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brano estratto dal saggio Una forma evidente link esterno

Walter Nardon

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La frontiera tra la realtà urbana e la desolazione della pianura – di cui si diceva parlando di Borges – è il punto che consente di affrontare il timore della scomparsa, fin troppo presente nella storia sudamericana. Per affrontare questo timore, e la rovina che vede prossima nella città di Buenos Aires, l’avvocato e poi magistrato a riposo Héctor Pereda, il protagonista del racconto Il gaucho insostenibile di Roberto Bolaño, lascia la città per trasferirsi definitivamente in campagna, nella sua estancia a Capitán Jourdan. Il racconto descrive la progressiva metamorfosi dell’ex-giudice in una sorta di gaucho intellettuale, improbabile e dubbioso, eppure orgoglioso e temerario quanto basta per stringere il coltello in pugno e piantarlo nel ventre di un seccatore.
“Le notti europee saranno anche buie come la bocca di un lupo, ma non le notti americane, che semmai sono buie come il vuoto, come un luogo senza appigli, un luogo aereo, pura assenza di riparo, sia sopra che sotto.”
(R. Bolaño, Il gaucho insostenibile, Palermo, Sellerio, 2006, p. 31)
“L’Argentina è un romanzo, diceva [Pereda], quindi è falsa, o, almeno, piena di menzogne. Buenos Aires è una terra di ladri e di guappi, un posto simile all’inferno, dove la sola cosa che valga un soldo sono le donne e a volte, ma molto di rado, gli scrittori. La pampa, invece, è l’eternità. Un camposanto senza limiti è la cosa più simile alla pampa che si possa immaginare.“
(R. Bolaño, Il gaucho insostenibile, Palermo, Sellerio, 2006, p. 36)
La pianura, un camposanto senza limiti, un po’ come la spianata di Marengo. L’avvocato-magistrato-gaucho avanza nella campagna, mentre Buenos Aires e la civiltà argentina sprofondano lentamente nella depressione economica e progressista (della quale il figlio, scrittore di successo, sembra essere cosciente solo in parte). In questa desolazione rurale c’è per Pereda l’invito a un confronto quotidiano con la rovina, con la possibilità di scomparire, che per quanto illuda miseramente – come un gesto anacronistico, una consolazione giunta fuori tempo massimo – si rivela più concreto del richiamo della città.
 
In generale, nel quadro dei romanzi di Bolaño, ricchi di complicazioni, di documenti fittizi, di autori immaginari che si confrontano con altri reali (del Beno Von Archimboldi di 2666 link interno, ma anche del poeta peruviano César Vallejo di Monsieur Pain e per non parlare di un’intera letteratura inventata, La letteratura nazista in America) questo racconto è singolare per lo sviluppo lineare, perfino prevedibile. Tuttavia, in questo confronto con la pampa, che dà il titolo all’ultimo libro “composto” per la stampa dall’autore prima di morire, sembra emergere chiaramente uno degli aspetti più interessanti dell’opera di Bolaño, vale a dire la possibilità di riportare interamente la questione della scomparsa entro i limiti della narrazione, come elemento propulsivo, dinamico, narratizzabile (pur senza scadere nella ripetitività modulare dell’indagine, dei gialli e perfino dei noir, sottogeneri tutti ripercorsi dall’autore). Se in molti romanzi e racconti di Bolaño le cause militari e criminali della scomparsa sono esplicitamente al centro della narrazione, qui restano sullo sfondo, nell’eco di questo fenomeno, di cui si affrontano invece le circostanze esteriori, quelle di una caducità più generale, alla quale è difficile sentirsi estranei.
 
Paradossalmente, sembra che nei confronti del fenomeno della scomparsa, l’opera di questo autore – nonostante i numerosi aspetti nabokoviani – tenda a fare a meno sia dei documenti che della metafisica, tenda insomma (attraverso un sapiente uso dell’ellissi), a riconsegnare la narrazione e lo stesso romanzo alla loro piena libertà. Si veda un altro esempio eloquente di Bolaño, il già citato Monsieur Pain.
 
Nel 1938, a Parigi, il grande poeta peruviano César Vallejo giace in un letto d’ospedale. È agonizzante, anche se “tutti gli organi sono intatti”. Nessuno sa dare conto del suo male: è afflitto da un incessante singhiozzo. Pain, esperto di mesmerismo, è chiamato da Madame Reynaud a visitarlo. Nonostante le ritrosie, l’aperta ostilità dei medici della clinica, riesce a vederlo. Quando, però, mostra la volontà di avvicinarglisi di nuovo, l’oscura organizzazione dell’ospedale e soprattutto dei concretissimi emissari spagnoli, gli impongono di desistere, rassicurandolo, anzi, sulle condizioni del poeta. Il poeta sta bene, per questo – il lettore può concludere – lo lasciano morire in un letto d’ospedale. Sullo sfondo, la Spagna è condotta alla rovina. Vallejo muore. Aragon pronuncia l’orazione funebre.
 
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i testi di Walter Nardon sull'Archivio Bolaño :

 •  Il filo del racconto. Da Mark Twain a Roberto Bolaño link interno
 •  2666 - il romanzo che viene dal futurolink interno estratto del saggio Una forma evidente (riv. Zibaldoni link esterno )




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