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' Bolaño dietro l'angolo'
“Bolaño a la vuelta de la esquina”
28 gennaio 2001, Las Ultimas Noticias
© traduzione Carmelo P.
Lo scrittore cileno più conosciuto dalla critica e dai lettori esigenti parla del suo nuovo romanzo, dove sviscera - fino in fondo - la storia e la letteratura nazionali dell'ultima metà del secolo. Naturalmente parla anche di altre cose
Notturno cileno
, l'ultimo romanzo di Roberto Bolaño - che ha già pubblicato una decina di libri - è un lungo monologo di Sebastián Urrutia Lacroix, sacerdote dell'Opus Dei e importante crítico literario cileno, che comincia dagli inizi del 1950, appena uscito dal seminario e si si conclude nell'anno 2000.
All'inizio della narrazione, Urrutia Lacroix è malato, con la febbre, e ricorda la sua vita, i fatti piu' importanti della sua vita, che sono anche i fatti più importanti della storia del paese. Nel suo monologo sfilano personaggi presi tanto dalla storia quanto dall'immaginazione dell'autore, anche se il peso maggiore lo sopportano lo stesso Urrutia Lacroix - che usa lo pseudonimo di H. Ibacache, il prete Ibacache, per scrivere le sue critiche letterarie - e Farewell, un'altra vacca sacra della critica nazionale. Le 150 pagine del romanzo, anche se si tratta solo di due paragrafi (il primo comprende la totalità del libro meno una riga; il secondo è precisamente quest'ultima riga), si leggono con straordinaria faciliatà
Il titolo che aveva originariamente pensato per Notturno cileno, era "Tormenta di merda". Perchè lo ha cambiato?
Fondamentalmente perchè al mio editore, Jorge Herralde, non piaceva, e a furia di parlare con lui ripetute volte, e nominare ripetute volte il titolo, ho cominciato a provare schifo; tanta " Tormenta di merda" può perfino esaurire la pazienza dello stesso autore. Anche Juan Villoro sconsigliava il titolo originario. E non mi pento. "Notturno cileno" esprime con maggiore fedeltà ciò che è il romanzo
Il protagonista di Notturno cileno, il prete e critico letterario Sebastián Urrutia Lacroix, parla di "la piattezza e disperazione infinite dei miei compatrioti"[p. 74]. Un difetto e una virtù, rispettivamente, dei cileni?
-Urrutia Lacroix è abbastanza lúcido. Non siempre, però in alcune occasioni lo è, anche se la sua lucidità di solito non differisce molto da quella di Farewell,
la lucidità di un latifondista ilustrato. Generalmente la piattezza si
accompagna alla paura e malevolenza. Io preferisco credere che la piattezza del Cile sia accompagnata da una disperazione infinita. La
piattezza del Cile o Messico o Russia.
la realtà, tuttavia, ci indica ogni volta che la piattezza è accompagnata dalla malevolenza, nel migliore dei casi da una specie di letargo che può portarci, una volta ancora, a una certa speranza. Possiamo ricordare il racconto "la bella addormentata" e tirare fuori qualsiasi conclusione. O la storia della lampada di Aladino, che per secoli rimane occulta, cioè addormentata.
I tre riconosciuti come grandi della critica letteraria cilena sono - sono stati - celibi, due preti e uno scapolo: Omer Emeth, Alone e Ignacio Valente. Al di la del trattamento dell'esercizio della critica che lei fa nel romanzo, cosa pensa di questo fatto?
Beh, io non mi azzarderei a vederli come celibi, è difficile essere celibe. In ogni caso: esserlo non è una maledizione. Diciamo che è una trance permanente e che implica qualche difficoltà. Lewis Carrol era celibe. Le lettere inglesi del XIX secolo sono piene di scrittori per i quali il sesso appariva come qualcosa privo di interesse. Questo ha che vedere con l'educazione, perchè gli isabelinos, per esempio, sono gente abbastanza interessata al sesso. E quasi nessun isabelino ha frequentato il collegio, come è ben risaputo. L'unica risposta seria che mi viene in mente è che la poesia e la narrativa hanno avuto i critici che si meritavano
Ne "I detective selvaggi
", lei offre, tra le altre cose, uno sguardo globale sulla letteratura latinoamericana. Vede qualche equivalenza tra questo aspetto di quel romanzo e la sua prospettiva sulla narrativa cilena in Notturno cileno?
"Notturno cileno" ha la stessa struttura di "Amuleto"
e un altro romanzo che possibilmente ormai non scriverò più ed il cui titolo sarebbe stato "Corrida". Sono romanzi musicali, da camera, e sono anche pieces
teatrali di una sola voce, instabile, capricciosa, abbandonata al suo destino,
in dialogo con il loro destino, e forse, anche se in quest'ultimo romanzo
probabilmente ho fallito, in dialogo con la tridimensionalità che è parte del
nostro destino. Questa trilogia è rimasta un duetto.
E' facile interpretare "Notturno cileno" come romanzo a chiave, soprattutto in vista del titolo originario che lei aveva pensato; però, ovviamente, c'e' qualcosa di più. potrebbe dire qual è il nucleo del romanzo?
C'e' una struttura, come dicevo prima, che è fondamentalmente musicale. E c'e' anche, naturalmente, il tentativo di scrivere un romanzo-fiume di 150 pagine, così come voleva Giorgio manganelli, uno dei grandi scrittori del XX secolo e che pochi hanno letto. "Notturno cileno" è il tentativo di costruire con sei o sette o otto quadri tutta la vita di una persona. Ogni quadro è arbitrario e allo stesso tempo, paradossalmente, è esemplare, vale a dire si presta all'estrazione di un discorso morale. Ogni quadro può essere letto in forma indipendente. Tutti quadri sono uniti da piccoli rami o tubi, che per l'occasione sono perfino più veloci, e necessariamente molto più indipendenti, dei quadri in se. però temo che spiegare la struttura e le impalcature interne di un romanzo non ha molto senso. Qualsiasi romanzo, fondamentalmente deve andare direttamente verso il piacere, il piacere della lettura. E a partire da lì andare dove possa e voglia.
Roberto Matta
andò via dal Cile sessantanni fa, non è mai tornato e viene considerato una delle glorie della patria. Invece, di lei, che è fuori dal paese da meno tempo e che è tornato varie volte negli ultimi anni, si dice che non è cileno.
Corretto apprezzamento, ingratitudine umana o opportunismo duro e puro?
Matta è un classico, in una accezione sbagliata della parola, perchè classico, ciò che si dice classico, è Rembrandt, no? e anche li ci sarebbe da discutere. Però ammettiamo, per intenderci, che matta sia un classico, un surrealista che sta nella superfice quando oggi il surrealismo vive nei sotterranei e probabilmente già non si chiama più surrealismo; forse matta è l'ultimo surrealista sub sole, e le sue opere, come è risaputo, sono quotati al rialzo nei mercati d'arte di new York, parigi, Milano. Tutto ciò, questa virtù la cui traduzione più pertinente sarebbe quella dell'oro, pesa molto nell'ìora delle appropriazioni nazionali. In ogni caso l'assunto è assolutamente intrescendente. Non credo che Matta apprezzi molto i suoi patrii adulatori.
In una recente intyervista, lei ha affermato che ciò che definiva la "cilenità" non è l'oggetto della scrittura. Che cos'è allora?
Non ricordo questa intervista. probabilmente, come sempre, ho detto molte stupidaggini. A me non me ne frega della definizione di cilenità. Nemmeno mi interessa la definizione - il fissare frontiere, quando la natura delle frontiere è naturalmente diffusa - della'americanità, nè della spagnolità, nè dell'occidentalità. Credo che già è piu' che sufficiente il mistero dell'essere umano e delle sue costruzioni mentali, per non dire delle sue costruzioni reali, tangibili, que in alcuni momenti, assomigliano alla follia pura, e in altri, più rari, a qualcosa che potrebbe somigliare alla felicità, alla rassegnazione e al vuoto.
Diversi critici e scrittori ritengono che César Aira, Rodrigo Rey Rosa, Juan Villoro e lei ( e altri scrittori, secondo i punti di vista) sono gli scrittori latinoamericani più importanti della sua generazione. E' d'accordo?
Per quanto riguarda Villoro, Aira y Rey Rosa, completamente di accordo. Escluderei subito me stesso. E aggiungerei Rodrigo Fresán, nella cui opera si comincia a vedere il grande scrittore che è e, soprattutto, che sarà, e a Horacio Castellanos Moya e a Carmen Boullosa.
Senza menzionare quelli già nominati, quali sono gli scrittori della sua generazione che più le piacciono?
Mi piacciono Padilla e Volpi, del crack messicano. Mauricio Montiel anche lui messicano. Gli spagnoli José Carlos Somoza, Javier Cercas, Pablo d'Ors. Piglia e Alan Pauls, argentini. Mi piace il peruano Bayly. Il colombiano Santiago Gamboa. Il salvadoregno Castellanos Moya (che ho già nominato), recentemente pubblicato in Spagna, e che è l'unico degli scirttori della mia generazione che sa narrare l'orrore, il vietnam segreto che è stata per molto tempo latinomerica. Anche Fresán e Boullosa li ho già nominati. Sicuramente ora non ricordo il nome di qualcuno molto bravo, e mi sono limitato all'ambito della narrativa in lingua spagnola. naturalmente, mancano Javier Marías e Enrique Vila-Matas, che sono gli eredi primogeniti del boom.
Una volta le ha detto che si definiva poeta in primo luogo e romanziere in secondo luogo. continua a pensare lo stesso? Perchè è chiaro che la narrativa lo assorbe per un tempo maggiore
In un paese come il Cile, dove perfino gli esperti di poesia non hanno idea di cos'è un dímetro coriámbico
,
è pericoloso definirsi poeta. Diciamo che alla grande maggioranza dei, cosiddetti, poeti cileni, gli basta eseguire (male) e comprendere (peggio) il blank verse isabellino
. Aggiungiamo che in Cile si balla la " cueca
del pentametro giambico
non rimato, però tutto il mondo (accademico) ignora le virtù dell'endecasillabo sciolto, che è lo stesso del blank verse. Se siamo figli di tigre, perchè comportarci come gatti?, si domanda Nicanor Parra
. Ogni giorno ho piu' fondati sospetti che non siamo, infine, figli di tigre, ma bensì di gatta. E così ci comportiamo, come gattini e così andiamo avanti.
Uno scrittore sudamericano - Hernán Rivera Letelier - ha detto che le sue opere gli sembrano ripetitive, poco originali, noiose, che parlano sempre delle stesse cose. Che cose le sembra questo giudizio critico?
Hernán Rivera Letelier stá vivendo il suo sogno, che nessuno, d'altra parte, gli ha regalato, e il mio unico deisderio è che lo goda da valente. D'altra parte dubito molto che Rivera Letelier abbia letto due libri miei. Di fatto, dubito molto che abbia letto uno solo dei miei libri.
Lei sembra avere una relazione di amore-odio con il congiunto della letteratura cilena. si sente parte di una tradizione, o è venuto per fondarne una nuova sulla base degli stessi materiali?
Io spero solo di essere considerato uno scrittore sudamericano più o meno decente che visse a Blanes (vicino a Barcellona) e che amò questo paese. Il congiunto della letteratura cilena è deplorevole. però questo non lo dico io, lo dice chiunque abbia letto più di cento libri nella sua vita. Anche il congiunto della letteratura francese, salvo notabili eccezioni, è deplorevole, e questo lo dicono i francesi e nessuno, assolutamente nessuno, si straccia le vesti per questo.
Mi perdoni se le faccio una domanda troppe volte ripetuta: chi riscatta, veramente, dell'attuale narrativa cilena? sappiamo che ha raccomandato Pedro Lemebel a Jorge Herralde, il suo editore spagnolo. C'e' per lei qualcun altro che vale la pena?
Non uno ma vari. Roberto Brodsky mi pare uno scrittore magnífico, e anche Gonzalo Contreras. Io direi che Contreras e Brodsky sono i migliori, con una differenza tra loro: il primo è molto conosciuto, e sta bene che lo sia, mentre Brodsky opera a un livello più segreto, costruendo un'opera in due direzioni apparentemente dissimili, per un lato diffícile, dove si può rintracciare il peso di Onetti, e per l'altro lato leggera. il miglior racconto poliziesco che io ho letto, scritto da un autore cileno, è un racconto di Brodsky.
Come le è sembrata l'antología della poesía cilena che ha fatto poco fa Marcelo Rioseco, a parte la sua critica di aver escluso Rodrigo Lira?
Brutta. Però questo è l'aggettivo che meritano quasi tutte le antologie. E' molto difficile fare un'antologia e se si tratta di poesia, le difficoltà sono ancora maggiori
NOTE

Roberto Matta
fu un pittore surrealista.
Secondo Bruno Montanè
, a proposito dell'infrarealismo
L'ideario oscuramente metafórico del gruppo riscattava una metáfora pittórica del surrealista chileno Roberto Matta. L'infrarrealismo doveva essere la cantina fluttuante dove sarebbe dovuta fermentare una vitale rottura della proposta poetica di allora.