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interviste a Bolano

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Sandra Scurani ii -

"Abissi speculari ovvero il viaggio di un lettore dalla parte di 2666"

dicembre 2009

2666

La lettura di 2666 link interno ha avuto una lunga gestazione. Tutto si riconduce a diversi anni fa quando, in qualche mese, ho letto le opere complete di Borgesnota. Un amore fulminante e intenso, assorbito in poco tempo e lasciato decantare all'interno del mio sistema. Per sistema intendo la parte emotiva e quella del pensiero riflessivo.
  Incontrare Borges è stato come incamminarmi verso la maturità, ho cercato d'imparare ad affinare il senso del mio leggere. Credo di aver imparato così a tenere il segno e a leggere intimamente, con passione, con dedizione e gratitudine.

Ho riletto le opere complete recentemente e la percezione nei confronti della mia lettura è stata molto particolare. Convivevano il gusto e il piacere sottile di ritrovarlo unito alla scoperta di altri spunti sui quali riflettere: un tesoro inestimabile.

Non so per quale processo di elaborazione mentale sia arrivata a leggere Rayuela link interno Cortazarnota , ma è stato un passaggio molto naturale, un invito perfettamente intonato a i miei "vaneggiamenti" e desideri. In realtà 2666 aveva già fatto capolino dagli scaffali della libreria, quando uscirono le prime parti. Ero incuriosita dal titolo, ma non ancora pronta. Probabilmente dovevo ancora seguire le mie strane circonvoluzioni, farmi catturare da Stella distante e ritornare con un approccio meno tiepido.
  Sento un'irresistibile attrazione riguardo le opere minori o giovanili dei grandi scrittori e dei grandi artisti in senso più ampio. Mi attirano molto di più gli schizzi preparatori di un quadro che il risultato finale.

Meglio dire che non potrei gustare profondamente il risultato finale se non avessi toccato con mano la preparazione. Penso che nelle opere minori si possano già cogliere in maniera sottile, quasi come un richiamo lontano, le tematiche che si amplificheranno nelle maggiori. Questo è un processo che a mio vedere porta in sé una rara bellezza. E' come se le opere minori, contribuissero a fertilizzare il terrreno della scrittura. Ecco perché scrivere opere minori mi lascia sempre un senso d'imbarazzante sospensione.

2666 vol 1

Sento l'urgenza di far pratica con l'esercizio del respiro intellettuale quando leggo e 2666 insegna a focalizzarsi sul respiro. infatti, anche nelle parti più agghiaccianti ,non ho dimenticato di ricordare questa pratica per aiutarmi a cogliere la complessità, la coralità e l'aspetto direi sinfonico di Bolaño. Vorrei trasformarmi in una " detective selvaggia" per indagare sul significato di 2666, anche se mi piace molto l'idea che si possano trovare infiniti significati e nessuno, che il limite razionale tra significato e significante si polverizzi ad ogni istante. Non nascondo che, armata di foglio e penna, ho provato a moltiplicare, sottrarre, addizionare e dividere i numeri, che ho immaginato sequenze, che mi sono ricordata di Godel-Escher-Bach, della teoria del caos di Varela, delle sequenze di Berio e di alcune partiture ad libitum della musica contemporanea. Ho pensato a calcoli di temi astrali come a quelli di un astrofisico.

Sono andata con la mente anche alla sequenza di Fibonacci e alle 33 variazioni su un Tema di Diabelli di Beethoven. Mi rendo conto che è un lungo elenco di supposizioni e indagini puerili ma così è stato.

Ho immaginato un Bolaño alchemico, alle prese con distillati, essenze, incroci casuali e causali, l'ho immaginato sotto un cielo del sud trapuntato di stelle in osservazione e in attesa di un imminente big-bang. Infine ho scritto senza pretese, senza aspettative, ho lasciato libere le briglie perché mi stava accadendo che non riuscivo più a tenere nella mente immagini e pensieri, sentivo il bisogno di farli fluire.

Abissi speculari

La vergine di Guadalupe emerge dal buio e solleva il drappo rosso sangue che nasconde abissi speculari. Il viso olivastro, gli occhi come schegge di lava rappresa, senza tempo e senza età.
"Curandera transumante" adagiata su un tappeto di rose.
Lo spettacolo può cominciare: la parte della morte racconta i vivi.
Il tempo è congelato e gli attimi si trasformano in apnee come stasi innaturali. Poi un rombo sordo e viscerale che si forma da un impercettibile pianissimo e cresce d'intensità, inesorabile e devastante. L'abisso si rivela e Bolaño scrive.

Cammino su un ponte di legno sospeso, assicurato da mani esperte e lanciato da una parte all'altra. Le funi sono corrose dal vento del deserto, le liste di legno scricchiolano, potrebbero rompersi e ogni passo potrebbe essere l'ultimo. In ogni passo la concentrazione diviene vischiosa.
Un passo dopo l'altro e la paura inizia a trasformarsi, inizia a tenere il tempo ed è una pulsazione regolata da timbro e durata. Lo sguardo si allarga: sopra di me vedo incroci di costellazioni, buchi neri, movimenti di galassie. Un abisso verticale e speculare a un mondo acquatico e oscuro, fluttuante di alghe, grotte, montagne e popolato da luci intermittenti. Una cattedrale inghiottita.

"...In realtà, quando uno parla di stelle, lo fa in senso figurato. Si chiama metafora ....
le metafore sono il nostro modo di perderci nelle apparenze o di restare immobili nel mare delle apparenze. In questo senso una metafora è come un salvagente. E non bisogna dimenticate che ci sono salvagenti che galleggiano e salvagenti che ti tirano a fondo verso il fondo. E' meglio non dimenticarlo mai."
[ 2666 - la parte di Fate ]

Cinque parti come le dita di una mano, uniche ma interdipendenti. Ogni versante è un feto osservato dai fotogrammi di un'ecografia che rivela, in alcune parti, tratti di umana mostruosità, fino alla dissoluzione polverosa nella terra del deserto.
Umanità spazzatura e putrido accumulo nelle discariche di S. Teresa, territorio del Sonora, stato confinato sull'orlo dell'abisso dentro un tramonto carnivoro.

In molte parti un purgatorio d'immagini, una pena prolungata nell'Eternità insieme alla rabbia animale di facce digrignanti e insanguinate che diventano sempre più ossessionanti perché emergono dalla scansione della vita quotidiana. Orrore normale, orrore seriale, orrore numerico: 2666 è anche questo.
Dalla parte dei carnefici, dalla parte delle vittime, dalla parte dei massacri.
Penetrazioni negli abissi speculari.

© Sandra scurani



NOTE

In piu' di un'occasione Bolaño Ha manifestato la sua grande ammirazione nei confronti di Borges e Cortazr: Per me Borges è, senza il minimo dubbio il più grande scrittore in lingua spagnola del ventesimo secolo. Lo scrittore totale. E' un gran poeta, un garnde prosatore, un garnde saggista, è perfetto. Borges è mostruoso. Borges è Borges.
[ intervista D.G.Miravet link interno ]torna su

Rayuela (in italiano Il gioco del mondo link esterno , edito da Einaudi) è un libro fondamentale della letteratura del novecento:
Mi incanta Cortazar. lo conobbi, tra l'atro, in Messico. Per me fu come conoscere un Dio. E in più sembrava un Dio: era bellissimo, altissimo, giovanilissimo. Lo vedemmo per strada. Era con carlos fuentes, ognuno con le rispettive mogli...parlammo con lui. stavano aspettando un taxi che , fortunatamente, tardo un casino ad arrivare. Cortazar per me è come parlare di babbo natale. [ intervista D.G.Miravet ]torna su

Sandra Scurani è musicista, pianista diplomata al conservatorio. Suona in duo pianistico e insegna. E' un'appassionata lettrice e su Anobi si può visitare la sua libreria link esterno


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