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prima edizione: 1999, Spagna - Anagrama ed.,
prima edizione italiana: 2001, Mondadori ed., trad: Marchetti P. seconda ed.: 2010, Adelphi ed., trad: I.Carmignani
Stella distante e Amuleto
, per me, in qualche modo, o tra le altre cose cose, sono come sonetti o come costruire in versi con una rima particolare: ho un testo, lo trasformo, mantenendolo però. In Stella distante
utilizzo un metodo, in Amuleto
ne utilizzo un altro.
Amuleto è molto più difficile, perchè nasce da un frammento de I detective selvaggi
, un frammento nel quale non cambio nemmeno una virgola, lascio tutto uguale. In Stella distante
, mi sono permesso una maggiore libertà: cambio nomi, riaggiusto. Uno degli esercizi di Stella distante, era quello della correzione, non si trattava solo di ampliare, bensì di migliorare il testo, approfondire in parti non affrontate nell'originale.
In Amuleto
, già non uso la correzione, bensì il situare il testo in un contesto molto più ampio, con altre stanze, altri sguardi....Per me sono esercizi letterari, ma anche plastici. E sì, c'è un certo minimalismo. Però, ovviamente, non mi chiedo mai se ciò sarà facile o non sarà facile per il lettore. Sono esercizi dove ciò che importa è il mio stesso piacere o le difficoltà che il testo mi costringerà ad affrontare e la virtù che dovrò superare per risolvere il rompicapo. Comunque, credo che si possono leggere perfettamente bene come testi indipendenti, autonomi....
[intervista a D.G.Miravet
]
...Amuleto nasce da un capitolo de “I detective selvaggi”. Un capitolo che ne “i detective selvaggi” ha 12 pagine e in “Amuleto si estende a 130-140 pagine. È una specie di esercizio per esaurire uno sguardo.
[intervista off the record
]
Amuleto un romanzo minore, intimista, con una voce delirante che non offre contrappunti o che offre pochi contrappunti. E' un opera da camera o di un solo strumento. proprio così: di un solo strumentoo, pero per qualcuno che sappia lavorare duro con questo strumento.
[R.B.]
Amuleto è il tentativo di narrare la storia della sua generazione?
Si, formalmente è un monologo, la storia di una uruguaiana di circa cinquanta anni di età che vive in Messico e che ripassa alcune scene della sua vita. Lei è come il testimone amnesico di un crimine che cerca di recuperare la memoria, e in tal senso attua anche come metafora: noi latinoamericani abbiamo presenziato crimini che poi abbiamo dimenticato
[intervista di Patricio Pron
febbraio 2011]
Amuleto
viene pubblicato in Spagna nel 1999 e tradotto in Italia con lo stesso titolo -
- nel 2001 da Marchetti P. per la Mondadori ed.
Auxilio Lacouture, la voce monologante di Amuleto, è un’uruguayana che resta rinchiusa per giorni nei bagni dell’università di Città del Messico durante l’occupazione poliziesca nel 1968, a difendere simbolicamente uno spazio di libertà. E trascorre quel tempo rievocando episodi della sua vita. Il romanzo più “lirico” di Bolaño, cui si addicono queste malinconiche parole dell’autore:
il libro nasce da una costola de I detective selvaggi; il capitolo 4 (pag 249, Sellerio ed.)comincia così:
Auxilio Lacouture, Facoltà di Lettere e Filosofia, UNAM, Città del Méssico DF, dicembre 1976
la "testimonianza" prosegue per tutto il capitolo, 13 pagine che vengono riprese da Amuleto e appena ritoccate.
Questa sarà una storia del terrore. Sarà una storia poliziesca, un noir, un racconto dell'orrore. Ma non sembrerà. Non sembrerà perchè sono io quella che la racconta. Sono io a parlare e quindi non sembrerà. Ma in fondo è la storia di un crimine atroce.
Mi chiamo Auxilio Lacouture e sono uruguaiana, di Montevideo, ma quando mi prende male, quando mi dà alla testa la nostalgia, dico che sono charrúa, che poi è lo stesso anche se non è lo stesso, e confonde i messicani e quindi anche i latinoamericani
NOTE

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