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'Intervista televisiva "Off the record'
• |5. esilio - autoficcion - Sensini'Rodrigo Gonçalves e Fernando Villagrán' (Cile, novembre 1998)
© Susanna Vancini & carmelo pinto [LaLocura]
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Con riferimento al tuo ritorno in Cile e al tuo rapporto con il Cile...
Leggendo... i racconti e per esempio
il romanzo Stella distante
, questi riferimenti al Cile ai circoli del Cile -
sto pensando a questo circolo letterario che circonda
i personaggi di Stella distante -
Il romanzo richiama la tua memoria di giovane del Cile di Concepcion da dove vieni, nel sud del Cile....
Ovviamente è questa memoria a partire dalla quale si va costruendo la finzione, nel tempo
- tu non non sei tornato in Cile da 25 anni -.
Io ricordavo questa sensazione nei confronti del Cile in un altro
tuo racconto che si chiama I detective [Chiamate telefoniche]
quando al giovane detenuto Arturo Belano
lo portano fuori.. e lui si guarda allo specchio, si guarda e non si riconosce
E' Belano quello che induce un detective a guardarsi allo specchio
Si è Belano,
Belano non si riconosce e il detective entra anche lui in questo gioco
Che cosa ti provoca, chiaro sei qui da poco tempo, guardare questo Cile, deve essere molto strano no?
Curiosamente lo strano è che non mi pare strano, no ?
Mi sembra strano quando lo...verbalizzo e lo penso...
Sono 25 anni !
e ora sono in Cile....
C'e' sempre la possibilità che in questo
momento mi svegli e siano le 8 del mattino e stia a Blanes e dica:
Che strano sogno!
Ero in un programma di televisione cileno.
E puo' succedere perfino che dimentichi il resto.
Può succedere che dimentichi tutto il sogno in 15 minuti, il tempo che ci metto per prepararmi la mia prima infusione di camomilla..
Però va bene, mi piace stare in Cile,
è molto piacevole,
mi sento bene, mi sento abbastanza bene...
molto meglio di quello che credevo.
Ora, non è facile dedurre, conoscendo il tuo profilo, le tue riflessioni, che tu senti un tipo di nostalgia come succede in altri tipi di esilio...
No, sento una grande nostalgia delle persone, mi manca la gente ma i luoghi no... producono una nostalgia... ma non il desiderio, quel desiderio che non ti lascia vivere finchè non torni
Roberto, un tratto che si identifica molto nella tua narrativa è quello dei personaggi che permangono nelle storie...si vanno costruendo come un universo di Bolaño ... personaggi de I detective selvaggi tornano ad apparire....
Si, i personaggi de I detective selvaggi
, sono Arturo Belano e Ulises Lima;
sono i due principali.
Appaino anche, per esempio, Romero,
il poliziotto che va appresso a Carlos Wieder in Stella distante,
appare con tutto un discorso sulla casualità e la causalità, in relazione alla prevenzione criminale ... appare...
beh appare la città del verme
....etcetera.
Qual è la tua relazione personale, più intima, pensando al tuo personaggio Belano,
che a volte induce a pensare che sia Bolaño ovviamente...
e alle cose che sicuramente a Bolaño sarebbe piaciuto o non gli sarebbe piaciuto vivere,
e che ci porta all'inizio a identificarlo con il sognatore di una rivoluzione che non è avvenuta,
con una storia che fu molto diversa...
Qual è il gioco con questi personaggi
e con la tua persona, nella tua narrativa ?
Il gioco è cercare di fare cose che non feci mai, ma questo, generalmente rimane nell'ambito del desiderio. Il gioco effettivo è l'esercizio della memoria non è altro che questo
Questa ricorrenza a personaggi...
Perdona l'esercizio della memoria
ma all'interno di un rigore stilistico
fortissimo.
Io non credo per niente alla letteratura
come libro di bordo, la letteratura come diario di vita,
come cronaca personale,
Io credo nella letteratura come letteratura, come... un meccanismo,
una macchina autosufficiente;
almeno con una autosufficienza grande.
Questa ricorrenza a personaggi che rimandano al poliziesco, suspence, al thriller..all'azione
che c'e' nei tuoi romanzi, incluso in quello che non sono riuscito a leggere .....
Che cosa scopri in questo tipo di ...- stavi parlando di stile - che cosa trovi in questo tipo di storie
a cui ti piace fare ricorso ?
Guarda per prima cosa è quello che diceva Borges:
Non puoi lanciarti a scrivere una storia poliziesca, senza sapere preventivamente chi diavolo sia l'assassino no?
Ti obbliga a fare un progetto....un lavoro preventivo.....ad avere le idee
molto più chiare....
A pianificare e ad adattare a questa pianificazione, la trama narrativa no ?
Se io mi mettessi a scrivere senza un piano previo,
ogni mio romanzo potrebbe avere più di mille pagine...
ma facilmente eh!
C'è un racconto....In Chiamate telefoniche c'è un racconto..
che si chiama Sensini
un racconto che ricevette un premio e che
in gran parte ha a che vedere con il tema dei premi.
Il dialogo principale in qualche modo - o perlomeno parte della storia - tra il narratore e Sensini....
Sensini, scrittore esiliato, che aveva una strategia per partecipare ai concorsi
e vincere i premi,
ha a che vedere con il
riconoscimento letterario e la sopravvivenza.
Qual è il tuo rapporto con i premi ?
A questo punto della tua vita hai vinto molti premi
Beh ora ho vinto dei premi importanti
però per un periodo molto lungo
io ho vissuto di premi di quarta divisione oh.. - non so qual è la divisione più bassa di calcio qui -
delle regionali insomma dove si gioca in campi di terra,
ma che mi hanno permesso di
sopravvivere...; quando decisi di smettere
quei lavori che non avevano niente a che vedere con la letteratura
cominciai a partecipare a questi concorsi
che per di più era un modo molto facile di guadagnare soldi....
perchè In Spagna ce ne sono moltissimi,
uno lo vinci sempre.
E... Sensini, in concreto questo racconto
narra una storia reale.
Sensini è Antonio Di benedetto, il grande
scrittore argentino.
Io vinsi un premio e Di Benedetto...
No io vinsi una terza menzione e Di Benedetto vinse la prima menzione
nessuno dei due vinse premi.
Però chiaro eravamo sconosciuti..
Ma è come se partecipassi a un concorso di poesia e vedi che danno la terza menzione a Nicanor Parra no?
E' qualcosa di scioccante,
a me mi impressionò moltissimo,
che Di Benedetto partecipasse ai concorsi
per guadagnare soldi.
Lui stava a Madrid e non aveva soldi
ed il racconto nasce da questa esperienza con Di Benedetto
Tra parentesi, Di Benedetto ora.. - è morto in Argentina -
E ora si pubblica e si traduce in tutto il mondo;
ma non si sa dove sta sua figlia.
E' andata negli stati Uniti ed è scomparsa.
Gli editore trattengono i soldi dei diritti che appartengono all'erede di Di Benedetto finchè non si farà viva. Sono già passati degli anni
è un problema per gli editori..
un problema tra virgolette.....
che è successo....
Tutto questo è vero
NOTE
- Avevamo vent'anni, cazzo, ed erano almeno cinque che non lo vedevamo quel pazzoide. Arturo mi sembra che si chiamasse. neanche lui riconobbe me
- Sì, Arturo, a quindici anni era andato a stare in Messico e a venti era tornato in Cile.
[...]
- Ma tu me l'hai raccontato. Gli dicesti: sei Arturo Belano, di Los Angeles, provincia di Bio Bio? E lui rispose, signorsì, sono io.
[...]
- Ma io non mi ricordo che puzzasse così tanto.
- Tutti puzzavano. potevi fare il bagno ogni giorno e continuavi a puzzare. anche tu puzzavi.
- Come ti permetti, cazzo, e fa' attenzione a quei dossi.
- Insomma, sta di fatto che quando Belano passava con la fila dei detenuti non volle mai guardarsi allo specchio. capito? Lo evitava. Dalla palestra al bagno e dal bagno alla palestra, quando arrivava al corridoio dello specchio guardava dall'altra parte.
- Aveva paura di guardarsi.
- Finchè un giorno, dopo aver saputo che noi compagni di liceo gli avremmo tolto le castagne dal fuoco, ebbe il coraggio di farlo. Ci aveva pensato su per tutta la notte e per tutta la mattinata. Per lui la sorte era cambiata e allora decise di guardarsi allo specchio, di vedere che faccia aveva.
- E cosa successe?
- Non si riconobbe.
- Solo questo?
- Solo questo, non si riconobbe, la sera in cui riuscii a parlare con lui me lo disse. Per essere franco, io non mi aspettavo che se ne uscisse con quel discorso. Io ero andato a dirgli che non pensasse male di me, che ero di sinistra, che non avevo niente a che fare con tutto lo schifo che stava succedendo, ma lui se ne uscì con la storia dello specchio e non seppi più cosa dirgli.
- E di me cosa gli dicesti?
- Non dissi niente di niente. Parlò solo lui. Disse che era stata una cosa molto tranquilla, per niente scioccante, se riesci a capirmi. Era in coda in direzione del bagno e passando vicino allo specchio di colpo si guardò la faccia e vide un'altra persona. Ma non si spaventò nè si mise a tremare nè divenne isterico. A quel punto, tu mi dirai, perchè fare l'isterico se ormai aveva noi dalla sua parte. E nel bagno fece i suoi bisogni, tranquillo, pensando alla persona che aveva visto, pensandoci per tutto il tempo, senza darle troppa importanza. E quando tornarono alla palestra si guardò di nuovo nello specchio e in effetti, mi disse, non era lui, era un'altra persona, e allora io gli dissi cosa mi stai dicendo, pezzo di coglione, come un'altra persona.
- E' quel che gli avrei chiesto anch'io, come.
- E lui mi disse:un'altra. E io gl idissi:chiariscimi questo punto. E lui mi disse: una persona diversa, nient'altro.
- Allora tu pensasti che fosse diventato pazzo.
- Non lo so cosa pensai, ma sinceramente me la feci sotto.
- Come? Un cileno che se la fa sotto?
- Non ti sembra appropriato?
- Non mi sembra molto da te.
- Fa lo stesso, io di colpo mi resi conto che non mi stava pigliando in giro. L'avevo portato nella saletta vicino alla palestra e lui si mise a parlare dello specchio, del tragitto che doveva fare ogni mattina e all'improvviso mi resi conto che era tutto vero, lui, io, la nostra conversazione. E già che eravamo fuori dalla palestra, pensai, e già che lui era un vecchio compagno del nostro glorioso liceo, mi venne in mente che potevo portarlo nel corridoio dove c'era lo specchio e dirgli guardati di nuovo, ma con me di fianco, con calma, e dimmi se non sei il solito fuori di testa di sempre.
- E glielo dicesti?
- Certo che glielo dissi, ma per essere franco, prima mi venne l'idea e molto dopo mi uscì la voce. Come se fra formulare l'idea nella zucca ed esprimerla in modo ragionevole fosse trascorsa un'eternità. Un'eternità cortissima, peggio ancora. Perchè se fosse stata un'eternità lunga o un'eternità pura e semplice non me ne sarei accorto, non so se mi segui, invece essendo corta sì che me ne accorsi e mi cagai sotto ancora di più.
- Ma andasti avanti.
- certo che andai avanti, oramai non potevo più tirarmi indietro, gl idissi facciamo la prova, vediamo un po' se con me vicino ti succede la stessa cosa, e lui mi guardò come se non si fidasse, però disse: be', se insisti, andiamo a dare un'occhiata, come se stesse facendo un favore lui a me, quando in realtà ero io che ne stavo facendo uno a lui, come sempre.
- E andaste allo specchio?
- Andammo allo specchio, con grave rischio per me perchè sai cosa mi avrebbero fatto passare se mi pizzicavano a passeggiare a mezzanotte per il commissariato in compagnia di un detenuto politico. E affinchè si tranquillizzasse e fosse il più obiettivo possibile prima gli diedi una cicca e ci facemmo due o tre tiri e sol oquando spegnemmo le cicche per terra ci incamminammo in direzione dei bagni, lui con tranquillità, tutto sommato, peggio non poteva stare, pensavo (palle, avrebbe potuto stare infinitamente peggio), io abbastanza agitato, attento a qualunque rumore, a qualunque porta che si chiudeva, ma senza darlo a vedere, e quando arrivammo allo specchio gli dissi guardati e lui si guardò, porse la faccia e si guardò, si passò perfino una mano nei capelli, tirandoseli indietro, ce li aveva ben lunghi, be', era la moda del '73, immagino, e poi distolse gl iocchi, tirò via la faccia dallo specchio e rimase per un po' a guardare per terra.
- E allora?
- Proprio così gli dissi, e allora? sei tu o non sei tu. E lui allora mi guardò negli occhi e mi disse: è un altro, non c'è niente da fare. E io sentii dentro di me come un muscolo o un nervo, ti giuro che non lo so, che mi diceva: sorridi pezzo di merda, sorridi, ma per quanto il muscolo si muovesse non riuscii a sorridere, al massimo mi sarebbe uscita fuori una smorfia, un guizzo fra l'occhio e la guancia, in ogni caso lui se ne accorse e rimase là a guardarmi e io mi passai una mano sulla faccia e inghiottii saliva perchè avevo di nuovo paura.
- Siamo quasi arrivati.
- E allora mi venne in mente quell'idea. Gli dissi: guarda, adesso mi guardo io nello specchio, e mentre io mi guardo tu guardi me, guardi la mia immagine nello specchio, e ti rendi conto che sono lo stesso, ti rendi conto che non è successo niente, che la colpa è di questo specchio sporco e di questo commissariato sporco e del corridoio male illuminato. E lui non disse niente, ma io presi il suo silenzio per un assenso, chi tace acconsente, e sttirai il collo e misi la mia faccia davanti allo specchio e chiusi gli occhi.
- Si vedono già le luci, ormai siamo arrivati, guida con calma.
- Non mi hai sentito o stai facendo il sordo?
- Certo che ti h osentito. Tu chiudesti gli occhi.
- Mi piantai davanti allo specchio e chiusi gli occhi. E poi li riaprii. Ma a te sembra normale che uno si mette davanti a uno specchio e chiude gli occhi?
- Ormai non c'è più niente che mi sembra normale.
- Ma poi li riaprii, di colpo, al massimo, e mi gaurdai e vidi uno con gli occhi spalancati, come se se la stesse facendo addosso dalla paura, e dietro quella persona vidi un tipo di una ventina d'anni che però ne dimostrava almeno diceci di più, barbuto, occhiaiuto, scavato, che ci guardava da sopra la mia spalla, a dir la verità non te lo potrei assicurare, vidi una confusione di facce, come se lo specchio fosse rotto, anche se sapevo bene che non era rotto, e allora Belano disse, ma lo disse a voce bassissima, appena più forte di un sussurro, disse: senti, Contreras, ma c'è mica una stanza dietro questa parete?
- Porca vacca. Manco fosse un film!
[...]
E così come mi venne in mente glielo dissi, ma cosa cazzo vuoi capire adesso, però sottovoce, senza gridare, a voce così bassa che lui non mi sentì nemmeno e io non ebbi più la forza di ripetere la domanda. E così mi voltai a guardare lo specchio e vidi due ex compagni di scuola, uno col nodo della cravatta allentato, uno sbirro di vent'anni, l'altro sporco, con i capelli lunghi, barbnuto, pelle e ossa, e mi dissi: porcaputtana, sei fottuto, Contreras sei fottuto. poi ripresi belano per le spalle e lo riportai in palestra......
[ Roberto Bolaño, I detective, pag 158 - 169, in Chiamate telefoniche, Sellerio, trad. Maria Nicola]

All'improvviso qualcuno, non so chi, si mise a parlare del male, del crimine che ci aveva coperti con la sua enorme ala nera....Allora gl idissi quel che m igirava e rigirava in testa. Belano, gli dissi, il nocciolo della questione è sapere se il male (o il delitto o il crimine o come lei vuole chiamarlo) è casuale o causale. Se è causale, possiamo combatterlo, è difficile sconfiggerlo ma c'e' una possibilità, più o meno come tra pugili dello stesso peso. Se è casuale, al contrario, siamo fottuti. Che Dio, se esiste, ce la mandi buona. E in questo si riassume tutto.
[ I detective selvaggi p.529]