La scrittura a due
Roberto Bolaño e AG Porta – Consigli di un discepolo di Jim Morrison a un fanatico di Joyce
Qualche anno fa, Javier Moreno disegnò un diagramma dell’opera di Bolaño. Consigli di un discepolo di Jim Morrison a un fanatico di Joyce non vi è inserito. Questo, non è che uno degli elementi che dimostra come spesso si faccia poco caso a questo libro, considerato più come una curiosità che come un vero romanzo del corpus bolañiano. E’ stato sino a questo mese, insieme ad Un romanzetto canaglia, i saggi di Tra parentesi e la poesia, l’unico lavoro del cileno a non essere disponibile in francese. Eppure questo breve romanzo merita che ci si soffermi un po’ su. Non sosterrò che si tratta di un grande libro, ma ci si trovano delle cose degne di interesse.
Consigli di un discepolo di Jim Morrison a un fanatico di Joyce è un romanzo scritto a quattro mani, quelle di Roberto Bolaño e di Antoni García Porta, probabilmente uno dei suoi più vecchi amici catalani. Porta, nella sua prefazione, cerca di ricordare come fu scritto il libro e sostiene di avere une cattiva memoria. Bolaño non è una fonte affidabile: quando parlava di Consigli..., la sua versione cambiava ogni volta. Porta riporta dunque tre possibili metodi: un primo, in cui i due autori avrebbero lavorato insieme su qualche abbozzo, stabilito delle premesse e scelto una fine, poi si sarebbero divisi i capitoli da scrivere; un secondo, in cui si sarebbero semplicemente lanciati in un esercizio di cadavere squisito* con la speranza di ottenere qualcosa di buono; infine, un terzo in cui uno dei due scrittori (qui Porta) avrebbe scritto una prima versione che l’altro (Bolaño) avrebbe riletto, completato, corretto. Porta scrisse che Consigli... è senza dubbio il risultato di una mescolanza dei tre metodi, ma leggendo il resto della sua introduzione, ci si rende conto che, anche se egli non lo dice chiaramente, l’opzione più probabile è la terza. Dando una scorsa alla sua corrispondenza, Porta scopre che egli ha scritto una prima versione nel 79 e che questa è stata riletta da Bolaño nel 1981. Il cileno propone allora al suo amico qualche cambiamento. In un’altra lettera, dell’ottobre 1982, Bolaño spiega chiaramente che il romanzo è finito (dice di essere al capitolo XXI su un totale di XXIV, informazione che sembra nuova per Porta) e suggerisce a Porta di leggere insieme il risultato, per occuparsi degli «ultimi particolari». Il lettore della prefazione non può fare a meno di pensare che Porta insinui che il risultato finale dipenda più da Bolaño che da lui, ma tutto ciò è solamente una nostra speculazione.
L’intreccio di Consigli... può essere riassunto in poche parole: il catalano Ángel e l’immigrata clandestina sud-americana Ana sono in fuga dopo aver derubato ed ucciso l’anziana titolare della giovane. Non si fermeranno lì e sotto la direzione di una Ana mezza matta, il sangue scorrerà molto di più. Esilio, illegalità, sesso, morte, follia: c'è da aggiungere qualcosa? Il terreno sarà piuttosto familiare a qualsiasi lettore di Bolaño.
I giorni in cui Ana e Ángel imperversano, succedono altri fatti sanguinosi, spesso commessi da giovani emarginati, come se Barcellona fosse in preda a una epidemia criminale con mire insurrezionali. Di fatto i due personaggi del romanzo, avendo così tanti amici di sinistra o di estrema sinistra, e colpevoli di assassinare in primo luogo i loro precedenti datori di lavoro non possono, per il pubblico, che agire per dei motivi politici o rivoluzionari. Eppure non è così: la politica è illusione, il motore di questa ballata non è altro che la follia di Ana. Ángel segue per amore e, nel momento di giustificare la sua azione, non riesce a far di meglio che trovargli una rivendicazione, che novità con Bolaño, artistica o letteraria.
Senti, Panocha, se mi capita qualcosa dì che tutto questo l'ho fatto come protesta per la nostra situazione.
Quale situazione?
(....)
La situazione degli artisti giovani di tutto il mondo, costretti fra la povertà e il silenzio. Puoi menzionare come miei predecessori i poeti giovani suicidi. (...) Ma non fare il nome di nessun catalano, qui si suicidano solo per amore.
[Consigli di...., Sellerio, pag.84]
La violenza politica non è (o non è più) presa sul serio, come testimonia quest’altro passaggio, in cui essa viene ridotta a semplice funzione di stagione: in estate la follia e l’amore, in autunno la politica, in inverno il riposo.
Rimaniamo solo noi, pensai, e sarebbe finita l'ondata di violenza estiva a Barcellona. In autunno la violenza sarebbe stata politica e ci sarebbero stati più morti. D'inverno la faccenda sarebbe stata più calma, il freddo fa sì che la gente rimanga in casa o al bar. Non è bello finire in carcere d'inverno. I primi giorni, almeno, non dovevano essere buoni.
[Consigli di...., Sellerio, pag.126]
Prima di lanciarsi in questa triste epopea, Ángel aspirava a scrivere. La letteratura, eccetto Ana, è senza dubbio la sua sola passione, ed essa è talmente pregnante che egli cercherà di risparmiare una vittima potenziale, che si rivela poeta. Il capitolo XII espone in dettaglio il suo progetto semplicemente delirante di romanzo, Canto di Dedalo che annuncia la fine dove uno Stephen Dedalus in età matura abbandona, per stanchezza, la letteratura e si lancia in una ribellione armata che lo manderà in esilio. Al suo ritorno a Barcellona, si lascia uccidere. Sembrerebbe proprio che Ángel, per non aver saputo scrivere il suo libro, si consoli partecipando al delirio di Ana che condivide certi tratti con la sua sinopsi. L’identificazione è tale che, a più riprese, si affibbia lui stesso il nome del suo personaggio. Ma la parte letture di questo capitolo evoca Bolaño: il percorso di lettore di Dédalus rimanda all’affetto beat del cileno nella sua gioventù. Anche la conclusione colpisce:
In una lettera a un amico cita pure come autore con grande influenza su di lui Néstor Sánchez: il perduto, lo scomparso, non si sa se per cause politiche o per sua stessa volontà.
[Consigli di...., Sellerio, pag.73]
Non è in fin dei conti ciò che molti pensano di Bolaño, dopo la sua morte? I suoi esili sono stati politici o personali? Dopo tutto, si sono sentite molte cose, sia da parte sua che attraverso i molteplici articoli di affabulazione comparsi in questi ultimi mesi, negli Stati Uniti principalmente.
E’ anche interessante, questo passaggio in cui Ángel s’interroga sulla propria scrittura :
Seriamente: che cos'era la letteratura per me (...). La forma attraverso cui la vita avrebbe dovuto essere se non chiara, leggibile, stabile. Ma la forma ha acquisito progressivamente il volto del delitto. La vita quotidiana, i lavori che mi fornivano il sostentamento e i miei inutili lavori paralleli, alcune donne, i libri, le strade, tutto mi trascinava verso il delitto, un luogo sconosciuto che avolte identificavo con l'avventura, quel territorio in cui i ruoli non esistono oppure sono molteplici e interscambiabili e dove il talento non obbedisce a nessun discorso, non vuole dire niente, non ha importanza. Una bocca muta.
[Consigli di...., Sellerio, pag.48-49]
Ma lasciamo stare (per il momento) le considerazioni azzardate su i legami tra Consigli... e l’opera futura di Bolaño. Senza dubbio interessanti, sono troppo rischiose anche se la rilettura, in sostanza, dà adito allo spirito di vagabondare e a speculare, forse anche a vedere delle tracce e degli indizi laddove non c’è coincidenza che nello spirito del lettore.
Tre osservazioni. Dalla più importante alla più aneddotica:
1) Che cosa vuol dire essere di sinistra nell’America del Sud degli anni ’70? Morire:
Il tipo adesso è morto; credo che militasse in un partito di sinistra e che non avesse accettato di andare in esilio.
[Consigli di...., Sellerio, pag.64]
2) Tra i nomi dei poeti che Ángel vede sui ripiani di una delle sua vittime, Nuria Rosquelles. Ci si ricorderà che Nuria era la pattinatrice de
La pista di ghiaccio 
e Rosquelles il funzionario municipale che l’amava di un amore non corrisposto. I due libri risalgono più o meno allo stesso periodo.
3) Ho il ricordo che in molti dei suoi libri, i personaggi di Bolaño fanno l’amore «tutta la notte». Mito della vitalità della giovinezza? Non so. Sempre questo stereotipo degli amplessi infiniti, si ritrova in altri autori sud americani. Eppure, in Consigli Ángel passa il suo tempo ad avere dei problemi di erezione. Si tira quindi un sospiro (gemito?) di sollievo quando, alla pagina 157, egli ritrova tutta la sua potenza nelle braccia di Kati, poetessa venezuelana.
Abbiamo inevitabilmente passato la notte insieme nella sua stanza. Grida come una lupa, ho la schiena tutta graffiata. All'inizio non mi è venuto duro ma alla fine ho passato la notte intera mettendolo dentro e tirandolo fuori.
[Consigli di...., Sellerio, pag.157]
Un’ultima considerazione prima di fermarci per oggi: la parte migliore del libro è, secondo me, l’appendice, frammenti disordinati del diario di Ángel, tra ricordi barcellonesi e esilio parigino dove, in miseria, egli teme in ogni momento un fermo, aspira a scrivere e cerca la donna. E’ anche la parte che affascina di più Porta, perché, secondo lui,
“il discorso smette di essere strettamente poliziesco e incontriamo il Bolaño che ci avrebbe poi meravigliati in tanti racconti e romanzi, come pure il poeta, naturalmente”
.
[Consigli di...., Sellerio, pag.185].
Il volume contiene anche Diario da bar, unico racconto rimasto dei due che essi scrivono a quattro mani.
*Cadavere Squisito è il nome - squisito e cadaverico - di un gioco che andava tra i surrealisti: composizione collettiva e casuale di un’opera (frase, racconto, disegno) dal montaggio di contributi forniti dai partecipanti, ciascuno ignaro del contributo dell’altro.