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l'articolo di Nicola Lagioia, pubblicato sulla rivista Lo straniero (ottobre 2010 ) e apparso l'8 ottobre 2010 su Minima & moralia
(e presente in questo archivio
), ha suscitato la discussione che qui riportiamo
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Enrico Macioci scrive:
8 ottobre 2010 alle 13:05
Condivido tutto. Ed è vero che la letteratura americana accusa un po´ di stanchezza. Le manca la spinta spirituale e trascendente che Bolano possiede. Forse Bolano davvero inaugura una nuova era, meno materialista, laddove come giustamente afferma Lagioia lo smisurato Foster Wallace ne chiude un´altra. Aspetto adesso il nuovo libro di Pynchon e il nuovo libro di Franzen quest´ultimo scrittore però, secondo me, è a un livello più basso.
ps: fra le ascendenze di Bolano non so se figura Ernesto Sabato; ma il suo SOPRA EROI E TOMBE (1963) è un´altra opera-mondo tipicamente sudamericana, argentina per la precisione.
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carmelo scrive:
8 ottobre 2010 alle 16:48
l´articolo è bello e appassionato. Ha il merito inoltre di andare al di là delle solite recensioni entusiate ma di scarso contenuto, ma rileva giustamente il carattere frattale, transgenere e ipertestuale dell´universo bolaniano.
Vorrei dire inoltre che Cortazar
si ma non solo Cortazar.
Bolano era inclusivo, la scrittura di bolano funziona come i buchi neri, assorbe ed include tutta la tradzione latinoamericana, come dice bene Alan pauls
http://www.nazioneindiana.com/2010/09/21/roberto-bolano-linsopportabile/
http://www.nazioneindiana.com/2010/09/23/roberto-bolano-linsopportabile-2/
http://www.archiviobolano.it/bol_criti_filba.html 
o Javier Cercas
’"’Bolaño non fu in alcun modo ( salvo in alcune intemperanze dell´ultima ora) un detrattore del boom, quanto precisamente il suo continuatore più disciplinato: il suo lavoro non solo è inimmaginabile senza una lettura sottobraccio di Borges, ma neanche senza la trasparenza colloquiale della prosa di Cortàzar, o senza le astuzie narrative e le architetture romanzesche di Vargas Llosa, senza dubbio il romanziere in vita, in lingua spagnola, più ammirato da Bolaño, e uno di quelli che assimilò con più attenzione’"’ javier cercas
http://rassegnastampabolano.blogspot.com/2010/07/print-legend.html
Tuttavia devo rilevare una inesattezza.
Non è assolutamente vero che Bolano ha scritto in poco più di un decennio uno stupefacente numero di libri’ come dice Lagioia.
I libri sono stati pubblicati in poco piu´ di un decennio, ma erano in gestazione da oltre venti anni.
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carmelo scrive:
8 ottobre 2010 alle 16:57
@Enrico Macioci
dice alan pauls:
Per me ci sono due Bolaño: uno è quello che chiude, in qualche modo, i lciclo del grande romanzo latinoamericano, e in questo senso, I detective selvaggi è un po´ il romanzo che chiude; e dopo c´e´ l´altro Bolaño, che è quello di 2666, che secondo me è qualcuno che apre qualcosa.
la generazione degl iscrittori latinoaerican ipost boom è molto vivace e interssante; a caso si posson ocitare alan pauls, juan villoro (bellissimo i colpevoli tradottto l´anno scorso) mario bellatin, rodrigo rey rosa, neuman, serna, r.fresan, e tanti altri. peccato che gl ieditori nostrani tranne qualcuno, se l ilascino sfuggire
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Eugenio S. scrive:
11 ottobre 2010 alle 15:35
In uno scambio di mail con Carmelo scrivevo del merito di questa riflessione di Lagioia. Anche se non si è creato un vero dibattito, mi sembra giusto riportarlo qui, anche perché forse è proprio da i non-bolanisti (e i non-bolanomani) che ultimamente stanno uscendo le cose più interessanti:
ho riletto l´articolo di lagioia. Vedi: non c´è bisogno di conoscere tutta la letteratura critica su bolano, anche perché è ripetitiva ed è ormai (almeno in latinoamerica) in fase di stallo (penso che il futuro siano gli USA
ahimé
ma ben venga!). Il libro della Bolognese (http://rassegnastampabolano.blogspot.com/2010/10/pistas-de-un-naufragio-chiara-bolognese.html )
è una buona summa di ciò che si è ampiamente detto. Ma per esempio tutto il suo collocare Bolano in un orizzonte posmoderno è da lei teoricamente molto poco fondato e non va al di là di un´operazione compilativa’ del tipo: personaggio outsider: via di citazioni dai romanzi; nonluoghi: via di citazioni dai romanzi. Tempo polverizzato
spazio
. e a dir la verità senza grande conoscenza teorica di ciò che il marasma dei filosofi e critici del posmodernismo hanno teorizzato negli anni
La Espinosa è più rigorosa per esempio.. è una deleuziana e scrive di bolano conseguentemente.
http://www.archiviobolano.it/bol_2666_espinosa.html
Io non sarei molto d´accordo, cerco un´altra strada, ma tant´è.
Lo sforzo di Lagioia è quello di uno che da anni legge i postmoderni e da anni si chiede da che punto salire da un circolo in bolano trova una via non lo approfondisce, ma mi apre più strade di moltissimi altri
esempio:
dal momento che noi, fratelli minori di Bolaño, sentiamo il rischio di un altro tipo di scomparsa (il timore di essere cresciuti in un totale vuoto esistenziale ideologico estetico civico spirituale, e di poter essere riconsegnati da un momento all´altro a questo vuoto per sempre, di non essere cioè abbastanza in gamba o fortunati da evitarlo) ecco che Roberto Bolaño all´improvviso diventa un confidente più attendibile di tanti grandi scrittori della contemporaneità con cui ci siamo accompagnati negli ultimi anni.
La seconda spiegazione ha a che fare con la circostanza che romanzi non tradizionalmente realistici come 2666 o I detective selvaggi segnano contemporaneamente la fine del postmoderno, o perlomeno di quel postmoderno convinto che il mondo in cui viviamo per quanto oggetto di analisi e di critiche nonché fonte di infelicità e isteria per chi lo popola, cioè tutti sia appunto l´unico possibile, o meglio non nasconda nulla sotto o sopra si sé per il solo fatto di essere l´unico visibile. Insomma
il vero limite che rischiano di mostrare i pur robustissimi romanzi realisti come quelli di Philip Roth, la vera dannazione di scrittori iperconsapevoli come David Foster Wallace (e, nello stesso tempo, il motivo per cui tra gli statunitensi reggono ancora molto bene i figli dei narratori biblici come Joyce Carrol Oates e Cormac McCarthy) consiste nell´incapacità direi anche programmatica (nel caso di Roth, orgogliosamente programmatica) di vedere, sotto la superficie del mondo su cui scivoliamo sempre più velocemente, un mondo infero in cui avventurarsi per ritrovarsi finalmente faccia a faccia col Minotauro di questi anni. Un´incapacità che non aveva Conrad quando metteva Marlow faccia a faccia con Kurtz; e non aveva Melville, quando faceva la stessa cosa con Achab e Moby Dick; e non aveva Faulkner, quando ne L´urlo e il furore ci accompagna per esempio tra gli abissi della mente di Quentin, il quale, prima di suicidarsi, desidera di bruciare nel punto più basso nell´Inferno insieme a sua sorella Caddy; e non aveva Philip K. Dick
e non ha (per arrivare all´oggi) un regista come David Lynch, in grado di accompagnarci (il mondo infero che da sempre regge il Sunset Boulevard) tra i demoni del Club Silencio
. ecc.
E´ questo approccio comparatista che è utile cercare
poi lui non lo sviluppa, però non gli si può chiedere chissà che
mi sembra più interessante di ciò che scrivono molti bolanisti che ormai ripetono sempre le stesse cose..
Rizzante è un altro che apre strade interpretative, ma ancora non le ha sviluppate
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Piero scrive:
11 ottobre 2010 alle 22:10
Ottimo, questo pezzo: senza ghrigori, stretto ed essenziale. Invoglia. In effetti Bolaño è un invito a spalancare, non a chiudere.
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carmelo scrive:
12 ottobre 2010 alle 17:23
@eugenio
nella tuo post tocchi molti argomenti e forse mi attribuisci affermazioni in cui non mi riconosco.
Gli argomenti che sviluppi sono inetressanti e questo mi spinge a rispondere immaginando che possa essere di inetresse comune approfondire i tem idell´opera bolaniana;
1) non ho mai affermato che per scrivere di Bolano bisogna conoscere tutta la letteratura critica; ho semplicemente rilevato con garbo che non è vera l´affermazione secondo la quale Bolano ha scritto la sua opera nll´ultimo decennio della sua vita.
Al riguardo non posso non notare come, specie negli USA, Bolano sia stato prima mitizzato e poi mistificato, fino al punto che uno scrittore che pure lo ama come Jonatam Lethem ha preso per vera la notizia falsa (circolata per oltre un anno e avvalorata dai media USA e inglesi piu´ prestigiosi) che Bolano era tossicodipendente. [ http://rassegnastampabolano.blogspot.com/2010/02/bolano-falsificato.html ]
O per stare al nostro paese, trovo poco serio (direi post-moderno) come un blog letterario curato da critici che scrivono sui nostri quotidiani, abbia tradotto dall´inglese una racconto (William Burns) spacciandolo oper inedito, mentre lo stesso è stato pubblicato in Puttane assassine del 2002. [ http://rassegnastampabolano.blogspot.com/2010/06/william-burns-cronaca-di-un-inedito.html ]
Questi fatti mi fanno pensare come la velocità e la ridondanza che caratterizzano la nostra condizione, ci inducono a scrivere a volte con molta leggerezza e poca serietà.
Non vogli ocerto accusare Lagioia di scarsa serietà, anzi ammiro il suo impegno e la apssione che infonde in cio´ che scrive, ma non posso far finta di non vedere che la citazione di Bolano non è propriamente corretta. Ciò significa che quella citazione verrà replicata milion idi volte sulla rete, e verrà data per vera, pochi saranno in grado di risalire alla fonte testuale e cio´ dara modo a chi la utilizzerà di storpiare oltremisura il testo.
Il libro della Bolognese tanto per cominciare, e tu ne convieni, ha il pregio e il merito di aver tentato per la prima volta un´analisi completa ed esaustiva dell´opera di Bolano, e lo ha fatto con il rigore filologico che si richiede a una studiosa.
2) Io andrei cauto con le etichette: non condivido affatto la tua affermazione secondo la quale la Bolognese colloca Bolano in un orizzonte post-moderno, a meno che tu non mi spieghi che cosa intendi per post-moderno. Se in tale corrente collochi Bauman Roger Bartre e Marc Augè, le cui analisi sono in qualche modo utilizzate dalla Bolognese (ma non solo da lei anche da Patricia Espinosa, critica cilena che tu citi e che ha pubblicato un´ottima raccolta di saggi su Bolano nel 2003), nè a mio parere si posson collocare nell´ambito della definizione (giustamente negativa) che Lagioia da di post-moderno’ in questo testo.
Diciamo che la Bolognese con rigore filologico rintraccia nell´opera di Bolano tematiche sviluppati dai piu´ importanti pensatori contemporanei.
La prima parte dell´articolo di Lagioia non fa altro che riprendere sia pure in modo sommario e veloce questi temi, che questi si sono stati ampiamenti sviluppati dalla critica latinomericana (un nome per tutti: Ignacio Echevarría).
Il tema della marginalità cui Lagioia accenna nel suo articolo, mi pare che venga sviluppato con molta lucidità nel libro di Bolognese e, ripeto, con i lconsueto rigore filologico.
Non ho finito di leggere il libro e quindi non oso giudicare senza aver letto (come usano fare molti critici), ma mi sento di dire che è un libro utile agli studiosi e ai lettori di Bolano, perchè scritto con rigore e con passione e perchè allo stato non è stata tentata un´impresa analoga. Onore a Bolognese, giovane studiosa che con pochi mezzi è riuscita a compiere questa impresa. Sono pochi, pochissimi i geni, coloro cioe´ che inventano il nuovo e ame non pare che la critica su bolano abbia detto fin ora cose sorprendenti. Anzi le cose piu´ intelligenti le hann odetet gli scrittori (in Italia M.Rizzante) eh guarda caso i traduttori (Morini, Raul schenardi e Ilide Carmignani) che hanno scoperto Bolano già all´inizio del secolo. E purtroppo sono diventati pochi gl istudiosi che lavorano con serietà e rigore, che si preoccupano di dire le stesse cose ma in modo nuovo e utile per tutti.
3) Non condivido l´eccessivo peso che Lagioia attribusce a Cortazar, non minore è l´influenza di Borges o di Vargas LLosa o di Melville, Mark Twain, i poeti francesi, Pitol, la letteratura poliziesca
tutto questo non lo scopro io che pure ne avverto la presenza quando lo leggo. E non occorre che mi metta a citare. Per chiudere con la tradizione letteraria latinoamericana (ma non sol oquella) bisogna fare i conti con tutta quella tradizione e mettere insieme esperienze che prima di bolano erano state sempre contrapposte.
E´ questo il tratto piu´ innovativo di Bolano scrittore famelico, che fagocita tutto e non lascia fuori niente un buco nero che distrugge un universo in decomposizione e ne crea uno nuovo, con cui tutti dovranno i conti.
4)Condivido molto invece l´affermazione di Lagioia quando afferma
da un parte la crisi ..ci porta a empatizzare con dei veri outsider, dei perdenti fatti e finiti come sono molti personaggi di Bolaño. Abbiamo l´impressione, cioè, che questi ultimi riescano a capirci meglio di quanto possa fare uno Svedese uscito da Pastorale americana, il quale, per quanto si trovi ad avere la vita distrutta, è comunque un integrato quale noi rischiamo di non essere più.’
Su questo tema vorrei dire molte cose e magari siccome già il testo è lungo se la redazione avrà la apzienza di pubblicarlo, provero a dirlo in seguito (sempre che non appaia noioso)
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carmelo scrive:
13 ottobre 2010 alle 07:50
chiedo scusa a tutti i lettori
Williamo Burns fa parte della raccolta Chiamate Telefoniche’, pubblicata in spagna nel 1997 ed in Italia nel 2000, da Sellerio, traduzione di Maria Nicola (pag 135).
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Eugenio S. scrive:
13 ottobre 2010 alle 12:58
Carmelo, scusami ma non ho molto tempo per rispondere.
Non so se sai che il libro della Bolognese è una rielaborazione della sua tesi di dottorato che s´intitola Temas posmodernos en la obra de R.B.’.
Bauman e Augé non saranno apologeti della postmodernità, ma sono rispettivamente un sociologo e un antropologo della postmodernità. Non entro nel merito dell´annosa questione. Ma dire questo significa assumere il presupposto di un cambio di paradigma, cambio che, dunque, è assunto dalla Bolognese.
Il libro non mi sembra per niente esaustivo’ come dici tu. E´ per l´appunto critica tematica (una critica tipica della letteratura comparata e
della postmodernità
vedi il decano Ceserani). Io, mi spiace, ma a livello interpretativo non ci vedo molto nel libro pur appassionato’ della Bolognese. Si limita a fare una lista di temi postmoderni’ presi da Bauman, ma non discussi teoricamente e poi ci introduce tutte le citazioni che riesce a trovare da tutta la bibliografia bolanana. Questo per me è forzare il testo, teoricamente e interpretativamente, perché il testo reagirà sempre a un approccio del genere! Il libro è utile per uno studioso. Credo che per uno che non conosce Bolano, invece, lo etichetta eccome
proprio perché il libro è costruito per etichette (se hai letto Bauman, nei suoi libri c´è un livello di profondità interpretativa un po´ più alto
ma allo stesso tempo BAuman è anche pericoloso, perché permette una sempificazione categoriale del fenomeno con tutto questo insistere sulla liquidità, l´incertezza ecc.).
Io invece condivido Cortazar come primo non unico! referente bolanano quando ci si avvicina da critici a Los detectives salvajes (non a TUTTA l´opera di Bol.). Dico da critico, perché non mi interessa entrare nella testa dello scrittore e nelle sue intenzioni. Io lavoro su un testo.
E tutto il lavoro fagocitante tanto tipico del romanzo come genere ha un referente fondamentale in Rayuela, proprio perché, se hai letto Rayuela, anche questo intenta fagocitarlo tutto, destrutturare le forme, attivare lo spirito critico e interpretativo del lettore ecc. Non solo: Rayuela è costruito e rappresenta molteplici spinte investigative sotto molteplici aspetti. Insomma, si pone, così come farà Los detectives nela tradizione del romanzo della Ricerca.
Credo Bolano superi in questo lo schema di Rayuela per un motivo molto semplice. Con Los detectives succede una cosa geniale: la Ricerca di Horacio in Rayuela (genitivo soggettivo) si ribalta nelle ricerche (plurale!) di Belano e Lima (genitivo oggettivo)
moltiplicando e decostruendo quell´assolutismo a cui la Ricerca induce pericolosamente
Credo che Rayuela è uno dei referenti centrali da questo punto di vista. Ma Moby Dick ne è un altro. Vale lo stesso discorso però. La tradizione è quella. E come benissimo dice la Espinosa, Bolano parodia la civiltà dell´enigma, della ricerca assoluta e metafisica e la pluralizza.
E´ da qui abbandonando quelle maiuscole: anche e soprattutto politiche che sorge la riccheza di ogni singolo frammento, di ogni voce, di ogni personaggio non-integrato, come dice Lagioia, e non integrato nemmeno nel Romanzo!!
L´intervento di Lagioia m´interessa, ripeto, in un contesto comparativo, per lo sforzo che invita a fare di messa in relazione di Bolano nel contesto mondiale del romanzo contemporaneo. Cosa che almeno in America Latina non si sta facendo. Suppongo che negli Stati Uniti, invece, sì.
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Eugenio S. scrive:
13 ottobre 2010 alle 13:30
PS1: è ovvio che il referente comune di Cortazar e Bolano è papà Borges. Ma questi due si sono chiesti come far esplodere romanzescamente Borges
PS2: per 2666, proprio perché Los detectives come si dice spesso chiude’ con quella radizione, il discorso è un altro
credo che la grandissima sfida interpretativa è proprio posta da questo romanzo, abnorme, inetichettabile incollocabile. Quali sono le referenze di questo romanzo? Io non mi rivolgerei quasi più all´America Latina
boh
grande enigma
PS3: Lagioia cita Conrad. Cuore di tenebra è fondamentale per Bolano (non per lui, forse, per noi cerchiamo di capire) e proprio all´interno della destrutturazione della narrativa della Ricerca
forse perché il male è l´entità decostruttiva per eccellenza
?
non sarebbe male sapere cosa pensa Lagioia.
un saluto
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carmelo scrive:
13 ottobre 2010 alle 17:31
caro eugenio
conosco bene e apprezzo la tua preparazione e le tue competenze, le tue osservazion mi fanno riflettere e mi spingono a replicare, cercando di esprimere la ragione delle mie critiche, o forse la passione che muove il mio pensiero, che è il pensiero di un lettore. Ma prima vorrei concludere, o tentare di concludere, le mie osservazioni riguardo all´articolo di Lagioia, il quale articolo se spinge alla riflessione e al confronto, perciò stesso assolve al suo compito. Mi scuso per la fretta con cui scrivo, rubo il tempo alle incombenze quotidiane
Vorrei partire dalle mie disordinate letture per poi tentare di dare un senso alle mie disordinate riflessione.
Farinelli in un recente articolo su letetra internazionale afferma:
l´antropologia odierna .. considera il soggetto non più espressione di un campo delimitato. ma piuttosto di una serie di localizzazioni mutevoli, non più il prodotto di una situazione statica ma di un processo dinamico: attore, insomma non più interno a un ambito circoscritto da frontiere, ma una zona di contatto più o meno estesa, composta da relazioni, interazioni e comportamenti temporanei e interconnessi, di solito fondati su rapporti di potere radicalmente asimmetrici, cioè disuguali, e su limiti fluidi e mobili ’
http://rassegnastampabolano.blogspot.com/2010/09/il-declino-dello-stato-territoriale.html
In quell´articolo Farinelli spiega che staiamo assistendo alla crisi del dello
Stato territoriale moderno centralizzato dello Stato così come noi oggi lo conosciamo appunto fondato sulla paralisi ideale dei sudditi, sulla supposta staticità, cioè immobilità, dei suoi abitanti’
Lo stato che si fonda sul modello prospettico lineare’ o, più in generale di quella che lui definisce la ragione cartografica’ che a suo dire ha comportato, per la cultura occidentale e per i suoi modelli ideali la riduzione all´immobilità del soggetto’.
Il senso del pesniero di Franco Farinelli è che i nostri modelli di pensiero sono in crisi, insieme allo stato teriitoriale moderno’ che quei modelli hanno fondato.
A partire da questa affermazione in una conferenza, Farinelli spiega come oggi la letteratura possa svolgere un ruolo importante nella lettura e comprensione della realtà
Massimo Rizzante, docente di letteratura comparata, critico e poeta, in uno dei suoi scritti critici afferma:
Per quanto non possegga alcuna certezza su quello che scrivo, mi sento di dire che i miei versi tendono a una storia e a una geografia molto ampie. La mia poesia ambirebbe a coniugare il colloquio con il passato riuscire a descrivere un orizzonte dove tutto il passato è presente all´«investigazione dei luoghi», a una sorta di scoperta poetica dei luoghi, che è spesso scoperta di voci poetiche. Ciò significa da una parte mettersi in una prospettiva storicamente millenaria e per forza di cose escatologica (esiste una poesia non escatologica?), dall´altra rinunciare a scavare dentro la miniera della sola tradizione italiana, atto che comporta molti rischi, non ultimo quello dell´eclettismo. Imitazioni, omaggi, traduzioni, commenti posti all´interno di un´opera poetica hanno per me proprio questa funzione: estinguere quel ridicolo monarca chiamato io, estinguere quella specie di monarchia chiamata letteratura nazionale .
http://rassegnastampabolano.blogspot.com/2010/10/la-poesia-di-massimo-rizzante.html
finisco con le citazioni (la tentazione di citare roger bartra è forte ma non conoscendolo ancora molto bene mi astengo) riportando una breve e illuminante frase di Patricia Espinosa:
Bolaño ribadisce il contrappunto tra il razionalismo e un´altra logica (il trans-razionalismo) per affermare che esiste una modo diverso di affrontare e comprendere il reale. Tutti i personaggi di 2666 si vedono in qualche momento costretti a modificare bruscamente il corso della loro vita; c´e´ sempre un momento che li porta ad entrare in un territorio differente da quello abitato nella loro quotidianità.
In altre parole, ogni personaggio si trova a doversi confrontare con un punto di fuga che lo de-territorializza, che lo rende un´altra persona, senza dargli la possibilità di raggiungere un nuovo territorio.
http://www.archiviobolano.it/bol_2666_espinosa.html
Tutti sanno che Bolano all´età di 15 anni emigra con i suoi genitori in Messico. Si badi bene, Bolano emigra, ovvero è costretto ad ababndonare il suo paese per ragioni economiche. Bolano non avrà mai lo status (e i privilegi’ che pure ne derivano) di esiliato’, condurrà sempre una vita ai limiti della sopravvivenza, con i problemi pratici che un emigrato doveva affrontare negli anni 70-80.
All´età di 16 (sedici) anni e mezzo abbaondana la scuola e inizia a confrontarsi e scontarrsi con i libri.
Bolano cioe´ è un autodidatta, sradicato in terra straniera. Bolano non paura e si confronta con quella che R.bartra definisce la otredad’ (essere altro o alterità). Non segue nessun modello nessun canone, nessuna griglia interpretativa. Si preoccupa di leggere, leggere, e non finire mai di leggere, seguendo il caso l´intuito, e soprattutto non rinunciando a vivere, anzi confonde la vita con la letteratura. Bolano cioe´ segue i canoni di una universidad desconocida’.
Bolano è dunque un soggetto mobile nella vita come nella letteratura. Non ha modelli da seguire, nè ha paura dell´altro (ovvero quelli che Lagioia definisce outsider), Bolano è un detective selvaggio indaga la realtà come un detective, in modo cioè abduttivo se posso permetetrmi di usare questa astrusa parola.
Bolano anticipa la disgregazione della nazione, intesa come lingua, come stato, come mercato e anche come cultura. La mia patria sono i libri e il mio passaporto la scrittura.
Vive direttamente l´orrore delle dittature latinoamericane, a cominciare da quella cilena, e il fallimento di un´intera generazione che aveva sognato la rivoluzione (Nuestra ética es la Revolución, nuestra estética la Vida’), e il fallimento dei movimenti rivoluzionari, l´orrore dell´assassinio di Roque Dalton, ad opera dei suo istessi ocmpagn i rivouluzionari. A partire da questo fallimento e da queste sconfitte, costruisce la sua poetica, anzi costruisce il suo universo (e qui diro´ poi a eugenio, che i mondi si possono confrontare ma gli universi no).
L´universo di Bolano sfugge a ogni legge o modello o canoni fin ora conosciuti. Per questo quando si parla di Bolano si rischia di essere banali.
Attorno a cosa gravita l´universo Bolaniano ? secondo molti, secondo me attorno al male. Cito ancora Patricia Espinosa che come dice eugenio è lucida nelle sue analisi:
Verso la fine della parte di Fate, il narratore riferisce : Fate ricordò le parole di Guadalupe Roncal. Nessuno presta attenzione a questi omicidi, ma dentro c´è nascosto il segreto del mondo’. [p 431] I crimini, o il male, sembrano essere ignorati. Il male circonda la materia, convive con essa in maniera quasi naturale. Fate, in ogni caso, ha la certezza che nel male si nasconda il segreto del mondo’. Un segreto che nessuno cerca di scoprire, un segreto che opera mediante la dispersione e dove l´origine, o la causa ed i suoi effetti si perdono nell´indifferenza. Bolaño in 2666 realizza una cartografia del male, fa comprendere e rende visibile le sue tracce, i suoi spostamenti. Nel male si celerebbe il segreto del mondo, un segreto che in questa epoca, che potremmo definire tardo-moderna, nessuno vuole scoprire o svelare.
Io vorrei dire che Bolano con 2666 apre una porta al terzo millennio. Intanto ci mette in guardia dal seguire i modelli di pensiero e le griglie interpretative (con tutti gl iismi che volete), magari eleganti, che di sicuro producono successo, carriera, status e soldi, ma che finiscono nel nulla, come per l´appunto i critici di 2666, e non vedono. ma proprio non vedono la realtà.
In secondo luogo esprime tutte le inquietudini, gli incubi, le paure e i deliri di chi avverte i mali del mondo e non si rassegna alla falsa razionalità geometrica dominate:’L´azione di Amalfitano è un atto di resistenza nellimite, che segna i confini dell´arte e della vita’ come dice P.Espinosa che aggiunge:
La relazione di Amalfitano con il libro è la stessa che Bolaño ha con la letteratura. La geometria, o la razionalità, che impara dalla vita, o dalla finzione necessariamente correlata con l´esperienza vitale, a rischio anche della morte [cit]
Ma se il destino dell´artista è Un viaggio che non ha origine ne destinazione’ un allontanamento da ciò che definisce come logica e buon senso’ perchè non c´è detenzione possibile, messi in cammino non resta che muoversi, malgrado la minaccia della pazzia’ [Espinosa], Fate
E´ un tipo duro, che sembra lasciarsi trasportare dalla vita, che però non smette di immischiarsi in essa. Non guarda le cose da fuori, si intromette nell´oscurità di Santa Teresa, ed anche il male lo circonda .Il suo territorio vitale è quello della coscienza che prende come condizione fondamentale le cose pratiche, la vita come un buco che bisogna riempire’, slegato da cio´ che definisce come sacro in quanto assenza o mancanza. Qualcosa di cui il testo viene incaricato di nascondere, o lasciare nello spazio dell´indeterminato.’
Bolano, guarda la realtà con gli occhi di Amalfitano e riesce e vaderla, Santa Teresa prefigura in qualche mondo quello che sarà la città che vivremo dopo la disgregazione dello stato. Santa teresa rappresenta la natura extra-terriotriale del mercato, che non obbedisce piu´ alle leggi dello statio, che si libera di ogni vincolo sociale, spostando in tempo reale capitali, riproduce lo sfruttamento laddove è consentito, pagando le operaie delle maquilladores 2 dollari al giorno. Santa Teresa è il luogo dove il transito dove si puo´ vedere nella sua nudità il transito delle merci illegali ( i migranti clandestini e la droga), affidato a organizzazioni criminali ma i cui volumi (circa 35 miliardi di dollari all´ann osi dice), vengono tranquillamente immessi nell´economia cosiddetta legale.
Ecco perche´ trovo interessanti le riflessioni di Lagioia che citavo, perchè vanno nella direzione giusta, avvertono la necessità di buttare a mare i modelli ottocenteschi di interpretazione della realtà, di spostarsi dal centro verso il margine, prendere le distanze dalla nazione (che non esiste piu´) e dall´io come dice Rizzante, e tentare strade nuove usando il metodo dei detective magari un po´ selvaggi. perche´ alla fine la letteratura:
’ non significa scrivere bene, perché questo lo può fare chiunque, e neppure scrivere meravigliosamente bene, perché anche questo lo può fare chiunque. Allora, che cosa è la qualità della scrittura? È quello che è sempre stato: essere in grado di cacciare la testa nel buio, essere capaci di saltare nel vuoto, sapere che la letteratura è essenzialmente un mestiere pericoloso .
beh se non ho sfinito rispondero´ con calma a eugenio un´altro giorno.
mi piacerebbe se rizzante e se farinelli e anche lagioia partecipassero a questa frettolosa discussione
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achille c. scrive:
14 ottobre 2010 alle 00:03
Mi è piaciuto molto l´articolo di Lagioia. Credo che l´inabissarsi e il riemergere siano due immagini chiave per interpretare la narrazione di Bolaño. Non ricordo chi ha scritto a proposito del pensiero di Heidegger (non è un vezzo, proprio non mi ricordo dove l´ho letto
), che è paragonabile a un sottomarino che ti porta in profondità e poi riemerge in superficie all´improvviso, in una zona impensata. Il viaggio che possiamo fare insieme ad Arcimboldi, a Belano, a Marlow, a Quentin, ci conduce fino all´infimo luogo dell´universo, a guardare in faccia il minotauro; ma il punto è proprio dove risaliremo in superficie, cioè in che modo avverrà la combustione tra quella visione e la sostanza della nostra vita presente, del nostro mondo quotidiano. se l´occhio ha una visione spaventosa, lo spirito s´arresta e sta sospeso’: il fatto è che il nostro riemergere dipende da questa sospensione, grazie alla quale gli incubi ad aria condizionata’, il benessere’, gli psicofarmaci’, la competizione sfrenata’, il terrore di fallire’, il funzionale ufficio della multinazionale’, ecc. possono di colpo apparirci nell´istantanea del loro orrore senza speranza. E forse quell´istantanea è la nostra unica speranza, la nostra sola possibilità di confrontarci con queste cose nella loro vera realtà, spezzare l´incantesimo che ci fa prigionieri di esse. E magari agire, nella realtà, non soltanto con la fuga seguita dall´inevitabile ritorno all´ordine, il vano andare che ama il garrulo ritorno’, il soggiorno turistico che è l´esatto contrario del viaggio per perdersi di Lima e Belano. Certo questa non è un´azione razionale, e come potrebbe essercene una davvero salvifica, se la razionalità, il ragionamento coincidono con la violenza?
Scusate se non sono stato abbastanza chiaro, era un po´ di tempo che avevo tralasciato Bolaño. ciao
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carmelo scrive:
14 ottobre 2010 alle 08:52
@eugenio
a rischio di farmi licenziare ti rispondo cercando di essere breve ed essenziale
- come lettore non m iinteressa oltremisura etichettare gli autori; se mi aiutano a riflettere e capire sonobuoni postmoderni o meno; definire in modo larvatamente spregiativo bauman un sociologo’ mi sembra un po ‘riduttivo, ma tant´è.
- Il libro della Bolognese, intanto non si riduce ad una semplice citazione degli autori che tu dici e che insieme a Bartra vengono richiamati da Roberto brodsky nell´introduzione. La Bolognese è una studiosa seria e rigorosa e dimostra di aver letto e bene l´opera di Bolano e la letteratura critica di Bolano. Bravo è come dice il sottotitolo, una cartografia di Roberto Bolano’ di cui sentiva la necessità e la Bolognese assolve egregiamente questo compito. Non capisco il tuo disprezzo nei confronti di chi svolge un´attività anche tassonomica, indispensabile in ogni disciplina, molto piu´ utile di chi pretende di scoprire ogni giorno la pastasciutta scopiazzando i francesi o il teorico del momento.
- le riflessioni che fai su Cortazar sono molto interessanti e rivelano la competenza che ti ho sempre riconosciuto.
Ma, utilizzando i tuo istessi argomenti, potrei dire che sono banali, anzi banalissime, e vengono ripetute da 15 anni.
Tu cioe´ ritorni indietro, al canone pre-bolano, che voleva la letetratura latinoiamericana attarversata da tradizioni tra loro inconciliabili (al riguardo basterebbe la taglente risposta di Bolano alla Boullosa per capire come bolano abbia completamente scardiinato questo canone)
Insisto sulle semplici e profonde parole di Alan Pauls che tu liquidi come banali ma che invece sono il punto da cui bisogna partire per capire L´universo Bolano.
E nello stesso tempo, mi ha sempre colpito che questo aspetto di Bolaño, questo aspetto da lottatore, bellicoso, provocatore, mi sembra che fosse in contraddizione con il tipo di letteratura che faceva, che è precisamente una letteratura estremamente inclusiva. Non credo che la letteratura di Bolaño sia una letteratura che espella qualcuno, neanche i suoi nemici. Anzi, mi da l´impressione che in tutto ciò che scrivesse, aveva la pretesa di annettersi qualsiasi cosa. Non solo generi, non solo tradizioni, non solo pubblico, ma perfino nemici. Allora, in ciò c´e´ qualcosa che mi è sempre sembrato significativo: qualcuno che scrive un´opera estremamente coloniale, imperiale, nel senso di un´opera che cerca sempre di conquistare territori sconosciuti, anche quando gli sono ostili; anzi, soprattutto quando gli sono ostili.
Nellintervista di raul schenardi del maggio 2003 (fondamentale secondoi me), subito dopo bolano chiacchiera con il critico e in pochi minuti smonta l´aleph di Borges e spiega come utilizzare borges per scrivere un romanzo.
dice tra l´altro bolano:
..Vale a dire che racconta una storia, o due storie, ma racconta anche come si costruisce una storia o qualsiasi storia
..
http://www.archiviobolano.it/bol_int_schenardi.html
Insomma come afferma Franz Carlos, Bolano costruisce un universo,
http://www.archiviobolano.it/bol_criti_franz.html
prende cioe´ tutto quello che c´era prima lo mette insieme e crea un nuovo universo.
- non è vero come tu dici che la critica latinoamericana non ha tentato di indagare il rapporto di bolano ocn la letetratura europea. La Espinosa che tu citi come modello, lo fa spesso e con profondita´ e competenza. Basta legegre il saggio che h osopra citato.
La tua propensione verso i critici USa mi mette in guarda dal pericolo che corri, nella tua ansia interpretativa, nella tua eccessiva fiducia verso i francesi, di ridurre l´opera di bolano a un cadavere per poi selezionarla con il bisturi sofisticato delle categorie piu´ di moda.
Questi critici che passano il 90% dei loro studi a leggere i libri di teoria della letteratura e il 10% i libri che vorrebbero sezionare.
Milan kundera, nell´introduzione al libro di Massimo Rizzante l´albero dice:
ricevo spesso da parte di studenti o dottorandi tesi e tesine sulle mie opere. Lo affermo in tutta sincerita: resto sempre piacevolmente sorpreso dal loro livello di analisi, erudizione, intelligenza. Soltanto dopo un po ‘di tempo m iaccorgo del loro comune difetto: quei lavori eruditi e intelligenti son otutti uguali, quasi fossero stati pensati da un unico cervello sovraindividuale, collettivo
e dice ancora che la qualità di un saggio letterario:
si riconosce da quello che non c´e':, ovvero:una terminologia destinata agl iesperti, una griglia interpretativa comune a un´armata di specialisti .; la scelta di argomenti che, grazie, a un tacito accordo collettivo, meritano o meno un certo interesse
Mi auguro anzi ne sono certo che tu non faccia parte di questa di anatomo patologi che pretendono di decostruire’ e sezionare un cadavere, che vanno di moda per qualche anno nelle universita´ e poi finiscono nella spazzatura.
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minimaetmoralia scrive:
14 ottobre 2010 alle 09:58
Scusate, non re-intervengo solo perché sto seguendo le cose veramente molto interessanti che state scrivendo. Magari è necessario prima metabolizzarle, per me. Vi ringazio molto per questi contributi.
Nicola
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Enrico Macioci scrive:
14 ottobre 2010 alle 10:17
A me pare che la grande novità che apporta Bolano, dopo il cosiddetto postmoderno, è l´urgenza del religioso’, ovvero l´urgenza d´un respiro altro, d´una dimensione copresente alla nostra ma che non è (solo) la nostra. Questo lo rende profondamente diverso dalla grande, a tratti grandiosa narrativa nordamericana che sta dominando la letteratura odierna e che va da Barth, Pynchon, Roth e DeLillo fino a Ellis e Foster Wallace e che a mio avviso sta segnando un po´ il passo a un livello proprio antropologico. Cioè: una destrutturazione, un´ironia o un nichilismo a oltranza non ci servono più, sentiamo il bisogno d´ampliare la nostra coscienza del mondo, di spalancare di più le nostre narici psicologiche, di tirare un bella boccata d´aria. Bolano in tal senso se mi sono spiegato costituisce un formidabile stimolo e una possibile risposta; 2666 è in un certo senso un libro biblico, un libro anche disperante ma in cui si può credere’.
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Paolo Castronovo scrive:
14 ottobre 2010 alle 17:48
L´articolo di Lagioia mi è piaciuto molto, in primis perché si sgancia da una certa tendenza narcisista che più volte ha accompagnato la critica bolanana. Sono reduce da una demoralizzante traduzione di un articolo scritto da Patti Smith, la quale, con notevole mancanza di buon gusto, omaggia Roberto B. permettendo a suo figlio Lautaro di accompagnarla sul palco con la chitarra. La tendenza di cui sopra appartiene ahimé, troppo spesso ad un certo filone critico americano: scrittori, redattori, giornalisti, troppo impegnati a ergere totem letterari per cercare un filo conduttore che conduca al punto. Un esempio è proprio riportato da Carmelo: Lethem rivede in RB un nuovo Sid Vicious, contribuendo a diffondere la leggenda di un Bolano tossicodipendente. La Smith, dal canto suo, si dichiara orgogliosamente vicina’ a RB soltanto per il fatto di aver letto La letteratura nazista in America’
Se questi esempi possono esser visti come singoli casi isolati, è indubbio che l´intera opera di RB meriti ancora qualche (!) lettura prima che il suo autore diventi un intoccabile astro letterario. A questo proposito Nicola Lagioia cita con mio enorme gaudio Foster Wallace, altro triste talento post-qualcosa. Infinite Jest’ è un altro romanzo che chiude’, a cui non è difficile associare anche per mole I detective selvaggi’. L´intuizione di romanzo di chiusura credo sia di Alan Pauls, come anche la definizione, riguardo a I detective ’, di romanzo post-Anni´70. Credo possa essere un ottimo indirizzo per comprendere meglio l´urgenza di Bolano.
Azzardando ma neanche troppo direi che la genesi di I detective
’ e di 2666 non sia dissimile. Si parla di letteratura morta’, di nature morte, di scene artistiche e umane e di scenari politici e sociali morti. Sfatando un altro mito, ovvero quello che vede Bolano scrivere i suoi libri solo negli ultimi anni della sua vita, si potrebbe leggere allora l´intera produzione come un gioco del mondo’ alla Cortazar come diceva Enrico. Tuttavia e sto proprio lavorando in questi giorni su questo credo che un´affinità vada cercata più vicino’ a noi, un´affinità che Bolano stesso confessa attraverso l´ammirazione per il nostr(ano) Giorgio Manganelli, abile equilibrista di corpi morti’ e labirinti alla Borges.
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Andrea F. scrive:
15 ottobre 2010 alle 06:21
Letto tutto d´un fiato l´articolo di Lagioia, appassionato ed intenso. Mi ha colpito il confronto coi postmoderni, che però avrei preferito più sul piano del senso delle loro opere (fra tutti quella di David Foster Wallace) e non solo su quello della loro tecnica.
Tempo fa in un forum online organizzammo la lettura collettiva di Infinite Jest e, qualche mese dopo, di 2666. La scelta dei due libri era sta abbastanza casuale, ma alla fine della lettura del mastodonte di Bolaño tra i commenti intorno ad esso ci fu una brillante interpretazione e intuizione di uno del gruppo che disse che sentiva come se i personaggi di Bolaño avessero tutti letto Infinite Jest. Questo parallelismo mi colpì parecchio, anche se non fui capace di spiegare quanto fosse esatto. Credo che Lagioia sia dello stesso avviso.
Bolaño va certamente oltre i postmoderni americani, ma anche perchè i punti di partenza sono diversi (latino-america vs. america). Inoltre Bolaño è più europeo, e il postmoderno da noi ha tutta un´altra sfumatura (scusate per questa chiusa banale).
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Enrico Macioci scrive:
15 ottobre 2010 alle 08:44
Ho letto da qualche parte che Bolano non stravedeva per Foster Wallace; gli sembrava che scrivesse troppo detto da lui, poi
Non era una dichiarazione precisa, ma il senso mi sembrava quello. Sono comunque i due narratori occidentali più grandi della generazione anni ‘50-´60.
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Alexpardi scrive:
15 ottobre 2010 alle 10:23
@Enrico
Io però non includerei Wallace tra gli americani che citavi, proprio perchè lui era il primo a dichiarare che l´ironia post-moderna era diventata fine a sé stessa e bisognava andare oltre. Certamente è arrivato a queste considerazioni a un certo punto della sua storia di scrittore (Una cosa divertente che non farò mai più, ad esempio, è passibile di tali critiche), ma le sue ultime opere (Infinite Jest e Oblio) per me riescono appieno nel tentativo (anche questo dichiarato) di cercare, attraverso la letteratura, di far capire cosa cazzo voglia dire sentirsi un essere umano’.
Il post di carmelo delle 17:31 ci racconta di alcune vicende personali molto significative della vita di Bolano, emigrato in Messico con la famiglia a 15 anni per problemi economici. DFW era figlio di accademici statunitensi benestanti. E´ inevitabile che i loro mondi narrativi siano diversi, e certamente e purtroppo il mondo di Bolano sembra destinato a parlare a un numero crescente di persone. Sono d´accordo con Lagioia quando sostiene che molti possano sentirsi più vicini ai naufraghi di Bolano che non allo Svedese di Roth, ma non mi pare che questo valga anche per l´Hal Incandenza di Wallace. In Infinite Jest il mondo infero in cui avventurarsi per ritrovarsi finalmente faccia a faccia col Minotauro di questi anni’ c´è, solo che invece del Minotauro c´è un Giano bifronte le cui due facce sono la dipendenza e l´entertainment. Se questo mondo sembra (un po´) meno agghiacciante della città di Santa Teresa è solo perché ciascuno coltiva l´illusione di poterne restare fuori.
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carmelo scrive:
15 ottobre 2010 alle 10:49
cio´ che dice alexpardi è da prendere in seria considerazione.
Uno dei primi ada accosatre Bolano a Foster wallace è Jonatam Lethem sia pure in modo indiretto:
Bolaño è stato considerato come una specie di bottone di reset per il nostro deplorabile e sporadico appetito di letteratura internazionale, situandosi in relazione alla generazione di Garcìa Marquez, Vargas Llosa e Fuentes, così come David Foster Wallace si pone in relazione a Mailer, Updike e Roth. Come in Infinite Jest’ di Wallace
http://www.archiviobolano.it/bol_2666_lethem.html
Questo accostamento che molti altri critici USa fanno non entra nel merito dello stile e/o della struttura delle opere dei due autori, ma si fonda su una mistificazione o comunque ridefinizione dell´immagine di bolano negli usa, denuncita da molti autori (per esempio horacio castellanos moya).
E´ certo che bolano (che leggeva tutto) conoscesse foster wallace. Per quanto ne so ne aprla in un articolo, compreso nella raccolta tra parentesi, quando racconta in modo ironico di cosa parla quando parla con rodrigo fresan; al punto 22 dice:
’22) De David Lynch y del palabrerío de David Foster Wallace.’"
palabrerio non so come è stato tradotto (non h osottomano la traduzione italaina) ma di sicuro non è certo un attestato di stima.
sono ben altri gli autori USA che hanno influenzato secondo me bolano e possiamo nominarli con le stesse parole di jonatam lethem
’"’"’"
Among other things, Fresan and I chatted about Bolano´s passion for American genre art, not only those touchstones his American publishers had bragged of, like David Lynch, but others they hadn´t, like James Ellroy and Philip K. Dick which, obviously, gave me a lead in the work I was about to do.’
Direi soprattutto James Ellroy e Philip K. Dick’
Molto importante poi, anche per il confronto con gl iscrittori latinoamericani, sottolineare che bolano come dice alexpardi, era di estrazione sociale bassa, al riguardo suggerisco quest oarticol odi juan villoro
http://www.archiviobolano.it/bol_dete_villoro.html
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Enrico Macioci scrive:
15 ottobre 2010 alle 12:11
@Alexpardi
Hai ragione. Io peraltro adoro Foster Wallace, lo considero il più grande talento narrativo contemporaneo occidentale. E´ vero del resto che lui, in tempi di ironia e cinismo dilaganti, ha per primo stigmatizzato un certo modo di prendere le distanze (vedi il saggio E UNIBUS PLURAM, sulla tv e i suoi diabolici poteri di distorsione). Penso che Wallace fosse quasi religioso’; e cioè che fosse divorato da un atroce nichilismo ma una parte di lui possedesse una profonda, meravigliosa spiritualità; e penso che questa lacerazione sostanzialmente l´abbia ucciso. Bolano mi pare più cattivo’, meno sensibile.’ Con tutto ciò, fra i due Bolano è quello che più spalanca perlomeno a me dimensioni inedite e iniziatiche, mentre Wallace col suo titanico linguaggio/mondo mi dà più l´idea della fine di qualcosa, d´un crepuscolo grandioso ma ineluttabile.
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Eugenio S. scrive:
15 ottobre 2010 alle 12:28
@ Carmelo
ops
non credo di voler rispondere alla tua vis polemica in tono larvatamente rancoroso’.
Solo qualche precisazione: definire sociologo Bauman non ha niente di larvatamente riduttivo’. Non so se hai letto Bauman, però, mi spiace, ma in effetti è un sociologo
un sociologo qualitativo, il che significa ecc..
E poi: perché dovrebbe essere riduttivo esserlo? Mia sorella è una sociologa. Non mi metto qui a spiegare cos´è la sociologia. Scusami Carmelo. Hai visto larve dove non ce n´erano.
Due: non disprezzo il libro della Bolognese. Ma non mi aiuta a capire Bolano. Punto. Non discutiamo più qui di un libro che molto probabilmente conosciamo solo tu ed io. E´ irreperibile qui in Messico, figuriamoci in Italia.
Tre: mi spiace ma il tuo discorso su statunitensi, francesi di turno, anatomo patologi del testo denota scarsa conoscenza dei migliaia di modi di fare critica in qualsiasi paese del mondo. Un po´ sembra che ti riferisci al decostruzionismo, un po´ allo strutturalismo, un po´ alla teoria della letteratura che può inglobare entrambi e mille altre cose e metodi ecc.
Prima mi fai un discorso di deterritorializzazione e poi metti in un calderone senza senso modi di fare critica che secondo il tuo discorso hanno un´identità nazionale
! e lo dico con ironia e una punta di sarcasmo.
Davvero, il tuo discorso non ha senso.
Parlavo degli Stati Uniti perché Bolano si sta studiando moltissimo nelle università statunitensi. Tu hai per caso notizia del fatto che negli USA ci sia un metodo critico di Stato?
Oltretutto io mi riferivo al comparativismo eheh no davero non ci siamo
Riguardo a Cortazar, se reputi banalissimo quello che ho scritto, ti stai autocontraddicendo avendo un poco sopra contestato a Lagioia la stessa idea.
Mi permetto di dire che io penso ci sia un pizzico di originalità nel mio spiegare il PERCHE´ Bolano va oltre Cortazar, al di là della semplice affermazione. Tutti lo affermano, chi lo spiega??? Qui non l´ho argomentato in maniera esaustiva, ma tant´è.
Riguardo al mio metodo critico, non capisco come tu possa anche solo intuire quale sia la mia impostazione dai due commenti fatti sopra.
La polemica è altamente inutile.
Andiamo avanti.
Parlavamo di Bolano.
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Eugenio S. scrive:
15 ottobre 2010 alle 13:06
@Alexpardi
cosa cazzo voglia dire sentirsi un essere umano’: ecco: per esempio, e sarà banale ripeterlo, credo che chiunque legga Bolano provi un´esperienza emozionale e riflessiva simile a chi legge testimonianze sull´Olocausto. Non è un caso che 2666 vada indietro collegando tutto il secolo breve facendolo arrivare a Ciudad Juarez. Sembra davvero, come dice Achille, di vedere una concezione figurale della storia, in questo romanzo.
http://www.archiviobolano.it/bolachillecastaldo.html
Sempre, in ogni momento della nostra storia, e mai come adesso, dobbiamo continuare a reinterrogarci sulla nostra condizione umana’. Ritornarci con nuovo spirito critico e nessun tipo di essenzialismo. Ma la domanda non può che riproporsi e senza nessuna possibilità di accusa di umanesimo o universalismo antropologico. Che cos´è che FA l´umano’? (l´umano è soggetto ed oggetto della questione). 2666 lo fa, si interroga, lo narra, vi si perde e ci fagocita, così come Lautréamont, citato nel romanzo a proposito di Archimboldi
Penso poi a McCarthy, scrittore diversissimo
ma che pure va in questa direzione.
Houellebecq: idem.
Da posizioni diversissime mettono al centro l´inabissamento e la riemersione, come dice poco sopra Achille. Faccia a faccia con il minotauro.
@Lagioia: il minotauro l´hai ripreso dall´articolo di Achille o entrambi avete avuto la stessa intuizione?
@Enrico: il biblico in 2666 sarebbe interessante analizzarlo ma non mi sento di poter condividere l´afflato religioso che leggi tu, né tantomeno il poterci credere’ qual è la formulazione positiva’ che evinci dal romanzo, cioè: mi sembra che trovi nel romanzo una sorta di soluzione’ al male sarebbe interessante se lo spiegassi.
@Andrea F: l´idea che tutti i personaggi di 2666 abbiano letto Infinite Jest è vertiginosa
@ Achille: spero di riuscire a sviluppare le nostre discussioni milanesi di due anni fa
sarebbe una maniera di continuarle
il tuo commento è come sempre di una profondità filosofica destabilizzante
di chi è la citazione se l´occhio ha una visione spaventosa, lo spirito s´arresta e sta sospeso’? Te la rubo! Sai bene a cosa sto lavorando
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Alexpardi scrive:
15 ottobre 2010 alle 13:10
@Enrico
Sono d´accordo con te (mi sa che qui scatta il ban, sui forum la regola è la rissa :-) .
Se non bastassero le sue opere narrative, c´è il bellissimo discorso al Kenyon College (Questa è l´acqua) a mettere in luce tutta la tensione spirituale di DFW.
Poi anche a me 2666, per usare le tue parole, apre scenari più inediti e iniziatici, ma questo lo ascrivo al fatto che la mia esperienza di vita è più vicina a quella di Wallace che non a quella di Bolano, e quindi il suo mondo interiore e letterario mi è più affine. E quindi Wallace mi tocca e colpisce, Bolano mi intriga.
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carmelo scrive:
16 ottobre 2010 alle 09:08
@eugenio
hai ragione parliamo di bolano che poi è la nostra comune passione;
mi è sembrato un po´, come dire, fuori misura, stroncare a freddo un libro che per l´appunto nessuno ancora ( spero non per molto: è un libro utilissimo per i lettori che vogliano contestualizzare l´opera di bolano e approfondire le tematiche e i personaggi, grazie anche alle puntuali e numerossissime citazioni dell´opera ) conosce qui, liquidare tutta la critica latinoamericana e pensatori di statura mondiale, solo per meglio esaltare l´articolo di Lagioia; il quale credo non credo abbia bisogno di questo genere di lodi.
@achille c.
Credo che l´inabissarsi e il riemergere siano due immagini chiave per interpretare la narrazione di Bolaño.’"
mi piace questa frase perchè coglie un aspetto fondamentale della scrittura di bolano, che appare come un fiume impetuoso che facgocita trascina tutto con se (anche tradizioni che sembravano inconciliabili) ma che minaccia in ogni momento di sfilacciarsi in mille rivoli (bolano è un maestro nell´arte delle disgressioni) o di inabbissarsi negli inferi, per poi riemergere ancora una volta.
Quanto alla figura del minotauro e dello specchio associata a belano, di cui parli nel tuo saggio, le trovo non solo efficaci, ma sorprendentemente simili a quelle che Alex Candia utilizza nel suo saggio http://www.archiviobolano.it/bol_criti_candia2.html
@paolo castronovo
penso che il tuo lavoro su manganelli possa dare buoni frutti e mi sto attrezzando per leggere questo autore.
@enrico
non ravviso elementi biblici e/o religiosi nell´opera di bolano, a meno che tu non intenda qualcos´altro. c´e´ ne i detective una riflessione sul male, che puo´ aiutare a chiarire al riguardo.
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Enrico Macioci scrive:
16 ottobre 2010 alle 12:07
@eugenio e carmelo
Tutto il lungo pezzo sui ritrovamenti dei cadaveri femminili nel deserto del Sonora ha un passo biblico, da litania sacra, da liturgia sacrificale. Ma più in generale è il senso’ del libro a parermi religioso’; ciò non significa però (necessariamente) uno sbocco positivo oppure una rivelazione anzi 2666 è piuttosto disperato/disperante. C´è tuttavia una breccia aperta nel materialismo imperante in tanta odierna letteratura (eugenio, d´accordo con i parallelismi che fai tranne per quanto riguarda Houellebcq, secondo me lontanissimo non soltanto dallo spirito, ma pure dall´eccellenza di Bolano); c´è la percezione d´un viaggio sul crinale dell´abisso che però è un abisso misterioso, non è il nulla biologico già rivelato e iterato di Houellebecq appunto o di Roth, è piuttosto una scommessa, un viaggio nell´ignoto quasi rimbaudiano
, un rischio di perdersi per trovarsi o magari perdersi oppure trovare qualcosa di insospettabile e inimmaginabile e non per forza buono. Perchè Bolano tutto è tranne che buono’ o rassicurante. Non so se sono riuscito a spiegarmi.
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carmelo scrive:
18 ottobre 2010 alle 16:34
vorrei evidenziare una preoccupazione costante nell´opera di Bolano, che si traduce in una scelta stilistica che rappresenta l´impalcatura su cui l´autore fonda e costruisce le sue storie:
il rapporto con il lettore.
Bolano era un avido lettore di noir e ha studiato a fondo la letteratura poliziesca e i suoi meccanismi. In saggio di Diego trelles paz in corso di traduzione si dice:
’"’
Esattamente, ciò che veramente distingue Bolaño dai suoi contemporanei, è il modo intelligente in cui ha incorporato nella sua narrativa meccanismi propri della letteratura poliziesca dove si coinvolge il lettore in modo attivo. Così, attraverso un gioco di referenze dove la realtà e la finzione si confondono in modo a momenti indecifrabile, Bolaño riesce a convertire il suo lettore in un segugio che compone pezzi del puzzle e, attraverso la lettura, crea il labirinto significativo della sua opera. In tal modo, come ben precisa Oviedo, Bolaño finisce sempre per convertire i suoi lettori in detective’.’"’"
e poi altrove
In termini formali, per me ra chiaro che la sua prosa, di apparente semplicità aveva un lirismo contenuto e suggestivo e una musicalità molto poderosa e diversa da quella che avevano prodotto tutti gl iautori del boom. la lettura di Bolano determinò per me una dipendenza istantanea; sia per il carattere ludico e desacralizzante con il quale lo scrittore cilen osi confronta con i diversi generi con i quali dialoga solo per scomporli; sia per questo suo desiderio di coinvolgere noi come lettori attivi, offrendoci opere frammentarie che sempre appaioono incomplete affinche le completiamo con la nostra immaginazione diventando così complici, indaghiamo come decifratori, congetturiamo alla ricerca della verità attraverso meccanismi narrativi dove convivono mischiate la realtà e la finzione, i fatti e le congetture, i personaggi apcrifi con quelli storici. Non per caso osé Miguel Oviedo ha detto che bolano finisce sempre per convertire i suoi lettori in detective’"’"’"’"’"
di Diego trelles paz è stato tradotto Il circolo degli scrittori assassini
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Arturo scrive:
22 ottobre 2010 alle 22:31
Prima di tutto: Ciao Carmelo! Non correggermi troppo, lo so che in quello che ho scritto non tutto è motivato.
Ora posso iniziare.
Brevemente (ma mica tanto).
Lo stesso R.B. dice che un punto di riferimento fondamentale per I detective selvaggi è stato Mark Twain, e credo (ma non ho letto tutti i commenti con attenzione) che nessuno l´abbia sottolineato.
Poi, i tre autori (almeno tra quelli di lingua spagnola) che R.B. ammira di più sono Borges, Cortazar e Nicanor Parra
, Parra è fondamentale per più di un motivo.
Usare concetti come va oltre’ in letteratura, specie quando si paragonano i classici (o i quelli che crediamo saranno i classici del domani), non è di alcuna utilità: nessuno è andato oltre Cervantes, nessuno è andato oltre Shakespeare, nessuno andrà oltre R.B. : mettiamolo a fianco che è meglio.
Foster Wallace non ha niente in comune con R.B., nemmeno nascosto in profondità. A me poi non esalta, ma questo è un altro discorso.
Una cosa su cui insiste Lagioia e su cui non sono d´accordo è la connessione tra la letteratura di R.B. e Internet: perché? La sintonia che c´è tra Belano e Lima è una cosa vecchia come il mondo, tra amici affiatati, e l´interconnessione (di cui parlano anche altri) tra i vari personaggi dell´autore cileno, dipende solo dal fatto che sono tutti personaggi dell´autore cileno ( a ´sto punto pure Raskolnikov, Stravogin, Myskin e i Karamazov erano interconnessi, e pure i personaggi di Moccia ora che ci penso).
Apprezzo Lagioa e mi fa piacere che parli di Bolaño, ma non trovo grandi spunti in questo articolo.
Pure l´intuizione di Paz non è che mi sembri fenomenale, nel senso, tanti scrittori usano quei meccanismi e l´esito differisce solo per il loro talento.
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Eugenio S. scrive:
23 ottobre 2010 alle 01:26
@ Arturo:
non mi metto qui a difendere nessuno. Ma un testo va però capito e credo che le tue obiezioni non centrino la problematica generale e l´impostazione del saggio di Lagioia.
Wallace e Bolano sono due scrittori diversissimi. Riferirsi a o comparare non significa costruire ascendenze indebite o somiglianze campate in arie.
Dice Lagioia:
Due morti premature. Eppure una (quella dell´autore di Infinite Jest) sembra chiudere un ciclo, mentre l´altra sembra al contrario aprirlo.’
Lagioia si riferisce a un contesto, quello del romanzo contemporaneo, postmoderno o come vogliamo chiamarlo (in realtà si riferisce soprattutto al romanzo statunitense, che credo sia quello che conosce meglio). Partendo da un contesto, cerca di sviscerare la peculiarità di Bolano, di spiegare perché forse Roberto Bolaño all´improvviso diventa un confidente più attendibile di tanti grandi scrittori della contemporaneità con cui ci siamo accompagnati negli ultimi anni.’
E sono abbastanza d´accordo avendo letto alcuni degli autori che cita che ciò accade perché:
il vero limite che rischiano di mostrare i pur robustissimi romanzi realisti come quelli di Philip Roth, la vera dannazione di scrittori iperconsapevoli come David Foster Wallace (e, nello stesso tempo, il motivo per cui tra gli statunitensi reggono ancora molto bene i figli dei narratori biblici come Joyce Carrol Oates e Cormac McCarthy) consiste nell´incapacità direi anche programmatica (nel caso di Roth, orgogliosamente programmatica) di vedere, sotto la superficie del mondo su cui scivoliamo sempre più velocemente, un mondo infero in cui avventurarsi per ritrovarsi finalmente faccia a faccia col Minotauro di questi anni.’
Non sta dicendo né che Bolano è vicino a Wallace, né che è comparabile per tematiche e costruzioni narrative a McCarthy. Al contrario.
2. Il problema di internet non andrebbe preso proprio alla lettera come fai tu
Non significa che i personaggi sono interconnessi’ come l´ipertesto internetiano.
Si riferisce invece a un modo con cui facciamo esperienza del mondo oggi. Il saltare da un´operazione all´altra, da un´informazione all´altra, da un codice all´altro, da un sistema di segni e di narrazioni a un altro: a volte diversissimi tra di loro.
Come mettiamo insieme questa eterogeneità che fonda (o sfonda, decostruisce) il nostro vivere e agire quotidiano?
Forse dal modo in cui Bolano costruisce e mette in relazione le sue eterogeneità possiamo apprendere qualcosa
internet è solo un esempio. In realtà è tutto il sistema con cui facciamo esperienza (o no) del reale (o del virtuale) che è radicalmente cambiato a partire dal contesto di informatizzazione pervasiva e globalizzata (transnazionale) in cui viviamo
penso che questo è il nucleo problematico del saggio. Si può essere d´accordo o no. Io sto lavorando a cose molto simili.
un saluto
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Arturo scrive:
23 ottobre 2010 alle 09:16
Quello che volevo dire, appunto, è che questi accostamenti, a mio parere, sono forzati e per nulla efficaci.
Capisco che Lagioia parli di una certa narrativa americana, perché è quella che più lo interessa, ma reputo che sia la inadatta a sviluppare un discorso del genere. Forse, però, il mio è un pregiudizio derivante dal fatto che la narrativa statunitense che preferisco è un´altra.
Probabilmente hai ragione tu ad avere scarsa fiducia nelle mie capacità di comprensione del testo, sicuramente non mi sono spiegato bene nel precedente messaggio, ma pensavo di aver parlato proprio di quello che tu indichi come nucleo problematico del saggio.
Cerco di essere più chiaro.
Per me la buona letteratura è sempre un´apertura verso qualcosa, non la chiusura di qualcosa.
D.F. Wallace e P.Roth sono scrittori capaci, ma di certo non portano all´estremizzazione alcun discorso.
I primi due grandi romanzi della storia sono post-moderni, lo sono con evidenza, intendendo il post-moderno nell´accezione più attuale e diffusa, quindi il romanzo è per natura post-moderno, mentre è il significato di post-moderno, se decontestualizzato da un ambito ristretto come quello della letteratura, si svuota, non essendoci di alcun aiuto nella comprensione della realtà o di un´epoca.
Che internet sia solo un esempio, non sposta di una virgola quello che volevo dire. Tutto cambia e tutto rimane uguale, quante volte l´abbiamo sentito? Anche la scrittura è stata un cambiamento enorme. C´è chi dice che con la scrittura sia nata l´idea stessa di individualità. E il sapone? E l´energia elettrica? Gli aerei? Quello che intendevo è che il modo in cui R.B. mette in relazione le sue eterogeneità non ci fa imparare di più riguardo al nostro tempo di quanto facciano mille altri autori.
Su R.B. mi era piaciuto invece molto un articolo uscito su TABARD, giugno 2009 (anche qui c´era un Minotauro) .
Detto questo, l´articolo di Lagioia, rileggendolo, non è poi così male. Forse quando si leggono troppi testi su un argomento, si danno molte cose per scontate e si ricerca chissà quale nuova intuizione o prospettiva.
Come articolo divulgativo, in effetti, può essere molto interessante. Però qualche libera associazione di troppo, qualche collegamento tirato per i capelli, ci sono: questa me la devi passare Eugenio S. :)
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carmelo scrive:
23 ottobre 2010 alle 11:05
Il detective ritorna sempre sul luogo del delitto. Specie quando il crimine semplice e lineare all´apparenza, è piu´ complesso di quanto gli indizi avrebbero lasciato supporre.
Il detective sa che un delitto non ha mai una soluzione definitiva. E sa anche che il suo tentativo di ristabilire l´ordine e ricomporre il puzzle deve sottostare a un codice, e quindi sa bene che la sua soluzione è provvisoria.
In questo caso il detective è il lettore.
Le opere di Bolano all´apparenza semplici scrittura piatta e monotona ha detto qualcuno che ti sembra che in ogni momento siano sul punto di sfilacciarsi in mille storie inconcludenti in realtà a ben vedere sono sorrette da una solidissima e sapiente architettura, che resiste alle vertiginose torsioni e alle infinite disgressioni (ilide carmignani sottolinea la natura paratattica dei testi bolaniani) della sua scrittura, da una profonda conoscenza dei meccanismi della trama poliziesca, che è in grado di dettare il ritmo della narrazione.
io non so bene cosa intendeva Lagioia riguardo al discorso che facevi arturo, ma secondo me Bolano riesce a cogliere la trama segreta del mondo e i movimenti tellurici che si propagano dalla frontiera. La frontiera che delimita il campo delle nazioni, delle lingue, dei saperi, dei generi, delle culture. questa frontiera che scricchiola è il punto di osservazione privilegiato per cacciare gli occhi nel buio ; stare al margine della nazione, del mercato, del buon senso, del codice per l´appunto per meglio osservare come l´ordine apparente vacilli.
un classico è tale perchè fa i conti con tutta la tradizione che lo precede, e apre un territorio sconosciuto. Diffcile fare paragoni e comparazioni o stabilire influenze e ascendenze. Difficile ma è utile farlo.
vorrei dire infine che l´unico vero e autentico racconto inedito di bolano si chiama el contorno del ojo, ed è stato tradotto da arturo e si puo´ leggere nel suo sito.
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Eugenio S. scrive:
23 ottobre 2010 alle 12:20
ok Arturo, secondo te l´inserimento di Bolano nel contesto degli autori citati da Lagioia non porta alcuna luce su Bolano.
Proviamo a costruire un´altra mappa, allora. Però attenzione: non la mappa arciconosciuta delle ascendenze dichiarate o meno di Bolano.
Ma la mappa della sua (e nostra) contemporaneità. E non a livello di somiglianze e colegamenti. No: a livello contrastivo, dialogico e conflittuale, se vuoi.
Domandiamoci: perché è importante Bolano nel contesto della letteratura contemporanea?
Lagioia lo ha tentato. Sarebbe interessante provarci anche noi.
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carmelo scrive:
23 ottobre 2010 alle 12:34
mi pare l´approccio piu´ giusto, eugenio.
Forse fin ora sono stati sovrapposti due discorsi e da qui tutti gli equivoci.
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Eugenio S. scrive:
23 ottobre 2010 alle 13:22
Sì.
Per esempio, e mi piacerebbe che Lagioia ci parlasse riguardo a questo.
Secondo me la cosa più interessante è che lui si avvicina a Bolano da scrittore. Per questo lo mette vicino agli scrittori che da anni sono una parte delle sue letture da scrittore (da intellettuale scrittore).
Non so se avete letto Lagioia. Io purtroppo da qui non sono ancora riuscito a leggere il suo ultimo romanzo, ma quando tornerò in Italia provvederò.
Lagioia ha scritto un primo mini-antiromanzo che secondo me è un gioiellino, che fu tipo il suo prepararsi a scrivere un romanzo. E´ un libro totalmente anti-bolanano’, iperconsapevole, metaletterario, e allo stesso tempo divertentissimo. In quel romanzo Lagioia decostruiva tutto, annichilava qualsiasi possibile procedimento per raccontare la realtà, diventata tanto complessa quanto autofagocitante nel suo assorbire qualsiasi stesso discorso decostruttivo trasformandolo nel surrogato di se stesso.
In questo primo libretto (ripeto: bellissimo, secondo me anche se a un bolanomane o a un bolanopata non piacerebbe, ma tant´è
la letteratura è fatta di mille possibilità e rivoli) Lagioia incita a creare un readymade simile a quello di Duchamps (attuato dalla sorella di D.) ripetuto da Amalfitano. Incita a farlo, però, e con una vis esplicitamente parodica con Guerra e pace di Tolstoy. (è significativo che non sia un libro di geometria, ma uno dei simboli stessi della letteratura ottocentesca).
Insomma Lagioia da quel primo libro si chiede: come raccontare tutto sto casino? Si interroga sui mezzi e sulle filosofie della contemporaneità. Non riesce a rispondere, ovvio, è nel presupposto stesso della sua parodia dell´antiromanzo non rispondere a questa domanda, ma rappresentarla da mille prospettive.
Il secondo libro è invece un´immersione romanzeca (nel senso più finzionale-fittizio-farsesco della parola) in una parte in una parte delle teorie del contemporaneo. Non a caso si chiama Occidente per principianti, come se si proponesse narrativizzare un mondo ideologico, metterlo in scena, perché si autorappresenti inscenando allo stesso tempo tutte le sue aporie.E´ un romanzo sulla società dello Spettacolo, sul suo platonizzante mondo delle idee(ologie) in un mondo postmoderno-postideologico, in cui nessun originale esiste della copia platonica, quanto puri simulacri.
Insomma: sono forse complesso. Lagioia ha scritto un romanzo postmoderno sull´italia contemporanea. Postmoderno significa che teorie arcinote sul postmodernismo si autorappresentano (ancora una volta, la consapevolezza dello scrittore riguardo ai suoi mezzi è favolosa).
(In questo caso, per esempio, il ’problema-internet’" di cui si parlava qui sopra era risolto mimeticamente nella sintassi della scrittura: la sintassi dei suoi periodi è un fiume iperrelazionale e strabordante che collega e fagocita tutto).
Ma: quel romanzo era ancora una preparazione al romanzo
era un romanzo saturato, era letteratura dell´esaurimento (come da grande tradizione postmodernista: Barth). Era come dire: scrivo della sbornia da dentro la sbornia. Scrivo dellOccidente dello Spettacolo con i suoi strumenti autodistruttivi.
Io ho apprezzato molto anche questo libro. Però era un punto di non ritorno. Eccoci a Bolano. Al discorso di Lagioia su Bolano. Forse quando parla di Wallace & Co. si riferisce anche nascostamente a se stesso
Bolano parte dagli stessi presupposti teorici e filosofici, però li ingloba e li risolve in narrazione in maniera totalmente geniale e facendo un passetto in più: Bolano porta il postmodernismo (la saturazione di questi discorsi che ci provocano già un poco di stanchezza) al termine della notte (giusto per citare un romanzo che allo stesso Lagioia credo piaccia molto
)
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carmelo scrive:
23 ottobre 2010 alle 13:45
non ho letto Lagioia, ma dopo aver sentito Goffredo Fofi parlarne così bene, come cioè ilrappresentante di una nuova generazione che smuove le aque torbide stagnanti di questo paese, che ha smarito per l´appunto il filo del discorso, dopo il tuo post, mi viene voglia di leggerlo. Due cose vorrei dirti però:
Tu parli dell´articol odi Lagioia a partre dalla produzione di Lagioia scrittore. Allora come lettore mi aspetto un saggio su Bolano di ben altra portata e profondità.
Tu parli anche di Bolanopatia. ehmm.
Sono convinto che ch ilegge Bolano viene colto da una specie di morbo per esperienza personale. Il primo effetto dirompente è una forte necessità, quasi dipendenza, della lettura. Leggere, leggere e ancora leggere. Il secondo effetto è una maggiore consapevolezza del proprio ruolo di lettore nel rapporto con l´opera. Il morbo ti spinge a considerare la letteratura come parte essenziale della vita.
Avanzi maggiori pretese nei ocnfronti dell´opera e dell´autore. ma assolutamente ciò non vuol dire che rifiuti proposte diverse o alternative. Questo no, proprio no.
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Eugenio S. scrive:
23 ottobre 2010 alle 14:09
maronna mia Carmelo come sei esiggente!! è un saggetto quello di Lagioia, un´introduzione a un saggio. Non so quante battute siano. In pochi paragrafi uno ci infila un contesto e un´idea, punto. Io non saprei fare di meglio
non so quali sono i tuoi standard
eheh
e dai! se stiamo a parlare qua vuol dire che qualcosa su cui discuetere c´è no? se no andremmo sul tuo sito dell´archivio e ci faremmo una chiacchierata bolanana
eheh
Sono d´accordo sulla tua esperienza di lettura di Bolano.
E´ anche vero che Bolano è uno scrittore tanto inclusivo quanto estremamente escludente. Per ogni influenza rielaborata, ce n´è un milione espunto. Ed espunto in maniera polemica. Ma come è giusto che sia.
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carmelo scrive:
23 ottobre 2010 alle 15:34
Poco prima di morire Bolano, diceva in una mail del 2 giugno 2003, a Diego Trelles Paz a proposito del suo romanzo:
..scrivilo. Senza paura; però anche, e questo forse è importante, con una umiltà degna di San francesco o almeno di Jacopone da todi. Ogni giorno che passa sono sempre più convinto che l´atto di scrivere è un atto cosciente di umiltà.
Umili nella scrittura (in ginocchio’ diceva lui di fronte ai grandi), quanto esigenti nella lettura.
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