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'conversazione con Roberto Bolaņo '
autunno 2002 (pubblicata in Artes y Libres - 20 luglio 2003)
Conversaciķn con Roberto Bolaņo
Š traduzione di Carmelo P.
Mentre era appena iniziato questo inverno nell'emisfero nord, lo scrittore roberto Bolano (Santiago 1953) trascorse una settimana a Madrid per tenere un seminario letterario nel centro culturale La Casa encendida, inaugurato di recente. E' stato in quei giorni, mentre camminavamo per le vie del quartiere multiculturale di "Lavapies", che gli proposi l'intervista. Certo, mi disse però ti rispondo per posta. Per il resto della settimana abbiamo avuto modo di parlare di tante cose, di degustare le leggendarie crocchette del bar Melo e attardarci davanti a più di una tazza di infuso sotto il cielo solenne di Madrid. Non riuscimmo a parlare molto della sua poesia. Da Blanes, Catalogna, mi invia; le sue risposte con una celerità insperata.
Trascrivo ora ciò la citazione di un racconto scritto da un suo amico che dice:
Tu come la vedi Roberto? ho l'impressione che la finzione letteraria non sa mai dei suoi limiti rispetto al reale. Come vedi nel tuo caso questa condizione tra la finzione e la realtà in generale, e piu' specificamente, tra la tua vita e la tua opera letteraria?
E' difficile per me separare la finzione dall'autobiografia
, salvo in casi molto concreti, casi in cui, per di più, percepisco una certa aria di pastiche. Per molto tempo si è detto, io l'ho detto, che l'unica patria di uno scrittore era la sua lingua. Non lo credo più. tanto meno credo che la mia patria sia la la mia letteratura nè la letteratura. Al contrario direi che la mia patria è la mia vita, come dire che la mia patria è qualcosa di fragile e debole e insignificante. Potrei anche dire, seguendo questa linea, che sono esiliato dalla mia patria e che vivo nella patria degli altri, come emigrante senza documenti e che cerco di non disturbare nè di non stare troppo tempo in un luogo.
Ritorno sul tema da un altro punto di vista. La letteratura vive attraverso di noi? fino a che punto la facciamo rinascere, incarnando la parola (di altri)? La letteratura vive sempre attraverso di noi. Dello scrittore e del lettore: giunti a un certo punto di ebollizione le due cose si confondono. Da qui, sicuramente, possono nascere degli equivoci spaventosi, degli ego ipertrofici, una letteratura afflitta da rachitismo, ma temo che le cose stiano così.
Perō, d'altra parte, non trasforma uno se stesso, la propria vita, in un progetto letterario? forse, nello stesso tempo, oltre che creatore di personaggi, uno inventa se stesso come autore.
No, questo non lo credo. Può darsi che qualche volta, nel passato, lo abbia creduto, però ora non più. Uno può apprendere migliaia di cose, può - e questa e' forse la cosa più importante - imparare ad essere migliore, più buono, può acquisire buone maniere, può diventare un essere più civilizzato, può imparare la somma e la divisione, però non può inventare se stesso. E' possibile che ti inventano, a colpi d'accetta, in una o due occasioni durante tutta la tua vita. Ti illuminano in una forma misteriosa, e quasi mai te ne rendi conto; in qualche occasione sei tu quello che da la lezione, anche se di solito sei tu quello che riceve la lezione, ma inventare se stessi no. E poi, perchè? in base a quali letture? In realtà, se noi inventassimo noi stessi, avremmo i piedi di argilla. e probabilmente il pianeta assomiglierebbe piu' a un manicomio di quanto non sembri ora.
Parlando di poesia, Rimbaud
, esemplare in ciō, dopo di essere stato un angelo, cosa credi sia andato a fare in Abissinia?
L'africa per Rimbaud è stato l'Orfidal il tranxilium (calmanti-ansiolitici) di cui aveva bisogno. La messa in pratica di essere "altro". il ritorno all'ordine. Un raggio misterioso. L'inaugurazione del museo dell'amnesia: qualcosa che non comprenderemo mai
Stando in tema - la relazione tra la vita e l'opera - come collochi la tua poesia? fai sedere la bellezza nelle tue ginocchia? 
Piuttosto e' stata la bellezza quella che mi ha fatto sedere sulle sue ginocchia. Anche se, nel caso della bellezza, come si usava dire a principio del XX secolo, sono sempre stato un uomo liberale. Come dire, ho visto la bellezza dappertutto, inclusi i luoghi dov'era evidente che non c'era, però anche lì, nell'assenza della bellezza, c'era qualcosa, un buco o un vuoto infinitamente triste che testimoniava una presenza perduta, e che con la sua testimonianza, diciamo, con la sua psicofonia, rendeva di nuovo visibile il fantasma della bellezza.
Qual e', a tuo giudizio, la relazione tra la tua poesia e la tua prosa? complementare, comunicante, tangente,impronunciabile?
Sono due cugine che vanno d'accordo. La mia poesia è platonica, la mai prosa è aristotelica, entrambe detestano il dionisiaco
, entrambe sanno che il dionisiaco ha trionfato.
Mi ha sorpreso il tuo libro "Anversa" (Anagrama 2002). E' prosa però considerati alcuni topici della tua poesia dà l'impressione che condividono ossessioni e forme. Mi sbaglio?
No, quando scrissi Anversa
la distanza formale, o meglio strutturale, tra poesia e prosa, per me non esisteva. Anversa, d'altra parte, e' uno dei pochi libri che, dopo la sua pubblicazione, non mi imbarazza, o non mi imbarazza del tutto, rileggere. Forse, sebbene sia possibile che questa spiegazione snaturi i meriti che libro puo' avere, č perchè vedo nelle sue pagine che il giovane che sono stato rimane e perdura. E questa e' sempre una consolazione, una consolazione di appena trenta secondi, ma pur sempre una consolazione in fin dei conti.
Non bisognava fare al contrario: invece di cominciare scrivendo poesia, come molti, culminare con essa?
La colpa ce l'ha il verso libero. E il numero di pagine da riempire. La poesia, inclusa quella maggiore, non so se si d'accordo con me, ha sempre un volto da giovane. La migliore prosa ha sempre un volto da vecchio. o del tipo maturo. In ogni caso, del tipo preoccupato, del tipo che deve riempire molte pagine e sopra il quale inoltre pesa una grande responsabilità e, questa è la cosa peggiore, una responsabilità mercantile. Oggi, per esempio, è difficile immaginare Victor Hugo, con meno di trent'anni, che scrive versi febbricitante. Invece è facile vederlo con la barba bianca mentre consulta mappe ed enciclopedie, o guardando la Francia da una rocca, dall'isola del suo esilio, con una apprensione 'politica' e non 'poetica'. Byron tuttavia, lo vediamo sempre giovane, voglio dire, lo vediamo irresponsabile, nuotando Sul canal Grande di Venezia o cercando con una sovrana irresponsabilità la morte a Venezia. Anche Whitman, un vecchio con un corpo giovanile, dando grandi falcate. E Baudelaire: uno Yonki ventenne, lucido come una nana rossa. In realtà tutti i grandi poeti appaiono nell'immaginario dei lettori come eterni adolescenti, salvo due, che sono due dei miei poeti favoriti. Omero, che ci costa immaginare giovane, e Borges, che scrisse le sue migliori poesie nell'età adulta o già nella vecchiaia. Nella poesia di entrambi, tuttavia, è possibile percepire una nostalgia feroce della gioventù, del vigore della gioventù. Entrambi sono enormi, smisurati. Curiosamente i due sono ciechi.
Nel prologo di "los perros romanticos" ( i cani romantici), Pere Gimferrer menziona nelle prime righe Parra
e l'antipoesia. c'e' anche la poesia "Pasos de Parra" (i passi di Parra). Ti consideri in qualche punto antipoeta o erede della sua arte? che importanza ha l'antipoesia per il tuo lavoro?
L'antipoesia non lo so. Probabilmente molta. Nicanor Parra
, la persona ed il poeta e la presenza, tutto. Che potrei volere io di più, che assomigliare a Parra. Purtroppo assomiglio solo a Bolaño.
Poesia poliziesca
A volte, leggendo alcune delle tue poesie, ho l'impressione che tu sia il primo autore di "poesia poliziesca". Tu che ne pensi?
Credo che il primo autore di poesia poliziesca e' stato Poe, non nelle sue poesie, bensì nei suoi racconti, che posseggono più densità poetica delle sue poesie. La verità è che ciò che usiamo chiamare "poliziesco" attraversa tutta la letteratura, dalle sue origini, e altro non e' che la ricerca dell'immagine dell'enigma e la possibilitā conseguente di decifrare questo enigma. La poesia religiosa è poesia poliziesca, la poesia metafisica, la poesia simbolista. In realtà il poliziesco, come specificità, non esiste. Definiamo letteratura poliziesca, quei testi che nascono con Poe e continuano con Conan Doyle e arrivano fino ad Hamlet e Chandler e adesso il magnifico Ellroy, passando per autori tanto disparati come Borges o Durremat o Robbe-Grillet, però in realtà lo facciamo per comodità, comodità dell'etichettato. Che comunque non sta male.
Altra istanza que appare con frequenza è il coito, l'amore carnale come un tentativo disperato. Il sesso è necessariamente un "territorio invaso dall'amore" come diceva Kundera, o bisogna pensare che è il prim otentativo per inziare la salvazione? Dalla lettura delle tue poesie si può vedere che amore-sesso-donna appaiono riflessi come un elemento di riscatto, un salvagente o no?
Ah, sul sesso non ho niente da dire. Mi chiudo la bocca. Sui salvagente posso dire qualcosa: sogliono affondare nel fondo del mare. a mai difesa posso aggiungere che mai ho voluto possedere qualcuno nè essere posseduto. non ho schiavi. Tantomeno schiave.
Infine, la stanchezza e' qualcosa che si ripete, la fatica malinconica della sconfitta, una sensazione crepuscolare. Bisogna andare allo scoperto e lottare nonostante sia inutile, nonostante la sconfitta non sia piacevole, nè evitabile, nè postergabile, nonostante tutto si trasforma in memoria, tutt'al più. Non è questo dolce, "poeta troiano"?
Io sono di quelli che credono che l'essere umano e' condannato dal principio alla sconfitta, alla sconfitta senza appello, ma che bisogna uscire allo scoperto e lottare e per di più lottare nel miglior modo possibile, a viso aperto e limpidamente, senza chiedere tregua (perche' tanto non te la daranno), e tentare di cadere da valorosi. E che questa è la nostra vittoria. in termini meno astratti e meno pugilistici, è come uscire di notte, diciamo, come uscire in Asia, come essere un pastore errante in Asia e contemplare la notte, e non cedere al desiderio della morte. Malgrado che, essere pastori e vivere in Asia e contemplare le numerose stelle, siano quasi sinonimi della morte no?
Š traduzione di Carmelo P. Š
NOTE
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Una delle domande pių ricorrenti nelle interviste a Bolaņo era se si sentiva cileno.. Nel 1990, A Caracas, al ricevimento del premio Romulo Gallegos risponde:
dice R. Spiller che "tanto la vita come la letteratura di Bolano offrono esempi della relazione transculturale. I suoi testi dimostrano che la questione dell'appartenenza si iscrive in un contesto transculturale che mette in moviemnto i riferimenti culturali. La sua letteratura č in movimento (...) ed č una letteratura di viaggio in molti sensi: viaggi dell'autore e dei narratori e protagonisti, viaggi anche di testi e manoscritti que si inviano per il mondo o che si commentano nelle lettere; viaggio, infine, allegorico che rappresenta il moviemnto permanente della vita verso la morte. L'ultimo viaggio dei "detective selvaggi" finisce nel nulla, nel deserto di Sonora che per di pių č una zona fronteriza con gli USA. Perō anche gli innumerevoli viaggi anteriori con una meta determinata, spesso l'incontro di una persona, quasi sempre vanno verso un altro luogo, verso il "non incontro" e la scomparsa. Il soggetto in movimento si definisce per la differenza (...). Questo movimento sempre aperto e inconcluso sostituisce l'idea dell'origine <
[Roland Spiller: Roberto Bolano: fallire con successo o navigare necessum est]
la frase e' tratta da un verso di Rimbaud:
Credo di essere all'inferno, tuttavia sono qui....
La vita è una farsa dove tutti abbiamo una parte...
La morale è la debolezza del cervello...
Solo l'Amore divino conferisce le chiavi della conoscenza...
La donna sarà anch'essa poeta quando cesserà la sua schiavitù senza fine, quando avrà riconquistato per sé la propria esistenza (nel momento in cui l'uomo, che è stato fino ad allora ignobile nei suoi riguardi, la lascerà libera)...
Scrivevo silenzi, notti, notavo l'inesprimibile, fissavo vertigini...
La bellezza mi si era seduta sulle ginocchia, e stava per abbracciarmi, quando io l'ho schiaffeggiata e l'ho mandata via...
Arthur Rimbaud
il poeta cileno creatore dell'"antipoesia".
Nicanor Parrā č nato a Chillan, in Cile, nel 1914, da una famiglia appassionata di musica e folclore; sua sorella č la famosa Violeta Parrā. Nel 1932 si trasferisce a Santiago. Esordisce nel 1937 con Cancionerō sin nombre, con un linguaggio colloquiale e prevalenza di temi popolari.
Parra si situa in una posizione antitetica rispetto alla consolidata tradizione poetica cilena, quella di Pablo Neruda, Vicente Huidobro e Gabriela Mistral. Con il termine antipoesia, da lui coniato, respinge ogni registro alto e situa la poesia nel quotidiano, inserendovi il lessico dei mass media, facendo uso dellironia e della parodia, e aprendo cosė una strada nuova, che si diffonde ampiamente nei decenni successivi, trovando seguaci come Ernesto Cardenal e Roque Dalton. Docente universitario di matematica e fisica, viaggia molto per lavoro, entrando in contatto con la poesia anglosassone, quella di Eliot, Pound, Whitman, da cui č grandemente influenzato.
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Lettere ad una sconosciuta Quando passeranno gli anni, quando passeranno gli anni e l´aria avrà scavato un fosso fra la tua anima e la mia; quando passeranno gli anni e sarò soltanto un uomo che amasti un essere che restò un istante di fronte alle tue labbra, un pover´uomo stanco di camminare per i giardini, dove sarai tu ? Dove sarai, oh figlia dei miei baci ! |
Cartas a una desconocida Cuando pasen los años, cuando pasen los años y el aire haya cavado un foso entre tu alma y la mía; cuando pasen los años y yo sólo sea un hombre que amó, un ser que se detuvo un instante frente a tus labios, un pobre hombre cansado de andar por los jardines, ¿dónde estarás tú? ¡Dónde estarás, oh hija de mis besos! |
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probabilmente Donoso si riferisce alla poesia di Bolaņo "ENTRE LAS MOSCAS" contenuta nella prima raccolta intitolata "Los Perros romanticos"
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ENTRE LAS MOSCAS Poetas troyanos Ya nada de lo que podėa ser vuestro Existe Ni templos ni jardines Ni poesėa Sois libres Admirables poetas troyanos |
ENTRE LAS MOSCAS Poeti troiani Ormai niente di ciō che poteva essere vostro Esiste Nč templi nč giardini Nč poesia Siate liberi Ammirabili poeti troiani |
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