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' Bolaño inedito e finale' novembre 1989
“Bolaño inedito y final” pubblicata per la prima volta il 3/4/2010 su La tercera
© traduzione Carmelo P.
Questa intervista è rimasta custodita per anni in un registratore ed un file di archivio, aspettando il suo momento. L'incontro ebbe luogo in Santiago del Cile cinque anni prima della morte dello scrittore. Roberto Bolaño ancora sorprende con diverse rivelazioni e desliza giudizi che a volte amntenne e a volte rettificò. Non si finirà mai di conoscere l'autore de
I detective selvaggi
Si sarebbe chiamata En bajo releve ed era una rivista letteraria che progettammo quando eravamo all'università. Non uscì mai; per i risaputi problemi di finanziamento, ma rimase questa intervista. Fu gestita da Planeta, nei giorni in cui Roberto Bolaño venne in Cile come giurato del concorso di racconti Paula e a presentare il suo romanzo
La pista di ghiaccio
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Non ricordo con esattezza il giorno del mese di novembre 1998, però si l'ora: 11 in punto del mattino. Un dipartimento nell'edificio di Eliodoro Yáñez con Providencia. Apre la porta carolina, la moglie dello scrittore, e ci dice (con quella voce aspra, tipica dei fumatori impenitenti) di sederci, che Roberto sta per arrivare. Appare Bolaño e ci saluta, tre cose attirano la mia attenzione. La prima: Bolaño veste rigorosamente di nero ed è scalzo. La seconda: Bolaño ha già accesa la prima sigaretta degli otto che si fumerà durante l'intervista. E la terza: Bolaño mi sembra se noin più basso, molto più magro di come appare nelle fotografie. Si vede molto fragile e penso che quelli che non lo hanno letto difficilmente riconoscerebbero lo scrittore feroce dietro l'apparenza. Lo dico perchè appena si sedette di fronte a me, mi venne in testa l'immagine di un uccello, di un uccello rapace. Di quelli che a parte di avere una visuale privilegiada, possono cacciare prede perfino più grandi di loro.
Quali autori hanno influito nella sua letteratura?
Moltissimi. In realtà tutti i libri che uno legge influiscono nella lettura che uno fa dopo. A me, mi hanno influito da Arquíloco, che è un poeta greco, arcaico, che rileggo sempre, fino ai classici del secolo d'oro, che leggo abbastanza spesso. E i contemporaneo: Melville, Flaubert, Stendhal. Quest'ultimo ha influito moltissimo, anche se non si nota, perche' continuo a essere molto scarso e Stendhal è molto bravo
Descriva un giorno normale...
E' facilissimo. Mi alzo alle sette del mattino con freddo da cani. Io vivo in una casa e mia moglie in un'altra, a 19 metri circa, in un altro edificio, però nella stessa via.
Vivete separati?
Viviamo ognuno nella nostra casa e stiamo molto meglio così. Siaqmo insieme da 17 anni, e lo raccomando vivamente, perchè mia moglie è fondamentalmente mia amica. dunque c'e' un rispetto per le libertà dell'altro assoluto. Bene, m ialzo alle sette del mattino, casa mia è una specie di tana spartana. La prima cosa cosa che faccio è accedere il pc, dopo mi dirigo verso la cucina, metto l'acqua a riscaldare, poi vado al bagno.
Dopo vado in cucina e mi faccio una infusione di manzanilla, torno al pc e mi metto a lavorare, subito, immediatamente. saranno le 7.10 e lavoro fino alle 10 del mattino, 10.30 al massimo, l'ora in cui vado alle poste, vedo la mia casella, vedo se ci sono lettere, compro il giornale, torno a casa e cerco di lavora un altro poco. Alle 11.10 o 11.20 esco di nuovo e vado al collegio a prendere mio figlio che esce alle 12. Sono sempre il prim oad arrivare, c'e' una piazza al lato del collegiuo e ne approfitto per leggere il giornale, qualche libro. Mio figlio esce alle 12 e torniamo a casa, questa volta a casa di mia moglie. Faccio da mangiare al bambino, mi faccio da mangiare e stiamo fino alle 3 del pomeriggio. Quindi torno a lasciarlo in collegio, il turno del pomeriggio, e generalmente aspetto a mia moglie nella stessa piazza del collegio. Mia moglie esce alle 3 dal lavoro e ce ne torniamo insieme a casa. Tutto questo tenendo conto che vivo in un piccolo paese, Blanes, a un'ora e un quarto da Barcellona. E' un paese costiero, balneare, piccolo. Bene, con mia moglie torniamo camminando, conversando, a volte entriamo in un bar a mangiare un bocadillo o a bere qualcosa. Le se ne va a casa sua io alla mia. Se sono in pieno lavoro di scrittura faccio una siesta e quando mi sveglio continuo a scrivere. Mio figlio esce alle 5, la va a prendere mia moglie, e verso le 6 vado a casa di mia moglie, stiamo insieme, facciamo la cena, poi forse usciamo, però generalmente affittiamo un video. Ci costa molto andare al cinema, vediamo solo film infantili al cinema, però film per adulti poche volte. perche' a chi lo lasciamo il figlio. Torniamo a casa dopo aver noleggiato un video e fatto un giro per Blanes. facciamo cena, vediamo il video, il bambino si addormenta ed il resto è pornografia. Guarda credo che a uno scrittore due ore intense, quotidiane, gli bastano.
E quanta pagine ha scritto al massimo?
Venti págine.
E quanto tempo ha impiegato ?
Otto, o nove ore, però non succede tutti i giorni. Lavoro di più quando correggo, e lì si che posso stare moltissime ore ed è orribile. Per me è molto gradevole scrivere, ciò che non è per niente gradevole è correggere.
Molto autocrítico?
Lo sono abbastanza. leggere qualcosa che hai scritto tu stesso, e leggerlo per la decima volta è orribile, ogni volta ti sembra peggiore…
lei sceglie i temi per le sue narrazioni, o questi si impongono inevitabilmente?
No li scelgo io. Anche questo è ambiguo, perchè all'inizio li scelgo io, pero a poco a poco sono loro che si impongo in qualche modo. Diciamo che la narrazione è una montagna e in questa montagna c'e' una casetta piccola, però è una piccola casetta con un semplice dettaglio. E all'improvviso lo sguardo si avvicina alla casetta. E ti avvicini a poco a poco a questa casetta perchè c'e' qualcosa in questa casetta del cavolo che comincia ad attrarti misteriosamente senza che tu lo abbia previamente pianificato, e viene fuori che in questa casetta c'e' puzza di un cadavere man mano che più ti avvicini.
E' come nel quadro di Cezanne, la casa dell'impiccato (1873), non so se lo conoscete, è un quadro dove si vede una casa nella provenza, e non si vede altro, si vede la casa e alcuni alberi, e tu cominci a vedere questo quadro e all'improvviso c'e' una finestra vuota dove tu dici "lì si è suicidato". Nel quadro non c'è nessuna figura umana, però il dolore umano, la solitudine umana è assolutamente riflessa in un modo che incute terrore
Dopo tanti anni fuori dal Cile, qual è il suo giudizio sullo scenario culturale?
Il mio giudizio è che qui tutti scrivono, perchè ho perfino incontrato una Miss Cile che scriveva racconti. Si, è stato incredibile! Ero a un programma di telivisione e prima c'era una ex Miss Cile e mi disse: "Ah tu sei stato giurato in un concorso della Rivista paula, io stavo per mandare un racconto, però non sono riuscita a terminarlo, ma lo invierò l'anno prossimo", e io non sapevo che era una ex Miss Cile e scrive, e' stato veramente incredibile. E poi mi hanno raccontato dei seminari letterari nelle carceri. Qi ci sono sei "talleres" letterari che funzionano i sei carceri diverse. Tutti i carcerati scrivono, e nel conocrso Paula hanno presentato più di mille racconti. Mi sembra che sia una specie di malattia unica al mondo quella di cu isoffre il Cile. Forse se gli psicoanalisti fossero a portata di mano l'80% delle persone che scrivono si farebbero psicoanalizzare.
Nel suo racconto "Joanna Silvestre", la protagonista dice che quando unoo ha tempo è intrappolato e uno può fare con lui/lei ciò che vuole.
Solo a lei succedono queste cose, che è senza dubbio una donna molto bella ed è uno dei miei miti sessuali e ciò che dice lei io lo confermo
Uno dei suoi personaggi del suo romanzo La pista di ghiaccio
ammette di essere lento o a volte molto rapido nel lavoro, tuttavia non abbandona mai. E' così lei?
Bene, nel mio caso non avevo altri rimedi. Io ho avuto una vita casuale, però molto, molto casuale e avrei potutto abbandonare il lavoro in molte occasioni, pero' non ho mai abbandonato, perchè abbandonare nel mio caso sarebbe stato come suicidarmi. Io credo che uno fa cose in modo naturale, perchè non ci sono alternative e la mia relazione con la letteratura è questa. Io scrivo letteratura qualsiasi cosa faccia, e ho fatto di tutto, tutti i lavori del mondo
Como guardiano di camping...
Questo forse è stato il mio lavoro migliore. Io ho pensato sempre che la mia vocazione naturale, diciamo, era di essere vigilante di camping, perchè ero molto bravo. Nel camping dove lavoravo non rubarono mai, e per la verità io non vigilavo, mi mettevo a dormire. Era una telepatia, una forza... Al momento di mettermi a dormire avevo una giacchetta di cuoio veramente meravigliosa, di quelle che si fanno solo nel New Jersey, da pilota della II guerra mondiale, però corta, allora il freddo era così grande che se mi mettevo la giacchetta mi gelavo di sopra e di sotto. Allora inventai un sistema, il sistema degli aborigen iaustraliani. Loro troncano la circolazione delle estremità e lasciano solo la circolazione del tronco e della testa. E troncando la circolazione, l'unica cosa che ti succede è che si addormentano le braccia e le gambe, allora non senti freddo perchè il sangue corre in un circuito molto più piccolo, e ciò che facevo era di coprire la mia testa con la giacchetta, che era corta ma potente, e tenendo la testa a un grado di soffocazione totale, il resto del corpo sembrava che gradisse il freddo. ovviamente mi svegliavo al mattino con le membra addormentate e prima di metterm ia dormire dicevo: "Nessuno viene a rubare in questo camping" ed era super gradevole, perchè tutti pensavano che io ero il vigilante ideale.
Si sente di far parte della cosiddetta Nuova Narrativa Cilena?
Veramente no, però forse per un altro verso si. Vale a dire, generazionalmente sono uno dei più vecchi della Nuova Narrativa Cilena, beh più vecchio è Sepúlveda.
Ma lei non è vecchio…
Grazie! Vuoi bere qualcosa ? Bene, continuiamo, non mi sento di farne parte, però generazionalmente diciamo che c'è una prossimità, siammo nella stessa fascia di età e siamo cileni, ci sono due punti in comune chiaro, pero' far parte di una certa estetica, un certo progetto letterario comune, per niente. Mi sento vicino ad alcuni latinoamericani come Avilio Estévez che è cubano, al messicano Juan Villoro. Villoro, per me, è uno dei migliori romanzieri della mia generazione e uno scrittore ammirabile da ogni punto di vista. Mi sento vicino ad Enrique Vila-Matas, Javier Marías. Mi sento vicino a Rodrigo Rey Rosa, guatemalteco che è anche molto bravo, e di Cesar Aira, l'argentino, o ad Alan Pauls e Juan Forn. Infine ci sono una serie di scrittori di lingua spagnola con cui mi sonto molto affine. Rispetto alla Nuova Narrativa Cilena, credo che l'aggettivo "nuova" non è calzante, perchè non c'e' nessun ventenne
E Alejandra Costamagna?
Bene ho cominciato a leggere un libro di Alejandra Costamagna e mi pare notevole. Ci sono due narratori che io distinguerei tra "giovane" narrativa cilena, che sono Costamagna e Lina Meruane. Credo che le due vanno per strade diverse, però in antrambe vedo una capacità letteraria forte.
E degli autori maggiori?
beh, non li ho letti e per la verita non mi interessano
E Fuguet?
Fuguet ha una certa tenerezza che lo rende a momenti familiare. Ci sono momenti in cui sto leggendo Fuguet e noto una specie di fragilità nell'autore, in ciò che sta scrivendo e soprattutto nella relazione autore-scrittura. Sì, in quella specie di flusso tra la scrittura e l'autore c'è una fragilità che a me risulta familiare. Io credo che fuguet è un fantasma, però può essere una persona eccellente, C'è qualcosa in Fuguet, la cosa più probabile è che se lo conoscessi mi starebbe bene, però nella mia esperienza di lettura mi sembra familiare. Qui mi hanno parlato molto di Fuguet, delle sue storie etc.
E Carlos Franz ?
Carlos Franz l'ho letto in qualche luogo del paradiso, non è niente male questo romanzo. Maneggiamo estetiche abbastanza diverse, ma è un romanzo molto, ma molto ben costruito e ciò è tanto dire. E' l'unico romanzo cileno che ho letto dal principio alla fine e, inoltre, mi interessa cosa farà Carlos Franz dopo, perchè è in qualche modo difficile ciò che lo aspetta a franz, perchè non può continuare per questa stessa linea formale, perchè è una forma esaurita completamente nella letteratura mondiale. Lui fa il suo esercizio in questo romanzo e l'esercizio gli riesce bene, però non può ripetere quell'esercizio, perchè altrimente affonderà.
Vargas Llosa ha detto che "certe persone fanno della letteratura una specie di attività decorativa e complementare, in una vita che è dedicata ad altre occupazioni, o fanno della letteratura uno strumento per ottenere prestigio e potere" . Quali sono le conseguenze quando ciò succede?
Le conseguenza quando ciò succede, che suole succedere molto spesso, molto più spesso di quanto uno pensa, è la miseria della letteratura. Per questo la letteratura è tanto umoristica e miserabile allo stesso tempo, perchè è piena di mezzeseghe, ma piena, piena, piena. Ti imbatti in mezzeseghe due volte su tre. La letteratura è come andare nella selva, sei in piena giungla e senti grida di scimmie, schiamazzi, e nella letteratura è lo stesso, solo che invece di quelle scimmie deliranti ci sono scrittori.
Che consigli daresti ad un aspirante scrittore?
Gli darei il consiglio che ci davamo noi giovani infrarealisti in Messico. quando avevamo 29, 21 anni, avevamo un gruppo poetico ed eravamo giovani, maleducati e valenti. Ci dicevamo:
vivere molto, leggere molto e scopare molto
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NOTE

Le abitudini di Bolaño cambiarono negli ultimi anni, quando in una drammatica lotta contro il tenmpo, scriveva il suo ultimo romanzo 2666
, sapendo che gli restava poco tempo di vita. Come racconta Neuman:
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