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interviste a Bolaño

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Rodrigo Fresan & Roberto Bolaño

'Due uomini nel castello' - conversazione tra Rodrigo Fresan & Roberto Bolaño

giugno 2002

© trad.   carmelo pinto

Bolaño y Fresán conversano elettrónicamente su scrittori "poco convenzionali" con l'idea di tirar fuori un libro che potrebbe intitolarsi frizioni o FREAKzioni. Anticipiamo il capitolo dedicato a Philip K. Dick, l'autore di L'uomo nel castello [La svastica sul sole o L'uomo nell'alto castello] e del romanzo su cui è basato il film Blade Runner.nota

Rodrigo Fresan in questi giorno stavo rileggendo - e leggendo per la prima volta - Philip K. Dick e la prima cosa che mi ha sorpreso è il fatto che la sua opera non è invecchiata in assoluto, tenendo conto che lui soleva dire che scriveva su quello che sarebbe successo nei mesi successivi, su un futuro quasi-presente. credo che stiano li la sua grazia ed il suo talento: proporre una science-fiction dove la scienza non importa troppo (ed è quasi sempre accessoria e imperfetta, funziona male o non funziona) e la finzione non è tale. Mi pare che ci sia già sufficiente evidenza per affermare che l'idea del futuro - nostro presente - fosse molto più vicina a quello che pensava Dick, che a quello che sostenevano i classici del genere, no? Dick si è convertito in un grande scrittore realista/naturalista, che in realtà è quello che lui volle sempre essere, prima di vedersi obbligato a guadagnarsi la vita scrivendo "romanzetti" futuristi.

Roberto Bolaño: Ricordo Dick con molto affetto, io credo che sia lo scrittore dei paranoici, allo stesso modo in cui Byron fu lo scrittore dei romantici. Perfino la sua biografia ha certe sfumature byroniane: è un uomo dalla vita amorosa agitata e, politicamente, sta con le cause perse. In qualche occasione con le cause più estreme o quelle che la gente considera che siano le più estreme. Ed è curioso che uno dei garndi scrittori del secolo XX (qualcosa in cui credo siamo d'accordo) sia precisamente uno scrittore "di genere". uno scrittore che per guadagnarsi la vita (un termine orribile questo di guadagnarsi la vita) si mette a scrivere e a pubblicare romanzi con editori popolari, a un ritmo indiavolato, romanzi ambientati su Marte o su un mondo dove i robot, sono qualcosa di normale e rutinario. Infine: il peggior modo per un uomo di forgiarsi nel mondo delle lettere, come direbbe uno scrittore francese della fine del XIX secolo. E tuttavia Dick non solo si costruisce un nome nella letteratura ma diventa un punto di riferimento per altre arti, come il cinema, e il suo prestigio continua a crescere. Ti ricordi il primo romanzo che hai lettto di lui? il mio fu Ubik e la botta che presi fu consistente

Rodrigo Fresan; E' vero il fatto di Dick e le cause politiche. Ha qualcosa di working class hero, non solo nell'aspetto di "scrittore lavoratore", ma per il fatto che buona parte delle sue finzioni ruotano attorno all'uomo lavoratore e schiavizzato, alla pratica buona o cattiva di un mestiere, allo spavento di certe burocrazie e a certi errori meccanici o problemi di funzionamento...... Nel mio caso il primo romanzo è stato El hombre en el castillo [La svastica sul sole o L'uomo nell'alto castello], Ed, Minotauro, naturalmente.
Ricordo che ero appena tornato a Buenos Aires dopo alcuni anni vissuti a Caracas, e l'effetto sconcertante che mi fece. C'era ancora la dittatura militare - era il 1979 - e ricordo che mi costava un po' discernere dove finiva il libro e dove cominciava la realtà. La sensazione si accentua ancora di più quando si leggono vari Dicks uno dopo l'altro: il sospetto che ti fa venire riguardo a ciò che è vero e a ciò che è falso. Mi pare che sia un sospetto che trascende la paranoia volgare e che stia più vicino al pensiero religioso. In questo senso - non so cosa ne pensi - credo che Dick sia lo scrittore perfetto per quelli che credono in Dio però vorrebbero che esistese qualche intelligenza superiore che spiegasse tutto questo sproposito, no?

Roberto Bolaño: Si, senza dubbio Dick è in buona misura uno scrittore con una preoccupazione religiosa. Ci sono pagine di Dick dove è chiaro che a lui, l'autore, piacerebbe credere in Dio, però ci sono anche pagine dove Dick ascolta, letteralmente, il rumore dell'universo che sta morendo in modo irrimediabile. Si sente in Tiempo de Marte. Una musichetta delle sfere che sentono solo gli esseri più deboli tra i deboli, le vittime e gli ammalati. In questo senso Dick non sarebbe mai potuto essere uno scrittore di utopie, qualcosa a cui la sua scrittura profondamente morale poteva portarlo. Nemmeno di distopie. Dick scrive sull'Entropia, con la maiuscola. Il fatto curioso è che nello stesso tempo, in parallelo a questo tema maggiore, ce ne sono altri, più terraquei, diciamo, però profondamente inquietanti, come quello delle realtà sovrapposte de El hombre en el castillo, o come la sua asseverazione che la storia, e con essa la realtà, finì nell'anno 60 o 70 dopo Cristo e che tutto ciò che è venuto dopo è travestimento o realtà virtuale, e che di fatto siamo immersi in pieno impero romano.

Rodrigo Fresan: forse, la necessità di Dick di credere in altri piani della realtà - oso pensarla come una necessità e non come una condanna - ha un motivo molto più semplice o, se lo si preferice, banale: l'opzione di pensare che in un'altra dimensione Dick sarebbe un grande scrittore, lo scrittore più importante di tutti. Però chissà che la cosa più inquietante di tutto non sia l'incapacità di Dick di funzionare dentro i parametri del genere che tanto fece evolvere. Sono ben conosciuti i suoi problemi con i suoi colleghi e i fan della fantascienza, che non comprendevano lo stile ricercato delle sue trame e lo consideravano una specie di terrorista drogato che non rispettava nessuna delle leggi implicite e magari mai del tutto dichiarate del genere.

Roberto Bolaño: No, non ci credo che Dick sognasse di essere il più grande scrittore in una dimensione parallela a questa. In Dick la salvazione si trova nell'amicizia, nel sesso, nell'avventura condivisa, no nella scrittura, nè tantomeno in ciò che formalmente si chiama "buona scrittura" e che non è altra cosa che una serie di convenzioni più o meno accettate da tutti. Ebbene, è molto probabile che Dick sperimentasse questa sensazione di lucidità rispetto alla sua scrittura medesima, e che in alcuni momenti ( momenti di debolezza e vanità che tutti hanno) vedesse come qualcosa di ingiusto il suo esilio nella letteratura di genere, negli scaffali dei libri popolari e a buon mercato. Però questo è qualcosa che è successo a molti buoni scrittori. Nella tradizione nordamericana ci sono esempi dove il silenzio (il caso di Emily Dickinson) o l'indifferenza (Melville, per esempio) sono maggiori del silenzio e l'indifferenza cercata e sofferta da Dick.

Rodrigo Fresan: Ricordo che, l'altro giorno, quando mi hai raccontato che navigavi su internet per vari siti dedicati a Dick, non ho potuto evitare di domandarmi che penserebbe Dick di tutto questo: computer, il mondo invisibile della rete che è qui e non c'è allo stesso tempo... Il modo in cui la reltà lo va "plagiando"... Mi domando anche se non sarà morto al momento giusto e se per caso i veri scrittori di fantascienza muoiano - o vengono disconnessi - quando la realtà comincia ad assomigliare troppo alle trame dei loro romanzi. In questo senso, Dick era un profeta poco interessato - a differenza di ciò che succede con gli idioti Clarke e Asimov — ad accertare compulsivamente quellò che verrà. Da qualche parte ho letto che Dick disse che "la cattiva fantascienza predice mentre la buona fantascienza sembra che predice". A Dick preoccupava molto meno il futuro rispetto a una specie di presente atemporale liberato di ogni rigore cronologico. Perfino i suoi pezzi futuristi sembrano quasi un obbligo editoriale. No? E qui - per entrare in un altro possibile tema - ho un'altra frase sua che mi ha sempre colpito:

"Il racconto tratta di un crimine e il romanzo di un criminale"

.

Roberto Bolaño: Ma al di là della sua indifferenza verso il futuro, Dick è anche un profeta. un profeta di strada, diremmo un profetta lumpen, senza il prestigio di un Norman Mailer, un Arthur Miller o un John Updike. e senza l'aura di un Salinger (i lettori di Dick e Salinger sogliono essere giovani, però quelli di Dick sono giovani freaks). Quanto ai racconti e i romanzi, non si vede una grande differenza: ci sono romanzi di dick che non sono altro che una successione di racconti, come lo è anche il Moby Dick di Melville. I suoi racconti d'altra parte, sono incredibilmente buoni. Riguardo al fatto che alcuni dei suoi romanzi non sembrano seguire uno schema logico, io credo che bisogna tener conto che molti di questi romanzi sono scritti su incarico e sotto l'influenza delle anfetamine, che sono romanzi di sostentamento che probabilmente Dick scriveva in meno di un mese, senza un progetto previo nè strutture, e che in realtà sono improvvisazioni. Però i grandi romanzi di Dick, come El hombre en el castillo o Valis o Tempo di marte o Ubik o Dr. Bloodmoney, sono di una coerenza estrema; il che è meritevole, poichè Dick non opera a partire dall'ordine ma dal disordine. In questo senso il suo romanzo di ferro sarebbe Valis, che è uno degli ultimi, e dove, tra le altre molte cose, Dick affronta direttamente ciò che si trova vicino alla follia. E lo fa con la lucidità e con l'eloquenza di un grande artista. Anche se bisogna tener presente che in molte occasioni la lucidità e l'eloquenza sono termini escludenti

c'e' qualcosa di virale nella sua scrittura che non ha niente a che vedere con il tipo di virus che sono anche Proust o Nabokov o Salinger. Mentre questi ultimi ti contagiano una forma di scrivere, Dick ti ocntagia una forma di pensare.

Rodrigo Fresan: E' molto vero questo di Dick e della follia come estetica: i suoi romanzi finicono per esere, formalmente, quasi una rappresentazione estetica di ciò che significa "l'essere pazzo". Mi pare che - se usiamo una metafora musicale - Dick scrive più "variazioni" che "improvvisazioni": sono sempre parte di una stessa aria centrale che ha a che vedere con le domande: "Che cosa è reale? Che cosa non lo è?" , e ti va coinvolgendo in questa melodia ripetitiva e costante.....Paragrafi dietro parlavi di Dick come di qualcuno non preoccupato della "bella scrittura"... e non sono tanto sicuro malgrado l'evidente fretta dei suoi testi. Credo che questa velocità disperata gli dia qualcosa di strano e molto personale e che, a un certo punto, ti fa sentire nella tua carne la tossicodipendenza chimica di Dick come se avvenisse per trasferimento. (A Dick gli piacerebbe questo: la letteratura come succedaneo della droga, e credo che scrisse un racconto dove gli invasori adottano la forma di un libro foderato con la pelle di un animale extraterrestre, non ricordo bene, però la storia finiva un po' come il Tlön di Borges, al quale, se ci pensiamo un po', Dick assomiglia tanto in molti sensi.). ma in ogni caso mi riferivo a ciò quando ti menzionavo i rischi di leggere differenti Dicks uno dopo l'altro: c'e' qualcosa di virale nella sua scrittura che non ha niente a che vedere con il tipo di virus che sono anche Proust o Nabokov o Salinger. Mentre questi ultimi ti contagiano una forma di scrivere, Dick ti ocntagia una forma di pensare.

Dick è sul strada per diventare un classico e una delle caratteristiche di un classico è andare molto più in la della buona scrittura

Roberto Bolaño: Uguale a Bourroughs. in alcuni momenti, Dick assomiglia a Bourroughs. Ambedue, alla maniera nordamericana, aL fondo molto pragmatica, sono più interessati alla rivoluzione, allo "stato della rivoluzione", ovvero alla resistenza, che alla letteratura. E' in questo senso, credo, che a lui non interessa scrivere bene, qualcosa che in uno scrittore si da per sottinteso. Dick è sul strada per diventare un classico e una delle caratteristiche di un classico è andare molto più in la della buona scrittura, che non è altra cosa che una correzione grammaticale. "Collocare le parole adeguate nel posto adeguato è la più genuina definizione di stile", dice Jonathan Swift. Ma evidentemente la grande letteratura non è una questione di stile nè di grammatica, come sapeva anche Swift. E' una questione di illuminazione, così come Rimbaud intende questa parola. E' una questione di preveggenza. Vale a dire, da un lato è una lettura lucida ed esaustiva dell'albero canonico e dall'altro lato è una bomba a orologeria. Una testimonianza (o un'opera, come vogliamo chiamarla ) che esplode nelle mani dei lettori e si proietta verso il futuro. E cos'è che Dick proietta verso il futuro, in cosa consiste il meccanismo della sua bomba a orologeria? Fondamentalmente in domante, domande stranissime e peregrine, E in una sensazione di malessere, di alterità, che pochi hanno saputo plasmare.

Rodrigo Fresan: Non avevo pensato al nesso Burroughs/Dick, però sì sta lì. Soprattutto a ciò che si riferisce alla lotta contro il sistema e alle sue fissazioni metaparanoiche con Nixon la CIA l'FBI, uno Stato poliziesco, in questo lato politico-allucinogeno. E, non so perchè, penso a cosa sarebbe stato di Dick se fosse nato in Argentina o in Cile. probabilmente sarebbe stato uno dei desaparecidos o, meglio ancora, si sarebbe convertito nell'autentico "uomo del castello": un artista guru, un punto pellegrinaggio....Mi pare, insisto, che a Dick ciò che meno interessa è il futuro come territorio perchè già si sente escluso dal presente. Il futuro può solo significare notizie peggiori; la tecnologia nonrisvegliò mai in lui la minima speranza e, curiosamente, il suo romanzo "più felice" - con il finale più felice - è Dr. Bloodmoney, dove l'umanità recupera una specie di primitivismo contadino fuori dalle grandi città.
Lo sguardo di dick è sempre lo sguardo di un nobile che prova orrorte per la decadenza (tutti quegli additivi prodotti commerciali cui allude) e, cosa rara, ieri ho visto per la prima volta la versione filmica de Il Gattopardo e, tornando a ciò che dicevo riguardo a Dick come agente incontaminato e invasore, mi sono proposto di vederla come se fosse un film di fantascienza all'interno del sub-genere del pianeta agonizzante e specie in estinzione. E dirai che sono pazzo, però funziona.... E in qualcosa mi ha fatto ricordare Tiempo de Marte, in qualcosa El hombre en el castillo. forse sto delirando un pò, forse dovrei smettere di leggere Dick per un pò....


    

indice del materiale di Rodrigo Fresan presente nell'archivio

Rodrigo Fresan scrittore argentino, fu molto amico di Bolano. Ecco dei brani sototitolati di video in cui Fresan parla di bolano:

NOTE


 

 
Alcune sequenze del film Blade Runner
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