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interviste a Bolaño

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Felipe Ossandón

'La paternità è quanto di meglio e di più terribile'

14 febbraio 2003

© traduzione Stefano Cristi link interno

"Non do Sono un lettore tardivo di Bolaño. Anche se avevo sentito parlare di lui da tempo, è solo un paio d'anni fa che l'ho letto per la prima volta. L'ho letto con sufficienza e superbia. E così ho comtinuato, guardandolo da lontano, fino a che sono arrivato a "I detective selvaggi", romanzo del quale sono diventato maniaco appena ho letto la prima pagina.
 
Da quel giorno sono un vero fanatico della sua opera. Lo considero il miglior scrittore cileno del momento (se si può parlare di di "migliore" o "peggiore" nel terreno paludoso della produzione letteraria). Forse fu questo che mi spinse a intervistarlo. O forse fu il calore insopportabile che mi diede alla testa. E anche se non ho niente di specifico da domandargli, è sempre un bene ascoltare quello che dice un tipo in gamba. Ad ogni modo, e non chiedetemi come, ho rimediato l'indirizzo elettronico di Roberto e ho avuto con lui una cordiale conversazione attraverso la fibra ottica.
 

A che età hai capito che volevi dedicarti a scrivere?

A quindici anni. Quando me ne andai dal Cile. Ma in realtà questa cosa non la "comprendi" o la "capisci" mai in maniera definitiva. In termini generali io non direi che mi "dedico" a scrivere. In realtà, in certe occasioni non so nemmeno cosa significa scrivere.

Per molto tempo hai dovuto dedicarti a lavori che non avevano niente a che fare con la letteratura. A cosa pensavi per perderti d'animo?

Non credo che esistano lavori che non hanno a che fare con la letteratura. Perfino la pulizia delle fosse settiche ha una relazione con la letteratura. Forse quel lavoro più di ogni altro. A che pensavo per non perdermi d'animo? Al premio Stalin per l'operaio esemplare, naturalmente.

Scrivi poesie link interno e narrativa link interno (racconti e romanzi) Potresti spiegare come riconosci che un'idea o un'immagine o una sensazione, etc., è più indicata per una poesia, per un racconto o per un romanzo?

Per la struttura, chiaro. Ci sono idee con le quali puoi costruire un appartamentino sul mare o una capanna in montagna, ma non un edificio di venti piani. E quando dico struttura includo una vaga idea di musica, un fraseggio, una prosodia, che mi permette di sapere rapidamente (anche se spesso uno si sbaglia) se una cosa avrà venti pagine o duecento o mille. O una sola.

Ascolti musica quando scrivi o lo fai in silenzio? Che importanza ha il rock nella tua opera?

Prima ero solito ascoltare musica. Quasi sempre rock e per di più a tutto volume. Ma da quando non pulisco le testine del mio walkman (per pigrizia, certo, o per trascuratezza) scrivo in silenzio. Ricordo che ascoltavo The Pogues, e Dylan, ovvio. E un gruppo che si chiamava Suicide e che non so che fine ha fatto. In realtà credo che fossero solo due persone. Un gruppo di due molto radicale. E anche i Tri, un gruppo messicano.

I detective selvaggi link interno è un libro che scuote, che ha cambiato la vita a molte persone (me incluso). Quanto è cambiata la tua vita dopo aver pubblicato quel libro?

Per nulla. Io i libri, dopo averli pubblicati, cerco di dimenticarli. Ricordo i libri di altri, non commetto mai l'imprudenza di tenre presenti i miei libri.

Eri cosciente della sua importanza mentre lo scrivevi? Credi che sia il tuo romanzo migliore?

Come direbbe Nicanor Parra: "male non è". Non è nemmeno il mio romanzo migliore. Qual è il mio romanzo migliore?

Non ne ho idea. Sinceramente non lo so. Direi, magari, la somma di tre o quattro di loro. nota

Il tuo ultimo romanzo (Anversa ), ha ricevuto pareri divergenti da parte della critica. Sei soddisfatto del risultato?

Questo libretto mi piace molto, forse perché quando l'ho scritto ero un altro, prima di tutto più giovane e forse più coraggioso e migliore di adesso. E la pratica della letteratura, allora, era molto più radicale che ora, che cerco, entro certi limiti, di essere intellegibile. Allora non mi importava niente che mi capissero o no.

A proposito di questo, come misuri il risultato di un romanzo: per la vendita, per la critica, o per i complimenti per strada?

Mai. Se questo fosse un parametro, meglio il fuoco. In realtà dei risultati di un'opera, ne gode e ne soffre l'autore di questa al momento di concepirla. Una volta scritta è fatta, tutto finito. Il resto, nel migliore dei casi, sono conversazioni con gli amici, il tuo romanzo come semplice pretesto per parlare di cose più importanti come l'epica in Tolstoj, i motivi di belligeranza fra parnasiani, simbolisti e decadenti. O per parlare del tempo o della guerra, che prevale, o del suicidio.

Credi che se non fossi mai uscito da "l'orroroso Cile" saresti riuscito a scrivere come lo hai fatto fino ad ora (per quantità, qualità, tematiche)?

Avrei scritto altre cose, o mi avrebbero ucciso dopo l'11 settembre. Non lo saprò mai.

È importante andare via dal Cile per diventare un buon scrittore?

Assolutamente no. Non so cosa si deve fare per essere un buon scrittore. Leggere molto e vivere molto, suppongo. Essere molto coraggioso ed essere anche prudente. Non lo so. So cosa si deve fare per essere uno scrittore. E non è necessario, non è un requisito, lasciare il proprio paese. Basta essere pazienti e avere sense of humor.

Cosa diresti a un giovane scrittore perché scappi spaventato dalla letteratura, perché non scriva più neanche una lettera?

Sono incapace di dire una cosa del genere, soprattutto a un giovane.

Il tuo prossimo romanzo è ambientato nel 2666, come credi che sarà il pianeta in quell'anno? Credi che, di questo passo, l'umanità arriverà a quella data?

No, il mio romanzo non è ambientato in quell'anno. Non è un romanzo di fantascienza. Esiste un nesso con quella data, ma niente di più. Se arriveremo al XXVII secolo? Probabilmente. Anche se allora, ne sono sicuro, non ci riconoscerà neanche la madre che ci partorì.

Potresti accennare brevemente a questo romanzo?

No.

Qual è la tua posizione rispetto alla guerra in Irak?

Mi sembra molto più terribile la morte quotidiana di migliaia di africani per l'AIDS, la malaria, la fame e che non solleva le proteste di nessuno. La guerra in Irak sarà l'ennesima guerra coloniale, ossia una guerra pre-seconda guerra mondiale, fra un impero e una tirannia fascistoide.

Vuoi suggerire uno pseudonimo per George W. Bush?

Nessuno.

Com'è la tua vita a Blanes? Hai un orario per scrivere o lo fai quando ne hai voglia? In cosa impieghi il resto del tempo?

Ultimamente i miei orari sono un po' scompigliati. Scrivo molto, correggo molto, leggo, guardo i miei figli. Il resto del tempo lo impiego a dormire e avere incubi alla Wes Craven.

Avevi mai pensato che avrsti avuto lo stile di vita che hai ora (dedicato alla letteratura al 100%)?

Qualche volta. Ma non è mai stato importante. In realtà mi sono sempre dedicato alla letteratura a tempo pieno.

Che libro stai leggendo attualmente?

Una antologia di scrittrici romantiche tedesche e "Los Bioy", il libro di memorie della governante di Silvina Ocampo e Adolfo Bioy Casares.

L'ultimo film che hai visto?

Ne ho visti due. Una di gangsters, che mi ha deluso, con Tom Hanks e Paul Newman. Il tipico film di farabutti sentimentali semi colta. E una di guerra, di Ridley Scott, credo si chiamasse Blackhawk down, o una cosa del genere, che mi è sembrata abbastanza coinvolgente, anche se la sceneggiatura era un po' esagerata, però l'ho vista con piacere, un buon ritmo, trepidante, come dicono i critici, un ritmo sostenuto e la maggior parte del tempo austero, anche se la sceneggiatura crollava quando cercava di mostrare lo sfondo politico.

Hai mai scritto o scriveresti sceneggiature per il cinema o la televisione? Ti interessa questo formato?

No.

In Cile è arrivata la moda dei reality shows. Gente chiusa in una casa e ripresa 24 ore al giorno, come criceti multimediali, con l'unico obiettivo della celebrità. Cosa pensi di questo fenomeno?

La televisione è come una cloaca senza fondo. L'aspetto pericoloso è che spesso - e forse ciò rende la televisione arte - è il nostro specchio. Lo specchio quotidiano.

Quanto ti interessa la fama? Quanto pesa l'ego nel lavoro di uno scrittore?

La fama è una stupidaggine, soprattutto riferita alla letteratura. L'ego, d'altra parte, non ha niente a che vedere con la fama. Io ho sempre disprezzato la fama e tuttavia il mio ego è sempre stato lì, gode di una salute ottima che mi piacerebbe avere per altre parti del corpo.

Qualsiasi scrittorre sarebbe più che soddisfatto dei risultati che hai ottenuto fin'ora. Quali mete ti sei fissato per il futuro? Ti aspetti altri premi, più soldi, più ammiratori, o semplicemente più tranquillità?

Io non aspetto mai niente per me. Spero che i miei figli, per esempio, possano vivere in un mondo più tollerante, più ragionevole, di quello che è toccato a me. Questa è una debolezza o una legittima aspirazione che condivido, immagino, con tutti i genitori. Però per me, non mi aspetto né mi sono mai aspettato niente. Forse il lancio di dadi di cui parlava Mallarmé, ma perché sì, come atto gratuito, per vedere che succede.

Come ha influito nella tua vita l'avvento di internet?

Scrivo più lettere di prima. O forse dovremmo specificare: scrivo più cartoline di prima. E la cartolina sta alla lettera come un cappio a una mitragliatrice. È possibile che grazie a internet la gente scriva di più. Sfortunatamente non credo che questo significhi che legga di più.

Perché credi che nel XXI secolo, con il cinema, la televisione, i videogiochi e internet, ci siano ancora persone interessate a leggere o scrivere grazie a un mezzo primitivo come un libro?

Per la stessa ragione per cui alcune persone preferiscono appendere a una parete un quadro di Picasso o di Barceló piuttosto che una foto ritagliata da un giornale qualsiasi. Per educazione. Per un certo gusto. O, se preferisci una similitudine sportiva, per la stessa ragione per la quale i veri giocatori non scommettono la vita al gioco delle pulci o al Monopoli e preferiranno continuare a utilizzare la vecchia e più emozionante roulette russa.

Potresti descrivere esattamente che abiti indossi al momento di rispondere a questo questionario?

Bluejeans, scarpe nere Martinelli, maglione di lana, giacca di pelle nera, una sigaretta nella mano sinistra.

Riempi gli spazi in bianco: La poesia è:____Il romanzo è: ____Il racconto è:____

A questo non si può rispondere.

Nella tua poesia "Godzilla in Messico" il narratore si rivolge a suo figlio in una situazione catastrofica. Nel racconto "Ultimi crepuscoli sulla terra" un padre e un figlio vivono delle vacanze piuttosto sinistre. Qual è secondo te il miglior consiglio che hai dato a tuo figlio? Che importanza dai alla paternità?

Il migliore l'ho sentito in un film americano:"Mai scommettere contro un giocatore che ha come soprannome il nome di una città". La paternità è quanto di meglio e anche quanto di più terribile, perchè si ridiventa infinitamente vulnerabili.

Per ultimo, che stavi facendo prima di rispondere a questo questionario e cosa farai una volta finito?

Stavo leggendo le notizie sportive in un bar e sopportando il freddo atroce che sembra non finire mai. E, proprio adesso, uscirò in strada e andrò alla mia casella di posta per vedere se ho ricevuto qualche lettera.


NOTE

Chiaro riferimento all'intertestualità nell'opera-universo di Bolano. [cfr Alex Candia link interno o Carlos Franz link interno] torna su




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