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'Intervista a Roberto Bolaño' El Periódico. 12.05.2003
“Los escritores somos delincuentes de cuidado” versione originale
© traduzione C.Pinto
Roberto Bolaño, l'autore di storie molto intense come Stella distante
o I detective selvaggi
, sembra che abbia appena raccolto dei fiori, respirato l'aria tiepida della spiaggia o di aver passato tutta la mattina a leggere romanzi polizieschi. Gli domando se vuole bere qualcosa, risponde"solo caffe" . Si siede, lascia un paio di libri sul tavolo e gli chiedo degli autori: "Ellroy, maestro, Fonseca, no è male". Confonde ancora l'aria con un paio di frasi sul calcio, vino e sigarette. Ama fare l'uomo rude, ma in fondo è un bravo ragazzo e lui lo sa....
A cosa pensa quando non scrive ?
A ciò che ho appena scritto, a quello che scriverò
Non ha mai pensieri impuri,violenti, folli?
Sempre. La maggioranza dei miei pensieri corrispondo a una delle tre categorie che hai appena nominato. Il resto appartiene a categorie ancora peggiori, innominabili. Se dicessi ciò che penso veramente, mi metterebbe in carcere, o mi rinchiuderebbero in una clinica psichiatrica. Dai, sono sicuro che succederebbe la stessa cosa a tutti. La differenza nel mio caso è che gli impulsi sadici sono frenati dalla finzione, dalla scrittura
Che succede con gli altri con quelli che non hanno accesso a questa possibilità?
Nessuno verbalizza, almeno non tanto facilmente, i "pensieri ultimi", quelli che non riconosciamo come propri nemmeno stando soli di fronte allo specchio. Che dico?, ancora meno di fronte allo specchio! Nessuno è tanto demente, solo i dementi, da parlare in pubblico con sincerità, mi riferisco alla pura e santa verità. osì succede, abitiamo un mondo di finzione dove in fondo siamo tutti scrittori: eludiamo, occultiamo o mentiamo direttamente, ci giustifichiamo se arriviamo tardi a casa, inventiamo storie, alcune francamente ridicole, non diciamo alla ragazza di fronte che vogliammo portarla a letto, che i lsuo culo è un'opera d'arte, etcetera; ci sono codici, illusioni e menzogne. Tutti cadiamo in una di queste "specialità" quando comunichiamo.
Non crede sia possibile sfuggire a questi pensieri ?
L'istinto assassino, per nominare una delle possibili variazioni, tra tanti altri istinti, è intrinseco all'essere umano. Vanno insieme: uomo e morte, uomo e crudeltà, uomo e polvere da sparo o coltello, uomo e sengue. Non è gradevole, però si è molto vero.
Per voi è più semplice...
Chissà...come ti dicevo, forse per noi che esercitiamo il mestiere della finzione e la scrittura, riesce più semplice attenuare questa pulsione. Dopotutto, assassiniamo tutte le volte che vogliamo; stupriamo, rubiamo, incendiamo, fuggiamo, moriamo e risucitiamo tante volte che si rende necessario, e a nostro piacere.
Mai, questa pulsione è passata dalla finzione alla realtà ?
Salvo onorevoli e molto tenui eccezioni, no. Mi domando cosa sarebbe successo con me, se mi fosse toccato vivere nelle baracche, sopportando tutta quella povertà, sporcizia, perversione e violenza esplicita e continua. In luoghi simili la pressione aumenta e l'istinto diventa incontenibile. un giorno qualsiasi semplicemente si prende un coltello e lo si pianta nel corpo del primo sfortunato che si incrocia
In apparenza quella realtà non ha altra via d'uscita....
Ci sono occasioni, luoghi o contesti dove la violenza, e quindi l'assassinio, il summum in un atto di violenza estrema, non ha latra possibilità che farsi tangibile, presente, reale.
NOTE