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Juan Villoro
'passato e futuro dell'infrarealismo'
frammento estratto dall'intervista 'La ironía de la soledad' -2008
"Pasado y futuro del infrarrealismo"
© traduzione di Carmelo P.
Io credo che l'infrarrealismo non arrivò nemmeno al punto di dover essere censurato. Fu ignorato totalmente […] La società messicana ha avuto per tutto il XX secolo una struttura molto piramidale dove si faceva buona parte della cultura attraverso canali ufficiali.
La maggior parte dei dei nostri scrittori nazionali avevano un incarico pubblico, di basso o alto livello. José Gorostiza, per esempio, fu viceministro degli esteri, Octavio Paz lavorò 28 anni nel servizio estero, José Vasconcelos Ministro della Cultura, Martín Luis Guzmán presidente della Commissione del testo gratuito, Salvador Novo direttore del dipartimento di teatro, Daniel Cossío Villegas fondatore del Collegio del Messico, Sergio Pitol ebbe molti incarichi diplomatici, José Luis Martínez diresse il Fondo Di Cultura Económica……
Vale a dire, ci furono una innumerevole quantità di scrittori che avevano incarichi pubblici in relazione diretta con la politica. Il beneficio fu che abbiamo avuto istituzioni molto più solide e aperte rispetto al resto dell'America Latina e lo svantaggio è stato che abbiamo avuto una cultura molto piu' omologata che tolse spazio alla dissidenza [...]
Se osservi la storia delle avanguardie, in Messico ci sono state poche avanguardie radicali, salvo, l'estridentismo, che ebbe relativamente successo, ma tieni presente che finì con portare molti dei suoi componenti ad avere incarichi pubblici. In Messico pertanto, non ci furono movimenti come in altri paesi dell'america Latina, come i "nadaistas" el "techo de la ballema" o "La Mandragora" che erano gruppi che si collocavano al di fuori della società e da lì realizzavano la loro letteratura [...]
In Messico il prestigio e la pubblicazione delle opere sono passati sempre per i canali più o meno ufficiali. A pensarci, e' sorprendente, in termini di audacia della proposta e della generosità con cui è stata recepita, il fatto che il "Llano en llamas" [Juan Rulfo] venga pubblicato dall'editoriale di Stato, il Fondo di Cultura Economica. E' un libro di grande novità tecnica, tipo William Faulkner, mai visto fino allora nella letteratura messicana e l'autore è uno scrittore sconosciuto che desidera pubblicare il suo primo libro - obiettivo che raggiunge senza problemi - e viene pubblicato senza problemi nell'editoriale piu' importante dello Stato. Ciò è molto sorprendente. Gli scrittori d'avangaurdia pubblicano con i mezzi dello Stato. Così tutto questo ha comportato il beneficio che fosse possibile il caso di Juan Rulfo ed il maleficio che certe avanguardie più radicali fossero dichiarate asociali ancor prima di poter esistere, come è stato il caso degli infrarrealisti [...]
Gli infrarealisti - ed io ebbi contatti con Mario Santiago
, meno con Roberto Bolaño, un pò con Héctor Apolinar, e Mario Raúl - fino ad ora sono stati visti come vagabondi delinquenziali. Pagarono molto cara la loro scommessa […] Questo sì , ciò che deve ancora essere valutata è la qualità letteraria del gruppo. A me è toccato portare il manoscritto del primo libro di Mario Santiago [ Jeta de santo
] al Fondo di Cultura Economica che si pubblicherà in Spagna. Il che è un altro dei paradossi messicani, e mi sono scontrato con una certa resistenza. Comunque, credo che si rivelerà un poeta molto interessante, fuori dai canoni messicani, che si colloca più vicino ai poeti beatnicks o ai "nadaisti" colombiani che ai nostri poeti [...]
Allo stesso tempo, direi che la statura delle voci dei poeti infrarealisti è difficile da calibrare. Loro stessi hanno un comportamento curioso. Roberto Bolaño, aveva un atteggiamento autoritario rispetto alla storiografia dell'infrarealismo, considerava che il movimento era costituito da lui e da Mario Santiago e morì il giorno che loro decisero che dovesse morire. 
Vale a dire, secondo la teoria di Bolaño, l'infrarealismo servì per alimentare come tema la sua opera narrativa e, mitologizzare questo mondo con I detective selvaggi, che è una risposta letteraria superba a quetso fatto, fino al punto di riuscire a conferire a quell'epoca un valore trascendente e grandioso, grazie al lavoro dello scrittore [...]
Se ci rifletti, perfino l'idea fondamentale del detective selvaggio è l'idea del poeta senza opera. L'idea di chi investiga la realtà con metodi illegali e che fa della sua vita un'opera d'arte. L'estetica del detective selvaggio si trova nella forma in cui vive. Non in ciò che scrive né in ciò che crea e, in tal senso, i realvisceralisti saranno più poeti della vita che poeti dell'opera. E così Roberto Bolaño sembrerebbe dirci: l'importante dell'infrarealismo, non fu l'infrerealismo ma la forma in cui e' stato vissuto, che permette a me, molti anni dopo di mitologizzarlo attraverso la narrativa. Così., diciamo, è un'appropriazione critica. Ora dunque, quanto sia vero tutto ciò e quanto fu importante l'opera degli infrarealisti, è qualcosa che è ancora da sapere.
articoli dello stesso autore:
•
passato e futuro dell'infrarealismo 
•
stralcio introduzione Bolaño por si mismo
•
Bolaño l'insopportabile
tavola rotonda con (Juan Villoro, Alan Pauls y Horacio Castellanos Moya
•
il copilota di impala
•
Villoro parla di Bolaño 
NOTE
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Juan Villoro è nato a Città del messico nel 1956. scrive soggetti per la radio e il teatro, è stato diplomatico, traduttore. ha collaborato con importanti riviste culturali come "Vuelta", Nexos", "la jornada" e dedicato molteplici saggi ad autori latinoamericani e alla metropoli che ne è capitale. tiene una rubrica sul quotidiano " Reforma
". Ha avuto molti riconoscimenti internazionali per i suoi libri. Nel 2009 è stato pubblicato il bellissimo libro di racconti
"I colpevoli" edito dal Cuec ( vedi IBS )
.
Leggi qui
la discussione tra Alan Pauls, Juan Villoro e H.Castellanos moya
E' una tristezza che la sua narrativa e i suoi saggoi non vengano pubblicati in Italia. Di lui Bolano ha detto:
Al riguardo Horacio Castellanos Moya sottolinea il carettere chiuso ed elitario della classe intellettuale messicana, incorporata nel sistema politico del partito unico, dove gli scrittori provenienti dai ceti più potenti e influenti vengopno coopati nel sistema istituzionale (soprattutto nattraverso la carriera diplomatica). Un sistema piramidale con scarsa mobilità dal basso verso l'alto. "un sistema di cortigianeria su cui si fonda la relazione tra gli scrittori e lo stato". In tale contesto non ci poteva essere spazio per giovani di estrazione sociale medio bassa, senza risorse economiche ne' influenze, che caretterizzava i componenti del gruppo degli infrarealisti.
[Horacio Castellanos Moya: Roberto Bolaño, la trayectoria de un contestatario, parte 2
e parte 3
su you tube]

juan Villoro cosi' descrive in un articolo
Mario Santiago:
Ci conoscemmo nel 1973, nel leggendario "taller di racconti" Miguel Donoso Pareja. mario allora si chiamava
José Alfredo Zendejas ed era l'alunno più brillante del taller di poesia di Juan Bañuelos [ che un seguito fue violentemente contestato dallo stesso Santiago]. Ogni due o tre mercoledi visitava i narratori in qualità di temibile turista. Criticava con poca pietà e molto humor [...] Discepolo di Breton e del suo Pesce solubile, Mario citava oggetti impossibili per appoggiare i suoi argomenti
A 18 anni già aveva letto tutti i libri, visto tutti i film, ascoltato tutti i dischi. Con Héctor Apolinar, Roberto Bolaño e altri iconoclasti fondò l'avanguardia infrarealista. ispirati al beat, al surrealismo, la patafisica e, soprattutto, alle ribellioni poetiche latinoamericane come il "nadaismo" ed il gruppo del "techo de la Ballena", gli infrarealisti presero d'assalto le letture pubbliche e i cocktails della nostra serenissima Repubblica delle lettere, ruppero bicchieri firmati, fecero happenings e corsero il rischio di bruciarsi in un ambiente dove, lo scrittore, e soprattutto il poeta, deve comportarsi come un getleman enciclopedico. A proposito di Mario Santiago, lo scrittore colombiano Eduardo García Aguilar [...] scrisse un testo dove si riflette sulla fobia che ci ispirano i pazzi letterari. In altri paesi latinoamericani,
le esaltazioni di Mario sarebbero state normali; in Messico la sua provocazione e i suoi comportamenti sfacciati da clown lo condussero all'ostracismo. nonostante che scrivesse con furore grafomane, pubblico il suo primo libro nel 1995, il sottile volume "beso eterno" [...] il libro è un'epifania e, in un certo senso, l'inizio del suo commiato
[..] L'alcool e il rischio furono una parte inseparabile della sua esperienza estetica. Gli amici degli '70 compartimmo con lui la passione per le droghe ma non ci avventurammo a seguirlo nelle suo orbite cosmonaute psicadeliche [...]
In una intervsita a Carmen Boullosa Bolaño dichiara:
Roberto Bolaño: La Escritura Como Tauromaquia, 2002]
Il personaggio di Ulises Lima de I detective selvaggi è ispirato alla figura di Mario Santiago

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