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prima edizione: 2002, Spagna - Anagrama ed.,
prima edizione italiana: 2007, Sellerio ed., trad: Angelo Morino
Scrissi Anversa quasi appena arrivato in Spagna, senza documenti e morto di fame...E lo scrissi quasi come omaggio - giammai vendetta, perchè non c'è niente di meno nobile della vendetta contro una donna - a una ragazza bellissima che andava per il camping dove io lavoravo come guardiano a servizio completo. Questa ragazza andava a letto con tutti meno che con me, ed io mai riuscii a capire molto bene perchè. Suppongo che il suo assoluto rifiuto alla mia delicatezza restò sempre un mistero per me.
[Roberto Bolaño "con un sorriso" durante la presentazione del libro, come riportato da Rodrigo Fresan ]
Ho scritto questo libro per me stesso, e neppure di questo sono troppo sicuro.....
Ho scritto questo libro per i fantasmi, che sono gli unici ad avere tempo perché sono fuori del tempo. Dopo l'ultima rilettura(proprio adesso) mi accorgo che non solo il tempo importa, che non solo il tempo è motivo di terrore. Anche il piacere può terrorizzare, anche il coraggio può terrorizzare. ....
Il disprezzo che provavo per la cosiddetta letteratura ufficiale era enorme, sebbene solo un po' più grande di quello che provavo per la letteratura marginale. Ma credevo nella letteratura: ossia non credevo né nell'arrivismo né nell'opportunismo né nei mormorii cortigiani. Sì nei gesti inutili, si nel destino......
[Roberto Bolaño: Anarchia Totale: ventidue anni dopo
- prologo alla prima edizione di Anversa]
L'unico romanzo di cui non mi vergogno è Anversa, forse perche' continua a essere inintellegibile. Le cattive critiche che ha ricevuto sono le mie medaglie guadagnate in battaglia, non in scaramuccie con fuoco simulato.

[Roberto Bolaño: (ultima) intervista di Monica Maristain
]
Questo libretto mi piace molto, forse perché quando l'ho scritto ero un altro, prima di tutto più giovane e forse più coraggioso e migliore di adesso. E la pratica della letteratura, allora, era molto più radicale che ora, che cerco, entro certi limiti, di essere intellegibile. Allora non mi importava niente che mi capissero o no.

[Roberto Bolaño: intervista di Felipe Ossandon
]
Mi ha sorpreso il tuo libro "Anversa" (Anagrama 2002). E' prosa però considerati alcuni topici della tua poesia dà l'impressione che condividono ossessioni e forme. Mi sbaglio?
No, quando scrissi Anversa la distanza formale, o meglio strutturale, tra poesia e prosa, per me non esisteva. Anversa, d'altra parte, e' uno dei pochi libri che, dopo la sua pubblicazione, non mi imbarazza, o non mi imbarazza del tutto, rileggere. Forse, sebbene sia possibile che questa spiegazione snaturi i meriti che libro puo' avere, è perchè vedo nelle sue pagine che il giovane che sono stato rimane e perdura. E questa e' sempre una consolazione, una consolazione di appena trenta secondi, ma pur sempre una consolazione in fin dei conti.

[Roberto Bolaño: intervista di Pedro Donoso, luglio 2003
]
Amberes
viene scritto nel 1979 (allora Bolaño viveva a Barcellona e nel 1980 si sarebbe tarsferito a Girona) e pubblicato in Spagna nel 2003. Viene tradotto in Italia con lo stesso titolo - Anversa - nel 2007 da Angelo Morino per la Sellerio ed.
Da lì in avanti, Bolaño impiegò il grosso volume de La Università Desconocida
come una specie di fucina. Dalle sue pagine si distaccheranno negli anni successivi buona parte delle poesie raccolte ne Los perros romanticos
(tanto nell’edizione del 1995, quanto in quella del 2000), in El ultimo Salvaje ( libro edito in Messico nel 1995) e in Tres
(2000). E non solo, nel 2002 Bolaño estrapola da La Università Desconocida tutta la serie di prose, scritte nel 1980, che costituiranno Anversa (2002) e che nel libro rappresentano la sezione intitolata “Gente che si allontana” (pp. 177-242).
[Bruno Montane: intervista di JOSÉ-CHRISTIAN PÁEZ
]
in quegli anni [1979-1980], quando Bolaño comincia a fare incursioni nella prosa, avventurandosi rapidamente in territori d'avanguardia alla periferia della narrativa, in un processo di prove e apprendimento di grande ricchezza. E' ciò che constatiamo, per esempio, in testi come "Gente que se aleja" [Gente che si allontana], del 1980, testo enigmatico e di forte contenuto poetico che Bolaño presentò come romanzo, pubblicato da anagramma nel 2002 con il titolo di Amberes [Anversa, Sellerio, 2007 ]. Lo stesso succede con La prosa del otoño en Gerona, datata 1981, e dove il sottile scivolamento dalla poesia alla prosa si fa manifesto, il che, sommato all'uso di codici inintellegibili e a una trama ermetica, ha indotto la maggior parte dei critici, semplicemente, a consideralo prosa, quasi come dimostrazione del cattivo poeta che sarebbe stato Bolaño. Da parte nostra, consideriamo che qui, ciò che c'è, è una deliberata volontà di ignorare le frontiere dei generi letterari, di confondere e rielaborare i materiali e le fibra utilizzati nella confezione della sua opera, in un processo di esercitazione, prova ed esperimento, e una mescola costante tra finzione e realtà, tra sogni e vigilia, elementi che palpiteranno in lungo e in largo nella sua opera poesteriore
[jorge Morales: Dietro le tracce de "le poesie incalcolabili"
]
Nel 2002 pubblicò Anversa, un libro di poesia, o qualcosa come una sceneggiatura per un libro di poesia, o una sceneggiatura scritta dopo avere letto un libro di poesia, che in ogni caso si prese la soddisfazione di presentare come un romanzo, come “l’unico romanzo di cui non mi vergogno”, “forse perché continua a essere incomprensibile”.
[Alejandro Zambra: Le mille avanguardie squartate
]
NOTE

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