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interviste a Bolaño

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Sebastián Noejovich

'In letteratura è quasi impossibile mettersi al riparo'

“En literatura es casi imposible mantenerse a salvo” link esterno rivista Lea. Buenos Aires, 13 maggio 2001

© traduzione Michele Gigliotti link interno

Lo scrittore cileno Roberto Bolaño (1953) è attualmente una delle figure più interessanti della scena letteraria Sudamericana. In Notturno cileno descrive la singolare vita di un prete dell’Opus Dei diventato critico letterario. Da quel punto, l’autore offre una parodia del recente passato del proprio Paese, il Cile. Dal paesino Catalano di Blanes dove egli attualmente vive, ha rilasciato una intervista sul suo ultimo libro alla rivista Lea.

In generale, lo spazio narrativo in cui si sviluppano le tue finzioni coincide con la scena letteraria di qualche nostra città latinomericana.
Cosa esattamente ti entusiasma di questi ambienti?

Ciò che mi piace è osservare la relazione che intercorre tra gli uomini e il loro lavoro, che solo apparentemente non ha segreti, ma che in realtà risulta determinante quando ci si trova a giudicare il proprio destino, tra l’altro perché nello scegliere il proprio lavoro o nel riconoscere la propria vocazione è facile sbagliare. In questo senso a volte prediligo la letteratura come ambiente lavorativo di alcuni miei personaggi; e lo faccio per una ragione molto semplice: perché conosco quell'ambiente. Allo stesso modo, se fossi un macellaio sceglierei come ambiente la macelleria, i macelli e i camion frigoriferi. Chissà, forse dovrei davvero farlo. Non sarebbe male un romanzo che parli di macellai, scotennatori e scuoiatori.

L’approccio con il quale ti avvicini a questi ambienti letterari è sempre caricaturale. Sarà una forma di esorcismo, per tenersi al riparo da quella magniloquenza e gravità, propria di alcuni “uomini di lettere”?

Io credo che in fondo la parodia solo dissimula il deaiderio di mettersi a piangere. E quanto tenersi al riparo da checchessia, non so che dirti, in letteratura è quasi impossibile tenersi al riparo dato che tutto macchia. Suppongo che ci siano romanzieri che sostengano il contrario, Dio conservi il loro candore (o stupidità) per rmolto tempo.

Mimetizzati da questo intento parodistico sono soliti apparire, clandestinamente, dati o aneddoti sorprendentemente reali correlati con questo ambito: nel caso di Notturno cileno link interno, le serate letterarie che si organizzavano in una casa di periferia di Santiago che funzionava, al tempo stesso e segretamente, come luogo clandestino per gli interrogatori durante la dittatura di Pinochet. Da dove viene questo tuo gusto per gli elementi quasi bizzarri della storia?

Perché anche esso è Storia. L’incontro casuale tra un effluvio di date e una sfilata di mostri o fatti mostruosi. La Storia come Storia psichiatrica. O come puzzle, avrebbe detto Perec. In qualche caso come un enigma nel quale addentrarsi e dove provare a mantenere la lucidità, che in questo caso significa provare ad essere coraggiosi, cosa che risulta molto scomoda e inutile di questi tempi in cui la cosa più normale è essere razionalmente codardo e fuggire a rotta di collo dal presagio di quegli incubi che inquietano il tranquillo e immenso incubo nel quale tutti, bene o male, viviamo.

Hai lavorato molto, in Notturno cileno, per creare la voce del suo unico ed estroso narratore, il pretucolo dell’Opus Dei Urrutia Lacroix, che oltre ad avere aspirazioni da poeta decide di diventare critico letterario? In questo senso hai preso spunto da qualche modello?

No, nessun problema. Il Cile è pieno di questa categoria di personaggi, qualcosa che in Argentina o Messico forse sembra eccezionale, o bizzarro o caricaturale, perché lì vi è qualcosa che può essere definita tradizione letteraria, cosa che invece manca in Cile. I modelli letterari, quali ad esempio il “lestofante letterario”, sovrabbondano nel mio Paese. Con ciò non voglio dire che abbiamo l’esclusiva letteraria della canaglia o del personaggio ridicolo più spaventoso e patetico, però può dirsi che riusciamo a soddisfare tranquillamente il consumo interno e addirittura potremmo pensare di esportare qualcosa.

A quale scrittore della tua generazione oggi ti senti più affine?

A molti, anche se non so con certezza quale sia la mia generazione. Quando vado a Barcellona sono solito incontrare Rodrigo Fresán link interno, con cui posso parlare di Melville o Philip K. Dick. Mi diverte la passione di Fresán per le parodie e per gli incontri casuali e per le soluzioni immaginarie. Ho anche delle lunghe conversazioni telefoniche con Javier Cercas nota , con il quale si parla di Borges e Don Chisciotte, e siamo soliti ridere e trattare i temi più disparati. Sento un grande affetto per Rodrigo Rey Rosa, lo scrittore Guatemalteco, perennemente in viaggio e, purtroppo, costantemente esposto a pericoli. Mi piace pensare che Rey Rosa sia completamente irriducibile. Credo che appartengano alla mia generazione scrittori di buon livello. In Spagna e Sudamerica ve ne saranno qualcosa come dodici o tredici.


 

DIO MIO CHE RIDERE.
Di Sebastián Noejovich
Periodico Lea. Buenos Aires, Argentina.
Numero:14, Giugno 2001.

“Conoscere il modo di parlare di un personaggio – diceva Borges - è come conoscerlo; trovare un’intonazione, una voce o una sintassi particolare, equivale a rivelarne il destino” e Bolaño, con Notturno cileno, finisce per riuscirci. Primo perché, quasi come a voler alzare la posta, ha affidato la narrazione ad un’unica voce, quella del suo personaggio centrale. Così, se non avesse individuato il “tono” più appropriato per il personaggio in questione, nulla di quanto narrato avrebbe potuto risultarci verosimile. In secondo luogo, perché questo personaggio, Sebastián Urrutia Lacroix, è tutto fuorché un modello semplice. Sarebbe come chiedersi: ma come parla o vede il mondo un prete dell’Opus Dei con aspirazioni da poeta, che un bel giorno diventa un critico letterario? Questo è il dilemma brillantemente risolto da Bolaño, con una prosa volutamente romantica, colma di clichés e tendente alla metafora magniloquente, che nella descrizione di certe situazioni, puntualmente ci fa strappa sorrisi. Sulla voce di questo personaggio e su alcuni episodi autobiografici evocati nelle sue digressioni percepiamo, da subito, quella finalità parodistica, che l’autore misurava ad arte per salvare i suoi personaggi dagli effetti della caricatura. La scena in cui questi personaggi si sviluppano è, come in tante altre opere di Bolaño, quella letteraria, in questo caso quella Cilena, durante l’ultimo terzo del ventesimo secolo. Notturno cileno è, per la sua intima coerenza, intelligenza e solidità, il racconto che aspettavamo, tutti coloro che nel 1998 leggendo Los detectives salvajes intuirono il genio di uno degli scrittori più importanti del nostro continente.

NOTE

Ricordo molte cose di Bolaño, perché gli ho voluto molto bene e, se non mi inganno, l'affetto fu reciproco. Ricordo il primo giorno che lo vidi, senza sapere che fosse lui, e anche l'ultimo, senza sapere che sarebbe stato l'ultimo. ricordo conversazioni telefoniche che duravano letteralmente ore e ore. Ricordo che alla fine di una delle tante (telefonate), verso l'alba ormai avanzata, dopo aver riattaccato perchè eravamo sfiniti, con le mani indolenzite a forza di impugnare la cornetta, mi chiamo di nuovo per dirmi spaventato che l'ETA aveva appena ammazzato Ernest Lluch. Ricordo il pomeriggio che mi disse, a casa sua, che era ammalato, e ricordo anche che non amava parlare della cosa con nessuno , salvo forse, e che io sappia, con mia sorella, che aveva una malattia simile alla sua. Ricordo le grida di allegria al telefono il giorno che mi chiamò per dirmi che I detective selvaggi aveva ottenuto il premio Rómulo Gallegos. Ricordo che una notte mi chiamò, entusiasta, per leggermi al telefono la prima recensione di Soldati di Salamina. Ricordo tutte le persone che si burlavano della sua opera o lo disprezzavano, o lo ignoravano e che ora scrivono di lui come se fossero stati amici intimi. Ricordo un'infinità di altre cose, però ciò che ricordo soprattutto sono i suoi libri. E' l'unica cosa che conta in definitiva, perche tutto Bolaño è nei suoi libri. Il resto è letteratura e, superfluo dirlo, della peggiore.
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