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'intervista con Bolaño '
Cuadernos Hispanoamericanos, Nº 604, 2000
(' Entrevista con Bolaño
')
© traduzione di Carmelo P.
Dopo il successo de I detective selvaggi
, Roberto Bolano ricevette nel 1999 il prestigioso premio Romulo Gallegos, concesso, nelle sue prime edizioni, ad autori come Mario Vargas Llosa e Gabriel Garcia Marquez. Tuttavia, lo scrittore, continua con il suo vecchio zaino di sempre, mantenendosi al margine del successo e degli avvenimenti, nel suo studio di Blanes, vicino a Girona, forse come una tacita rivendicazione della periferia. Continua a seguire la pista della poesia, da dove ha cominciato, anche se a volte le righe non si trasformano in versi. Anagrama ha appena pubblicato Monsieur Pain, la riedizione di un testo già pubblicato. Attualmente sta lavorando a un nuovo romanzo
e ad un libro di racconti.
Dunia Gras Miravet: - Prima di essere conosciuto come romanziere hai pubblicato cinque raccolte di poesie in Messico e Spagna, e i riferimenti poetici nei tuoi romanzi sono costanti. Ad un certo punto ne I detective selvaggi, un personaggio scrive: "La nostra situazione (a quanto mi parve di capire) è insostenibile, fra l'imperio di Octavio Paz e L'impero di Pablo Neruda" [p 37]. Come si possono cancellare effettivamente le loro orme per aprirsi una strada nella poesia e continuare a scrivere?
Roberto Bolaño: per la mia generazione, o per alcuni poeti della mia generazione, la discriminante era tra una poesia impegnata con la lotta sociale, che ci conduceva direttamente all'afasia, alla catatonia, com'era la poesia di Neruda, quella che di cui abominavamo, o quella di Octavio Paz, che era una poesia o un'attitudine con la quale non riuscivamo ad interagire, una torre d'avorio, o torre di qualcosa, verso la quale non sentivamo il minimo interesse. Ciò che cercavamo era una terza via estetica
, qualcosa che non fosse, nè il realismo socialista a cui ci conduceva Pablo Neruda, nè "l'alterità" di Paz. E, di fatto la incontrammo in Nicanor Parra
, il poeta che ebbe il maggiore influsso su di noi. Soprattutto cio' che aveva - ed in grandi dosi - era il senso dello humor, qualcosa che Paz non aveva, o almeno noi eravamo incapaci di vederlo. Mancava anche in Neruda. Ed in Parra era moltissimo presente. Il miglior senso dell'humor del mondo, che è lo humor nero.
d.g.m:- Nei tuoi romanzi appaiono riferimenti ad un'ampia lista della poesia ispanoamericana di questo secolo (da Huidobro a Jorge Teiller, passando per Cardenal, Pizarnik, Roque dalton, oltre ai poderosi Neruda e paz), però anche alla poesia francese, dal simbolismo all'attualità. Ti consideri erede di entrambe le tradizioni ? o si tratta di una sola ?
r.b:- Non credo che si tratti di scegliere un solo poeta. Tra i poeti che hai menzionato, per me, Roque Dalton
fu un poeta che ammiravo come solo i giovani ventenni possono ammirare o, per meglio dire, amare i poeti. A ventanni si amano gli scrittori. A quarantasei, come gli anni che io ho ora, tuttalpiù arrivi ad ammirarli, ma non ad amarli. Ciò che sento ora è affetto per i giovani scrittori. Roque Dalton lo abbiamo amato molto e, per di più, incarna, in qualche modo, la figura canonica dell'intellettuale latinoamericano, che sa essere valoroso. E' ciò che dice Borges in alcuni versi: " mai un uomo si pente/di essere stato valoroso"; sono molto semplici, ma assolutamente giusti. E credo che sia la verità, anche se in alcune cose, si che che ci si pente. Ma generalmente mai. O solamente quando la responsabilità di uno si biforca, si estende e tocca la vita di altri. Quando il tuo coraggio implica mettere in gioco o in un guaio persone che non hanno chiesto di entrare in questa alternativa di essere valorosi o essere codardi, soprattutto quando ciò implica a volte morire. E Roque Dalton era questo, l'uomo che fu valente, che ebbe una morte orribile e, allo stesso tempo, all'interno di una tradizione di humor nero, una morte di cui potevi ridere forte: passa la notte intera discutendo con i comandanti della guerriglia salvadoregna e propone di non cominciare la lotta armata; i comandanti lo ascoltano - sono tutti molto giovani, tutti piu' giovani di lui -, si fa tardi e Roque Dalton va a dormire; i comandanti continuano a parlare tra di loro e decidono che la lotta armata deve cominciare, e che Roque Dalton deve morire. E mentre è addormentato, uno gli spara un colpo nella nuca. E' una cosa atroce, come per rafforzare la fede nei movimenti rivoluzionari.
E rispetto al resto dei poeti che menzioni, Huidobro è un poeta che mi piaceva molto quando ero giovane e che ogni volta mi piace sempre meno. Mi hanno raccontato che Donoso, quando stava per morire, chiese a sua figlia che le leggesse Altazar. A me e' sembrato un incubo: immagginare che mentre sto per morire qualcuno mi legga Altazor sarebbe la peggiore cazzata che mi potrebbero fare. Deve essere infernale. Che prima di morire le ultime parole che si ascoltano siano quelle di Altazor. Che orrore. E Jorge Teiller è un altro uomo valente, diverso da Roque Dalton, però di gran valore e con un destino abbastanza più malinconico e crepuscolare. Ernesto Cardenal è un poeta che mi piacque molto, pero' ogni giorno mi piace sempre meno: il suo problema è la gran facilità di cadere nella demagogia. E Alejandra Pizarnik non mi e' mai piaciuta come poeta, ma la mia relazone con la sua poesia si stabilisce all'interno della leggenda che era nata intorno a lei, a partire della mia amicizia con una poetessa argentina, che fu la sua ultima amante prima di suicidarsi. Per la verità come poeta non mi è mai piaciuta.
In quanto alla letteratura francese, la poesia non ha niente a che vedere con tradizioni nazionali. E' tutta una, e le tradizioni in poesia sono estetiche o di flussi, di movimenti, però non sono nazionali. La grande poesia in lingua spagnola nasce da una riflessione o da una imitazione della poesia francese, con il modernismo, con la lettura che Ruben Dario fa di Verlaine, di Baudelaire, di Catulle Mendes, etc.
d.g.m:- Continuando con la tua poesia, hai mai scritto qualcosa che consideri una poetica, come un manifesto personale, qualcosa di programmatico, che indichi il cammino della tua esperienza poetica?
r.b:- Ho scritto qualcosa che potrebbe essere leggermente programmatico. In realtà, non è altro che una lettura del "manifesto antipoetico" di Nicanor Parra: si chiama "Musa"
[tratta da "Los perros romanticos" - NDA]
, ed è una poesia dove non cerco di radiografare il mestiere del poeta ma semplicemente mi arrendo davanti all'evidenza che la poesia è lì, e che bisogna essere fedeli ai suoi movimenti misteriosi.
d.g.m:- Hai fatto parte di qualche gruppo poetico assomigliante al "realvisceralismo" de I detective selvaggi ?
r.b:- Si, si. L'infrarealismo
. Mario Santiago
, un poeta messicano, e io lo fondammo in Messico, nel 74 o 75, ormai non ricordo. E' cio' che sta dietro il realvisceralismo de I detective selvaggi. L'infrarealismo. Che fu un movimento totalmente dadaista, anarchista, e con cui ci divertimmo da matti. Editammo riviste, come Corrispondencia Infra, vuelve a casa, e cose così.
d.g.m:- Consideri la tua poesia qualcosa di distinto dalla tua opera narrativa, o pensi che faccia parte di uno stesso progetto creativo? Credi nei generi letterari come compartimenti stagni o nell'opera totale ?
r.b:- La mia poesia e la mia narrativa formano un solo progetto letterario. E i compartimenti stagni, i generi, sono il miglior sistema perchè un artigiano possa provare le sue proprie virtù e le sue proprie eccellenze. Per uno scrittore che ha la pretesa di dominare alcuni meccanismi del mestiere, i generi letterari sono un regalo degli dei. D'altra parte, ci sono testi che io, almeno, posso solo vederli tagliati in versi, tagliati in una struttura poetica. Non so a cosa si debba. Per la verità, anni fa io leggevo molti saggi letterari, cercavo di farmi questo tipo di domande: Che c'e' dietro? cosa soggiace sotto questo impulso, sotto questa opera, sotto questo testo che è venuto fuori? Ora non penso per niente a ciò. Almeno in ciò che mi riguarda, che riguarda la mia propria creazione.
d.g.m:- Dopo aver ottenuto l'Herralde e il Romulo Gallegos, hai cambiato la tua visione dei premi?
r.b:- No. e, per di più, i premi che ricordo con più affetto e perfino con più fervore sono i premi di provincia, perchè quando ho vinto l'Herralde, non mi mancavano i soldi, e nemmeno quando ho vinto il Romulo Gallegos . Invece quando vincevo quei premi di provincia, quando arrivava l'assegno, era come acqua benedetta, era manna caduta dal cielo, "pennies from heaven". Per la verità, il favore che mi hanno fatto coloro che mi diedero quei premi è enorme. Non sapranno mai l'enorme grazia che diffusero su di me. Sono i premi che ricordo con più affetto. Come il premio che dava la Generalitat Valenciana, rarissimo, con cui ottenni una menzione e guadagnai 10.000 pesetas [lire 112.000 ca. - NDR], molto tempo fa: ricordo che quando lo seppi mi misi a saltare nella piazza. Mi sentivo felice.
d.g.m:- Rispetto a questi inizi narrativi, a questi libri premiati, come hai scritto Consigli di un discepolo di Morrison a un fanatico di Joyce?
r.b:- Questo è un romanzo che ho scritto a quattro mani con Toni Garcia Porta. Lui fece un abbozzo e io lo terminai. Ci siamo divertiti molto a scriverlo, soprattutto io. Era un'epoca in cui lavoravo in un negozio e le notti dormivo li stesso, non avevo televisione, non avevo radio, non avevo niente, e mi mettevo a scrivere. Fu molto divertente.
d.g.m:-
La pista di ghiaccio
, che vinse il premio Alcala de Henares, è stata rieditata da Planeta Chile, e il romanzo che vinse il premio Felix Urabayen, La senda de los elefantes, uscì da Anagrama con il titolo Monsieur pain. Furono questi i tuoi primi tentavivi narrativi, o hai cominciato prima (penso al romanzo che secondo Auxilio Lacouture in Amuleto, scrisse Belano a 17 anni)?
r.b:- A sedici o diciassette anni, io scrivevo teatro e romanzi, cosa che mi riusciva pesantissima, stavo per diventare matto. Cominciai a scrivere poesia quando conobbi i poeti messicani. La scoperta della poesia fu qualcosa di piacevole. Lo ricordo come se mi fossi liberato. Scrivere poesia, non era solo scrivere poesia, era leggere poesia, era vivere la bohemia messicana, quello che fa un ragazzo a 18 anni, l'inizio del sesso, dei bagordi, di tutta una vita. Tutto ciò finì a 18 anni in ogni modo, perchè partii per il Cile, disposto a essere un rivoluzionario allendista e mi lasciai dietro tutto ciò. Per fortuna, Pinochet entrò in scena e dovetti tornare in Messico e continuai la mia vita messicana perchè altrimenti, in Cile, sarebbe finita male, parlando letteriamente voglio dire.
d.g.m:-
Il tuo primo romanzo di successo, La letteratura nazista in America
, fa pensare a Max Aub, a Schwob, a Borges, a Rodolfo Wilcock. Potrebbe dirsi che lì stabilisci un gioco intertestuale, che dialoghi con quei modelli ?
r.b:-
Metaletterariamente, chiaro. La genealogia è chiarissima. Il peggio sono io. Tutto va migliorando a misura che si scende o ci si allontana nel tempo. Primo sono io, dopo di me c'è Wilcock con La sinagoga degli iconoclasti
(1919-1978), prima di Wilcock c'e' Borges con Storia universale dell'infamia
, prima di Borges c'e' Alfonso Reyes, con Ritratti reali e immaginari
, dopo viene Marcel Schwob con le sue Vite immaginarie
e, finalmente, gli enciclopedisti francesi. Questa è la genealogia. Quello di Max Aub (Jusep Torres Campalans) me lo hanno fatto notare in piu' di una occasione. Non ho letto questo libro, però ho letto Aub. Poco tempo fà mi hanno mandato un saggio che e' stato letto a Londra su "La letteratura nazista in America", la cui autrice seleziona un paio di testi che si collocano nella stessa scia e che io non conoscevo. Però per me quella che ti ho detto è la genealogia che vorrei mantenere.
d.g.m:-
In Stella distante
, come avverti all'inizio del romanzo, riprendi la storia che chiudeva "La letteratura nazista in America " e la rifai, la amplii, come se si trattasse di una variazione musicale - come hai ripetuto posteriormente, in Amuleto, in forma differente -. Ti chiedi a volte, se sarà facile per il lettore entrare in questo gioco?
r.b:-
Stella distante e Amuleto
, per me, in qualche modo, o tra le altre cose cose, sono come sonetti o come costruire in versi con una rima particolare: ho un testo, lo trasformo, mantenendolo però. In Stella distante
utilizzo un metodo, in Amuleto
ne utilizzo un altro. Amuleto
è molto più difficile, perchè nasce da un frammento de I detective selvaggi
, un frammento nel quale non cambio nemmeno una virgola, lascio tutto uguale. In Stella distante
, mi sono permesso una maggiore libertà: cambio nomi, riaggiusto. Uno degli esercizi di Stella distante, era quello della correzione, non si trattava solo di ampliare, bensì di migliorare il testo, approfondire in parti non affrontate nell'originale. In Amuleto
, già non uso la correzione, bensì il situare il testo in un contesto molto più ampio, con altre stanze, altri sguardi....Per me sono esercizi letterari, ma anche plastici. E sì, c'è un certo minimalismo. Però, ovviamente, non mi chiedo mai se ciò sarà facile o non sarà facile per il lettore. Sono esercizi dove ciò che importa è il mio stesso piacere o le difficoltà che il testo mi costringerà ad affrontare e la virtù che dovrò superare per risolvere il rompicapo. Comunque, credo che si possono leggere perfettamente bene come testi indipendenti, autonomi....
d.g.m:- Anche come contrappunto.
r.b:- Se hai una visione globale dell'opera, si, però se uno legge solo Amuleto , per esempio, o solo Stella distante , come è successo in Cile o in Messico - dove ho lettori che l'unica cosa che hanno letto di me è Stella distante -, li leggono perfettamente bene. Sono testi autosufficienti dal punto di vista argomentativo. Può anche essere che qualche lettore che abbia letto base si senta spiazzato.
d.g.m:- Di Stella Distante, mi ha colpito il terrore sotterraneo che emana, nella linea di Rosemary baby - Il bambino di rosemary -, che citi, significativamente all'inizio e verso la fine del romanzo: l'idea che il male può stare dentro di noi.
r.b:- E' che Stella distante è fondamentalmente proprio questo. E' un'immersione nel male. Il male assoluto, sì che esiste. E' tentare di vedere il volto del male assoluto, però assoluto, assoluto.
d.g.m:- Che anche nella bellezza si può incontrare l'orrore
r.b:- In qualsiasi cosa. La capacità di sovvertire un ordine dato, che ha il male assoluto è enorme. Io, in poche occasioni della mia vita, sono stato vicino a qualcosa che, vagamente, potremmo chiamare male assoluto, che non lo era, e l'influsso del male, la deformità del male, sprigiona una sensazione strana, è come appiccicoso ma non esattamente.
d.g.m:- Ed è anche un disinganno rispetto alla presunta vocazione di sinistra e progressismo delle avanguardie.
r.b:- Senza dubbio, le avanguardie possono essere di estrema destra. La peggiore estrema destra che c'è stata in questo secolo è sorta in parte dalle avanguardie. Il futurismo italiano, una delle prime avanguardie del secolo, genera il fascismo italiano, che poi da una copertura ideologica al nazismo.
d.g.m:-
D'altra parte, continuando con Stella distante, a partire da qui appare anche Arturo B. che abbiamo continuato a frequentare successivamente nella tua opera narrativa. Si può dire che comincia lì quello che potrebbe denominarsi il tuo gioco autoreferenziale che, in qualche modo, da unità alla tua opera?
r.b:- Si è possibile. Ed è abbastanza misterioso. Perchè Arturo Belano appare in Stella distante solo nel prologo, nelle parole iniziali, quando si dice "Questa storia me l'aveva riferita il mio compatriota Arturo B.", però è chiaramente Arturo Belano, senza il minor dubbio. Però io non avevo chiaro che si sarebbe chiamato Arturo Belano il protagonista di alcuni dei racconti di Chiamate telefoniche e de I detective selvaggi: è stata come un'apparizione.
d.g.m:- Cambiando tema per un momento, ma non di romanzo, credi che il "Cile dimentica" ? [pag 155]
r.b:- Si, sì, tutti i paesi dimenticano. La memoria collettiva è forse una delle più deboli, delle più magre memorie che possano esistere. Mai bisogna confidare nella memoria collettiva.
d.g.m:- Credi che, pertanto, la missione dello scrittore sia di ricordare o, per meglio dire, far ricordare, che non si dimentichi e che sia questa la missione che compiono racconti come "Detective" di Chiamate telefoniche ?
r.b:- No, qui già non sono più tanto sicuro. Almeno, la mia missione senza dubbio non è questa. Io non cerco che qualcuno ricordi qualcosa. E' gia sufficiente che debba ricordare io stesso. Più che ricordare è guardare. Semplicemente guardare qualcosa che uno molte volte non vuole vedere. Però la missione di uno scrittore (se davvero lo scrittore avesse una missione che in realtà non ha) non è servire da promemoria di alcunchè. Lo scrittore semplicemente scrive.
d.g.m:- E' il racconto il formato che trovi più comodo, forse perchè è la forma narrativa più vicina alla poesia, per la sua concentrazione e selezione di risorse ?
r.b:- Sì, io ora. in questo momento, è nel racconto che mi trovo più comodo, e credo che sia il meglio che riesco a dare e, soprattutto, dove sono più felice nello scrivere.
d.g.m:- Si e' commentato che I detective selvaggi , può leggersi come un congiunto di racconti autonomi. Di fatto, da lì è sorto un racconto indipendente: Amuleto . E che il tuo sarebbe, pertanto, "il romanzo che Borges avrebbe accettato di scrivere" [Ignacio Echevarría parlando de I dcetective selvaggi]. Che hai da dire al riguardo ?
r.b:-
Quella frase è di una grande generosità da parte di Ignacio Echevarría, che fu chi scrisse quella frase. Per me Borges è il più grande scrittore in lingua spagnola del XX secolo, senza il minimo dubbio. Lo scrittore totale. E' un grande poeta, una grande prosatore, un grande saggista, è perfetto. Borges è un mostro. Borges è Borges. però voglio puntualizzare che I detective selvaggi
non è un congiunto di storie: è un romanzo, ed un romanzo con una struttura difficilissima ed una unità tremenda. Che da lì venga fuori una storia, non ha niente a che vedere con l'unità del romanzo. Un romanzo, come dice Stendhal, è uno specchio lungo il cammino, delle storie che passano lungo questa passeggiata per il sentiero. Alla ricerca del tempo perduto
non è che una successione di piccole storie. Tuttavia, Alla ricerca del tempo perduto
è un romanzo con una struttura di ferro. Cambia tutto, nel momento che tu metti un punto a capo in un romanzo, in un modo o nell'altro ti mette di fronte a una nuova storia. E' come il flusso e il riflusso del mare. Ogni volta che c'è un punto a capo, la storia deve prendere un nuovo respiro. devono apparire nuovi personaggi o un'altra situazione nuova. Almeno un bar diverso. Ciò di per se fa sì che la storia sia una concatenazione di piccole storie. Ma tutto nella vita reale è una concatenazione. Il corpo non è altro che un'accumulazione di piccole storie, molecole, atomi, che nel congiungersi lo creano. Comunque, una cosa è un racconto e altra cosa un romanzo. In un romanzo può succedere assolutamente tutto, sì. Però un romanzo è un romanzo. Ha delle regole: in un romanzo una storia che sia totalmente separata, come in un corpo, o diventa un cancro che hai dentro, o si converte in qualcosa che esce, come un figlio, però nei miei romanzi, non esce niente, tutto è assolutamente coeso. Ci sono connessioni, ci sono perfino autostrade che ti portano lontanissimo, però dopo c'e' sempre una strada di ritorno. Per me uno dei migliori romanzi in lingua spagnola è Componibile 62
, di Cortazar. 62 è un romanzo dove puoi entrare da qualsiasi parte, da cui puoi uscire da qualsiasi parte e, tuttavia, il romanzo è completamente coeso. E' un romanzo forse elastico, non ci sono ferri lì, ci sono materiali malleabili, duttili. Ma non per questo si spezza il corpo del romanzo.
d.g.m:- Preferisci, quindi, le critiche che ti avvicinano a Cortazar?
r.b:-
Mi incanta Cortazar
. l'ho conobbi, tra l'atro, in Messico. Per me fu come conoscere un Dio. E in più sembrava un Dio: era bellissimo, altissimo, giovanilissimo. Lo vedemmo per strada. Era con Carlos Fuentes, ognuno con le rispettive mogli...parlammo con lui. stavano aspettando un taxi che , fortunatamente, tardò un casino ad arrivare. Cortazar per me è come parlare di babbo natale.
d.g.m:- I riferimenti letterari sono di nuovo continui ne I detective selvaggi: in alcuni casi appaiono autori reali come personaggi, come succede con Monsivais o con Marsè; in altri, quando lo scherzo diventa più sanguinario attraverso l'ironia, opti per occultare il nome (suppongo in modo elegante), perchè?
r.b:- No, non sono quel che si dice una persona elegante.. Sono nipote di immigranti galiziani analfabeti, e dunque ho ben poco di elegante, non fa parte del mio patrimonio genetico , almeno per parte paterna. potrei risponderti che lo faccio per pietà, però non sono neanche pietoso. Non sono pietoso per niente, normalmente sono abbastanza crudele. Inoltre, la satira crudele mi viene molto, però molto molto bene. Avrei potuto essere un eccellente libellista.
d.g.m:- Temo che le tue opinioni sul critico e, peggio ancora, sul professo universitario, si plasma in forma chiara ne I detective selvaggi, quando il presunto specialista in materia, nega totalmente l'esistenza di Garcia Madero, l'unico dei "real-visceralisti" cui ha avuto pieno accesso il lettore, non è così?
r.b:- Beh sì, quel critico per me è un personaggio piccolissimo, però molto simpatico perchè è un critico di una delle peggiori università che esistono in Messico. Lamentabile. Dove gli studenti sono analfabeti o la mattina lavorano nei campi e nel pomeriggio vanno a studiare. E i professori, se non sono analfabeti, poco gli manca. Ma l'ho collocato in quell'università così miserabile perchè mi è sembrata come una giustizia poetica che un professore umile di un'università miserabile, e con conoscenze piuttosto scarse di letteratura, fosse il San Paolo di questo movimento letterario. Un San Paolo atroce. Come probabilmente è stato il vero San Paolo, uno dei personaggi più bassi della gerarchia ebreo-greca. Questo mi porta a pensare che uno non sa per chi lavora. La vita è misteriosa. Una domanda, tu hai letto abbastanza bene I detective selvaggi . dimmi una cosa, tu cosa credi? Belano muore o non muore ?
d.g.m:- Belano marcia verso l'orizzonte come Beau geste.
r.b:- Sì, sì, è molto beau geste. però muore o non muore ?
d.g.m:- Beh non so, nemmeno me lo sono chiesto, questo lo saprai tu. In ogni modo come lettrice non mi importa, perchè mi sembra un momento tanto bello, che non mi preoccupa se dopo morirà o non morirà. Però nel romanzo sembra dirigersi verso la morte.
r.b:- Beh no.
d.g.m:- No?
r.b:- Appare in alcuni racconti che sto scrivendo. C'è n'è uno dove si racconta che ha attraversato la giungla e che non è morto. Belano non muore. Sarebbe come ammazzare la gallina dalle uova d'oro!
d.g.m:- Precisamente, a partire dalla pubblicazione de I detective selvaggi, il lettore dei tuoi romanzi suole considerare il personaggio Arturo Belano come un "alter ego" tuo, accetti questa lettura, consideri Arturo belano come una delle tue maschere?
r.b:- In un certo modo. E' un alter ego nel senso che ci sono cose che gli succedono e sono successe anche a me. però in altri casi, no, naturalmente. Come qualsiasi alter ego . vale a dire, un alter ego è ciò che uno avrebbe voluto essere, ma è anche ciò che uno ha corso il rischio di essere e si è salvato dal diventarlo. Io mi sono salvato dall'essere Arturo Belano, e avrei voluto anche essere Arturo Belano, in qualche altro momento . Per il resto, abbiamo moltissime cose in comune.
d.g.m:- Potrebbe dunque dirsi di Ulisses Lima, seguendo questo gioco di maschere, che si tratterebbe di un duplicato del tuo amico Mario Santiago, della cui morte abbiamo saputo grazie alla tua dedica ne I detective selvaggi ?
r.b:- Sì, e' stato qualcosa di veramente stranisssimo. La letteratura e la vita sono piene di casualità stranissime. Una di quelle che più mi hanno fatto male è che giusto il giorno dopo che io terminassi di correggere I detective selvaggi , Mario morì e mi lasciò scioccato. Fu una morte infame. Lo investì un'auto e si diede alla fuga. Mario era un alcoolizzato terminale, però stava bene, avrebbe potuto continuare molto tempo ancora bevendo. beveva come una spugna. E un'alba, vai a sapere dove andava, con chi, non si è mai saputo, lo investì un'auto che lo lascia ferito a morte e si da alla fuga. Almeno questa è la versione uffciale. Lo raccoglie un'ambulanza dopo un po' di tempo, lo portano all'ospedale, muore nell'ospedale, nessuno sa chi sia e passa una settimana nella morgue senza che nessuno vada a cercarlo. Un casino terrorizzante. In messico, nel gennaio del '98. Una fottutissima storia. Ed è curioso, perchè ne I detective selvaggi quello che sembra che morirà è Belano e Lima sembra che sopravviva, e nella vita reale è successo il contrario.
d.g.m:- Hai dichiarato che, malgrado tutti i tuoi ricordi, non vuoi tornare in Messico.
r.b:-
Una delle ragione forse è questa. Che il Messico è per me una delle mie fonti letterarie e se tornassi, forse, la fonte si squarcerebbe, andrebbe in pezzi, evaporerebbe. Io ora sto scrivendo un romanzo molto ambizioso ambientato in Messico nell'anno 2000. E forse sarà questa una delle cause per cui non voglio tornare in Messico mai più. Ho molti amici in Messico però credo che sarebbe tentare la sorte: quando si vince la partita in un luogo dove è piu' probabile che si debba perdere, la cosa migliore è non tornare.
d.g.m:- A Vila-matas dedichi il racconto "Enrique Martin" di Chiamate telefoniche e in qualche occasione ti sei riferito a lui come uno dei più innovativi di questo nuovo territorio letterario ispanico che abbraccia le due rive. Negli ultimi due anni gli editori sembra stiano lanciando questo stesso "discorso panispanista" come slogan. A cosa ti sembra si debba questo cambio?
r.b:- Ti garantisco che non ho niente a che vedere con gli editori. Per me vila-Matas e Javier Marias sono forse i due narratori della mia generazione che più mi interessano in Spagna. E credo che sono due narratori di prima linea. Sono molto differenti tra di loro, però entrambi sono molto bravi. Con Enrique, per di più, ho un'amicizia. Io, almeno, sento abbastanza affetto, un grande apprezzamento per lui. d'altra parte, mi è sempre sembrato assurdo dividere gli scrittori spagnoli dai latinoamericani. Forse se lo dico io è un pò facile perchè io non sono propriamente un latinoamericano. Io ho vissuto moltissimi anni in Spagna. Io qui mi sento straniero, senza alcun dubbio. Di fatto, quando sono in Latinoamerica tutti mi dicono: "però tu sei spagnolo", perchè per loro parlo come uno spagnolo. Per uno spagnolo, no. Uno spagnolo vede chiaramente che sono sudamericano. E questo stare nel mezzo, non essere nè latinoamericano nè spagnolo, mi colloca in un territorio abbastanza comodo, dove posso sentirmi facilmente tanto di un lato come dell'altro. Rispetto al discorso panispanista lanciato dagli editori, è evidente che cercano di creare un nuovo pubblico. In questo momento è terminato un ciclo. E' terminato l'interregno tra un ciclo e un ciclo nuovo, e ora comincia un nuovo ciclo. In più, un nuovo ciclo che si apre con il millennio. E' evidente che gli editori ciò che vogliono è che siano date le condizioni per un nuovo boom, per un secondo boom.
d.g.m:- Speriamo che non si tratti di risuscitare qualcosa di già morto, no?, che non si pretenda lo stesso di allora
r.b:- Non può essere lo stesso. Ci sono autori che garantiscono che non sarà lo stesso. Non sono fessi gli editori: stanno scommettendo su autori che sanno che creeranno un'opera differente, come Juan villoro, per esempio. Io credo che se, della mia generazione c'e' qualcuno che vincerà il Nobel, questo sarà Juan villoro, lo dico molto seriamente. Della mia generazione ci sono due che vinceranno il Nobel quasi con ogni probabilità, uno è Javier Marias, l'altro Juan Villoro.
d.g.m:- Proprio ora volevo chiederti, precisamente, degli autori ispanoamericani che segui con attenzione
r.b:- Beh, Rey Rosa. E Cesar Aira, che per me è fondamentale. c'è anche Abilio Estevez, che mi risulta, a volte, come una signorona con gonne con voile accentuato, però è un buon scrittore. Dovrebbe però indossare una minigonna ogni tanto e togliersi tutte quelle sottane. E questo non te lo dico off the records , che lo sappia Abilio Estevez. Però credo che sia bravo, a me piace. Lì c'e' uno scrittore. Si da il caso che non si può fare Carpentier nè lezanismo cinquantanni dopo, non si può. Non puoi fare questo. Per quanto romatici siano i crepuscoli dell'Habana, non puoi continuare sempre con la stessa merda. E, bene, fondamentalmente gli autori che mi piacciono sono questi. In quanto ai più giovani, si vedrà quando ci saranno più opere. C'e' Bayly, per esempio, sempre se non soccombe al suo proprio riflesso, che è un compito difficile. Però quelli per i quali metto la mano sul fuoco sono Villoro e Rey Rosa.
d.g.m:- L'anno passato sei tornato in Cile dopo una lunghissima assenza, segui con attenzione ciò che si pubblica li? Trovi punti di contatto tra i nuovi narratori cileni e te, o come qualcuno dice in Stella distante , "l'unica cosa che li unisce è la circostanza di essere nati in Cile" [pag 111] ?
r.b:- Si, l'unica cosa che ci unisce è la circostanza di essere nati in Cile. Io seguo con attenzione però con profonda noia ciò che si produce in Cile, perchè davvero ciò che si produce e' brutto, però molto brutto. Cile sembra essere condannato a non uscire da questo circuito infernale tra Augusto D'Halmar e il peggior Josè Donoso, di tutti i Josè Donoso che ci sono stati. E che nell'epoca attuale sarebbe un ping pong infernale tra Skarmeta e luis Sepulveda. O tra Luis Sepulveda e Isabel Allende. Il fatto è che il Cile non è un paese di romanzieri, ne ha avuti pochi: Cile è un paese di prosatori, che è un'altra cosa. In Cile, inoltre, si tende alla rispettabilità. Il cileno tende verso la rispettabilità disperata, vuole essere rispettato ad ogni costo. E per scrivere romanzi. la prima cosa che devi buttare via è la rispettabilità. Scrivere è un esercizio rischioso. E la rispettabilità è una zavorra brutale. Per di più i cileni confondono la rispettabilità con il significato dell'"uomo di rispetto" della mafia siciliana. E la rispettabilità in Cile è come un codice mafioso che assapori un po' e dietro c'e' sangue, viscere, atti vergognosi, corruzione. Infine, migliaia di cose che non hanno niente a che vedere con la rispettabilità, almeno in apparenza, però che sembrano molto legate ad essa. E ora ormai non solo in Cile, ma dappertutto. La rispettabilità suole coprire fatti delittuosi. E, oltre a ciò, continuo a credere che per scrivere bisogna collocarsi nella posizione che prediligeva Villon, il poeta medievale francese, quella del fuorilegge. Si scrive fuori dalla legge. Sempre. Si scrive contro la legge. Non si scrive dalla parte della legge
© traduzione di Carmelo P. ©
NOTE
L'autrice dell'intervista si riferisce a "2666
" romanzo al quale Bolano lavorava freneticamente

Sul feroce, stupido, inspiegabile e orribile assassinio del poeta Roque Dalton ad opera dei suoi compagni guerriglieri si puo' leggere il resoconto di Pino cacucci 

La poesia è contenuta in Los perros romanticos
e qui si può leggere la traduzione di Gabriella saba


In proposito è molto interessante l'analisi di Alex Candia nel saggio "Tre: Arturo Belano, Santa Teresa e Sión - Palinsesto totale nella opera di Roberto Bolaño"
e che va evolvendosi fino a convertirsi in Arturo Belano
. Bolaño
/ B / Arturo B./ Arturo Belano partecipano in veste di personaggi nei testi più importanti dell'autore cileno, a partire da ruoli secondari fino a occupare ruoli centrali. Bolaño appare come narratore e personaggio secondario della biografia di Carlos Ramírez Hoffman in La letteratura nazista in America
, però, è assente in Stella distante
- romanzo che duplica la storia di Ramirez Hoffman - dove il personaggio Bolaño comincia a trasformarsi in Arturo Belano. Arturo B. non solo riferisce la storia di Ramirez Hoffman a Bolaño ma bensì, in modo disconforme con la narrazione de La letteratura nazista in America, convince Bolaño riscrivere la storia e a produrre insieme Stella distante.
, vale a dire, con il raccapricciante, tutto ciò che sarebbe dovuto rimanere occulto, segreto, che però si è manifestato.
No c'è dubbio che Stella distante, tanto per la sua tematica e in quanto rielaborazione de La letteratura nazista in America ci situa sulle frontiere dell'inquieto.
Tuttavia, le storie di Belano si espandono in direzione di Amuleto, in direzione di diversi racconti di Chiamate telefoniche, Puttane Assassine
, I detective selvaggi e perfino di 2666
. Con riferimento a 2666, Bolaño fornisce degli indizi che lasciano presumere che gli studenti che hanno relazioni sessuali con María Expósito - da cui nasce Lalo Cura - sono nientemeno che Ulises Lima e Arturo Belano:

Sul concetto di romanzo come successione di storie, vedasi l'intervista di Raul Schenardi
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Intervistata in occasione della recente pubblicazione del libro ""El viaje imposible. En México con Roberto Bolaño" Dunia Gras, che è anche una delle autrici del libro, afferma:
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