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L'ostilita, l'autobigrafia, i libri, i premi.

Patricio Pron - febbraio 2001

      El País, Montevideo, 23 febbraio 2001

© traduzione di carmelo pinto

Il recente lancio di Stella distante nel mercato tedesco, ha portato Roberto Bolaño a (Santiago de Chile, 1953) a un giro di letture preceduta da un lungo articolo di Der Spiegel, uno dei settimanali più influenti del paese, in cui si raccontava il suo viaggio in Cile, dopo lunghi anni di assenza dal paese e veniva mostrato come una specie di emblema della lotta contro Pinochet, un combattente di strada nelle difficili giornate del colpo di Stato del 1973 e un infaticabile lottatore contro il nazismo. In realtà è vero che Bolaño si trovava a Santiago nei giorni del golpe e fu detennuto, ma poco dopo ritornò in Messico dove pubblicò alcuni libri di poesia come Reinventar el amor e Muchachos desnudos bajo el arcoiris de fuego. Nel 1977 si trasferì in Spagna, prima a Girona, poi a Blanes, un paese della costa Brava vicino a Barcellona dove tutt'ora vive, e secondo le ue parole "malvisse" "di concorsi di provincia e, ovviamente, facendo i lavori degli extracomunitari: vigilante notturno, raccoglitore". nel 1984 ha pubblicato con Antoni García Porta Consigli di un discepolo di Morrison a un fanatico di Joyce, cui sono seguiti, il suo primo libro pubblicato in cile, La pista di ghiaccio (1993), La senda de los elefantes (1994) [poi Monsieur Pain], e La letteratura nazista in America (1996), un intelligente esercizio di scrittura intorno alla vita di alcuni grotteschi personaggi della destra latinoamericana, molti di essi abbastanza più verosimili di quelli reali che prese per modello. Il libro - che la critica ha definito "romanzo sorprendente e immaginativo" -, gli ha aperto le porte del mercato spagnolo, e sono seguiti Stella distante e Chiamate telefoniche (1997), Amuleto (1998) e I detective selvaggi (1999), che vinse il premio Herralde e poi il Romulo Gallegos. In Germania Bolaño ha approfittato dell'ccoglienza di Der Spiegel parlando tanto di letteratura come di politica interna cilena, o del nazismo. Di fronte alle richieste di definire che cosa fosse secondo la sua opinione il nazismo, la parafrasi di Gertrude Stein secondo la quale "un nazi è un nazi" ha cauato perplessità. Questo reportage è stato concesso al termine della lettura tenuta nella città di Göttingen, dopo che lo scrittore e il pubblico hanno dovuto sopportare una orribile traduzione ed è stato completato per posta elettronica.

L'ostilità

Der Spiegel dice che dopo tanti anni di indifferenza, in Cile hanno cominciato ad amarlo dopo che ha vinto il premio Romulo gallegos.

In realtà la relazione con il Cile è molto più complessa. Loro considerano che io sia spagnolo, il che non sarebbe tanto grave se non fosse che gli spagnoli mi considerano messicano e i messicani cileno. E' un piccolo problema, ma per di più succede che detesto le divisioni nazionali, ssoprattutto quelle latinoamericane, che hanno un tanfo provinciale insopportabile. la relazione tra la letteratura cilena e me è sempre stata un po' difficile, loro non mi considerano cileno e forse io non considero loro crittori. Ho la vaga impressione che per alcuni scrittori cileni il mio lavoro sia un po' fastidioso, o che almeno glI dia fastidio. Così quando penso alla mia narrativa mi considero, nel caso, come parte di qualcosa che forse può essere una nuova narrativa latinoamericana. E bada che solo dico "forse". Quanto alla 'nuova narrativa' cilena posso solo dire che in qualche modo è 'nuova' e a volte non arriva nemmeno ad essere 'narrativa'.

Malgrado abbia cominciato a pubblicare nel 1976, il primo libro pubblicato in Cile è stato La pista di ghiaccio nel 1995. nel 1996 La letteratura nazista in America, non fu recensita dai principali quotidiani. In un reportage ha sostenuto che "Cile è un paese ostile alla letteratura" . Perchè ?

La letteratura nazista in America fu pubblicata da un editore spagnolo e arrivò in Cile così come arrivano i libri stranieri che non sono best seller, vale a dire, solo pochi esemplari che dopo un po' erano esauriti. Sull'ostilità cilena verso la letteratura: non credo che sia maggiore, nè minore, a quella che si percepisce nel resto dellAmerica latina, dove gl iscrittori sono visti come elementi sovversivi fino a che non provano il contrario, cosa che la maggioranza degli scrittori non tardano a fare con uno sforzo degno di miglior causa. In Latinomerica si pensa agli scrittori come elementi sovversivi o froci, tossici o bugiardi. In fondo probabilmente sarà questo ciò che siamo.

L'autobiografía

Nelle poche opere dove non assume la voce del narratore, alcuni racconti di chiamate telefoniche o in Amuleto, introduce ad Arturo Belano che funziona come suo alter ego. In quale punto entra la sua autobiografia nella sua opera?

Il fatto è che questa è per me una contraddizione permanente. Io vorrei essere uno scrittore freddo distante e alla fine, malgrado ciò che vorrei, non ci riesco. Però in ultima istanza la mia opera - se è vero che l'insieme delle mie opere possa essere chiamato così - non ha niente di autobiografico perchè la verità è che non mi piace la letteratura autobiografica, i libri di memorie, tutte queste cose perfettamente inutili, salvo tre o quattro eccezioni. Voglio dire: non mi piace la letteratura che si sostiene solo nell'autobiografico ma la letteratura che si basa nella forma autobiografica per produrre un'altra cosa

In ogni caso, e parlando di biografia, potrebbe raccontare perchè tornò in Cile nel 1973…?

E' semplice: a vent'anni tornai in Cile solo per fare la rivoluzione, perchè io ero troskista, e mi imbattei negli ultimi mesi del governo Allende, che furono spaventosi. In realtà non mi facevo nemmeno tante illusioni, ero ingenuo ma non mi aspettavo la rivoluzione suprema degli uomini puri nè niente del genere. Dopo il golpe decisi di andare via da Santiago e lungo la strada mi presero. Naturalmente mi spaventai. Pensai " sono fritto, mi ammazzano". Mi vennero a cercare e mi portarono in commissariato e li c'era un altro tenente che era tutto il contrario di quello che mi aveva incarcerato, ragionevole, e si rese conto che io del terrorista non avevo niente, che non ero nemmeno straniero e che non avevo fatto niente.In quello stesso giorno passai dai carabinieri, passai per un altro posto, non mi ricordo sotto quali ordini fosse e, alla fine, finii nella polizia investigativa. Ed ebbi molta fortuna perchè dal carcere mi tirarono fuori du poliziotti, che erano stati miei compagni di scuola. uscii dopo otto giorni perchè c'erano quei due; altrimenti avrei potutto passarci un mese o due. Però un giorno vado e incontro und detective che dice: "non ti ricordi di me? sono tuo compagno di sucola". Io non mi ricordavo di niente.

Nel reportage di Lateral diceva dopo il golpe "non trovavamo una parete dove appoggiarsi" , una immagine complementare di quella del finale di Amuleto. Continua a pensare questo? E' doloroso per lei questo passato militante? lei ha detto che non scriverebbe "La letteratura bolscevica in America". perchè?

Per una ragione ovvia: per me i bolscevichi non possono essere comparati con i nazisti. Riguardo alla parete dove appoggiarsi, beh, continuo a non trovare una parete dove appoggiarmi e mi fa piacere, nei momenti di esaltazione, che sia così: mi sono abituato a lavorare nell'intemperie e ormai è troppo tardi per cambiare. Inoltre, sono molto superstizioso, superstizioso nelle piccole cose, senza importanza, e mettermi a lavorare. a questo punto, nella torre d'avorio mi porterebbe iella. Io lavoro nella torre di legno, con ruote, nella torre d'assalto. o a piedi e completamente solo. Anche questo suona piuttosto pretenzioso, di fatto pretenzioso... diciamo allora che io credo che lavoro relativamente solo. Nella fragilità e ai bordi.

Perchè l'estrema destra si presta di più a questi esercizi letterari rispetto all'estrema sinistra?

La verità è che non credo che ci sia quaòcosa di sacro. Non scriverei "La letteratura bolscevica in America" ma nello stesso tempo credo che tutto sia satirizzabile.

I libri

Ne La letteratura nazista in America ci sono meno fascisti cileni che argentini ma sono più brutali. Per quale ragione?

Non lo so. probabilmente perchè la letteratura argentina è più ricca di quella cilena

Il cognome del personaggio di Stella distante, Carlos Wieder, significa in tedesco "un'altra volta", Crede che la minaccia rappresentata da questo cognome è una realtà per il Cile ed il resto dell'america latina?

Wieder è il male assoluto o il tentativo di accedere a questo assoluto, e in questo senso è una minaccia per tutto il mondo, una minaccia con cui il mondo vive da sempre. stella distante è un romanzo che cerca di approssimarsi al male assoluto però la sua scrittura fu felice, vale a dire che sono stato molto bene mentre scrivevo, forse è il romanzo con cui mi sono divertito di più.

Amuleto è il tentativo di narrare la storia della sua generazione?

Si, formalmente è un monologo, la storia di una uruguaiana di circa cinquanta anni di età che vive in Messico e che ripassa alcune scene della sua vita. Lei è come il testimone amnesico di un crimine che cerca di recuperare la memoria, e in tal senso attua anche come metafora: noi latinoamericani abbiamo presenziato crimini che poi abbiamo dimenticato

E "Sabios de Sodoma" [poi cambiato in Puttane assassine] è il libro che verrà pubblicato quest'anno?

Beh, per ora sono quattordici racconti. Uno di essi racconta un vagabondaggio per la Francia e il Belgio. Un altro un viaggio per lo stato di Durango nel 1976. Un altro la storia di un contadino adolescente di Irapuato, una specie di Rimbaud. c'è un racconto che si chiama "labirinto" e che è costruito come un labirinto. Il racconto che da il titolo al libro, "Sabios de Sodoma", narra di una visita di Naipaul a Buenos Aires.

Molti dei suoi personaggi sono continuamente in viaggio e conducono una vita nomade. In questo senso Arturo Belano e Ulises Lima, i protagonisti de I detective selvaggi, sono esemplari.

Per la verità non so da cosa dipende. C'è un racconto che ancora non ho scritto e che si chiama "Las jornadas del caos", dove Arturo Belano viaggia a Berlino alla ricerca di suo figlio di quindici anni che è scomparso lì, durante le cosiddette "giornate del caos", una celebrazione annuale che fanno gli anarchici, gli "Okupas" e i punks. Belano è ormai un tipo maturo, che vive tranquillo leggendo e scrivendo e che non vuole viaggiare più e proprio quando sembra di aver trovato la quiete o la pace o come si chiama, suo figlio partecipa alle giornate del caos e si perde e lui deve prendere un aereo e andare a cercarlo. E' come se fosse il suo destino, come se i viaggiatori non potessero smettere di viaggiare.

In più di una occasione lei ha affermato che la sua opera contiene "ombra letteraria" A cosa si riferice? Si tratta di un lavoro con i generi?

Nel mio caso la prima cosa è la trama ma ciò che importa veramente è la forma di ciò che scrivo. Amuleto, per esempio, credo sia un libro abbastanza difficile. Monsieur Pain, per il quale provo molto affetto, è più semplice anche se la sua scrittura deve più al romanzo del XIX secolo che a quello del XX. Questa è "l'ombra letteraria" a cui mi riferisco, è l'influenza degli scrittori che ammiro; Marcel schwob, Alfonso Reyes, Nicanor Parra, Jorge Luis Borges y Ramón López Velarde.

I premi

Molti suoi libri hanno vinto dei premi. In uno dei racconti di Chiamate telefoniche, "Sensini", il protagonista vive dei concorsi spagnoli di provincia. Che cosa pensa di essi? E una domanda complementare, perchè nella sua opera c'è una resistenza molto forte verso il mercato editoriale?

I concorsi di quarta divisione mi hanno fatto guadagnare soldi in un periodo abbastanza brutto della mia vita in cui ero più povero di un ratto, e quindi gli sono etenarmente grato. Sul mercato editoriale, beh, io credo che sia una truffa; un sacco di analfabeti funzionali che comprano libri di alcuni stolti. Ciò che oggi si intende per letteratura o per mercato editoriale è una truffa mascherata da intenzioni politicamente corrette. Non ha niente a che vedere con la letteratura.

In "Sensini", è ovvio peraltro il riferimento ad Antonio Di Benedetto.

Il fatto è che sono un lettore di scrittori argentini, come quasi tutti quelli della mia generazione, e conosco abbastanza bene la letteratura argentina, anche se in questo racconto l'omaggio è solo per Di Benedetto. L'eroe di questo racconto è lui e nessun altro. Tra l'altro perchè l'aneddoto dell'inizio, quando il narratore e Sensini partecipano allo stesso premio letterario, è rigorosamente vero. Di benedetto ottenne la prima o Seconda menzione - non il primo premio - in un concorso di racconti tenuto a Valencia, ed io ottenni la terza menzione. Essere accomunato con lui in quella intemperie fu per me un onore. Guarda quello che succede con i concorsi è che non cambiano niente e non sono autentica letteratura. In quegli anni ciò che cambiò grazie ad essi, soprattutto con il Romulo Gallegos, fu che prima non avevo soldi e ora ne ho abbastanza di più, prima non avevo nemmeno un posto dove pubblicare ed ora posso publicare da molte parti. Il resto, l'essenziale, non è cambiato: continuo a confrontarmi con il mestiere di scrivere con la stessa allegria di prima, con la stessa meraviglia; continuo a leggere con la stessa curiosità e con lo stesso piacere; continuo a credere come allora che la letteratura è un mestiere pericoloso, Non un sport pericoloso, nè un intrattenimento pericoloso, ma un mestiere pericoloso, dove entriamo volontariamente o per caso, una stanza oscura o uno stadio oscuro pieno di animali selvaggi. Ed è bene che sia così. In ogni caso, se stai nella letteratura veramente, è inevitabile.

Il Romulo Gallegos lo ha vinto nel 1999 per I detective selvaggi. Gli diedero sessanta mila dollari, un diploma e una medaglia d'oro. che ha fatto con il diploma?

Carolina lo ha incorniciato e poi lo ha messo in un angolo della casa

indice del materiale di Patricio Pron presente nell'archivio


 



NOTE

In una intervista del novembre 2010 Pron dice:
Ogni lettore desidera comunicare con gli autori che ammira. E' una fortuna avere un contatto personale con qualcuno di loro. E' quello che mi successe con Bolaño. Quando studiavo nell'Università di Gottingen, seppi che sarebbe venuto per promuovere i suoi romanzi. Mi accordai per intervistarlo per un quotidiano uruguayo. Io allora non lo avevo letto. Cominciai con La letteratura nazista in America e poi con Stella distante e rimasi abbagliato dalla sua magnetica personalità. torna su

In realtà Bolaño non fu mai un militante politico, nè mai aderì a una ideologia o a un partito. torna su


 

 

 
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