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Jaime Riera Rehren nota

seconda parte dell'articolo "La caccia ai testi inediti di Roberto Bolaño," apparso su L'Indice di novembre 2010


[ <- prima parte ]
Veniamo ad Amuleto. Uscito in Spagna nel 1999 e già pubblicato in Italia (Mondadori, 2001), il romanzo esce ora per Adelphi in nuova traduzione.
 
In questo romanzo viene sviluppato un episodio dei Detective selvaggi, e cioè la storia di Auxilio Lacouture, poeta uruguayana residente in Città del Messico, in controluce con le peripezie giovanili di Arturo Belano, detto Arturito, l’alter ego di Bolaño in molti altri romanzi e racconti. Una delle voci narranti, oltre a Belano, è appunto quella di Auxilio, disperata poeta, povera in canna, forse priva di vero talento creativo oltre che di denti e fascino fisico, che si autodefinisce “la mamma di tutti i poeti messicani”, nel senso che li ama, li accudisce e li protegge senza successo contro i mali del mondo. La vicenda cruciale, che ritornerà come un incubo durante tutta la sua esistenza, e come motivo ricorrente nel romanzo, è l’esperienza di essere rimasta rinchiusa in un cesso dell’università durante i lunghi giorni di occupazione militare degli edifici universitari nel 1968 messicano. Sembra che si tratti di un episodio realmente accaduto, riportato da Bolaño nel suo primo grande romanzo e successivamente diventato il nodo narrativo di Amuleto.
 
Ma il romanzo è in realtà un ritorno, dopo I detective selvaggi, a quel mondo affascinante e facinoroso dove si toccano, quasi confinanti, gli ambienti letterari più o meno marginali e il sottomondo di lugubri delitti in cui si rischia la pelle per un nonnulla. Auxilio e Arturito sono individui puri e per niente ingenui, e armati da questa purezza quasi suicida, superano in continuazione e ossessivamente i limiti tra il paradiso e l’inferno, le due facce ambigue e a volte indistinguibili della metropoli messicana. Ai margini del paradiso abitano soprattutto i ragazzi fantasma, e si sente il loro canto. Arturo Belano lo ascolta nella pagina finale:
“E anche se il canto che ascoltavo parlava della guerra, delle imprese eroiche di una intera generazione di giovani latinoamericani sacrificati, io capii che al di là di tutto parlava del coraggio e degli specchi, del desiderio e del piacere. E quel canto è il nostro amuleto”.
Bolaño esercita qui ancora una volta il talento di deviare da una storia a un’altra, da un personaggio all’altro, accumulando una tensione che non si disperde mai, perché al di là del bene e del male il mondo è soltanto uno. Tali deviazioni includono le fruttuose divagazioni sulla letteratura e l’elenco di profezie sulla sorte di molti scrittori del Novecento nei decenni e secoli venturi. E ci sta anche un amuleto a futura memoria: La strada
“a quell’ora, sembra più che altro un cimitero, ma non un cimitero del 1974, né un cimitero del 1968, né un cimitero del 1975, ma un cimitero del 2666, un cimitero dimenticato sotto una palpebra morta o mai nata, le acquosità spassionate di un occhio che per dimenticare qualcosa ha finito per dimenticare tutto”
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I testi di Jaime Riera Rehren sull'Archivio Bolaño:

 •  In memoria di Roberto link internoracconto dedicato a Roberto Bolaño
 •  La caccia ai testi inediti di Roberto Bolaño - i link interno ( Tra parentesi )
 •  La caccia ai testi inediti di Roberto Bolaño - iilink interno ( Amuleto )
 •  discorso di Vienna di Roberto Bolaño (traduzione)
 •  I detective selvaggi (recensione)
 •  2666 - vol 1 (recensione 2007)
 •  intervista a Roberto Bolaño giugno 2003
 •  la forza delicata di Bolaño (recensione 2007)
 •  poesie tratte da "los perros romanticos link interno
 • I cani romantici  • autoritratto a ..  • risurrezione  • nella sala..  • Soni  • insanguinato..  • la visita ...  • Il verme


NOTE

Jaime Riera Rehren è cileno, ma vive in Europa da più di trent'anni. Torna comunque in Cile ogni anno per non "perdere di vista l'orrore natio", dice con una vena di ironia e aggiunge:
Fino al settembre scorso ho insegnato lingua e letteratura spagnola e ispanoamericana all'università di torino. Adesso lavoro in proprio, traduco, scrivo e vado a spasso, insomma, cerco di godermi la vita dopo i miei percorsi un po' movimentati.
Con Bolaño ho avuto rapporti epistolari per un paio d'anni, e ci siamo conosciuti personalmente nel 2003, pochi mesi prima della fine. L'avevo proposto alle case editrici italiane fin dal 1993, senza successo. Alla fine l'abbiamo spuntata alla Sellerio.




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