Il copilota di Impala
Roberto Bolaño è reduce dalla vincita del premio Rómulo Gallegos con I detective selvaggi. Costruito nella forma di uno stadio dove la gente entra ed esce senza tregua, il romanzo è una marea di storie, le mille e una notte di una generazione dedita ai paradisi artificiali della poesia e del tequila bianco. Questa saga incommensurabile dura 609 pagine però potrebbe coprire una biblioteca concentrica; a rigore non finisce: si dissipa dietro un'ultima finestra. Con un udito attento alle torsioni e ai modi di dire che definiscono personalità, Bolaño congrega un coro di messicani, cileni e spagnoli che conobbero Ulises Lima e Arturo Belano, I detective letterari che alla fine degli anni '70 si lanciarono alla ricerca della poeta Césarea Tinajero. La ricerca dura due decenni e passa per le stive di una nave ancorata nel mediterraneo, le solitudini del deserto del Sonora, bar di una barcellona senza gloria, sordidi appartamenti di citta del Messico. In questo anti-romanzo di iniziazione, le rotte sono rigorosamente discendenti:
"il poeta non muore, sprofonda, ma non muore" [ pag 454] . Come nel Popol-Vuh o nelle
the genuine basement tapes, di Bob dylan, le freccie puntano verso il basso e propongono passaggi interiori.
Césarea, fondatrice del movimento viscerale realista, testimoniò il crepuscolo della rivoluzione Messicana e scomparve senza altro lascito che la sua leggenda e alcune poesie iperermetiche che i suoi fedel iinterpretano come il non plus ultra dell'avanguardia. Molti anno dopo, Lima e Belano seguono le sue orme. Ritratto di un'epoca, I detective selvaggi offe un catalogo di forme per viaggiare nell'inframondo e cambiare la superficie, una rivendicazione e una satira simultanee degli innamorati della modernità che accettarono l'invito al viaggio di Valéry, percorsero le strade di Kerouac e gridarono con Jim Morrison:
we want the world and we want it now!
Per i messicani che frequentarono i "talleres" letterari negli anni '70, il flusso narrativo di Bolaño fornisce il bottino ulteriore della lettura in chiave. Monsivais e Paz appaiono come fantasmi rulfiani e una pleiade di poeti, editori, burocrati della cultura e critici minori e assumono nomi falsi e una durevole identità. Arturo Belano è
l'alter ego 
di Roberto Bolaño, scrittore cileno che visse in Messico dal 1968 al 1978, e Ulises Lima, protagonista assoluto della storia, è il poeta
Mario Santiago
. I visceral realisti rappresentano gli
infrarealisti 
, il gruppo che scompaginò la nostra repubblica delle lettere negli anni '70. Però Bolaño non solleva un atto ministeriale di quel tempo. Nella sua penna ironica, la banda in cui militò risulta assurda e commovente, e il "nemico" Octavio Paz ingigantisce come uno sciamano che percorre il parco Hundido con una camminata che è un segno che è il vento intero.
I detective selvaggi recupera un paese unico e spettrale. In tal senso, siamo di fronte a uno dei più brillanti romanzi messicani. Poco importa che qualcuno dei nostri presunti connazionali dica "atasco" per "embottellamento" o "guardabarros" invece di "salpicadera". Nella distanza, Bolaño ha accumulato la memoria di una patria fino a convertirla in un attributo della sua immaginazione. Il risultato: un paesaggio preciso e rarefatto, la veridicità spiazzante della finzione.
Un paio di anni prima de
I detective selvaggi, Bolaño pubblicó
Stella distante 
, romanzo breve sulla repressione in Cile. Il protagonista è un aviatore che scrive poesie effimere con la coda fumogena del suo jet. durante la dittatura si "sofistica" fino a concepire la tortura come una delle belle arti. dandy dell'orrore, incarna un tema caro a Jorge Steiner: il paradosso del genocida con un osplendido gusto artistico. e l'impossibilità per l'estetica di definire una morale. Metafora "dell'artista eroico", intossicato da se stesso,
Stella distante mostra l'obrobrio con raccapricciante sofisticazione. Puo' esserci qualcosa di più perverso che compartire l'attrazione dell'immondo? per un momento il lettore è un voyer dell'orrore. Privo di intenti declamatori, il libro disegna un inferno eccelso, un'allegoria il cui merito è non sembrarlo alla maniera di "Sulle scogliere di marmo" di
Ernst Jünger 
.
Forse il territorio "naturale" di Bolaño è il conto. dopo decenni scrivendo poesia, si è attrezzato per raccontare storie tense, che operano per allusione. Nel suo volume di racconti "Chiamate telefoniche" conferma la varietà dei suoi registri, la sua tempra di scrittore nomade, della fuggitiva stirpe di Caino, e scrive con la stessa fortuna la biografia di un'attrice porn odegli tati uniti e una racconto dialogato tra due poliziotti cileni. Non è casuale que questo scrittore di racconti di razza abbia costruito I detective selvaggi come una valigia piena di storie.
Bolaño vive a Blanes, il porto dove si alza la prima rocca della Costa Brava, li, le barche portano bandiere dell'Español o del Barca. Le domeniche i tifosi partono in treno verso gli stadi della cittè ospitante. di fronte al punto di riunione dei tifosi, c'e' una pasticceria dove un colto pasticciere racconta con un certo rossore le storie di Bolaño. "Anch'io sono stato giovane, ma questo è troppo" commenta di fronte all'overdose di sesso, droghe e rock and roll. Tuttavia, non smette di leggere. Il pasticciere di Blanes non è l'unico che ha sentito la perrturbante carica dei libri di Bolaño, o Belano, colui che percorse le autostrade e il deserto nell'Impala guidato da Ulises Lima.
Come nell'Odissea, il safari dei miraggi finisce a casa.
I detective selvaggi è l'avventura di un ritorno. Roberto Bolaño è tornato, per sempre, all'indecifrabile realtà che per convenzione chiamiamo "México".
articoli dello stesso autore:
•
passato e futuro dell'infrarealismo 
•
stralcio introduzione Bolaño por si mismo
•
Bolaño l'insopportabile
tavola rotonda con (Juan Villoro, Alan Pauls y Horacio Castellanos Moya
•
il copilota di impala
•
Villoro parla di Bolaño 