera speciale, che mette a fuoco l'aspetto relazionale, il punto di vista - non importa se dentro o fuori, davanti o dietro, qui o là - nella sua funzione dialogica, comunicativa e infine cognitiva. Questa reminiscenza al pari della grotta platonica ha un carattere performativo: l'atto stesso di determinare il reale, di trovare e creare senso si esibisce con la riproduzione grafica della domanda cruciale della vita. Esiste una trascendenza? Come pensarla? Come immaginarsela? Invece di una vana ricerca nel labirinto letterario si offre una soluzione con una grafica minimalista e infantile. La trascendenza del testo, la realtà fuori della grotta, l'altro lato della finestra, si trovano in quetso modo, non già nel codice linguistico, nè nelle metafore, ma nel codice grafico. la creazione di senso perde la sua dimensione tragica, senza evitare il rischio della ridicolaggine, ricorrendo ai giochi per bambini.
 
Bolaño riprende il naufragio, uno dei motivi classici del fallimento, lo utilizza perfino come immagine soggiacente all'intero romanzo, ma lo disfa nello stesso tempo con la conclusione che "non c'è mistero", provenendo dalla bocca dei detective stessi, questa frase dimostra l'ambivalenza, perchè si riferisce alla sua stessa ricerca dismisurata di Cesarea Tinajero. La scoperta del fallimento della letteratura come sistema di senso, capace di svelare il mistero della vita produce due efFetti essenziali: nausea e insicurezza nel caso di Amadeo Salvatierra, piacere e divertimento nel caso di Belano e Lima. Il cambio del codice letterario a quello del disegno, culmina con il finale del romanzo. Domandando "Che cosa c'è dietro la finestra"? la creazione di senso si trasferisce nel visuale. Il motivo della finestra conclude ogn'una delle tre parti del romanzo. Le finestre, come i disegni che costituiscono la "poesia" di Cesarea e come i capitoli principali de I detective selvaggi sono tre.
 
[...]
 

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Note dell'autore:

[1] - ESATTEZZA: "Esattezza vuol dire per me soprattutto tre cose. 1)un disegno dell'opera ben definito e calcolato; 2)l'evocazione di immagini nitide, incisive, memorabili (...); 3)il linguaggio più preciso possibile come lessico e come espressione delle matrici del pensiero e dell'immaginazione".
VISIBILITA': Se ho incluso la visibilità nella mia lista dei valori che si devono salvare è come avvertenza del pericolo che corriamo di perdere una facoltà umana fondamentale: la capacità di mettere a fuoco immagini visive con li occhi chiusi, di fare in modo che ........Italo Calvino, sei proposte per il prossimo millennio

[2] - la molteplicità potrebbe dar motivo di un'analisi più profonda della rappresentazione e della percezione dello spazio urbano in questo romanzo.

[3] - Per maggiori informazionial riguardo rimando allo studio formale e strutturale di Lopez de abiada (2007) "literatura y trashumancia ne I detective selvaggi: Desarraigo y perdicion como paradigma"

[3] - Perdersi vuol dire anche traviarsi, descarriarse, desviarse, torcerse, enviciarse, rovinarsi e corrompersi; cfr. Lopez de Abiada, cit.

[5] - Penso specialmente a On the road (1957) di jack Kerouac che fu il suo capolavoro

[6] - Esiste una serie di motivi comparabili, come p.e. il viaggio, il desiderio di libertà, la trasgressione delle norme della società borghese, guadagnarsi i soldi per i viaggi con lo spacci odi droga, etc..

[7] - Il paragrafo comincia così:
"Fino ai confini del sistema solare ci sono quattro ore-luce; fino alla stella più vicina quattro anni-luce. Uno smisurato oceano di vuoto. Ma siamo davvero sicuri che ci sia solo un vuoto? Sappiamo solo che in questo spazio non ci sono stelle luminose, perché sarebbero state visibili. Ma è possibile che esistano corpi non luminosi ma oscuri? Forse le nostre mappe celesti, come quelle terrestri, indicano le stelle-città e omettono le stelle-villaggi?" [vedi "Dejenlo todo" , il manifesto infrarealista di Bolaño]

[8] - confronta al riguardo il riassunto di Espinosa link interno (2005)

[9] - André Breton pubblicò questa poesia, "Lâchez tout" (scritta nel 1922, pubblicata sulla rivista "Letteratura")per sancire la rottura con il movimento Dada.


 

NOTE

Il paragrafo fracaso intertextual: culto y ética en las literaturas ríoplatenses, non è stato tradotto. E' possibile leggere qui la versione originale in spagnolo:

El fracaso intertextual: culto y ética en las literaturas ríoplatenses

“Prefiero ser un fracasado a ser un cómplice.”
Tardewski, en: Ricardo Piglia, Respiración artificial.

En la obra de Bolaño, la literatura rioplatense -laboratorio condensador del fracaso- encuentra su punto álgido en sus referencias intertextuales. Al lado de Jorge Luis Borges y Julio Cortázar destaca Antonio di Benedetto.
 
Basándose en El matadero (1838) de Esteban Echeverría y la dicotomía de civilización y barbarie se desarrolla en el siglo XX una cultura, que fomentó el fracaso del conocimiento del otro en lo propio y al revés, proporcionando de esta manera un amplio panorama de fracasos y fracasados. Ezequiel Martínez Estrada, Felisberto Hernández, Manuel Gálvez, Roberto Arlt, Juan Carlos Onetti, Antonio di Benedetto, Osvaldo Soriano, José Pablo Feinman, Alberto Laiseca, Juan Carlos Martini, Ricardo Piglia, Abel Posse, Rodolfo Rabanal, Juan José Saer, Sergio Chejfec y Juan Sasturain son autores que inscribieron en la memoria colectiva el culto del perdedor del Río de la Plata.33 Siendo un mito moderno, es capaz de caracterizar todo el campo literario y por lo tanto lo retoman autores de renombre como Borges y Cortázar. Graciela Scheines observa, como aspecto singular del fracaso en la literatura actual argentina, la metafórica de la detención y de la parálisis.34 En efecto, no raramente la coagulación física, en muchos casos en relación con la reducción espacial al mínimo de una celda, va acompañada de máxima productividad mental, siendo este un tema que constituye una propia categoría dentro de las metáforas de movimiento.
 
La espera existencialista en el ámbito latinoamericano caracteriza la producción literaria de Antonio di Benedetto. Su novela histórica Zama (1956) es una obra maestra del fracaso en todos los sentidos. Di Benedetto, encarcelado por la junta militar por un año sin juicio ni razón y exiliado después en Europa, creó un imaginario poético plasmado en un estilo siempre sorprendente, a menudo lacónico y a veces brutal. Zama forma parte del canon secreto en su mayoría desconocido por un público mayor de la literatura latinoamericana y que podría figurar al lado de las “grandes” novelas que forman el canon conocido de hoy en día. El protagonista, confiando en su carrera en la administración colonial, se encuentra en una
33       Véase también el artículo de Sergio Chejfec en este volumen y su cita apodíctica de Rodolfo Fogwill: “Todo escritor es en nuestro país un fracasado”. Amar Sánchez (2003): Paris, 44 ss.) añade más ejemplos de otros páises latinoamericanos como José Donoso (1996): El jardín de al lado. Santiago de Chile: Alfaguara y Luis Sepúlveda (1994): Nombre de torero. Barcelona: Tusquets; Santiago Gamboa (1977): Perder es cuestión de método. Bogotá: Norma; Paco Ignacio Taibo II, (1989): No habrá final feliz. México: Planeta. 34       “La última generación del ochenta. La peculiaridad del fracaso en la novela argentina actual”, en: Spiller (1991: 271-281).

 
situación de espera y estancamiento existenciales, que alcanza una dimensión kafkaesca y absurda. El cuento “Sensini” de Bolaño contiene un homenaje a di Benedetto con el protagonista que le presta el título al texto.35 Sensini, que al final se suicida, es un fracasado en dos sentidos. Escritor exiliado en España, intenta sobrevivir económicamente y de vuelta a Argentina busca a su hijo desaparecido. En este texto, la ironía trágica consiste en que no fracase como escritor por su incapacidad de escribir, sino en que por el contrario, sea buen autor que carece de un reconocimiento bien merecido.
 
En cuanto al fracaso y éxito de las relaciones culturales entre Argentina y Europa, Borges y Cortázar aportan diferentes modelos biográficos y poeto- lógicos. Tienen en común que, en lugar de querer fijar identidades, subrayan los procesos de relacionarse con el mundo y consigo mismos. En Rayuela (1963), los lugares reales del transcurso de la acción, París y Buenos Aires, pasan a ser los lugares de esta otra localización (“Verortung”). El final abierto relativiza la vuelta fracasada de Europa a Latinoamérica. La posible caída sobre la rayuela pintada en el patio del hospital psiquiátrico es una escenificación ambivalente del fracaso. La imagen del protagonista sentado en el antepecho de la ventana no evoca un orgullo desmesurado icárico, sino la esperanza del regreso de la mujer amada. Vacilando entre el suicidio y la necesidad de soportar el anhelo de un amor satisfaciente, Horacio demora en un estado de suspensión,36 en el umbral entre vida y muerte. ¿Sería su caída a la muerte un salto hacia el juego de la vida, propulsado por el amor que sirve como fuerza de gravitación? Entonces, casi se le desearía al protagonista que se dejara caer hacia el amor, lo que correspondería al fracaso exitoso.37 Los detectives salvajes ocupa el lugar de la Rayuela cortazariana en la obra de Bolaño. Mi hipótesis es que como réplica literaria invierte y prolonga algunos temas centrales entre los cuales destaca el fracaso. En la constelación de protagonistas literarios, el amor sigue siendo la pulsión más potente, sin embargo, ya no existe, como en la novela de Cortázar, un horizonte fracasado y ambivalente de redención o salvación. El tema del fracaso en la obra de Cortázar sirve también de principio estructural que reside en la superación de las bipolaridades; además, los momentos de epifanía, por lo menos el nivel del lenguaje poético y del imaginario, efectúan una función clave. Sirvan como ejemplo los soliloquios de Persio en Los premios (1961), que mediante el firmamento nocturno siguen teniendo elementos de una orientación tradicional del concepto. La vista
35       En: Bolaño (1997): Las llamadas telefónicas, Barcelona: Anagrama. 36       Aquí se podría preguntar si por lo menos en cierta medida correspondería a lo que se ha convenido en llamar «flow» en tiempos recientes. 37       Este movimiento sumamente estético de caer en el amor es transpuesta en imágenes por Florian Borchmeyer en su película El arte de hacer ruinas; véase también su artículo en este tomo.

 
hacia el cielo estrellado es un concepto opuesto a la caída icárica. En Los premios Cortázar ya sitúa al observador en el barco mismo dejando casi enteramente fuera la posición de tierra firme desde la cual uno podría testimoniar el naufragio en alta mar.38 Una reflexión ejemplar acerca del fracaso de la narración, que va más allá de los dos ejes en forma de paradigma y sintagma, proviene de Jorge Luis Borges.39 Su cuento “El Aleph” se burla de cierto prototipo, que es el poeta nacional de fama y renombre, en forma de parodia dantesca autoficticia protagonizada por le personaje de Carlos Argentino Daneri.40 En otro nivel, las poéticas que concurren de Daneri y Borges, plantean la pregunta epistemológica sobre la existencia de Dios. La esperanza de un saber análogo a la visión divina de Dante, que comprende la verdad definitiva, queda gravemente agitada por el proceso de relativización y cuestiona- miento explícito. Consideremos que la coexistencia de diferentes poéticas tanto como la de las religiones significa un reto epistemológico. A nivel del intelecto y de la ratio, es de dudar la posibilidad de enfrentarse a tal reto, de manera análoga en cuanto a la prueba de la existencia de Dios. Sin embargo, tematizando este fracaso se logra la presentación literaria de la vida, del mundo y de la pregunta por Dios.

38       La ilustración o transformación de la posición del observador, designada a representar una alteridad, es el tema principal del cuento "Axolotl“. De manera análoga a la suspensión de Horacio en el umbral entre vida y muerte, Cortázar construye la situación narrativa en este cuento mediante una ambivalencia radical. Este reto a resolver por parte del lector, es una mediación performativa conteniendo la disolución de la posición del observador, no solamente del mismo lector ante el mundo ficticio, sino también ante la vida real. Compárense al respecto el cuento “La continuidad de los parques“ y el análisis de Yvette Sánchez en este libro. 39       Veáse la entrevista de Michaela Schwermann (2001): “Soy una cucaracha al lado de Borges”, en: Hispanorama, 92: 53-57. En cuanto a Borges Bolaño sostiene: “Yo a Borges le tengo que agradecer casi todo y con Borges siento una relación de amor tan grande que comparar mi estilo con el de Borges me parace casi una blasfemia”. (54) 40       Sergio Chejfec lee este cuento dentro de la “La tradición de la angustia”, véase también su artículo en este libro, que coincide con la interpretación aquí propuesta sosteniendo que el cuento es “un artículo de costumbres en clave de comedia sobre las miserias y fracasos de dos autores argentinos”.
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La pregunta por el mal: una psicología del fracaso

El aspecto psicológico ya surgió en la fracasología mencionada bajo el punto dos en el nivel temático. Desde una perspectiva epistemológica el psicoanálisis es una metáfora de la hermenéutica.54 En la práctica, él que hace análisis observa, proyecta y revive las catástrofes experimentadas en la pantalla de su conciencia actual con un testigo (el analista) a su lado o en frente. Como tema, el fracaso forma parte de las bases del psicoanálisis porque forma parte de la condición humana. En la historia de la disciplina sin embargo, el fracaso es un fenómeno ambivalente cuya valoración oscila entre reconocimiento y represión. (Morgenroth/ Schaller 2004) Las valorizaciones positivas se relacionan a menudo con el arte, destacando el aspecto de la creatividad como fuerza inherente al fracaso.55 Esta relación puede ser analizada bajo enfoques distintos. (Schlösser/ Gerlach: 2001) Desde un punto de vista antropológico, la libertad, la autonomía, la autodeterminación y el libre albedrío humanos están limitados hacia arriba por el Superego (Über-Ich) y hacia abajo por el Ello (Es). Desde una perspectiva artística, el fracaso puede estimular el proceso creativo. La visión del hombre (Menschenbild) varía según la respectiva posición psicoanalística. Sigmund Freud inspirándose en ejemplos literarios concibió el éxito como causa del fracaso.[56] La sentencia de Freud que el hombre no es el amo en su propia casa es considerada generalmente como una visión pesimista. En vista de una poética, sin embargo, se puede incluso apreciar que el proceso creativo de la escritura implica también la participación del inconsciente. Si el hombre, el sujeto, el escritor no es su propio amo, se abren, como observó lúcidamente Peter von Matt (2001: 136-138), nuevos horizontes para el lector.
 

54       Surgió la cuestión epistemológica acerca del carácter social del sujeto dominado por el inconsciente. Alfred Lorenzer, asociado a la “escuela de Frankfurt”, intentó combinar, en una de sus teorías, el psicoanálisis con los estudios sociológicos y la crítica social. Siguiendo a Herbert Marcuse, fundador de la rama que conecta el psicoanálisis con la filosofía social, la obra de Lorenzer explora la bisagra central del fracaso: "El punto de partida de la labor sistemática psicoanalítica es [...] el fracaso personal frente a la realidad; el fundamento del procedimiento psicoanalítico es el rechazo de este mismo fracaso. La doctrina de neurosis psicoanalítica es una sistemática de la vida dañada. A pesar de ello, el entendimiento analítico del sujeto ha de traspasar el horizonte del piscoanálisis clásico, para que las contradicciones individuales en la práctica no corran riesgo de ser reducidos a conflictos de personalidad o de familia respectivamente, sino que se reconozcan como resultado de contradicciones objetivas de la sociedad.” Lorenzer (1978): “Die Analyse der subjektiven Struktur von Lebensläufen und das gesellschaftlich Objektive.” En: Dahmer (1980: 630); trad. Martin Diz-Vidal.
55       Véase al respecto los trabajos de Borsò y Sánchez en este volumen.
56       Sigmund Freud (1946) se refiere en “Die am Erfolg scheitern“ a dos protagonistas femeninas, Lady Macbeth de Shakespeare y Rebekka de Henrik Ibsen en Rosmersholm. Si el cumplimiento exitoso de un deseo se basa en sentimientos de culpa, puede causar una enfermadad neurótica.


 
Los detectives salvajes contiene algunos criterios que indican este nuevo tipo de lectura y que se hallan menos en la psicología de los personajes que en las macro-estructuras de la acción y de la narración. Ya el título de esta historia del naufragio de una generación y de un movimiento poético señala la fuerza del inconsciente. Nuevamente la relación intertextual con Rayuela de Cortázar permite captar las características respectivas. Los detectives sal- vajes es aún menos que Rayuela una novela psicológica y también una novela de una búsqueda multifacética. Horacio Oliveira, Arturo Belano y Ulises Lima remiten a una integración de las pulsiones y del inconsciente en la esfera consciente. En el marco de una poética, la cuestión decisiva es si Bolaño, el autor, realiza una integración análoga, transmitiendo a través de sus anti-héroes amorales una ética.
 
Mientras que la Maga, la mujer buscada y amada por Horacio Oliveira, representaba el principio de la acción y, más aún, la vida misma, Cesárea Tinajero representa la poesía, pero reducida a una poesía inexistente, un signo inalcanzable. Bolaño retoma el topos tradicional del ars longa vida brevis deconstruyéndolo y transformándolo. Sus perseguidores perseguidos no encuentran una recompensa por el arte, como buscadores salvajes, sin embargo, representan lo auténtico. La relación intertextual con Rayuela es fundamental, pero no se trata de una inversión simple o simétrica, ya que Cesárea, como representación alegórica del ideal poético inalcanzable, significa también la vida. En este sentido, ella sería más completa que la Maga porque representa el ideal (vanguardista) del arte vivido inherente e inalcanzable como ya indica irónicamente el nombre del grupo: los realvisceralistas. El descubrimiento de lo realmente interior, del inconsciente incaptable y evasivo, tampoco es posible dentro de la literatura, que utiliza palabras que siempre llegan demasiado tarde. Cesárea es tan fugaz como un sueño, pero mantener su memoria viva tampoco resulta imposible. Existen tres modos de cuidarla: el primero, el modus poético repentino, el estallido incalculable de la epifanía que se capta entre las líneas, entre las palabras e imágenes poéticas; el segundo remite al poeien como actividad que cuesta esfuerzos, con el resultado del contenido de la novela; su interpretación es posible como empresa polivalente, porque sirviéndose de una poética del fracaso oscila entre las energías creativas y destructivas, aceptando todos los riesgos que trae consigo el intento de vivir la literatura, de vivir poéticamente: el fracaso, la ridiculez y también el divertimiento; el tercero es el ya mencionado salto intermedial al registro de la imagen y del dibujo.
 
Por último, el adjetivo salvaje implica otra noción: la vida en el camino, siguiendo los modelos de Breton y sobre todo de Dennis Hopper en Easy Rider, es un acto político. Detrás de la perdición de la vida no se esconde solamente thanatos, la pulsión de muerte freudiana, sino también una resistencia política bajo el signo de eros. Siendo anárquicos los dos prota- gonistas viven más cercano al Ello freudiano no controlado completamente por la censura del Superego, sin perder de vista el ideal, representado en este caso por una mujer, que representa la poesía. Tanto Cortázar como Bolaño reconocen y aprecian, sin evocar por eso explícitamente a Freud, que el acto de la escritura se vincula con el poder creativo del inconsciente. Una interpretación lacaniana podría sacar conclusiones diferentes pero no enteramente contradictorias. Una equiparación de las estructuras del inconsciente con las del lenguaje permitiría conocer en la multiplicación de los enunciados, en la rabia acumulativa una expresión del inconsciente. Por eso, el lenguaje, aunque variado, no resulta difícil, hace como si no fuera domesticado por los medios del arte verbal del autor. El acto de significar corresponde a una enunciación que simula ser salvaje.57
 
Conclusión
 
Concluyendo remito a la penúltima de las seis propuestas de Calvino: la multiplicidad. Su quinto criterio deja vislumbrar la esperanza de transcender el punto de vista individual inherente a la definición tradicional del arte. A base de los análisis precedentes se puede confirmar que el deseo de encontrar una perspectiva que exprima lo colectivo, que haga hablar a una multiplicidad –una figura en palabras de Cortázar– está realizado en la obra de Bolaño. Marcado por el fracaso generacional e histórico de la utopías latinoamericanas de los 70, el escritor chileno renueva la fracasología tradicional y sus metáforas inherentes estudiadas por Blumenberg, Heyden- reich y otros críticos mencionados por los colaboradores de este tomo. Basado en una red intertextual cultiva una po-ética del fracaso que, relacionándose con escritores argentinos, une la estética y la ética trans- grediendo las literaturas nacionales. El movimiento transcultural convierte el motivo del fracaso en un agente intermedial que se sitúa en un nivel no solamente metanarrativo sino metadiscursivo, en todo caso liminal. El autocuestionamiento de la literatura realizado en Los detectives salvajes crea una po-ética del fracaso basada en la multiplicidad de una investigación liminal que explora la “frontericidad”. El motivo subyacente más potente de esta po-ética es la pregunta por el mal en forma de la violencia que sigue traumatizando la historia latinaoamericana también en el comienzo del nuevo siglo. Esta motivación de la escritura se intensificará en la obra bolañiana, para culminar en la última novela: 2666.
 

57       La ley del padre actuaría a escondidas. El orden invisible acepta el caos de la superficie, fortaleciendo su autoridad propia.

 
En cuanto al punto de vista transcultural, el desafío de “seguir en ruta” y escribir sin esencializar las identidades nacionales está cumplido. 25 años después de la publicación de Rayuela, Los detectives salvajes supera el dilema de Cortázar y cumple las lagunas de la literatura latinoamericana detectadas por él. Tanto la novela cómica como la novela erótica fueron los desiderata de la literatura latinoamericana constatadas por el gran cronopio. Bolaño hizo crecer estas semillas de Rayuela con éxito. Un rasgo común de ambas novelas es que dentro de la macroestructura heterogénea de la novela brilla el cuento, en forma de pequeñas unidades más cerradas y coherentes. Otro rasgo común es que experimentan con la integración de otros medios en el código literario. El último rasgo común que quisiera mencionar consiste en que el fracaso narrado exige la participación activa del lector. Ambas nove- las tuvieron un éxito especial que superó el ámbito literario para marcar la vida de una generación de lectores y ambas experimentaron con la pregunta de cómo se transmite, transpone y traduce la vida a la literatura. Ambas novelas comparten, a pesar de la crítica inherente, la convicción de que no solamente navigare sino también narrare necessum est.
 
Bibliografía
 
Textos:
 
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