|  home  ||  1° pagina ||  Interviste ||  critica ||  2 6 6 6 ||  I detective s. ||   la poesia ||  prosa  ||  lettori ||  testi ||  autori citati ||  Hispanoamerica |

 • indice  • la narrativa di Bolaño  • la pista di ghiaccio  • Letteratura nazista  • Consigli di...  • Stella distante  • Amuleto
 • Notturno cileno  • Anversa  • Il gaucho insostenibile  • tra parentesi  • Il terzo Reich introA.BrandoliniR.fresan


Rodrigro Fresan:     Piccolo bang Bang

27 luglio 2003
trad. carmelo pinto

Se è vero che tutto ciò che fummo, abitammo e conosceremo è sorto dal temperamentale e cataclismico capriccio di un infimo punto di energia cosmica, allora sembra essere ugualmente vero il fatto che la torrenziale opera del cileno Roberto Bolaño sorge da questo libretto per molti socncertante e fuori luogo e per molti altri imprescindibile e abbagliante.
 
Scritto nel 1979 però buttato nei cassetti e pubblicato di recente alla fine dell'anno passato [2002] per compiere una cabala personale di pubblicare un libro all'anno da Anagrama, Anversa, secondo Bolaño, in una delle sue ultime interviste "L'unico romanzo di cui non mi vergogno è Anversa, forse perche' continua a essere inintellegibile" [ int. M. Maristain ]. E aggiungeva: "Forse perchè continuo ad essere inintellegibile". Simile affermazione - che a più di un lettore de La letteratura nazista in america o I detective selvaggi, sembrerà una irresponsabile boutade - acquista ora, con la morte di Bolaño, un'attendibile serietà, un ammiccamento per iniziati, una chiave per decodificare alla maniera della stele di Rosetta o del monolite modello 2001 Odissea nello spazio. Perchè Anversa non è inintellegibile ma criptografica e - nonotante non goda del carattere trasparentemente autobiografico di racconti come "Sensini" o "Ultimos atardeceres en la Tierra" - si occupa di esplorare uno degli episodipiù mitizzati emitizzabili di e da Bolaño: i suoi giorni e le sue notti come guardiano giustiziere di camping a Castelldefels nei dintorni di Barcellona, ricordava Bolano con un sorriso durante la presentazione di questo libro:
Scrissi Anversa quasi appena arrivato in Spagna, senza documenti e morto di fame...E lo scrissi quasi come omaggio - giammai vendetta, perchè non c'è niente di meno nobile della vendetta contro una donna - a una ragazza bellissima che andava per il camping dove io lavoravo come guardiano a servizio completo. Questa ragazza andava a letto con tutti meno che con me, ed io mai riuscii a capire molto bene perchè. Suppongo che il suo assoluto rifiuto alla mia delicatezza restò sempre un mistero per me.
Anversa è - non ci sono dubbi - un libro "Marca Bolaño” perchè in esso appaiono tratti inconfondibili: l'idea dell'America latina come virus ad alto contagio, come un gas pericoloso, che si va spergendo nel mondo (se i detective selvaggi narra in prospettiva la sconfitta di questo virus, Anversa è quasi un diario/ diagnostico scritto dal fronte e in piena epidemia); il poliziesco come genere liquido e che non è obbligato a risolvere il mistero ma ad enunciarlo, e una "lingua" dove si fondono parti uguali di Julio Cortázar, David LynchnotaRichard Brautigan e il Bolaño di libri come Tres e poesie come Una passeggiata per la letteratura, dove il passaggio da una estetica universale si fonde senza problemi con quello di un'epica intima. In una intervista che gli fece Daniel Swinburn, Bolaño spiegava questo sitema che governa Anversa e regge tutta la sua opera:
"Eccessivamente autobiografica, no di certo. Autobiografici sono Faulkner, Joyce, per non parlare di Proust. Perfino Kafka è autobiografico, anzi è il più autobiografico di tutti. In ogni caso io preferisco la letteratura, diciamo così, leggermente colorata di autobiografia, che è la letteratura dell'individuo, quella che distingue un individuo dall'altro, rispetto a quella del noi, quella che si appropria impunemente del tuo io, della tua storia, e tende a farla confluire nella massa, che è il terreno dell'unanimità, il luogo dove tutti i volti si confondono. Io scrivo a partire dalla mia esperienza, tanto la mia esperienza, diciamo, personale, quanto la mia esperienza libresca o culturale, che con il tempo si sono fuse in una cosa sola. Però scrivo anche a partire da cio’ che si usava chiamare l'esperienza collettiva, che è, al contrario di ciò che pensavano alcuni teorici, qualcosa che non si può apprendere. Diciamo, per semplificare, che può essere il lato fantastico dell'esperienza individuale, il lato teologico. In questa prospettiva, Tolstoj è autobiografico, e io, ovviamente, sto con Tolstoj".
[R.B. intervista di Daniel Swinburn , marzo 2003 ]
Al momento della sua pubblicazione in spagna scrissi per questo suplemento [pagina 12] che si poteva pensare ad Anversa come un "Thriller da costruire". Un enigma pieno di buchi neri que si ingoiano tutta la luce del razionale per lasciare il crimine all'oscuro con ambienti e strumenti che ricordano, anche, qualcosa di ciò che fece Philip K. Dick all'ora di costruire la sua retro.psicobiografia in testi allucinati come Valis Anversa ha l'intreccio di un incubo, ma di un incubo diretto dove si conciliano film proiettati tra gli alberi di un bosco, personaggi zombies, epifanie allucinate, cartoline sodomasochiste, l'intuizione permanente di un Dio-intelligenza con un più che perverso senso dell'humor, un gobbetto, incroci dimensionali, una pellerossa che appare e scompare, uno scenario quasi extraterrestre ma vicino e, sopra a tutto questo, la voce del narratore che riflette già allora riguardo a una possibile scrittura del suo futuro man mano che vive la trama. un giovane Bolaño che già sembra star sognando le altezze popolate di stelle distanti, le orbite frenetiche e terrene dei suoi detective selvaggi, gl iatterraggi forzosi dei suoni latinos volatori, la testa del serpente che finirà mordendosi la sua stessa coda per formare il circolo perfetto nel quale il tempo trascorso è, appena, una torpe questione di almanacchi e non di libri. Così un magistrale prologo intitolao "Anarchia Toitale; ventidue anni dopo" converte Anversa in una sorta di flashback a questo Big Bang dallo stile personale che è andato mutando in forme più complesse e ambiziose, che però per il cammino non ha sacrificato niente dell'intensità dell'esplosione iniziale. Così l'ultima pagina di Anversa - che funziona allo stesso tempo come congedo del libro e benvenuto dello scrittore - è, in realtà, una sup'plica di un artista atemporale. Un giuramento per ciò che verrà, un credo, e ora, di colpo, un epitaffio:
“ Di quanto ho perso, irrimediabilmente perso, desidero recuperare solo la disponibilità quotidiana della mia scrittura, linee capaci di prendermi per i capelli e tirarmi su quando il mio corpo non vorrà più reggere. (significativo, ha detto lo straniero). In modo umano e in modo divino. Come quei versi di Leopardi che Daniel Biga recitava su un ponte nordico per armarsi di coraggio, così sia la scrittura.
Barcellona, 1980. [Anversa, pag 112]
Cosi fu, così è, così sarà.
indice link interno dei testi di Rodrigo Fresan sull'Archivio Bolaño

NOTE

Rodrigo fresan è un garnde estimatore di david Lynch. Ecco un articolo in spagnolo a lui dedicato.
Le pubblicazioni in italia di Rodrigo Fresan:
- I giardini di Kensington, Mondadori, 2006
- esperanto, Einaudi, 2000 torna su

Bolano Si riferisce a una poesia di Daniel Biga:

LEOPARDI
 
Moi poète français du XXème siècle et demi
de race ouvrière
prenant le Flyveflisken à
7 heures un matin d'hiver de Köbenhavn
pour m'encourager
je me récitais ces vers
Passero solitario alla campagna
Cantando vaï finché non more il giorno ;
Ed erra l'armonia per questa valle...
Canti et cosi trapassi
Dell'anno et di tua vita il più bel fiore...
de l'aristocratique Leopardi
poète italien du XIXème en fleur
ayant vécu souffert et étant mort à Recanati
un si petit village des Marches
et la mer l'Oresund en Baltique
charriait des glaces
[ Daniel Biga, Leopardi ]torna su




Testo liberamente riproducibile a condizione che ne venga rispettata l'integrità, venga indicato il sito di origine e infromato l'autore di questo sito mail


 
 
azulines